Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

martedì 31 gennaio 2023

"SOSTIENE PEREIRA" di Antonio Tabucchi

 “Lei deve imparare a scrivere, altrimenti, se scrive con le ragioni del cuore, lei andrà incontro a grandi complicazioni, glielo posso assicurare.”


Stanco, anziano, in sovrappeso, cardiopatico e ossessionato dal pensiero della morte, anche a causa della scomparsa della moglie, malata di tisi, Pereira è un giornalista che si occupa della pagina culturale del “Lisboa”, un giornale del pomeriggio di Lisbona. 

Siamo in Portogallo nell’agosto del 1938 sotto la dittatura di Salazar, in un’Europa carica di tensioni a causa del regime nazista e fascista e alla guerra civile in atto in Spagna tra nazionalisti e repubblicani. Pereira però prosegue la sua monotona vita restando legato al passato e al caro ricordo della moglie, non interessandosi più di tanto alla politica e a ciò che succede intorno a lui.

Un incontro però cambia la sua vita. Per caso legge un articolo di Francesco Monteiro Rossi, un giovane laureato in filosofia, a proposito della morte e ne rimane profondamente colpito. Così decide di assumerlo come collaboratore esterno nella pagina da lui curata, affidandogli il compito di scrivere necrologi anticipati di celebri scrittori così da non trovarsi impreparato all’occorrenza. Il ragazzo però scrive articoli secondo Pereira impubblicabili a causa della censura che vige nel Paese poiché trattano ad esempio di Marinetti o D’Annunzio, dei quali attacca l’adesione al fascismo e gli ideali bellicosi.
Il vecchio giornalista spaventato dagli ideali di libertà e opposizione al regime del giovane Monteiro Rossi è combattuto tra il desiderio di aiutarlo e quello di lasciare invariata la sua vita abitudinaria. Sceglie però di sostenerlo economicamente, anche quando scopre che è un rivoluzionario che combatte in Spagna. 

Nel frattempo Pereira passa una settimana in una clinica talassoterapica a Parede dove conosce il dottor Caruso che gli confida di volersi trasferire in Francia, Paese considerato cardine della libertà in Europa. Pereira gli rivela la sua inquietudine e Caruso, esponendogli una teoria francese sull'anima, considera questo suo sentimento come l’inizio di un cambiamento interiore.
Tornato a casa, l’esistenza di Pereira comincia a mutare. Inizia a prendere consapevolezza di ciò che accade intorno a lui e, a determinare una svolta decisiva, è la comparsa di Monteiro Rossi che gli chiede di nasconderlo a casa sua perché è ricercato. Qui, si presentano un giorno tre uomini che si qualificano come polizia politica e che picchiano a sangue il giovane rivoluzionario. Pereira scosso da quanto successo trova il coraggio di reagire e diventare un oppositore del regime. Scrive un necrologio su Monteiro Rossi che funge anche da denuncia contro il regime per poi scappare dal Portogallo.

“Sostiene Pereira” è il resoconto di una presa di coscienza da parte del protagonista avvenuta attraverso gli incontri che fa nel giro di un’estate e che lo portano ad avere la forza, nonostante la censura, di opporsi al regime attraverso il suo lavoro di giornalista. È il simbolo della difesa della libertà d’espressione per gli oppositori politici, una critica ai regimi totalitari e un encomio a chi ha avuto il coraggio di esporsi, di scrivere, di lottare per i propri ideali e la propria libertà.

“La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.” 

Attraverso questo libro Tabucchi vuole anche far passare il messaggio che un uomo di cultura, un letterato come Pereira ha l’obbligo morale di esporsi a proposito dei problemi presenti in una società e denunciare ciò di cui gli altri non si accorgono o per omertà fanno finta di non accorgersi.

Quante volte è più facile non prendere posizioni e nascondere le proprie idee perché considerato più comodo? A volte per paura anche a me capita di non esprimere la mia opinione su determinati argomenti, ritenendo che sia ininfluente, ma sbaglio e quando mi succede dovrei ricordarmi del monito che mi hanno lasciato Pereira, Monteiro Rossi e tutte le persone realmente esistite che hanno lottato per quello in cui credevano anche a costo della vita perché non è mai troppo tardi per cambiare la situazione, basta solo avere coraggio.

“Tutto si può fare, basta averne la volontà.”

PAOLA BRAVO - 3^B LS

lunedì 30 gennaio 2023

DETROIT - BECOME HUMAN

Lettori del Mattei's Blog, siamo tornati! 
E oggi vogliamo parlarvi di un gioco che abbiamo concluso recentemente: “Detroit: Become Human”. 

