Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

Visualizzazione post con etichetta calcio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta calcio. Mostra tutti i post

sabato 11 aprile 2026

Dal campionato spagnolo: Valencia - Celta Vigo

In una calda e soleggiata domenica di Pasqua allo stadio Mestalla di Valencia si è svolta la partita di calcio tra il Valencia e il Celta Vigo che ha portato alla sconfitta della squadra casalinga per 2 gol a 3.

La partita ha avuto inizio alle 16.15 ed è stata arbitrata da Iosu Galech.

Dopo 12 minuti di gioco Guido Rodriguez ha infiammato i tifosi valenciani con uno splendido gol e per tutto il primo tempo il risultato è rimasto invariato.

Nel secondo tempo le due squadre hanno continuato a fronteggiarsi in maniera equilibrata e diversi cambi sono stati effettuati nel Celta Vigo. Al 56’ però Ilaix Moriba (Celta Vigo) ha segnato e le due squadre hanno raggiunto il pareggio.

La delusione dei tifosi valenciani è stata palese ma non hanno fanno in tempo a riprendersi che al 60’ Fernando Lopez ha portato il Celta Vigo in vantaggio per 2 a 1.

Per riequilibrare il gioco il Valencia ha operato 4 cambi ma ormai la disfatta era dietro l’angolo. All’81’ Williot Swedberg (Celta Vigo) ha segnato mantenendo il vantaggio per la sua squadra con 3 a 1.

Il Valencia ha provato a reagire e nei 6 minuti di recupero ha cercato in tutti i modi di riequilibrare il risultato.

Al terzo minuto di recupero Guido Rodriguez (Valencia) su assist di Umar Sadiq è riuscito a segnare e a portare la sua squadra sul 2 a 3. I tifosi valenciani si sono rianimati ma il risultato è rimasto invariato fino al termine della partita con la sconfitta del Valencia per 2 a 3.

Marco Civitillo 4A Elet






lunedì 28 novembre 2022

UN SOGNO E' PER SEMPRE - racconto di sport FINALE

 
Nei mesi successivi, si utilizzarono solo tre termini: fatica, lavoro, sudore. Nient’altro. I desideri devastati di un bambino oramai cresciuto ripresero forma sotto forma di convocazione, e non una qualsiasi, ma una veramente speciale: la finale di FA Cup.
Prima di attraversare il tunnel che lo conduceva alla tela verde su cui dipingere la propria passione, Hunter ripensò a ciò che si era dovuto conquistare con il sangue, agli sforzi che aveva fatto per essere lì; nei pensieri anche Jim, emozioni e sensazioni note, altre che non riusciva a controllare. Ma in campo non doveva pensare a nulla. Solo a giocare e a vincere.

