mercoledì 29 aprile 2026

Uno studente del Liceo Mattei pubblica un saggio su Giulio Cesare

Gurbaaj Singh, diciassette anni, ha scritto 461 pagine di storia, filologia e filosofia politica. Il libro ha ottenuto la Menzione d'Onore Edito di Saggistica al Premio "I Murazzi" 2026, assegnata all'unanimità dalla giuria.

Ci sono libri che nascono da un incarico, da una scadenza, da un'opportunità. E poi ci sono libri che nascono da una domanda. Giulio Cesare di Gurbaaj Singh appartiene alla seconda categoria.

Gurbaaj è nato a Fermo nel 2008, frequenta il Liceo Scientifico Enrico Mattei di Fiorenzuola d'Arda, ed è uno studente come tanti — fino al momento in cui si scopre che nel tempo libero ha scritto, da solo, un saggio storico di 461 pagine con fonti primarie in latino, edizioni filologiche critiche e un confronto sistematico con la storiografia moderna. Il libro è stato pubblicato nel 2025. La giuria del Premio "I Murazzi" 2026 — XIV edizione, organizzato dall'Associazione Elogio della Poesia di Torino — gli ha assegnato all'unanimità la Menzione d'Onore Edito di Saggistica.

Il titolo è semplice: Giulio Cesare. Il contenuto non lo è affatto.

Una figura da restituire alla complessità

Chi era davvero Giulio Cesare? La storiografia tradizionale restituisce spesso l'immagine di un busto di marmo o di un genio militare invincibile — un'icona statica, cristallizzata nella leggenda. Il saggio di Gurbaaj parte esattamente da questo problema e lo ribalta: Cesare non come reperto del passato, ma come problema morale che interroga il presente. Come conciliare efficacia militare e responsabilità pubblica? In quali termini l'autorità può imporre ordine senza erodere i vincoli collettivi e le procedure che garantiscono la libertà?

Il punto di partenza, come Gurbaaj stesso spiega, è una connessione tra «scienza, tecnologia, storia e responsabilità civica, in una tensione di rigore filologico e di attenzione etica al potere». Ciò che il saggio mette a fuoco è quella che l'autore chiama la «ferrea norma logica» che attraversò la vita del dittatore: una razionalità pratica che trasformò l'azione in sistema e la parola in strumento di governo.

Un libro in tre movimenti

Il saggio si articola in tre parti distinte e complementari. La prima ricostruisce la traiettoria politico-militare di Cesare: le campagne in Gallia, l'attraversamento del Rubicone, la guerra civile, la dittatura — narrati con rigore storiografico e attenzione alle fonti, da Svetonio a Plutarco, da Appiano a Cassio Dione. La seconda parte analizza Cesare come scrittore e filosofo. La terza esplora la dimensione che forse meno ci aspettiamo da un condottiero: la propaganda, l'arte, l'architettura come strumenti di legittimazione del potere. Il Foro di Cesare, le monete, i trionfi teatralizzati — non ornamenti, ma macchine politiche.

La scrittura come tecnologia del potere

Uno dei contributi più originali del saggio riguarda i Commentarii cesariani — il De bello gallico in sette libri e il De bello civili in tre — che costituiscono il nucleo dell'analisi stilistica e politica. Cicerone li definì nudi, recti et venusti: asciutti, diretti, eleganti. La critica moderna li ha letti come un geniale autoelogio redatto dal dittatore per fare proselitismo intorno a sé stesso. Gurbaaj va oltre entrambi i giudizi: la brevità e la purezza dello stile non sono solo virtù stilistiche, ma dispositivi intenzionali che naturalizzano decisioni straordinarie, attenuano la percezione dell'agente e rendono plausibile la concentrazione del potere. La scrittura stessa come «tecnologia del potere», capace di trasformare la narrazione di parte in dato storico apparentemente neutro.

