Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

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giovedì 1 giugno 2023

LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CH'INTRATE: maturandi 2023!


"Lasciate ogni speranza voi ch'intrate": frase simbolo che sono sicura ogni alunno ha imparato studiando la Divina Commedia, posta sulla porta dell’Inferno dantesco rappresenta un monito non solo per tutte le anime che decidono di intraprendere il viaggio dantesco ma anche per tutti gli studenti che percorrono un percorso scolastico.
Perciò, essendo io alla fine del mio viaggio nella scuola, vorrei augurare un grandissimo “in bocca al lupo” a tutti i maturandi d’Italia, condividendo con tutti voi un importante consiglio in vista dell'esame di Stato: FREGATEVENE.

Fregatevene del voto con cui uscirete all'esame di maturità in quanto non è di certo un voto a misurarvi come persona, fregatevene se non sapete cosa volete fare dopo perché tutti i poeti che abbiamo studiato hanno cominciato con giurisprudenza per poi finire a fare poesia ( Aristo e Petrarca sono solo alcuni esempi che mi vengono in mente), fregatevene dell'ansia da prestazione scolastica che vi assale in vista delle prove: ci sta avere paura essendo la fine di un percorso lungo cinque anni, o forse qualcuno in più, ed è giusto voler fare una bella figura, ma credo che farsi prendere dal panico sia un po' troppo.
Tanto è una storia vecchia almeno quanto Roma,  arrivati davanti alla porta dell’aula dell’esame orale si dimentica tutto quello che si è studiato, ma sapete una cosa ? Va bene così. Alla fine, usciti da quella porta non vi ricorderete neanche più come vi chiamate.

Un ultimo piccolo consiglio ve lo voglio dare: non dimenticate mai le risate durante le lezioni tanto per interrompere la spiegazione, non dimenticate mai le notti passate in bianco il giorno prima dell’interrogazione, non dimenticate mai le più improbabili strategie per copiare degne di un agente dell’FBI e, soprattutto, non dimenticate mai i legami e le amicizie che avete creato: forse ci si può perdere di vista durante il lavoro o l’università, ma se un'amicizia è abbastanza forte vi auguro che sia per tutta la vita.

Detto questo, auguro a tutti voi un grandissimo e bellissimo 60 ;)

KATIA BINELLI - 5^A LSU

martedì 11 aprile 2023

THE GIRLS' POWER - CIRCE

 ‘Lassù le costellazioni ruotano e tramontano. La mia natura divina sfolgora in me come gli ultimi raggi di sole prima di tuffarsi nel mare. Un tempo pensavo che gli dèi fossero opposti alla morte, ma adesso vedo che sono più morti che altro, poiché sono immutabili, e non possono trattenere nulla nelle mani.’

 
Ci sembra di conoscere tutto sulla storia della maga Circe raccontata da Omero: la maga si innamora perdutamente di Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali; ma quello che non sappiamo è che c’è un prima e un dopo nella vita di questa donna, che ne fa uno dei personaggi femminili più belli e più complessi della mitologia classica.
 
Circe, figlia di un titano e di una ninfa delle acque, è molto diversa dai suoi genitori quanto dai suoi fratelli divini: preferisce stare con gli umani piuttosto che con gli Dei, ha un aspetto fosco e un carattere difficile. Proprio a causa di questa sua diversità, Circe si è sempre sentita inadeguata e sbagliata, ed è costretta a vivere in esilio sull’isola di Eea, dove scopre di possedere dei poteri divini.
Circe, oltre ad avere doti magiche, comprende di avere molte somiglianze con i mortali, poiché la maga tanto temuta ha dei sentimenti, ed infatti prova dolore e gioia, rabbia e felicità, soffre per amore ma ne è anche affascinata… eppure, arriva anche il momento in cui deve scegliere se appartenere al mondo dei mortali o al mondo degli Dei.
 
‘Per tutta la vita mi sono spinta avanti, e adesso eccomi qui. 
Di un mortale ho la voce, che io abbia tutto il resto.’
 