5 Gennaio 2018. L’atto conclusivo della competizione percorso vede opporsi due rivali storiche: Manchester United e Liverpool. Fra le fila avversarie, Cole scorge, dalla panchina un volto familiare, ed è un salto nel passato. Lo mette a fuoco: quel ciuffo e biondo e la stazza non possono mentire. Timmy Williams veste la 9 del Liverpool. Un vuoto nello stomaco coglie Hunter. L’avversario gli sorride, beffardo. Cole freme, la sua squadra, passa in svantaggio proprio grazie a una prodezza aerea di Williams, riuscendo a riacciuffare il match a tre minuti dallo scadere con un contropiede orchestrato alla perfezione. Supplementari. C’è bisogno di un azzardo. Finalmente può tornare ad assaggiare l'ebbrezza di una vita. Il 29 sulle spalle e un obiettivo definito nella testa. La partita è stravolta dal suo ingresso, lo United domina e propone un calcio spettacolo che non anima i tifosi da tempo: a capo della banda, un astro nascente, un gioiellino che sta infiammando il match a suon di giocate strepitose, avendo già colpito un palo con un violento colpo di testa sugli sviluppi di un’azione manovrata con cura e qualità, sfiorando così il vantaggio, con un brivido lungo e intenso. Ma il calcio è imprevedibile. Azione di rimessa e angolo per il Liverpool. 
Tutti dentro a saltare e a difendere. La palla è tesa, forte. Accade l’impensabile: Cole la intercetta in pieno col braccio. Per l’arbitro non ci sono dubbi, ed è calcio di rigore. Fra le proteste animate e scurrili, al numero 29 è crollato il mondo addosso. E’ inconsolabile. Gli si crepa l’anima, dilaniata da un nero nulla. Williams si appresta a battere: sicuro e intraprendente può regalare la vittoria ai suoi, basterebbe calciarla dentro ma non vince la pressione dagli 11 metri. Il portiere indovina l’angolo. Urlo che squarcia l’aria all’Old Trafford, il teatro dei sogni dove si sta disputando la gara. Per festeggiare non c’è tempo, ma per un’ultima e disperata azione sì, eccome se c’è! Lancio lungo e misurato. Lo stop è di una delicatezza sofisticata, la palla viene accarezzata ad ogni tocco, per arrivare, infine, al cross. Il tocco è perfetto, morbido e preciso al punto giusto. Il pallone pesa, pesa più di tutti quelli che Cole abbia mai solo immaginato di calciare. Il cuore fuori dal petto, gli occhi fissi che divorano il suo obiettivo. La giovane promessa impatta col collo del piede come gli è stato insegnato dal suo più grande maestro, il nonno Jim. Precisione e potenza convergono in un tiro che è destinato alla storia. 
Il pallone scheggia la traversa per poi gonfiare prepotentemente la rete. Rimonta completata: Liverpool 1, Manchester United 2. La firma del goal della vittoria ha un nome e un cognome: Cole Hunter, ancora una volta.

Grida che osannavano il suo nome, compagni che lo travolgevano e lo lanciavano per aria. Questo è il calcio: universo di emozioni contrastanti, dove le regole vengono scritte per essere infrante per una gioia devastante da una parte, e una sconfitta amara dall’altra. Cole cercò la solitudine vicino alla bandierina, stravolto e steso per terra, mentre gli altri cominciavano già a darsi ai festeggiamenti. In realtà Cole era accompagnato, scrutato, protetto. Via la maglia: la stese sul prato. Il 29 al cielo, mentre con un bacio salutò il nonno: Avevano vinto insieme anche quella volta. Dopotutto, un sogno è per sempre.


CRISTIAN MALLARDO - 2^A LS

venerdì 25 novembre 2022

UN SOGNO E' PER SEMPRE - racconto di sport parte II

 A casa lo attendevano la madre e Jim; il ragazzo arrivò ansante per la corsa fatta dal campo di gioco: quella losca figura era un osservatore del Newcastle, famosa e titolata squadra della Premier League, e aveva deciso di convocarlo per un provino: il paragone con uno dei mostri sacri del calcio, Drogba, alimentò ulteriormente l’entusiasmo del ragazzino in grado ora di toccare il cielo; la casa fu invasa da una felicità incontenibile. Tutto andò per il meglio, e dalle strade che per lungo tempo erano state il tempio del gioco di Cole, si passò al professionismo. La novità del suo successo si sparse in fretta e furia, viaggiando da una bocca all’altra sempre con un alone di orgoglio e contentezza nei suoi confronti, finché la notizia non arrivò a Timmy Williams, ragazzino della stessa classe di Hunter: stazza robusta, folta chioma bionda raccolta in ciuffo che ricadeva sul volto ancora bambinesco dove risaltavano i glaciali occhi azzurri; condivideva con Cole una passione straordinaria per il gioco del pallone e un'abilità, una tecnica naturale, dono per pochi prescelti. Il ragazzo fu colto da un’invidia straripante e i due, prima in buoni rapporti, finirono per avere un aspro confronto, conclusosi nel peggiore dei modi: testimoni l’occhio nero e gonfio di Hunter da una parte, il sangue che colava imperterrito dal naso di Williams dall’altra.