La fantascienza nei videogiochi ha sempre qualcosa di familiare e accomodante. Se non ce l’ha non funziona. Frammenti di Blade Runner, scorci di Alien, prospettive da Battlestar Galactica: il futuro e il modo in cui lo immaginiamo non è più quello di una volta. Si esplora e si rivive all’infinito. Come un eterno reboot.

Nella psiche di chi (video)gioca, qualcosa di fortissimo deve per forza avere risuonato giocando a Detroit: Become Human, opera di David Cage e pubblicato da Sony Interactive Entertainment per PS4 e da Quantic Dream per PC. 


Quella raccontata dal più cinematografico tra i game designer contemporanei è una distopia fantascientifica ambientata nel 2038. Siamo a Detroit, la MoTown, il luogo dove la rivoluzione industriale di Henry Ford, affonda le sue radici.
All’interno della storia sono riproducibili centinaia di finali diversi, dipendenti dalle singole scelte del giocatore che ha nelle mani il destino di ogni personaggio. I colpi di scena sono dietro l’angolo!

Noi abbiamo deciso di giocarlo alla cieca, senza sapere nulla della storia e vi possiamo garantire che ne è valsa assolutamente la pena…provare per credere! Sicuramente è stato aggiunto alla nostra lista dei giochi più belli e soprattutto meglio fatti di sempre. 

Senza fare spoiler noi vi consigliamo di viverlo al massimo! Fateci sapere se state dalla parte degli umani o degli androidi 👾

MARGHERITA BONETTI e LORY MITROFAN 
5^A LSU/5^A AFMI

UNCHARTED - una nuova emozionante avventura!

Cari lettori del Mattei’s Blog, allacciate le cinture e preparatevi a buttarvi da un aereo senza paracadute! come se non fosse già capitato a tutti…
Partiamo da un presupposto davvero molto semplice, quasi banale: riportare al cinema una saga così consolidata come quella di Uncharted non è certamente semplice per nessuno. Infatti, tentare di accontentare i fan che dal 2007 seguono le vicissitudini di Nathan Drake, Sully e l'allegra combriccola rischia di rendere il film indigeribile per coloro i quali invece cercano solo una nuova avventurosa giostra figlia di Indiana Jones.

È probabilmente con questo presupposto che il progetto è stato rimaneggiato, modificato e destrutturato fino a trasformarsi nelle origini vere e proprie del personaggio di Nathan Drake.  Nel corso dei giochi prodotti da Naughty Dog si è accennato in diverse occasioni alle prime avventure, all'incontro tra Nathan e Sully, così come al legame con Chloe, senza però mai davvero approfondire fino in fondo.
In questo senso Sony è stata furba nel raccontare proprio questa porzione di storia, che si snoda tra il rapporto con il fratello Sam - snocciolato a dovere nel corso di Uncharted 4 - e il primo capitolo alla ricerca di El Dorado.
 
Non intendo rovinarvi nessuna sorpresa, ma voglio provare a tranquillizzarti da questo punto di vista. Se siete amanti del personaggio e dell'universo di Uncharted, ritroverete in questo film quasi tutto quello che caratterizza la lore della saga.
Non mancano easter egg, piccoli rimandi al passato e al futuro, situazioni prese di peso dai migliori capitoli e riadattate anche cambiando totalmente la struttura. È probabilmente stato questo a colpirci più di quanto credessimo possibile.
 
Badate bene: non ci troviamo di fronte a un capolavoro cinematografico, così come sono lontane la profondità di alcune tematiche toccate da pilastri del genere come Indiana Jones, ma Uncharted fa esattamente quello che era chiamato a fare: realizzare una grande giostra esagerata e action.
 
Sospendendo l'incredulità di alcune situazioni oltre il limite dell'impossibile e fondendo un cinema d'avventura che troppo poco si lascia intravedere in questi ultimi anni, con l'esagerazione di una saga come Fast and Furious.
E se sarete in grado di astrarre da aspettative ingiustificate e dalla necessità di ritrovare nella realtà gli stessi volti digitali, la pellicola di Ruben Fleischer riuscirà a strapparvi anche qualche sincero sorriso alla vista di elementi che così bene hanno caratterizzato l'universo di Naughty Dog.
 