Circe, una dea che ha avuto la “colpa” di nascere donna, non particolarmente affascinante e con una voce sgraziata, viene posta sin dalla sua nascita ai margini della vita sociale nel palazzo della splendente Elios.
Circe, non completamente dea nè maga, ma una persona come tante, ha un animo puro, sincero, fragile nel suo essere forte, con le sue aspirazioni, i suoi timori, i suoi sbagli, i sentimenti che la contraddistinguono, rendendola semplicemente UNICA!
 
Dopo aver letto ‘La canzone di Achille’ non potevo non leggere ‘Circe’; devo dire che avevo grandi aspettative, avevo pensato ad un libro totalmente al femminile che mi facesse emozionare, ed è stato proprio così! anzi, ha superato le mie previsioni!
Il fatto che Circe provi dei sentimenti umani mi ha fatto completamente distogliere dalla visione che avevo prima su questa maga: la ricordavo solo come colei che aveva trasformato i compagni di Ulisse in maiali, invece questo libro mi ha fatto capire che è molto di più: una madre e una maga e una dea, insomma Circe non possiamo definirla in modo univoco perché è un personaggio multiforme.

Madeline Miller mi ha fatto emozionare anche questa volta ed è riuscita a trasportarmi nel mondo classico tra gli Dei e la magia di quel posto; la scrittrice non solo ho colto a pieno tutti i sentimenti e le emozioni che la maga Circe prova, ma tra dolore e gioia, preoccupazione e amore mi ha permesso di sentirla molto vicina a me.
Un bellissimo romanzo da leggere assolutamente per gli appassionati, come me, di mitologia classica, per scoprire un personaggio femminile davvero incredibile!
                                                                                               
MARTINA SIGNORILE - 5^A LSU

lunedì 19 dicembre 2022

Calendario dell'Avvento - day 20 - OCEANO MARE

Cari lettori del Mattei’s blog, oggi vi propongo un classico contemporaneo: una storia in da leggere lentamente per sentire l’animo commuoversi.
 
Peccati da assolvere, vite da ritrovare, sogni troppo grandi da rendere veri, desideri ardenti, una costante ricerca della propria identità, un passato che si interseca con il presente: ogni storia racconta l’esistenza di qualcuno, ciascuno voglioso di dare un senso alla propria presenza. Questo è ciò che converge nella Locanda Almayer, un luogo magico, ornato dalla bellezza di cui solo i vinti sono capaci, in cui si dice tutto in una sola parola, o tutto in una sola parola si nasconde, dove l’unico vero protagonista è il mare: regna sovrano sull’intera vicenda e dentro di esso i personaggi cercano redenzione o assoluzione, senza sapere che questo è intenso, forse troppo, immane, onnipotente, spettacolare, crudele.
 
E’ dunque la storia di Elisewin, una ragazza troppo fragile per vivere e troppo viva per morire, accompagnata dal fedele Padre Pluche. E’ la storia dell’avvenente e maliziosa Ann Deverià, colpevole di adulterio; del pittore Plasson che cerca di ritrarre il mare nella sua essenza, trovandone gli occhi; di Bartleboom, che del mare cerca la fine; del dottor Savigny, di Thomas, tetro e silenzioso, avvolto da un alone di mistero.
Soprattutto è la storia del mare, un mare che culla la solitaria locanda e chi vi soggiorna, un mare che riflette la luna e brilla di giustizia, un mare splendido, dove le singole onde si fanno vive e il rumore del loro frantumarsi sugli scogli ha un significato; un mare cruento, irrazionale e violento, laggiù, dove l’uomo mostra la sua vera natura, e si scopre che tutto diventa vero solo nella morsa della disperazione, oppure che il mare è uno specchio e, solo nel suo ventre, puoi davvero vedere
.
Questo è Oceano Mare, un libro dove il mare viene scritto con la m maiuscola da Alessandro Baricco, autore capace di renderlo vivo, il mare, di raccontarlo in ogni sua sfumatura, magica o violenta che sia.
Pubblicato in tempi recenti, è un’opera accattivante, alla quale si possono avvicinare tutti: è la storia del mare, quello vero, una storia che vi consiglio di leggere in maniera minuziosa, perché davvero in grado di solcare il cuore. D’altronde, come dice Baricco stesso: Oceano Mare è un modo di perdere tutto, per tutto trovare.
 