Esclusa questa piccola parentesi, il percorso di Cole nelle giovanili del Newcastle fu netto, caratterizzato da una fame, da una cattiveria agonistica tipica di chi vien dal nulla. Allenamento dopo allenamento, stava componendo come una splendida sinfonia di note piccole e fondamentali, che ben presto tutti avrebbero intonato. Il primo movimento dell’opera era stato concluso, il secondo stava per bussare alla porta: la chiamata in prima squadra. Le prestazioni, l'atteggiamento, la qualità: tutto aveva convinto; Cole era pronto per il grande salto: la convocazione arrivò inaspettata ma il giovane seppe rispondere “presente”. La squadra, che attraversava un periodo tutt’altro che roseo, aveva bisogno di spirito e carica nuova, della grinta di cui solo i giovani sono capaci, perché ancora vogliosi di spaccare il mondo e diventare pezzi pregiati nella vetrina dei talenti; per salvare la stagione e evitare una fallimentare retrocessione la squadra necessitava di una scossa, e questa scossa aveva nome e cognome: Cole Hunter.

Minuto 69. Si alza la lavagnetta: numero rosso, il 9 - numero verde, il 22. Significato inequivocabile: il ragazzino è dentro, fra la curiosità di tanti e lo scetticismo di molti. Questo è davvero quello di cui la squadra ha bisogno? Ha davvero le capacità necessarie? Saprà reggere la pressione? Cole entra in campo con la semplicità e la tenacia di sempre, non avverte alcun peso e, anzi, porta su quel rettangolo divertimento, perché per lui il calcio vero è fatto di questo. Eppure tutto è fermo, bloccato sullo 0-0. Il tempo è tiranno, inesorabile. La partita sembra conclusa, quando il pallone carambola sul piede del 22, che insacca e non perdona:1-0. E’ tutto vero. Corre all’impazzata, inarrestabile, si getta poi sotto la curva dei tifosi che lo acclamano come nuovo prescelto. Uno stadio intero grida a squarciagola il suo nome, mentre i compagni lo travolgono e gli prendono il volto fra le mani. Esultanza sfrenata. Delirio totale. Il suo esordio è un ingresso in paradiso, solo l’apice di una scalata che ha radici nell’inferno. Tutto dura, però, una frazione di secondo, perché è subito ora di riprendere posto e difendere agguerritamente il risultato. Prima di mettersi in posizione, Cole cerca, però, il numero uno fra i suoi fan. Lo aggancia: lui ha gli occhi fissi sul suo gioiellino, ricolmi di orgoglio perché la soddisfazione più grande della sua vita è arrivata ora grazie al nipote. I due si scambiano uno sguardo complice, che racchiude il mondo. Gli ultimi minuti sono un continuo assalto della squadra avversaria, che non riesce tuttavia a trovare la via del goal. Triplice fischio: il campo ha decretato il suo giudizio. 1-0 Newcastle, marcatore Hunter. La giovanissima stella della squadra viene idolatrata, il goal da vero e proprio rapace d’area gli porta tantissimi complimenti. E tutto questo è solo l’inizio di un grande sogno che finalmente può chiamarsi realtà.


Il continuo della stagione fu da favola, i numeri impressionavano e Cole diventò fondamentale per la squadra: grazie a lui la salvezza fu ampiamente raggiunta. Oltre ad essere diventato il beniamino dei tifosi, il giovane prodigio aveva attirato su di sé l’interesse di tutti i top club europei: la classe era unica e il talento magistrale. Milan, Bayern Monaco e Atletico de Madrid insistettero fortemente per Hunter, divenuto  pezzo pregiato sul mercato. Dopo una trattativa lampo, Cole firmò ufficialmente per il club dei suoi sogni, dove, oltre al nonno, aveva militato anche il suo idolo Cristiano Ronaldo. Gli venne offerta la possibilità di indossare la maglia numero 7, che era stata del fuoriclasse portoghese; tuttavia rifiutò la proposta, che non poco lo aveva lusingato, a favore della 29.

