Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

Visualizzazione post con etichetta romanzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta romanzi. Mostra tutti i post

domenica 19 dicembre 2021

CANTO DI NATALE di Charles Dickens


Si avvicina il mio periodo dell'anno preferito e perché non iniziare con un bel classico di Natale?

Canto di Natale, il capolavoro di Charles Dickens, è una favola che racchiude tutto l'incanto del Natale e che, come ogni grande storia, continua a far sognare grandi e piccini, generazione dopo generazione.

Credo che tutti conoscano la storia del ricco E. Scrooge e delle sua avarizia ma ripassiamo un attimo: attraverso la visita di tre spettri, il protagonista, rivivrà in una sola notte tre volte il Natale, lo spirito del passato gli farà rivivere un lontano Natale, lo spirito del presente gli farà conoscere eventi che non conosceva e lo spirito del futuro gli mostrerà le conseguenze possibili alle sua decisioni; Scrooge sarà molto cambiato alla fine del viaggio e riuscirà a trovare il suo cuore comprendendo il vero significato del Natale ma anche della vita, come la gioia di amare il prossimo senza riserve e la felicità del donare.

Chiudersi in se stessi e circondarsi di cose materiali, rende il nostro tempo vano e perso; invece amare, condividere ed aiutare il prossimo è ciò che ci rende veri e vissuti veramente.

Canto di Natale è una lettura che non manca di emozionare il lettore, è un romanzo che sa risultare speciale e prezioso ad ogni lettura, sempre attuale e ricco di insegnamenti preziosissimi. Da leggere e rileggere, non mi stanco mai di questo libro, in questi anni hanno realizzato tantissime edizioni nuove e anche moltissimi adattamenti cinematografici, la mia edizione della Marsilio editore non è delle più nuove ma mi piace tantissimo perché oltre ad esserci la traduzione in lingua italiana c'è anche lo scritto in lingua inglese.

“O fredda, fredda, rigida, temibile morte, allestisci qui il tuo altare, e addobbarlo con tutti i terrori di cui disponi: perché questo è il tuo reame! Ma all’amato, riverito e onorato capo non potrai torcere un capello per i tuoi paurosi scopi, o rendere odioso uno solo dei suoi tratti. Non conta che la mano sia pesante e cadrà quando la si lasci; non che il cuore e il pulsare del sangue siano immobili; ma che la mano fosse aperta, generosa e sincera; il cuore saldo, caloroso e tenero; e il pulsare quello di un uomo. Colpisci, ombra, colpisci! E vedrai le sue buone azioni sgorgare dalla ferita, per disseminare il mondo di vita immortale!” 


Troppo spesso i nostri pensieri sono rivolti a ciò che vorremmo, senza tuttavia apprezzare quello che già abbiamo. Ma ciò che per noi è cosa insoddisfacente, come tutta quella profusione di ricchezza materiale che agli occhi del protagonista pare non essere mai sufficiente, per altri è un grandissimo tesoro, molto più di quanto potrebbe mai sognare. E non siamo forse egoisti nel non condividere, ma soprattutto, nel non apprezzare ciò che fortunatamente abbiamo?

A volte però basta fermarsi, fare un passo indietro e osservare, proprio come il Signor Scrooge, per capire che anche l’uomo più ricco non lo sarà mai realmente se il suo animo è povero.

“Canto di Natale” è un romanzo di rinascita, dove un vecchio avido ed egoista, illuminato dal suo stesso passato, presente e futuro, riscopre come dare un vero significato alla propria esistenza. A quel punto, che paura può fare la morte all’uomo che in vita è stato buono e generoso?

MARTINA SIGNORILE

martedì 9 novembre 2021

LA CASA OLANDESE DI Ann Patchett


Conflitti, rancore, abbandono: sarò sicuramente di parte ma adoro leggere i romanzi che raccontano di famiglie complicate, con personaggi che sembrano uscire dalle pagine e ‘La casa Olandese’ è proprio uno di quei libri.

Il romanzo racconta la storia di due fratelli, Danny e Maeve, e del sentimento che li lega alla loro dimora in cui hanno trascorso la loro infanzia, una casa maestosa ma allo stesso tempo stravagante; la loro madre li abbandonò quando Danny aveva solo quattro anni e suo padre decide di risposarsi con Andrea, una donna senza scrupoli che decide di trasferirsi a Casa Olanda con le sue figlie. Da quel momento sembra che tutto vada a rotoli e l'apparente casa dei sogni comincia a dividere ogni membro della famiglia.

 “Guardiamo indietro attraverso la lente di quel che sappiamo adesso, perciò non vediamo gli altri come li vedevamo un tempo ma come li vediamo oggi, e questo significa cambiare radicalmente quello che è stato”

Il racconto si sviluppa in cinque decadi e, attraverso gli occhi di Danny, ripercorriamo il passato, scoprendo man mano gli eventi che hanno segnato la famiglia, fin da subito il vuoto lasciato dai genitori e l’importanza di associare il concetto di ‘casa’ alle persone care e non a un luogo specifico. 

Leggendo questo libro ho potuto riflettere sul vero significato di ‘casa’, o almeno, ho capito che cosa significa ‘casa’ per me; proprio in questo periodo storico, dove siamo stati costretti a stare nelle nostre case con la nostra famiglia, a convivere con la nostra vita interiore, abbiamo vissuto appieno la nostra casa, forse fin troppo, forse fino ad odiare le nostre quattro mura di casa, ed ho capito che ‘casa’ non è solo il luogo dove dormo, dove mangio e dove vivo, CASA è la mia famiglia, i miei amici, i miei adorati libri, i miei parenti più lontani che non ho potuto vedere per moltissimo tempo a causa delle restrizioni, per me casa è la scuola dove ho sempre potuto esprimermi e dove ho sempre avuto un contatto diretto con i miei compagni e con i miei insegnanti, per me casa è il mondo che sta al di fuori delle quattro mura di casa mia. Fa paura come molte cose che ci vengono private spesso sono la risoluzione a moltissimi dei nostri problemi, il contatto umano con gli altri che ci è stato privato per molto tempo e che continuano a privarcelo è l’unico rimedio all’infelicità, alla tristezza e alla solitudine.

‘La casa Olandese’ è una storia estremamente coinvolgente che affronta le mille sfaccettature dei legami familiari. Ann Patchett è capace di caratterizzare i suoi personaggi brillantemente, la psicologia di Danny e Maeve è palpabile, viva; trascina il lettore nel loro mondo ed è impossibile distogliere gli occhi dalla lettura.

E voi avete letto questo libro? Che cosa ne pensate? Qual è la vostra saga familiare preferita?

MARTINA SIGNORILE