CRISTIAN MALLARDO – 2^A LS

giovedì 1 dicembre 2022

Calendario dell'Avvento - day 2 - LET IT SNOW

La magia del Natale splende su tre racconti d'amore, che s'intrecciano nella più classica delle romantic comedy natalizie, mettendo in scena intriganti equivoci, baci appassionati e situazioni esilaranti.

«Oddio, ti amo.»
«Oh.»
«Oh nel senso di bello?»
«Oh nel senso di meraviglioso.»


È la sera della Vigilia di Natale quando a Gracetown scende la neve, i regali sono già sotto l’albero e le luci brillano per le strade.

Sembra tutto pronto per le feste, ma una tormenta arriva e scombina i piani: così si può rimanere bloccati su un treno in mezzo al nulla e decidere di affrontare la bufera per seguire un perfetto sconosciuto, oppure partire eroicamente in auto solo per raggiungere una Waffle House affollata di cheerleader per quella che promette di essere una serata memorabile; o ancora ritrovarsi con il cuore spezzato ad affrontare una giornata costellata di improbabili imprevisti, che ha come guest star un adorabile maialino tanto piccolo da entrare in una tazza.

“Signori, vi auguro di viaggiare veloci e sicuri. Ma se doveste morire stanotte,
morirete nella consolazione di aver sacrificato le vostre vite per la più nobile 
delle umane cause. La conquista delle cheerleader.”

Let it snow è assolutamente il libro perfetto per chi cerca una bella storia ambientata nel periodo di Natale, che ha come protagonista l'amore.
E non un amore qualunque, ma quello raccontato dalle penne di tre degli autori più osannati dai lettori di tutto il mondo. Se ve lo state chiedendo, le storie sono brevi e interconnesse tra loro, oltre che commoventi, ironiche e piacevoli da leggere.

“So che nessuno è perfetto, che dietro ogni facciata di perfezione si nasconde un caos brulica di sotterfugi e pene segrete… ma anche tenendo conto di tutto ciò, Noah era pressoché perfetto.
Non ho mai sentito nessuno parlar male di lui. Il suo prestigio era indiscusso come la legge di gravità”

Proprio l’anno scorso la piattaforma NETFLIX ha creato l’adattamento cinematografico, ricreando benissimo l’atmosfera Natalizia e romantica raccontata nel libro.
 
Siete pronti a scoprire le emozioni di tutti i personaggi nei tre racconti?
 
MARTINA SIGNORILE - 5^A LSU

lunedì 28 novembre 2022

UN SOGNO E' PER SEMPRE - racconto di sport FINALE

 
Nei mesi successivi, si utilizzarono solo tre termini: fatica, lavoro, sudore. Nient’altro. I desideri devastati di un bambino oramai cresciuto ripresero forma sotto forma di convocazione, e non una qualsiasi, ma una veramente speciale: la finale di FA Cup.
Prima di attraversare il tunnel che lo conduceva alla tela verde su cui dipingere la propria passione, Hunter ripensò a ciò che si era dovuto conquistare con il sangue, agli sforzi che aveva fatto per essere lì; nei pensieri anche Jim, emozioni e sensazioni note, altre che non riusciva a controllare. Ma in campo non doveva pensare a nulla. Solo a giocare e a vincere.