Sfortunatamente non sempre tutto va per il verso giusto: le difficoltà si presentano sempre sul più bello, a rovinare tutto. A volte sono piccoli sassi che intralciano il cammino, altre volte muri invalicabili. Possono essere un fiumicello che scorre veloce, o un intero oceano in tempesta che bisogna attraversare. Infatti, per tutta l’estate un vuoto nero aveva riempito la mente di Cole, che si ritrova a dover fronteggiare un nemico che non poteva sconfiggere: ineluttabile la morte, prima o poi, bussa alla porta di tutti. Anche a quella di Jim. D’improvviso: infarto, il 29 giugno. Ecco il perché della maglia. Anche in punto di morte, il nonno combatteva con tutte le sue forze e Cole lo aveva visto. Li aveva lasciati col sorriso, dopo aver parlato col nipote: sebbene avesse già raggiunto traguardi straordinari, non si sarebbe dovuto accontentare; la fame doveva essere quella di sempre, la stessa che lo aveva condotto in alto. Jim era molto orgoglioso di lui, ma questo non glielo disse. Si lasciarono con un abbraccio, un abbraccio che valeva più del pane quando a casa mancava il cibo, o dell'acqua quando il freddo regnava sovrano. Valeva molto, molto di più quell’ultimo abbraccio tra loro. All’orecchio, una frase, che sarebbe rimasta stampata nella memoria e impressa nel cuore di Cole: "un sogno è per sempre". Da quel momento, si convinse che, dall’alto del cielo, una stella, la sua stella, vegliasse su di lui. Poco dopo, il buio.

Quei mesi d’inferno passarono lenti ed esasperanti; l’unico faro della sua vita rimase la madre, pronta a supportare il figlio come spesso aveva fatto. Questo, fino alla fatidica chiamata. Ulteriore pezzo, pur sempre fondamentale, dello stratosferico puzzle che si stava venendo a formare. Ebbene, davanti a Cole si prestava un sipario spaventoso: da subito il gioco ad alto livello si dimostrò finalizzato a un solo scopo: vincere; non importava come, il fine giustificava i mezzi, il risultato ciò a cui bisognava arrivare. Non era più il suo calcio, quello puro del divertimento di un ragazzino spensierato: era lo sport dei milioni, lo sport dei soldi sporchi. Tuttavia Hunter si ribellò: aveva raggiunto il club dei suoi sogni con semplicità e genuinità, ispirato dai suoi più grandi idoli, e voleva continuare a vincere da guerriero combattendo col sorriso. E così fu: l’eleganza del suo gioco lo aveva contraddistinto nell’inizio burrascoso al Manchester, ma il calore del tifo non era tuttavia lo stesso, tanto meno l’atmosfera: avrebbe voluto volare in campo ma ogni giocata era pesante e alimentatrice di focose critiche, sempre più numerose e ingenti.

17 ottobre 2017, Manchester United-Leicester City. Il mister non demorde, ancora fiducia ad Hunter. Peccato per l’ennesima prestazione sottotono, senza sicurezza e troppo timoroso di sbagliare. E la paura, nel calcio come nella vita ha le gambe corte. Corre il minuto 27. Palla a metà fra Cole e il 19 avversario. Entrambi si avventano sul pallone. Uno, una lepre; l’altro, un leone. La scivolata risulta cattiva, intervento di pura foga che, dopo aver spostato la sfera, si infrange sulla caviglia della giovane stella. Dolore incontenibile. Si accascia a terra. Tutto nero. La barella. Dolore inconcepibile. Due profonde fratture: una della caviglia, l’altra del cuore. Dolore logorante. Buio pesto.