È evidente che Sony abbia trovato la propria gallina dalle uova d'oro.
Tom Holland è uno dei tre principali attori che smuovono Hollywood in questo momento, e la scelta di affidare a lui il ruolo di Nathan Drake è stata tanto particolare quanto scontata. Diciamocelo chiaramente: Tom non c'entra nulla con Nathan. Nonostante questo sia certamente vero, il lavoro dell'attore è proprio quello di rendere credibile un personaggio che interpreta, ed è evidente che Tom abbia studiato. Nelle movenze, nella fisicità importante ma non esagerata, così come in alcuni elementi distintivi del carattere e delle azioni, Nathan Drake è lì e lo si riconosce e non si può negare che la vicinanza al progetto dello stesso Neil Druckman sia stata importante e utile per gestire un'eredità così pressante.
 
Lo stesso vale per i personaggi di Sully e Chloe, riuscendoci però a fasi alterne. Se è vero che Sophia Taylor ha dalla sua il grande vantaggio di essere il membro del cast che fisicamente ricorda di più il personaggio a cui si ispira, lo stesso non si può dire per Mark Wahlberg.
Il fisicato attore hollywoodiano non colpisce davvero nel segno e il suo Sully è una strana variante troppo possente e allo stesso tempo troppo poco pungente. Il suo Victor Sullivan resta, infatti, il carattere meno riuscito di tutta la trasposizione, non riuscendo a riportarci alle risate e ai siparietti classici che ben conosce un giocatore della serie.

Uncharted è ben lontano dall'essere un film che rivoluzionerà il cinema d'avventura e la settima arte tutta. Consapevole dell'eredità che porta sulle spalle è però onesto e dichiaratamente esagerato, esattamente come la saga dalla quale prende il nome. In tutta sincerità non possiamo dire di non esserci divertiti e di non esserci lasciati sfuggire qualche sorriso più o meno sincero nel ritrovare così tanti "vecchi amici" alle prese con le loro prime avventure.

Il consiglio è di smettere la maschera del grande critico, sia cinematografico che videoludico, e di prendere Uncharted per quel che è sempre stato: un giocattolone esagerato e divertente, dalla scrittura semplice e immediata.
E credeteci, se farete così, allora riderete di gusto quando vi troverete di fronte un cameo davvero ben realizzato e dedicato solo ed esclusivamente a tutti gli amanti del videogioco e a chi per anni si è stupidamente lamentato di qualcosa che non aveva alcun fondamento sensato.

Il mio voto è 7/10

Come sempre, se la recensione vi ha incuriosito vi lascio il trailer: https://youtu.be/L4PY6AEVlcs
 
Alla prossima recensione! 

KATIA BINELI - 5^A LSU
 
p.s Ah, e non dimenticate di guardarvi TUTTI i titoli di coda, che ormai è un must.

venerdì 27 gennaio 2023

"A RIVEDER LE STELLE" di Aldo Cazzullo

“L’Italia ha questo di straordinario, rispetto alle altre nazioni. Non è nata dalla politica o dalla guerra. È nata dalla cultura e dalla bellezza. È nata da Dante e dai grandi scrittori venuti dopo di lui.”


In occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante lo scrittore e giornalista italiano Aldo Cazzullo ha pubblicato A riveder le stelle, un libro dove commenta l’Inferno della Divina Commedia.
Cazzullo non si limita però a riassumere e spiegare la storia della prima parte della Commedia,
 ma a prendere in esame ogni ambiente e ogni personaggio presenti nell’Inferno e a contestualizzarli rispetto all’opera e all’epoca in cui Dante è vissuto.
 
Ricostruendo parola per parola il viaggio del poeta lo scrittore accompagna il lettore passo dopo passo tra i cerchi infernali, fermandosi per introdurre e spiegare la storia di ogni uomo, donna o personaggio mitologico incontrato lungo il cammino ultraterreno, storie certamente ovvie nel contesto culturale ed epocale di Dante ma che nell’era moderna (forse per mancanza di documenti storici non condizionati dalla morale del tempo tendente alla cristianizzazione della Storia e della scienza) fatichiamo a comprendere a pieno.
 
Un capitolo che mi ha particolarmente colpito è stato quello dedicato all’incontro del poeta con Odisseo e Diomede; mentre racconta della conversazione tra Dante e il navigatore Cazzullo si riserva il tempo per compiere una riflessione ad ampio raggio (comparando opere differenti, ma uguali nel messaggio) sul tema dell’esplorazione, intesa sia come scoperta geografica sia come esplorazione dell’uomo, giungendo a parlare del “mistero del male e del prodigio della salvezza” che ognuno custodisce all’interno del suo animo. Il lettore passa così dalle righe della Commedia a quelle della storia di Padre Kolbe, dalle avventure dell’Odissea alle strofe di Odysseus di Francesco Guccini.
 