5 Gennaio 2018. L’atto conclusivo della competizione percorso vede opporsi due rivali storiche: Manchester United e Liverpool. Fra le fila avversarie, Cole scorge, dalla panchina un volto familiare, ed è un salto nel passato. Lo mette a fuoco: quel ciuffo e biondo e la stazza non possono mentire. Timmy Williams veste la 9 del Liverpool. Un vuoto nello stomaco coglie Hunter. L’avversario gli sorride, beffardo. Cole freme, la sua squadra, passa in svantaggio proprio grazie a una prodezza aerea di Williams, riuscendo a riacciuffare il match a tre minuti dallo scadere con un contropiede orchestrato alla perfezione. Supplementari. C’è bisogno di un azzardo. Finalmente può tornare ad assaggiare l'ebbrezza di una vita. Il 29 sulle spalle e un obiettivo definito nella testa. La partita è stravolta dal suo ingresso, lo United domina e propone un calcio spettacolo che non anima i tifosi da tempo: a capo della banda, un astro nascente, un gioiellino che sta infiammando il match a suon di giocate strepitose, avendo già colpito un palo con un violento colpo di testa sugli sviluppi di un’azione manovrata con cura e qualità, sfiorando così il vantaggio, con un brivido lungo e intenso. Ma il calcio è imprevedibile. Azione di rimessa e angolo per il Liverpool. 
Tutti dentro a saltare e a difendere. La palla è tesa, forte. Accade l’impensabile: Cole la intercetta in pieno col braccio. Per l’arbitro non ci sono dubbi, ed è calcio di rigore. Fra le proteste animate e scurrili, al numero 29 è crollato il mondo addosso. E’ inconsolabile. Gli si crepa l’anima, dilaniata da un nero nulla. Williams si appresta a battere: sicuro e intraprendente può regalare la vittoria ai suoi, basterebbe calciarla dentro ma non vince la pressione dagli 11 metri. Il portiere indovina l’angolo. Urlo che squarcia l’aria all’Old Trafford, il teatro dei sogni dove si sta disputando la gara. Per festeggiare non c’è tempo, ma per un’ultima e disperata azione sì, eccome se c’è! Lancio lungo e misurato. Lo stop è di una delicatezza sofisticata, la palla viene accarezzata ad ogni tocco, per arrivare, infine, al cross. Il tocco è perfetto, morbido e preciso al punto giusto. Il pallone pesa, pesa più di tutti quelli che Cole abbia mai solo immaginato di calciare. Il cuore fuori dal petto, gli occhi fissi che divorano il suo obiettivo. La giovane promessa impatta col collo del piede come gli è stato insegnato dal suo più grande maestro, il nonno Jim. Precisione e potenza convergono in un tiro che è destinato alla storia. 
Il pallone scheggia la traversa per poi gonfiare prepotentemente la rete. Rimonta completata: Liverpool 1, Manchester United 2. La firma del goal della vittoria ha un nome e un cognome: Cole Hunter, ancora una volta.

Grida che osannavano il suo nome, compagni che lo travolgevano e lo lanciavano per aria. Questo è il calcio: universo di emozioni contrastanti, dove le regole vengono scritte per essere infrante per una gioia devastante da una parte, e una sconfitta amara dall’altra. Cole cercò la solitudine vicino alla bandierina, stravolto e steso per terra, mentre gli altri cominciavano già a darsi ai festeggiamenti. In realtà Cole era accompagnato, scrutato, protetto. Via la maglia: la stese sul prato. Il 29 al cielo, mentre con un bacio salutò il nonno: Avevano vinto insieme anche quella volta. Dopotutto, un sogno è per sempre.


CRISTIAN MALLARDO - 2^A LS

venerdì 25 novembre 2022

UN SOGNO E' PER SEMPRE - racconto di sport parte II

 A casa lo attendevano la madre e Jim; il ragazzo arrivò ansante per la corsa fatta dal campo di gioco: quella losca figura era un osservatore del Newcastle, famosa e titolata squadra della Premier League, e aveva deciso di convocarlo per un provino: il paragone con uno dei mostri sacri del calcio, Drogba, alimentò ulteriormente l’entusiasmo del ragazzino in grado ora di toccare il cielo; la casa fu invasa da una felicità incontenibile. Tutto andò per il meglio, e dalle strade che per lungo tempo erano state il tempio del gioco di Cole, si passò al professionismo. La novità del suo successo si sparse in fretta e furia, viaggiando da una bocca all’altra sempre con un alone di orgoglio e contentezza nei suoi confronti, finché la notizia non arrivò a Timmy Williams, ragazzino della stessa classe di Hunter: stazza robusta, folta chioma bionda raccolta in ciuffo che ricadeva sul volto ancora bambinesco dove risaltavano i glaciali occhi azzurri; condivideva con Cole una passione straordinaria per il gioco del pallone e un'abilità, una tecnica naturale, dono per pochi prescelti. Il ragazzo fu colto da un’invidia straripante e i due, prima in buoni rapporti, finirono per avere un aspro confronto, conclusosi nel peggiore dei modi: testimoni l’occhio nero e gonfio di Hunter da una parte, il sangue che colava imperterrito dal naso di Williams dall’altra.