Nuovamente conscio, Cole si ritrovò in infermeria, dove le buone notizie sono dietro l’angolo: la violenza dell’impatto era stata tale da fargli perdere i sensi, ma ciò che più preoccupa era l’entità dell’infortunio: “lesione profonda, fuori cinque mesi”. Queste parole rimbombarono ripetutamente nella testa dell’asso inglese, senza trovare collocazione vagando nel mare della sua mente in cerca di un’introvabile terra ferma. Disperazione, paura, angoscia gli stravolsero l’animo: una carriera troncata sul nascere, un fiore potato sullo sbocciare. Ma senza difficoltà, d’altronde, che vita sarebbe stata? Demordere sul più bello? Non era la scelta di Cole: dopotutto, un sogno è per sempre.

CONTINUA...


CRISTIAN MALLARDO - 2^A LS

venerdì 18 novembre 2022

UN SOGNO È PER SEMPRE - racconto di sport parte I

 Il cross è perfetto, morbido e preciso al punto giusto. Il pallone pesa, pesa più di tutti quelli che abbia mai solo immaginato di calciare. Il cuore fuori dal petto, gli occhi fissi che divorano il suo obiettivo. Lo impatta col collo del piede, come gli è stato insegnato dal suo più grande maestro. Precisione e potenza convergono in un tiro che è destinato alla storia. O così sembra essere.

Manchester, 6 dicembre 2013. Il freddo era padrone delle strade e regnava su di esse, ma qualcosa di più caloroso riusciva a infiammare di sogni e speranze i ragazzini che popolavano le strette e spoglie vie della cittadina inglese; niente li accomunava, al di fuori dell’amore per quel pallone, capace di regalare emozioni che a parole non si possono descrivere: un’enfasi devastante parte da dentro, attraversa l’animo e manda in estasi il cuore, rapito dalla gioia del momento. Ed era qui, sopra il più povero asfalto inglese, che stava per nascere una stella, una stella che aveva fame di brillare più delle altre nell’immensità del firmamento calcistico.

Cole Hunter era un ragazzino come un altro, solo più voglioso e affamato, perché la vita a quelli come lui non dona nulla, bisogna lottare per tutto, soprattutto per le banalità. Questo era il mondo in cui era cresciuto, dove sacrificio e duro lavoro erano le sole parole con le quali si poteva andare avanti. Se a casa mancava il pane, se ne faceva una ragione. Se a casa mancava l’acqua calda, se ne faceva una ragione. Eppure se si ha un sogno, questo è per sempre: uno dei tanti insegnamenti che Cole aveva ricevuto dalla madre, che ogni giorno lo sosteneva e spronava, perché poteva mancare tutto ma gli scarpini per il figlio dovevano essere presenti.

Per lui e per il suo incredibile sogno.

Il padre, prima di abbandonarli, gli aveva trasmesso questo: un amore incondizionato per il calcio, quale sport in grado di unire tutti con passione.; eppure suo padre era stato tradito da questo amore: stroncata la sua carriera da un terribile infortunio.  Per tutto il resto completamente assente, l’uomo non era stato una figura affettuosa, anzi era sempre pronto a criticare le scelte e le prestazioni del figlio, ogni volta in disaccordo e facile al litigio con la madre.

D’altro canto vi era il nonno Jim, un omone sulla settantina dai candidi capelli bianchi che decoravano il viso paffuto, contornato anche da una corta e ispida barba assai curata. Egli era il rifugio di Cole; infatti, dietro quella che era una vera e propria montagna, si celava un cuore tenero, dolce, che sapeva prendersi cura del nipote: era la spalla su cui piangere, un volto con cui ridere e un mentore formidabile. In effetti, la carriera di Jim parlava da sé: calciatore professionista della Premier League (massima serie calcistica inglese), un palmares che vantava ben 15 trofei fra club e nazionale, oltre 100 goal siglati e, soprattutto, protagonista dell’incredibile impresa del Manchester United, vincitore della tanto agognata Premier dell’89.