A riveder le stelle è stata una lettura molto interessante, abile al punto giusto nel riassumere un tomo come l’Inferno senza risultare noioso o scontato; credo inoltre che possa essere di grande aiuto agli studenti che stanno affrontando lo studio di Dante e delle sue opere, in quanto fornisce ottimi approfondimenti sulla vita dell’autore e una buona contestualizzazione della Commedia stessa.

EDOARDO DEVOTI - 3^A LS

giovedì 26 gennaio 2023

LA VOCE DI CHI VOCE NON HA


Quando parliamo del genocidio degli ebrei avvenuto durante la seconda Guerra mondiale si utilizza il termine Shaoh, parola di derivazione ebraica e utilizzata nella Bibbia con il significato di catastrofe, disastro e distruzione.
Oggi utilizziamo questo termine per definire il progetto di sterminio nazista e viene utilizzato dagli storici con due accezioni:
La prima accezione, include l’espressione coniata dal nazismo per indicare il piano di eliminazione sistematica degli ebrei che vivevano su suolo tedesco.
La seconda accezione, invece, oltre allo sterminio, include anche la legislazione antiebraica, applicata in Germania nel 1935 con le leggi di Norimberga e in Italia nel 1938 con le leggi razziali.
 
La Shoah, infatti, si inserisce all’interno di una storia di antisemitismo di lungo corso, basata sui pregiudizi e sulle ostilità millenarie che si sono tramandati nel corso del tempo.
Secondo le leggi di Norimberga venivano considerati ebrei o di sangue misto, tutti coloro che avevano almeno un nonno ebreo, indipendentemente dal fatto che si considerassero ebrei o che si fossero convertiti ad altre religioni e seguendo questa impostazione, i nazisti si proposero la distruzione totale e indiscriminata di ogni cittadino classificato di razza ebraica, considerando gli ebrei un pericolo per la sicurezza nazionale e la purezza della razza ariana.

 
Primo Levi nel suo capolavoro ‘Se questo è un uomo‘ ha raccontato gli orrori dell’Olocausto, con parole di rara potenza e umanità. Proprio per questo voglio riportarvi alcuni passi del romanzo per poter riflettere su ciò che è accaduto, su ciò che hanno subito le vittime, sulla sofferenza e sulle atrocità che un essere umano ha compiuto.
 
“Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.”
 
“Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager; ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi, e più squallidi. Ed era così faticoso fare quei pochi passi: e poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo.”
 
“Distruggere l’uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi. Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice.”
 
E infine, si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato. Benché inglobati e trascinati senza requie dalla folla innumerevole dei loro consimili, essi soffrono e si trascinano in una opaca intima solitudine, e in solitudine muoiono o scompaiono, senza lasciar traccia nella memoria di nessuno.”
 
Spesso mi domando come l’uomo sia potuto arrivare a tanto, mi domando come abbia potuto creare tanto dolore e tanta sofferenza, mi domando come l’uomo sia riuscito a restare impassibile, fermo, senza far trapelare emozioni di fronte a queste atrocità.
Proprio per non commettere più ciò che accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale dobbiamo continuare a ricordare, dobbiamo mantenere vivo il ricordo, dobbiamo continuare a raccontare e non dimenticare mai.

MARTINA SIGNORILE - 5^A LSU

mercoledì 25 gennaio 2023

CAPPELLI MAGICI - ricetta d'incanto!

Amanti di Harry Potter questa è la ricetta giusta per voi!

Questi cappelli di pasta sfoglia ripieni di wurstel o acciughe non solo sono facili da preparare ma anche squisiti. Meglio così, perché nel mondo magico un vestito non è completo senza cappello!  
Lo stile per questa ricetta è quello del cappello nero a punta della professoressa Mc Grannitt.
 

INGREDIENTI:
- 2 rotoli di pasta sfoglia
- 10 piccoli wurstel
- 1 tubetto di salsa di acciughe
- 1 uovo
- Spezie varie q.b.
 