Esclusa questa piccola parentesi, il percorso di Cole nelle giovanili del Newcastle fu netto, caratterizzato da una fame, da una cattiveria agonistica tipica di chi vien dal nulla. Allenamento dopo allenamento, stava componendo come una splendida sinfonia di note piccole e fondamentali, che ben presto tutti avrebbero intonato. Il primo movimento dell’opera era stato concluso, il secondo stava per bussare alla porta: la chiamata in prima squadra. Le prestazioni, l'atteggiamento, la qualità: tutto aveva convinto; Cole era pronto per il grande salto: la convocazione arrivò inaspettata ma il giovane seppe rispondere “presente”. La squadra, che attraversava un periodo tutt’altro che roseo, aveva bisogno di spirito e carica nuova, della grinta di cui solo i giovani sono capaci, perché ancora vogliosi di spaccare il mondo e diventare pezzi pregiati nella vetrina dei talenti; per salvare la stagione e evitare una fallimentare retrocessione la squadra necessitava di una scossa, e questa scossa aveva nome e cognome: Cole Hunter.

Minuto 69. Si alza la lavagnetta: numero rosso, il 9 - numero verde, il 22. Significato inequivocabile: il ragazzino è dentro, fra la curiosità di tanti e lo scetticismo di molti. Questo è davvero quello di cui la squadra ha bisogno? Ha davvero le capacità necessarie? Saprà reggere la pressione? Cole entra in campo con la semplicità e la tenacia di sempre, non avverte alcun peso e, anzi, porta su quel rettangolo divertimento, perché per lui il calcio vero è fatto di questo. Eppure tutto è fermo, bloccato sullo 0-0. Il tempo è tiranno, inesorabile. La partita sembra conclusa, quando il pallone carambola sul piede del 22, che insacca e non perdona:1-0. E’ tutto vero. Corre all’impazzata, inarrestabile, si getta poi sotto la curva dei tifosi che lo acclamano come nuovo prescelto. Uno stadio intero grida a squarciagola il suo nome, mentre i compagni lo travolgono e gli prendono il volto fra le mani. Esultanza sfrenata. Delirio totale. Il suo esordio è un ingresso in paradiso, solo l’apice di una scalata che ha radici nell’inferno. Tutto dura, però, una frazione di secondo, perché è subito ora di riprendere posto e difendere agguerritamente il risultato. Prima di mettersi in posizione, Cole cerca, però, il numero uno fra i suoi fan. Lo aggancia: lui ha gli occhi fissi sul suo gioiellino, ricolmi di orgoglio perché la soddisfazione più grande della sua vita è arrivata ora grazie al nipote. I due si scambiano uno sguardo complice, che racchiude il mondo. Gli ultimi minuti sono un continuo assalto della squadra avversaria, che non riesce tuttavia a trovare la via del goal. Triplice fischio: il campo ha decretato il suo giudizio. 1-0 Newcastle, marcatore Hunter. La giovanissima stella della squadra viene idolatrata, il goal da vero e proprio rapace d’area gli porta tantissimi complimenti. E tutto questo è solo l’inizio di un grande sogno che finalmente può chiamarsi realtà.


Il continuo della stagione fu da favola, i numeri impressionavano e Cole diventò fondamentale per la squadra: grazie a lui la salvezza fu ampiamente raggiunta. Oltre ad essere diventato il beniamino dei tifosi, il giovane prodigio aveva attirato su di sé l’interesse di tutti i top club europei: la classe era unica e il talento magistrale. Milan, Bayern Monaco e Atletico de Madrid insistettero fortemente per Hunter, divenuto  pezzo pregiato sul mercato. Dopo una trattativa lampo, Cole firmò ufficialmente per il club dei suoi sogni, dove, oltre al nonno, aveva militato anche il suo idolo Cristiano Ronaldo. Gli venne offerta la possibilità di indossare la maglia numero 7, che era stata del fuoriclasse portoghese; tuttavia rifiutò la proposta, che non poco lo aveva lusingato, a favore della 29.