Una carriera che sarebbe stata senza rimpianti se non fosse stato per quel rigore, quel maledetto rigore sbagliato che costò la sconfitta in finale della FA Cup, il più prestigioso fra i tornei inglesi, che Jim non riuscì mai a conseguire. Comunque sia, la sua storia era raccontata di giorno in giorno al nipote con occhi che, all’udire la parola calcio, si accendevano di uno spirito rinnovato e accecante. Attaccante di razza pura, abile sia nell’inserimento che nella finalizzazione, assai elegante, così come Cole, gli aveva trasmesso ciò che era l’essenza del goal: una gioia incontenibile dopo una personale ricerca che pare sempre essere infinita, e che si fa nuova ogni volta che il pallone gonfia la rete.

Migliaia erano le volte che il ragazzino aveva voluto sentire del goal numero cento del nonno: un tiro al volo che baciò la traversa e si depositò violentemente in rete. Esecuzione perfetta. Quel pallone, Jim, se lo portò a casa e ora era conservato delicatamente e con enorme gelosia da Cole, al quale era stato regalato.

Il loro rapporto era dunque speciale, inscalfibile.

La giornata a scuola, come sempre, passò all’insegna della noia e della speranza che finisse il prima possibile, perché un’irrefrenabile voglia di calciare quel maledetto pallone, che ora sembrava così lontano, viaggiava a tutta forza in Cole. Con la testa immersa in tutt’altro mondo, fece uno scatto fulmineo quando la campanella decretò la sentenza finale: finalmente liberi.

Arrivare a casa era una tappa di puro passaggio, tuttavia obbligatoria per rifocillarsi; terminato il pranzo, si riversava in strada, dove si riuniva assieme ai suoi amici: le porte fatte di giacche e zaini, regole ballerine inventate dai ragazzi rendevano tutto magico, relegando il calcio alla sua forma più pura e sincera: il divertimento. Fra risate, giocate spettacolari e coloriti litigi per goal da convalidare o meno, la giornata si infranse ben presto nel buio oramai incombente. Salutati tutti i suoi compagni, come da rito, Cole si avviava di nuovo verso casa, quando quel girono si imbattè in un uomo, all’apparenza losco: mocassini ai piedi, lunghi pantaloni neri che richiamavano la maglia sotto l’elegante giaccone grigio, in tinta con la cravatta e in contrasto con gli occhiali da sole e il cappello, anch'essi completamente neri. La sua voce roca, profonda, fu messa in risalto dal bianco e fanciullesco urlo  di Cole: in quel momento egli seppe che la sua vita era destinata a cambiare e a diventare grande.

CONTINUA...


CRISTIAN MALLARDO - 2^A LS

mercoledì 27 gennaio 2021

Il derby di Coppa Italia: una notte scoppiettante


San Siro 26 gennaio 2021, lo stadio milanese ospita lo scontro diretto tra due delle più grandi rivali italiane: Milan e Inter.

Che il derby accenda gli animi non è una novità: quante volte si sono sentiti episodi di risse tra tifosi? Ma la notte di ieri sera passerà alla storia non per i due goal dei big, bensì per il vergognoso scontro avvenuto tra Romeo Lukaku e Zlatan Ibrahimovic. Siamo a fine primo tempo quando, a seguito di un fallo subito dal belga e la richiesta di ammonizione, il giocatore svedese del Milan fa una battuta di troppo ritrovandosi faccia a faccia con il grande attaccante interista.

Separati dai compagni di squadra Lukaku e Ibrahimovic non si limitano allo scontro fisico arrivando a scambiarsi pesanti insulti che vanno ad offendere la cultura della madre di Romeo che rincara la dose rivolgendo pesanti parole alla madre di Zlatan.  Insomma: due signori! Importanti per il ruolo sportivo che rivestono dovrebbero essere d’esempio per i loro tifosi, invece hanno mostrato che la violenza verbale e fisica è l’unica arma da usure quando si è attaccati, due ex compagni che, invece di mostrare lo spirito sportivo che dovrebbe animare il mondo del calcio, hanno solo scatenato un’enorme bufera mediatica che per tutta la mattina ha intasato le pagine dei maggiori social mondiali. Gli interisti attaccano Ibra accusandolo di essere uno sporco razzista e i milanisti non si risparmiano definendo Lukaku come un brutto incivile. Sicuramente su una cosa però tutti sono d’accordo questo episodio sarà difficile da dimenticare, perché il calcio dovrebbe essere qualcosa che dimostra passione e voglia di lottare, non violenza e insulti.