PROCEDIMENTO:
Preriscalda il forno a 200°C e foderare due teglie con la carta da forno.
Su una superficie piana srotoliamo la nostra pasta sfoglia e incidiamo sulla pasta prima un triangolo e poi la base rettangolare (come nella foto). Successivamente apriamo i nostri wurstel e tagliamoli a metà ed inseriamo, uno di questi, nella parte rettangolare del nostro cappello, a questo punto arrotoliamo la pasta sfoglia intorno al wurstel fino a farlo scomparire lasciando le estremità sporgenti. Facciamo lo stesso con la salsa di acciughe.
Sistema i cappelli sulle teglie, un poco distanti. Imprimi due pieghe su ogni cappello e incurva la punta in modo che richiami la forma di un cappello.
Spennellare con un uovo sbattuto e a piacimento spolverare leggermente con una spezia a piacere, io personalmente ho scelto la paprica, e aggiungere un pizzico di sale. 
Infine informare per 25 minuti finché la pasta non sarà lievitata e ben dorata. Servi i cappelli sia caldi che freddi!
 
Fatemi sapere che cosa ne pensate di questa ricetta MAGICA! E voi la proverete?
 
MARTINA SIGNORILE 5^A - LSU

martedì 24 gennaio 2023

"COME UCCIDONO LE BRAVE RAGAZZE" di Holly Jackson

 “Qualcuno, in questa città, ha qualcosa da nascondere e ha paura perché io sono sulla pista giusta per individuarlo.”


Nel 2012 la scomparsa di Andie Bell, una delle ragazze più popolari di tutta la scuola, sconvolge la piccola città di Little Kilton. La polizia è sicura che si tratti di un omicidio, nonostante non sia mai stato ritrovato il corpo. Anche l’identità dell’assassino non è un segreto, il colpevole è Sal Singh, il fidanzato della vittima. Le supposizioni vengono confermate dopo il suicidio di quest’ultimo, avvenuto dopo qualche giorno dalla scomparsa della ragazza. Dopo cinque anni Pippa Fitz-Amobi non è ancora convinta della sua colpevolezza, perciò decide di studiare il caso come tesina di fine anno. Pippa infatti è convinta dell’innocenza di Sal e che il colpevole non sia ancora stato trovato. La sua ricerca la porterà a parlare e intervistare le persone legate ad Andie e a Sal, ovvero amici, professori e parenti.
 
“Ma come fai a chiedere, come se niente fosse, a un uomo maturo che conosci da quando avevi sei anni come mai ti ha mentito a proposito di una ragazza assassinata?”
 
 Così viene a conoscenza di Ravi, il fratello del presunto colpevole, che dopo un primo momento di ostilità la aiuterà e scopriranno dei segreti che qualcuno non vuole assolutamente siano rivelati. Infatti durante l’indagine Pippa riceve delle minacce da parte di uno sconosciuto, che le intima di smettere di investigare, nonostante questo non si perde d’animo e continua la sua ricerca.
 
“Smetti di scavare, Pippa.”

La paura della ragazza accresce ma la sua determinazione non le permette di mollare, non può farlo, non proprio quando è così vicina a scoprire la verità. Grazie alle interviste riusciranno a ricostruire gli eventi della notte della scomparsa ma i sospettati sono numerosi e sarà difficile capire chi è realmente la vittima e chi invece il colpevole.
 
“Ma potrebbe anche essere qualcuno che ancora non abbiamo individuato, qualcuno che aspetta dietro le quinte, che si prepara al ruolo da protagonista in questo progetto.”
 
Come uccidono le brave ragazze è un libro che tiene il lettore con il fiato sospeso, pieno di rivelazioni inaspettate e inimmaginabili. Consiglio questo romanzo a chiunque sia alla ricerca di una lettura scorrevole e che voglia entrare in un mondo fatto di intriganti misteri.
 
MARTINA CAVALCA – 2^A LSU

lunedì 23 gennaio 2023

GLI AMICI DELL'UOMO - L'AIUTO SOCIALE DEI NOSTRI FEDELI AMICI CANI

Cari lettori del Mattei’s Blog, ritorna per voi la rubrica _Gli Amici dell'uomo_: in questo articolo, vi racconto nuovi importanti ruoli che l’amico a quattro zampe ricopre!