Sfortunatamente non sempre tutto va per il verso giusto: le difficoltà si presentano sempre sul più bello, a rovinare tutto. A volte sono piccoli sassi che intralciano il cammino, altre volte muri invalicabili. Possono essere un fiumicello che scorre veloce, o un intero oceano in tempesta che bisogna attraversare. Infatti, per tutta l’estate un vuoto nero aveva riempito la mente di Cole, che si ritrova a dover fronteggiare un nemico che non poteva sconfiggere: ineluttabile la morte, prima o poi, bussa alla porta di tutti. Anche a quella di Jim. D’improvviso: infarto, il 29 giugno. Ecco il perché della maglia. Anche in punto di morte, il nonno combatteva con tutte le sue forze e Cole lo aveva visto. Li aveva lasciati col sorriso, dopo aver parlato col nipote: sebbene avesse già raggiunto traguardi straordinari, non si sarebbe dovuto accontentare; la fame doveva essere quella di sempre, la stessa che lo aveva condotto in alto. Jim era molto orgoglioso di lui, ma questo non glielo disse. Si lasciarono con un abbraccio, un abbraccio che valeva più del pane quando a casa mancava il cibo, o dell'acqua quando il freddo regnava sovrano. Valeva molto, molto di più quell’ultimo abbraccio tra loro. All’orecchio, una frase, che sarebbe rimasta stampata nella memoria e impressa nel cuore di Cole: "un sogno è per sempre". Da quel momento, si convinse che, dall’alto del cielo, una stella, la sua stella, vegliasse su di lui. Poco dopo, il buio.

Quei mesi d’inferno passarono lenti ed esasperanti; l’unico faro della sua vita rimase la madre, pronta a supportare il figlio come spesso aveva fatto. Questo, fino alla fatidica chiamata. Ulteriore pezzo, pur sempre fondamentale, dello stratosferico puzzle che si stava venendo a formare. Ebbene, davanti a Cole si prestava un sipario spaventoso: da subito il gioco ad alto livello si dimostrò finalizzato a un solo scopo: vincere; non importava come, il fine giustificava i mezzi, il risultato ciò a cui bisognava arrivare. Non era più il suo calcio, quello puro del divertimento di un ragazzino spensierato: era lo sport dei milioni, lo sport dei soldi sporchi. Tuttavia Hunter si ribellò: aveva raggiunto il club dei suoi sogni con semplicità e genuinità, ispirato dai suoi più grandi idoli, e voleva continuare a vincere da guerriero combattendo col sorriso. E così fu: l’eleganza del suo gioco lo aveva contraddistinto nell’inizio burrascoso al Manchester, ma il calore del tifo non era tuttavia lo stesso, tanto meno l’atmosfera: avrebbe voluto volare in campo ma ogni giocata era pesante e alimentatrice di focose critiche, sempre più numerose e ingenti.

17 ottobre 2017, Manchester United-Leicester City. Il mister non demorde, ancora fiducia ad Hunter. Peccato per l’ennesima prestazione sottotono, senza sicurezza e troppo timoroso di sbagliare. E la paura, nel calcio come nella vita ha le gambe corte. Corre il minuto 27. Palla a metà fra Cole e il 19 avversario. Entrambi si avventano sul pallone. Uno, una lepre; l’altro, un leone. La scivolata risulta cattiva, intervento di pura foga che, dopo aver spostato la sfera, si infrange sulla caviglia della giovane stella. Dolore incontenibile. Si accascia a terra. Tutto nero. La barella. Dolore inconcepibile. Due profonde fratture: una della caviglia, l’altra del cuore. Dolore logorante. Buio pesto.

Nuovamente conscio, Cole si ritrovò in infermeria, dove le buone notizie sono dietro l’angolo: la violenza dell’impatto era stata tale da fargli perdere i sensi, ma ciò che più preoccupa era l’entità dell’infortunio: “lesione profonda, fuori cinque mesi”. Queste parole rimbombarono ripetutamente nella testa dell’asso inglese, senza trovare collocazione vagando nel mare della sua mente in cerca di un’introvabile terra ferma. Disperazione, paura, angoscia gli stravolsero l’animo: una carriera troncata sul nascere, un fiore potato sullo sbocciare. Ma senza difficoltà, d’altronde, che vita sarebbe stata? Demordere sul più bello? Non era la scelta di Cole: dopotutto, un sogno è per sempre.

CONTINUA...


CRISTIAN MALLARDO - 2^A LS

domenica 12 novembre 2017

Cosa sono le emozioni?