E voi cosa ne pensate di questo scontro tra big?  


Cattani Martina 4^A L.S.U. 


martedì 22 gennaio 2019

LO SPORT IN 7 NOTE


La musica e lo sport sono due tra le attività che più coinvolgono gli individui nella loro routine quotidiana. La voglia di mettersi in gioco, di divertirsi e le storie di campioni che hanno dato tutto per la propria disciplina sono alcuni tra i temi più ricorrenti della canzone d’autore e dei generi più moderni.

LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE ’68 scritta e cantata da Francesco De Gregori nel 1982: “Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. De Gregori racconta di un bambino che sostiene un provino in una squadra di calcio: la paura di non farcela che ha inizialmente lasceranno il posto alla felicità di sentire le proprie gambe che rincorrono un pallone, per dimostrare tutto il suo talento. Nel ritornello, il cantautore esalta i valori che un calciatore deve dimostrare nel campo di gioco, ovvero il sacrificio, l’umiltà e l’impegno, fondamentali per il prosieguo della propria carriera.

UNA VITA DA MEDIANO di Ligabue del 1999. Chi non conosce questa famosa canzone del grande Liga? Nel brano viene esaltata la figura del mediano, come Gabriele Oriali, calciatore dell’Inter e della Nazionale degli anni ’70 e ‘80 che colmava la poca tecnica con la grinta e la voglia di non mollare mai. Il mediano, infatti, è colui che nella vita di tutti i giorni pensa prima al bene degli altri, è altruista e soprattutto per lui la vittoria non è mai individuale, ma il successo è sempre di tutta la squadra. Una metafora di vita davvero bella.

CHE ABBIA VINTO O NO di Emis Killa ft. Antonella Lo Coco del 2014: “Non pensare a loro, tu vivi. Anche se i potenti fanno squadra coi cattivi.  Ancora non ti hanno battuto, niente è perduto. Quindi credici fino all'ultimo minuto”. Il calcio insegna anche nella vita ad affrontare le ingiustizie, a non arrendersi mai: non esiste una fine fin quando “c’è un secondo tempo da giocare”. Questa canzone insegna ad essere protagonisti della propria vita, nella quale non dobbiamo solo esultare per le vittorie ottenute, ma anche rimboccarci le maniche dopo le sconfitte e crederci sempre fino in fondo. “Ancora non ti hanno battuto, niente è perduto; quindi credici fino all’ultimo minuto”.

LA PRIMA DI CAMPIONATO di Luvanor ft.Willie Peyote del 2017 è una canzone dedicata a tutti gli amanti del calcio, sottolinea l’importanza dell’avvio del campionato per i tifosi più sfegatati che ogni domenica aspettano solo il fischio d’inizio.

GIMONDI E IL CANNIBALE di Enrico Ruggeri del 2000 è un brano dedicato a due leggende del ciclismo, l’italiano Felice Gimondi e il belga Eddy Merckx, detto “Il cannibale”, legati da una forte rivalità ma allo stesso tempo da una grande amicizia. “Scivolano vite e due destini persi nel sole. L’orologio prende il tempo e il tempo batte per noi. Non c’è più chi perde o vince quando il tempo non vuole.
Quando la strada sale non ti voltare; sai che ci sarò”.

PEDALA di Frankie Hi-Rng Mc del 2014 parte da un semplice movimento come una pedalata in bici per raccontare come nella vita bisogna rialzarsi da ogni caduta, credere nel proprio obiettivo e continuare a pedalare più forte. Questa canzone è stata infatti utilizzata come sigla ufficiale del Giro d’Italia dal 2014 al 2016.