Cani da assistenza
I cani da assistenza sono, purtroppo, poco conosciuti in Italia (dove ancora non sono presenti leggi in loro tutela) ma particolarmente valorizzati in America e in altri paesi europei.
Esistono diversi tipi di cani da assistenza tra cui cani da assistenza psicologica che
     segnalano la comparsa di comportamenti compulsivi o pericolosi al proprio compagno o alle persone circostanti
      forniscono aiuto durante attacchi di ansia o panico percependone l’arrivo con anticipo e reagendo di conseguenza per esempio leccando il volto
      ricordano l’assunzione di  medicinali o li consegnano al proprietario nel caso in cui la condizione in cui si trova non gli permetta il movimento
      interrompono gli incubi durante il sonno percependo per esempio l’aumento dei battiti e tantissime altre azioni che sono talvolta salvavita.

     cani da assistenza per persone disabili che svolgono tutti quei movimenti che la persona non riesce a fare in autonomia per esempio aprono sportelli o cassetti al posto loro, gli portano oggetti, aprono le porte e accendono le luci.
     cani da assistenza per persone epilettiche che percepiscono tramite l’odore e il sottile cambiamento di comportamento l’arrivo di un attacco epilettico agendo di conseguenza per cercare di evitare le convulsioni e chiamando i soccorsi. Per segnalare la situazione di pericolo che il suo amico umano sta vivendo il cane da assistenza abbaia talvolta si allontana in cerca di persone che possano prestare soccorso.

Cani da allerta per diabetici
Si tratta di cani che, al termine del percorso di addestramento, grazie al loro olfatto, sono in grado di perecepire e riconoscere un particolare odore nella saliva e nel sudore del proprietario diabetico,impercettibile al nostro naso, che si presenta in caso di ipoglicemia o iperglicemia. In Italia è presente l'Associazione Italiana Cani da Allerta Diabete che ha trovato subito molte adesioni di sostegno e supporto, per l'alto valore sociale e di supporto che offre a chi soffre di diabete. Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia del lavoro di questi cani e l’addestramento sta diventando sempre più sofisticato per ottenere prestazioni sempre più elevate.

Cani da caccia, conduzione del gregge e cani da guardia
I cani da conduzione accompagnano il pastore e il suo gregge, lo radunano all’occorrenza facilitando il lavoro dell’amico umano. Tra le razze preferite c’è sicuramente il border collie per la sua velocità e capacità di indirizzare le pecore con il suo tipico sguardo magnetico.
I cani da caccia sono impiegati in attività venatoria che (in particolare con il cane da ferma) crea un particolare affiatamento (quasi “simbiosi”) con il compagno a due zampe. Ne esistono varie tipologie da quelli da tana (tra cui il famoso Jack Russell ) a quelli da ferma e riporto (tra cui golden retriever, cocker, weimaraner, labrador, breton, setter…). Sia per quanto riguarda la conduzione che la caccia (nelle sue varie forme: ferma, tana, seguita, riporto…)  esistono prove di lavoro (gare) organizzate da ENCI (ente nazionale della cinofilia italiana).
I cani da guardia si occupano di custodire proprietà o le greggi da intrusi o malintenzionati (a parte sono i cani da difesa personale il cui addestramento è molto più complesso e articolato).

Cani antidroga
L’addestramento del cane antidroga inizia dall’obedience di base e dalla ricerca di un manicotto (in principio il cane deve essere educato, sensibilizzato a differenti contesti e persone). Gli verrà insegnato a riportare l'oggetto ed a cercare e annusare fino a trovarlo quando è nascosto. Man mano che l'addestramento avanza, il manicotto sarà nascosto in scenari sempre diversi e in mezzi di trasporto come automobili, treni, aerei o altro. I cani riescono a riconoscere principalmente cinque sostanze stupefacenti: hashish, marijuana, ecstasy, eroina e cocaina. Vengono addestrati al rilevamento sia sulla sostanza “in movimento” che in posizione statica (quindi se il trafficante è in fuga il cane riesce comunque a rilevare e seguire la sua traccia). Le razze privilegiate sono pastori tedeschi grigioni e malinois.

Cani da slitta
Si dividono, in ordine di disposizione, in lead dogs (i cani guida ovvero quelli che stanno in testa al gruppo), swing dogs, team dogs ( quelli che danno velocità) e wheel dogs (quelli più forti che trovandosi più in prossimità della slitta devono sostenere la gran parte del peso). I cani da slitta oggi sono ancora impiegati da alcune comunità rurali, in Alaska, in Canada e Groenlandia.

Cani da guerra
I cani da guerra sono da sempre stati impiegati nella storia. I greci li usavano prima degli attacchi tra fanterie in quanto il soldato doveva abbassare lo scudo per difendersi dai morsi del cane, in questo modo, oltre a distrarsi, lasciava libere all’attacco del nemico le zone fragili superiori. Vari sono gli aneddoti e le storie da raccontare a riguardo.
I cani ancora oggi sono impiegati in guerra con mansioni differenti (dal trasporto di oggetti, alla difesa, alla guardia/allarme…) La razza preferita in assoluto è il malinois per la sua potenza, intelligenza e il suo affiatamento nei confronti del conduttore.