Durante il convegno "La passione che vince ogni sfida. L'energia delle donne",  si è parlato tanto dell'importanza delle emozioni.
Tuttavia, ci si è espressi analizzando le emozioni in modo – forse – troppo  semplicistico. 
Il dottore Claudio Costa, infatti, si riferiva al mero lasciarsi emozionare. In altre parole, il dottore intendeva per emozione una presa di coscienza delle proprie e personali interpretazioni emotive.
Ma noi, del Liceo delle Scienze Umane, studiando psicologia abbiamo appreso che le spinte emozionali sono molto più complesse.

Entriamo dunque nel colorato mondo delle emozioni...

Chi di noi non si è mai emozionato? Che sia tristezza quando prendiamo un brutto voto o felicità nell'incontrare un amico che non vediamo da tanto tempo, è impossibile non avere delle spinte emotive.
Cosa sono le emozioni?

In psicologia  - quando si parla di emozioni - si intende una reazione psicofisica, breve ed improvvisa, provocata da uno stimolo esterno.

Le emozioni comportano delle vere e proprio reazioni fisiche che possono essere di diverso tipo: fisiologiche, quando la pressione sanguigna o il ritmo respiratorio è alterato, per intenderci il classico "batticuore"; viscerali, quando si ha una momentanea perdita del controllo neurovegetativo, per esempio quando non si riesce a controllare l’apparato sfinterico; la reazione espressiva vede una modifica della mimica facciale. Ultima ma non ultima la reazione psicologica in cui le persone possono provare anche delle emozioni ambivalenti: sono felice perché devo fare un viaggio e, contemporaneamente, temo che qualcosa possa andare storto.

Una domanda potrebbe sorgere spontanea: le emozioni sono innate oppure si sviluppano con la crescita personale?
A questa domanda molti studiosi hanno cercato di dare una risposta.

Le emozioni primarie sono quelle innate e sono riscontrabili in qualsiasi popolazione, per questo sono definite primarie, ovvero universali. Le emozioni secondarie, invece, sono quelle che originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.

Katerine Bridges, psicologa canadese, ha studiato lo sviluppo emotivo del bambino. Nelle sue ricerche ipotizza che alla nascita i bambini presentino un'eccitazione diffusa, espressa con un movimento disordinato di braccia e gambe o con il pianto. Dopo tre mesi, l'eccitazione diffusa inizia a differenziarsi in sofferenza per la fame o per il dolore e in piacere, reso evidente dal riso e dal rilassamento dei muscoli. Le vere e proprie risposte emotive come disgusto o paura, si sviluppano nei mesi successi. Mentre, dopo i primi due anni di età, compaiono emozioni più complesse,date dalla combinazione di quelle sviluppate in precedenza.
Robert Plutchick, psicologo statunitense, individua otto emozioni primarie: rabbia, paura, tristezza, gioia, accettazione,disgusto, attesa, sorpresa. La mescolanza di tutte queste spinte emotive dà origine ad altre emozioni, denominate complesse. Ad esempio il rimorso deriva dall'unione di disgusto e tristezza, mentre la combinazione di sorpresa e paura crea lo spavento.

Un’altra domanda che è facile porsi è: a cosa servono le emozioni?
La risposta è: le emozioni hanno un valore adattivo, ossia ci aiutano a rispondere in modo più o meno efficace alle problematiche della quotidianità.

Il famoso scienziato Charles Darwin, ritiene che le emozioni si siano sviluppate nel corso dell'evoluzione delle varie specie animali e, che siano fondamentali per l'adattamento all'ambiente e per la sopravvivenza. Un'emozione elementare come la rabbia aiuta ad essere più forti durante le battaglie, poiché si attivano nell'organismo reazioni fisiologiche che preparano l’individuo a mantenere un forte stato di eccitazione utile all'aggressività.

Non dobbiamo, tuttavia, pensare alle emozioni solo come mere risposte istintive a degli stimoli esterni, le emozioni sono anche spinte motivazionali.
Infatti, in base agli scopi che vogliamo raggiungere, sono numerose le spinte emotive che si verificano all’interno del nostro stato psico-fisico. Anche l'educazione ricevuta e la cultura del proprio gruppo di appartenenza sono una variabile fondamentale per comprendere il nostro stato emotivo e, soprattutto, ci fanno capire alcune delle nostre reazioni.

Sabrina Bonelli 3ALSU