LEGGENDA ORA SEI RE di Loris Shaba del 2017, è una canzone dedicata a tutti coloro che hanno reso grandi i loro sport grazie ai valori, alla voglia di vincere e alla capacità di reagire dopo ogni sconfitta. In particolare, questo brano è dedicato a Marco Simoncelli, il pilota di motociclismo italiano morto il 23 ottobre 2011 durante il Gran Premio della Malesia. Ho dedicato questa canzoneSimoncelli, perché il suo modo giocoso e solare di vivere mi ha affascinato e rapito. Mi ha fatto capire che se guardi attentamente all’interno di ogni persona, puoi trovare tante cose inaspettate e meravigliose. Ringrazio i miei genitori che hanno sempre creduto in me e Marco, che mi ha aiutato a non sentirmi solo”.

Mattia Pellegrini e Mattia Cipullo 4ALSU

Ed ora, buon ascolto!




giovedì 11 gennaio 2018

RIGORE SI', RIGORE NO: LE POLEMICHE CI SONO COMUNQUE!


La 20^giornata del campionato di Serie A si è conclusa con la partita Cagliari-Juventus.
Nonostante giochi in trasferta, la Juventus ha tutti i favori del pronostico a favore, forte del secondo posto in classifica, a 1 punto dal primo posto, occupato dal Napoli; il Cagliari, invece, è sedicesimo con 20 punti e cerca di ottenere la salvezza il più presto possibile.
Il primo tempo è dominato dai bianconeri, che nei primi 20 minuti colpiscono due "legni": prima Dybala colpisce la traversa su punizione, poi Bernardeschi prende il palo con un gran tiro a giro. Ma non finiscono qui le occasioni per la Juventus, che si vede annullare un gol a Benatia per fuorigioco (vede bene il guardalinee). Il Cagliari, che ha rischiato parecchie volte di andare sotto, comincia ad attaccare anche se la Juventus ha in porta un super Szczesny, che salva su Pavoletti e Farias, il cui tiro viene mandato sul palo.
Il primo tempo termina quindi 0-0, con la Juventus che ha dominato, ma il Cagliari ha saputo tenere testa. Il risultato è forse un po' bugiardo, perchè qualche gol poteva starci.
Il secondo tempo comincia con la Juventus a pezzi: prima Dybala si infortuna per un problema muscolare, poi Khedira dà forfait per un duro scontro avvenuto con il portiere della sua squadra Szczesny. I bianconeri, nonostante le perdite, continuano ad attaccare e sono pericolosi soprattutto con Douglas Costa, subentrato proprio a Dybala. Ed è proprio Douglas Costa l'uomo decisivo per i bianconeri: dopo aver saltato due giocatori del Cagliari, serve con un cross basso Bernardeschi che realizza il gol dello 0-1.
I giocatori del Cagliari però protestano animatamente per un contatto avvenuto tra il difensore della Juve Benatia e l'attaccante del Cagliari Pavoletti: Benatia, nel saltare, colpisce in pieno volto Pavoletti, che rimane a terra per tutta la durata dell'azione.
Il contatto è falloso, però il Cagliari, nell'azione successiva, aveva perso subito palla, perdendo il vantaggio ottenuto.
Pochi minuti dopo, altre proteste dei padroni di casa, per un tocco di mani in area di Bernardeschi su un cross di Padoin: in questo caso, il calcio di rigore sembra esserci, perchè il giocatore della Juventus salta tenendo le braccia molto aperte.
Dopo questi contestati episodi, succede poco o niente. La Juventus riesce a portare a casa una vittoria sofferta, ma comunque meritata, contro un Cagliari mai arrendevole, grazie al gol segnato da Bernardeschi.
La partita è terminata, ma le polemiche non finiscono qui: nei giorni successivi non si parla d'altro...

Mattia Pellegrini, 3ALSU