Altrettanto originale è la rilettura della clementia cesariana: non gesto privato di magnanimità, ma fulcro operativo di un progetto politico che mira a ricomporre il consenso e a spezzare il monopolio oligarchico. La ratio cesariana si confronta nel saggio con correnti anti-metafisiche e con un rapporto pratico alla Fortuna, intesa non come destino ineluttabile ma come «logica aliena» da correggere con industria e virtus. Studiare Cesare, in questa prospettiva, significa innanzitutto imparare a decodificare i linguaggi del potere — un esercizio di discernimento che il saggio propone come direttamente applicabile a ogni contesto comunicativo, antico o contemporaneo.

La tesi che rende questo libro unico

Ciò che distingue il saggio di Gurbaaj da qualsiasi altra trattazione di Cesare non è la mole né la documentazione — per quanto entrambe siano notevoli per qualsiasi autore, a maggior ragione per uno studente liceale. È la bussola ermeneutica adottata, che non ha precedenti nella letteratura cesariana.

Gurbaaj è Sikh, di origine punjabi, cresciuto nelle Marche. Il saggio fa dialogare la razionalità di Cesare e il rigore civico di Cicerone con i princìpi etici del Dharma e del Seva Sikh — il servizio disinteressato verso la comunità, l'agire non per interesse personale ma per il bene di chi ci circonda. Questa doppia lente — classica e religiosa — trasforma la storia in scuola di cittadinanza: ogni esercizio del potere viene valutato alla prova della cura per il prossimo e della dignità collettiva. Il confronto tra il binomio honestum-utile e la responsabilità verso la comunità offre una chiave di lettura inedita sulle trasformazioni istituzionali romane.

La domanda che ne emerge non è antiquaria. È, come Gurbaaj stesso scrive nella prefazione, «esistenziale»: quando la forza è ordinata al bene comune? Quando l'efficacia diventa pretesto per erodere le istituzioni? Sono domande che Cicerone si pose nel I secolo a.C. Sono domande che valgono oggi.

Il riconoscimento della giuria

La giuria del Premio "I Murazzi" ha colto con precisione il cuore del lavoro. Nella motivazione ufficiale sottolinea come Gurbaaj «superi il giudizio critico normalmente assegnato ai Commentarii» e riveli come Cesare possa rappresentare «almeno a livello teorico, una proposizione alternativa rispetto alla crisi attuale dell'esercizio del potere in alcune grandi democrazie occidentali». La Menzione d'Onore è stata attribuita all'unanimità, con esplicito riconoscimento del «lavoro di applicazione, documentazione e rielaborazione teorica del giovanissimo scrittore».

È un riconoscimento che dice due cose insieme: che il libro regge il confronto con il circuito letterario nazionale, e che la sua tesi è abbastanza originale e attuale da essere percepita come rilevante anche fuori dall'ambito accademico stretto.

Perché leggerlo

Dalla storia della Tarda Repubblica Romana emerge una lezione per il presente: la vicenda di Cesare è monito contro la personalizzazione dell'autorità e invito a tessere procedure e vincoli che mantengano il potere sotto il vincolo della responsabilità.

Il saggio non si rivolge solo a chi studia storia romana, filologia o filosofia politica. È pensato per chiunque voglia decifrare le tecniche sottili di legittimazione del potere, imparando a riconoscerle e a difendere le istituzioni che preservano la libertà comune. La comprensione delle dinamiche del passato cessa così di essere un sapere fine a se stesso: diventa metodo, strumento, forma di orientamento civile nel presente.

Un libro scritto da uno studente liceale che, anziché accontentarsi delle risposte che già circolano, ha deciso di seguire una domanda fino in fondo.

Il libro

Giulio Cesare di Gurbaaj Singh è disponibile su Amazon: amazon.it/Giulio-Cesare-Gurbaaj-Singh/dp/B0G541B1J7

ISBN: 9798273939783.                     Per approfondire: gurbaaj-cesare.it



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