Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

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domenica 1 febbraio 2026

NORIMBERGA

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto, le classi dell’istituto Mattei si sono recate presso il cinema Capitol di Fiorenzuola d’Arda per la visione del film Norimberga.

Il lungometraggio, diretto da James Vanderbilt e con un cast stellare (Rami Malek, Russell Crowe, Micheal Shannon e Leo Woodall), è uscito nelle sale italiane il 18 dicembre 2025.

Il film tratta di un dramma storico ambientato nel 1945 dopo la resa del Terzo Reich che vede il processo verso i più fedeli seguaci di Hitler.

All'indomani della seconda guerra mondiale, lo psichiatra Douglas Kelley si reca, sotto richiesta dell’ambasciata Americana, a Norimberga per poter valutare la sanità mentale dei momentanei carcerati. Il più importante è Göring Hermann, colui che avrebbe dovuto prendere il posto del Führer.

Il giudice americano Dan Haywood ha avuto l'incarico di processare gli imputati nazisti.

Durante il dibattimento in aula emergono diverse testimonianze dagli imputati e viene mostrato un video dagli alleati ed è in quel momento che l’aria si fa tesa. Il cortometraggio riproduceva immagini reali provenienti dai campi di concentramento, alla visione di esso cala un silenzio che rende impossibile negare ciò che è successo.

Noi consigliamo la pellicola a tutti gli appassionati e non di film storici. Il ritmo accattivante, ti tiene infatti attaccato allo schermo facendoti immedesimare in quella situazione.

Uno dei momenti più toccanti è stato quando il sergente Triest all’inizio del film confida al dottor Kelley di aver smesso di fumare ma avrebbe ripreso solo quando sarebbe finita in modo definitivo la guerra. Dopo il processo dei nazisti il ragazzo esce all’aperto e prende una sigaretta ed un accendino ma una volta accesa rimase impassibile e la getta via. 

Il tema narrato è così forte da penetrare nel corpo e suscitare diverse emozioni, facendoti capire la gravità degli avvenimenti.

Il tema principale è quello della giustizia. La visione del film è importante per ricordare il passato.



Sveva Barbieri e Serena Bolgarani 3C LSU (testo), Rania Nssis 3C LSU (disegno)


giovedì 26 gennaio 2023

LA VOCE DI CHI VOCE NON HA


Quando parliamo del genocidio degli ebrei avvenuto durante la seconda Guerra mondiale si utilizza il termine Shaoh, parola di derivazione ebraica e utilizzata nella Bibbia con il significato di catastrofe, disastro e distruzione.
Oggi utilizziamo questo termine per definire il progetto di sterminio nazista e viene utilizzato dagli storici con due accezioni:
La prima accezione, include l’espressione coniata dal nazismo per indicare il piano di eliminazione sistematica degli ebrei che vivevano su suolo tedesco.
La seconda accezione, invece, oltre allo sterminio, include anche la legislazione antiebraica, applicata in Germania nel 1935 con le leggi di Norimberga e in Italia nel 1938 con le leggi razziali.
 
La Shoah, infatti, si inserisce all’interno di una storia di antisemitismo di lungo corso, basata sui pregiudizi e sulle ostilità millenarie che si sono tramandati nel corso del tempo.
Secondo le leggi di Norimberga venivano considerati ebrei o di sangue misto, tutti coloro che avevano almeno un nonno ebreo, indipendentemente dal fatto che si considerassero ebrei o che si fossero convertiti ad altre religioni e seguendo questa impostazione, i nazisti si proposero la distruzione totale e indiscriminata di ogni cittadino classificato di razza ebraica, considerando gli ebrei un pericolo per la sicurezza nazionale e la purezza della razza ariana.

 
Primo Levi nel suo capolavoro ‘Se questo è un uomo‘ ha raccontato gli orrori dell’Olocausto, con parole di rara potenza e umanità. Proprio per questo voglio riportarvi alcuni passi del romanzo per poter riflettere su ciò che è accaduto, su ciò che hanno subito le vittime, sulla sofferenza e sulle atrocità che un essere umano ha compiuto.
 
“Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.”
 
“Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager; ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi, e più squallidi. Ed era così faticoso fare quei pochi passi: e poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo.”
 
“Distruggere l’uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi. Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice.”
 
E infine, si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato. Benché inglobati e trascinati senza requie dalla folla innumerevole dei loro consimili, essi soffrono e si trascinano in una opaca intima solitudine, e in solitudine muoiono o scompaiono, senza lasciar traccia nella memoria di nessuno.”
 
Spesso mi domando come l’uomo sia potuto arrivare a tanto, mi domando come abbia potuto creare tanto dolore e tanta sofferenza, mi domando come l’uomo sia riuscito a restare impassibile, fermo, senza far trapelare emozioni di fronte a queste atrocità.
Proprio per non commettere più ciò che accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale dobbiamo continuare a ricordare, dobbiamo mantenere vivo il ricordo, dobbiamo continuare a raccontare e non dimenticare mai.

MARTINA SIGNORILE - 5^A LSU