A presto con un nuovo articolo sui nostri amici pelosi!
 
ANGELA VENEZIANO BROCCIA - 5^A LS

domenica 22 gennaio 2023

JOJO RABBIT: about hate and indoctrination through satire


With Remembrance day fast approaching, it’s opportunistic to memorialize the atrocities of the Second World War in any way possible. In fact, to start small at home, especially with a younger audience, it’s possible to commemorate by taking an hour and a half to watch a movie representing history. There are tremendous and acclaimed media that one could rely on to narrate and detail the hateful horrors of humanity: The Pianist (Il Pianista) which realistically portrays the trauma of war on a polish Jewish pianist locked inside his house for three years during World War two or Madame Rosa which tells the story of a french Holocaust survivor who runs a boarding house and is affected deeply by her past. While these are all extremely valid movies worth a watch, another good suggestion might be “Jojo Rabbit”.

Jojo Rabbit is an anti-hate satire directed and written by Taika Waititi who self-describes himself as a “Polynesian Jew”. Jojo Rabbit is a dark coming-of-age story about a 10-year-old kid, the titular Jojo Betzler in the last year of Nazi Germany. Jojo is a lonely German boy who discovers that his anti-Nazi single mother is hiding a Jewish girl in their attic. Aided only by his imaginary friend -Adolf Hitler- Jojo must confront his blind nationalism as World War II continues to rage on. The boy is an enthusiastic zealot of the Third Reich whose hateful ideology is challenged after he discovers Elsa, the aforementioned Jewish girl and he starts to grow up and learn about the destructive reality. 

First and foremost it’s important to note that this movie is a so-called Menippean satire from the Greek writer Menippus which targets morals, attitudes or beliefs. This movie has a pretty clear target: Fascism. This satire is both tragic and hilarious, creating an image of the repugnant Adolf Hitler as Jojo’s imaginary friend- a charming buffoon with whimsical abandon. By depicting a cartoonish exaggerated Hilter the movie heightens the absurdity of fascistic beliefs. The rather vibrant and unexpected color palette from a child’s perspective shows the naivety of a child and how children but also people in general can fall into hateful ideologies that they wouldn’t otherwise believe due to their surroundings. The maintenance of the satirical tone is intended to engage the viewer in conversations about the fallacies of hate.

Although a satirical representation of Hitler might make a few people squirm, It should be noted that satire has been used forever to undermine the authority and power of a dictator. It's important, on the other hand, to remember that this film is all through Jojo’s perspective. Of course, being a child indoctrinated, he would look at his world and try to make sense of it through his imagination. All the silly quirks of the characters are because we are seeing through Jojo’s eyes. The first time he sees Elsa, she comes out of the trap door like a monster. The captain acts like a gunslinging cowboy. The gestapo have sickly sweet smiles. Even Jojo himself acts like the rabbit he thinks he is in many subtle ways. Some may make the argument that the Nazis are portrayed as too aloof and a little bit dull-witted, humor is actually a great way to underline the absurdity of the ignorant hate and the people who were involved in those horrific acts and people who somehow still managed to link to fascist ideologies. Dealing with fascism in a comedic way comes with the added benefit of being able to display some of the absolutely foolish and nonsensical propaganda against Jewish people because in reality, it was so outlandish as to come across as unbelievable The movie presents itself as more of a commentary on the rise of Neo-Nazis and the fact that the basic ideas the world agreed upon at the end of the war have, in some parts of the country, been largely lost. In fact, many political parties of today present fascist ideologies, and many people, mostly adolescents and young people, are indoctrinated with hate still today with absurd conspiracies, holocaust deniers, and many more tactics. The movie is simply expressing many of our fears that history may, in some form, repeat itself, in part because this conversation has been censored. The point of the movie is, in part, to bring to light just how ridiculous Nazi ideas are, but also how dangerous they can turn out to be. Ignoring them and making this cultural taboo gives them a kind of respect that they don't deserve. We have, by shoving down the Nazi conversation, legitimized it, and without raising the points found in films like Jojo Rabbit, we allow neo-Nazis to march without the backlash that they should receive. Although Nazis often play the cliché villain in Hollywood films, people must not forget that the Nazis were not simply heartless killing machines. In no way is this a sympathy letter to the Nazi regime, but rather a reminder that the same regime that murdered millions was also democratically elected into power by millions of others: we should fight against them culturally, we aren't doing enough, not to silence them, but to debunk them, to make fun of them, to prove that what they're doing is dangerous. We shouldn't be silent bystanders, not with this.

All this is not to say that the movie is just a comedy; after a while into the movie comes a series of horrific and heartbreaking moments that show the reality of the time. It does a fantastic job of showing the concept of learned hate and underlines how Germany’s rise to power wasn’t an overnight change but a gradual change that came from every single person ignoring little thing after little thing until it would take armies to defeat antisemitic hate. It is important to tell stories about these topics in as many unique and different ways as possible to keep these conversations going. If we’re not careful all those cycles of hate and indoctrination toward hate keep going on. 


PRABHJOT KAUR - 3^B LS


venerdì 20 gennaio 2023

"SHATTER ME" di Tahereh Mafi

 “Sono rinchiusa da 264 giorni.”

 
Un romanzo tanto bizzarro quanto interessante è quello che Tahereh Mafi ci propone.

La vicenda si svolge in un futuro distopico: gli uccelli non volano, le persone non si sfamano più con cibo vero e il mondo è governato dalla “Restaurazione”.

In questa realtà esistono leggi della natura che sono in contrasto tra loro: Juliette Ferrars è rinchiusa in una prigione a causa dei poteri che possiede. La protagonista, infatti, inizia un vero e proprio cammino verso la libertà quando le viene assegnato un compagno di cella.

Adam è un ragazzo apparentemente scontroso e molto silenzioso che dietro di sé ha un passato crudele che lo accompagna ancora oggi.
Un giorno, però, Juliette viene costretta ad abbandonare la sua cella per presentarsi al servizio dei militari della Restaurazione. Qui conosce nuovi amici e persone che le fanno dubitare della giustizia in cui ha sempre creduto. Infatti Warner, il capo di questo Settore militare, si affeziona in particolar modo a Juliette, la quale, però, lo disprezza.

Questa nuova esperienza la riporta alla sua umanità e ancora di più al sentimento di felicità che il suo cuore non sentiva da tempo.
 
“Forse dovresti rassegnarti all’idea che sia stato inutile cercare di essere ciò che non eri, perché per quanto ti sia sforzata, nessuno è mai stato contento.
Nessuno è mai stato soddisfatto.”
 
Shatter me è indubbiamente un libro geniale, sviluppato attorno a un’idea altrettanto valida.
Oltre a concentrarsi sui cambiamenti del mondo, accenna in maniera quasi impercettibile al delicatissimo equilibrio che esiste tra bene e male: cos’è meglio per me e cosa per gli altri?
Preferisco, quindi, pensare a me stessa o alle altre persone?
 
Oltretutto, è possibile leggere questo romanzo in lingua originale poiché è scritto in modo semplice anche in inglese.
Consigliato a chi ama i romanzi alternativi con un pizzico di fantasy e ha voglia di leggere una saga piena di colpi di scena e cambiamenti.
 
“Pensi di avere una maledizione? Tu hai un dono!”
 
 
AGATA ILLICA MAGRINI - 2^A LSU

giovedì 19 gennaio 2023

I TURTUFINI - dolci sfere al cioccolato

Il loro nome deriva dalla semplice ma particolare forma sferica, che ricorda quella di un tartufo. A base di cioccolato e decorabili a piacere i tartufini sono dolci freddi molto semplici da preparare, bisogna avere solo un po' di pazienza!

INGREDIENTI:
- 250g di cioccolato fondente
- 100g di cioccolato al latte
- 250g di panna fresca
- 1 cucchiaio di cacao in polvere
- Aroma a piacere (ex. arancio, limone, rhum…)
- Guarnizioni a piacere (ex. codine, cacao, cocco, granella di nocciola…)

PREPARAZIONE:
Tritare finemente il cioccolato.
Scaldare la panna e senza farla bollire rimuoverla dal fuoco e aggiungere il cacao e l’aroma.
Mescolare fino a che non si sciolgono.
Una volta ottenuto un composto omogeneo lasciarlo raffreddare fino a quando non diventa lavorabile.
Come si preferisce modellare il composto a mano o usando 2 cucchiai e creare delle sfere in misura al contenitore dove poi verranno riposte (io ho usato dei pirottini).
Ricoprire interamente le sfere nelle guarnizioni.
Riporle nei contenitori e mettere in frigo.
Tirare
fuori al momento di servire.


VITTORIA AIOLFI - 3^B LS