Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

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mercoledì 28 gennaio 2026

Con-Vinciamo

Venerdì 16 gennaio 2026 le classi del triennio del polo Mattei hanno assistito e partecipato ad un incontro che si è tenuto in aula magna con due neuropsichiatri, il dottor Parisi e la dottoressa Albamonte e con un ragazzo, affetto da autismo, che ha testimoniata la sua esperienza.

Tutte le classi presenti hanno potuto, attraverso gli interventi proposti, riflettere sul tema della disabilità da un punto di vista sociale.

Il primo intervento è stato tenuto dal dottor Roberto Parisi, neuropsichiatra infantile e primario del dipartimento di salute mentale di Piacenza, che ha trattato la disabilità in qualità di esperto e professionista che è a contatto diretto con casi di ogni tipo.

Quando si parla di disabilità oggi non si pensa più solo a una malattia o a un problema della persona ma sempre più spesso si utilizza una prospettiva psico-sociale che guarda anche all’ambiente in cui l'individuo vive perché una difficoltà può diventare un vero limite solo quando esso non è accogliente o inclusivo.

In questo cambiamento è centrale il concetto di funzionamento. Non conta solo “che problema ha” una persona, ma come funziona nella vita di tutti i giorni: cosa riesce a fare, come comunica, come partecipa alla vita sociale. Questo ha modificato l’approccio medico tradizionale che era molto concentrato sulla diagnosi mentre oggi essa serve soprattutto a capire meglio la persona e a costruire percorsi terapeutici su misura, pensati per migliorare l’autonomia e il benessere e non solo per curare i sintomi. A tal proposito è importante anche distinguere tra comportamento deviante e comportamento patologico: il primo indica qualcosa che non rispetta le regole sociali senza indicare necessariamente  una malattia mentre il secondo è legato a un disturbo psicologico che crea sofferenza e rende difficile il funzionamento quotidiano. Fare questa precisazione aiuta a evitare giudizi e stigmatizzazioni inutili.

L’intervento successivo è stato proposto dalla dottoressa Silvia Albamonte, neuropsichiatra, che ha parlato dell’autismo e delle sue forme in relazione al contesto sociale evidenziando come esso possa presentare differenze specifiche per il soggetto che ne è affetto.   L’autismo non è uguale per tutti ma comprende funzionamenti molto diversi. Le persone autistiche possono avere modalità particolari di comunicazione e relazione che influenzano i rapporti con gli altri. Tuttavia, quando l’ambiente è informato e rispettoso, molte difficoltà relazionali si riducono. Ancora una volta non è solo la persona che deve adattarsi ma anche la società.

Una testimonianza diretta è stata offerta da Lorenzo Rizzi, un lead engineer a cui è stato diagnosticato l’autismo ad alto funzionamento 10 anni fa. Raccontando la sua vita ha riferito delle esperienze di rapporti sociali influenzati dalla diagnosi dell’autismo per far capire che non deve essere una malattia o un limite fisico e mentale a fermarci negli obiettivi che ci poniamo nella nostra vita ogni giorno.

Questo incontro è stato un’occasione di riflessione per tutti gli studenti presenti perché  ha fornito indicazioni basate su studi ed esperienze dirette. E’ importante trattare tematiche legate all'inclusione perché quando ci si relaziona con persone che presentano limiti o difficoltà di vario genere è necessario saper adottare il giusto atteggiamento e approccio per non farle sentire diverse ed escluse.


Iskra Colic e Andrea Longo 5A LSU

mercoledì 12 novembre 2025

Senza troppi giri di sedia: raccontare la disabilità per ciò che è davvero.

 


Ciao a tutti! 

Siamo Martina e Francesca, due ragazze con un’idea un po’ fuori dagli schemi: il nostro progetto si chiama “Senza troppi giri di sedia” ed è nato grazie al sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e di YouthBank.

Il nostro obiettivo? Parlare di disabilità in modo diretto, vero e senza filtri, lasciando da parte le solite due visioni distorte: quella del pietismo, che fa sembrare tutto più triste di quanto sia, e quella dell’eroismo, che trasforma la quotidianità in un’impresa da film.

La disabilità è parte della vita, come mille altre cose e noi vogliamo raccontarla così: con leggerezza, ironia e verità.


Dove ci potete trovare?

Abbiamo aperto le nostre pagine su Instagram, TikTok, Facebook e YouTube, dove condividiamo video, interviste e piccole “sfide” quotidiane per mostrare la realtà da prospettive diverse.

Il nostro motto? Abbattere le barriere… fisiche e mentali! 

Di recente abbiamo lanciato la rubrica “Attività domestiche”, in cui mostriamo, con un pizzico di ironia, come cambia (o a volte non cambia affatto) la gestione della casa tra una persona con disabilità motoria e una senza.


Perché lo facciamo?

Perché ci siamo accorte che c’è ancora tanta confusione, tanti tabù e troppi silenzi intorno al tema della disabilità.

Con “Senza troppi giri di sedia” vogliamo creare uno spazio di confronto e normalità, dove si possa ridere, riflettere e – perché no – cambiare un po’ il modo di vedere le cose.

Vogliamo anche documentare il livello di accessibilità nei nostri paesi e dare voce a chi ha voglia di parlare del tema in modo nuovo, autentico e creativo.


E ora?

Abbiamo in programma interviste imperdibili:

  • con la professoressa di arte e Architetto Bianca Maria Maggi, che ci racconterà il rapporto speciale tra arte e disabilità, dove la creatività diventa un linguaggio universale.

  • e ancora tante altre con ospiti speciali del territorio!

E questo è solo l’inizio!


Hai una storia da raccontare?

Se anche tu vuoi dire la tua, condividere un’esperienza o proporre un’idea, scriveteci sulle nostre pagine social!

Crediamo che ogni racconto possa accendere una luce, cambiare uno sguardo, far nascere un sorriso.

Puoi trovarci su Instagram, TikTok, YouTube e Facebook come @senzatroppigiridisedia


Perché solo parlando apertamente possiamo costruire una vera cultura dell’inclusione.

E noi siamo pronte a farlo, una storia vera alla volta.

Francesca Fiorani (5A LSU) e Martina Villaggi

https://www.instagram.com/reel/DPwbQx1jc-Y/ 

https://www.youtube.com/@senzatroppigiridisedia


sabato 30 dicembre 2023

Con PizzAut nutriamo l'inclusione !

Nico Acampora, ex educatore napoletano, durante il convegno all’università Cattolica di Piacenza, ha parlato alla nostra platea di studenti, di autismo.

L’autismo è un disturbo psicologico che porta un soggetto a compiere comportamenti strani e continui fin dall’infanzia.

Infatti, i neonati autistici compiono di insolito il dondolio,il rifiuto delle coccole, del contatto visivo e addirittura dei rapporti sociali.

Inoltre, essi iniziano a parlare più tardi a differenza dei coetanei e provano grande agitazione in caso di cambiamenti, come nuovi alimenti o giocattoli.

Questo disturbo è parecchio diffuso in Italia; la stima dei bambini autistici è pari a 500000-600000.

Talvolta viene raramente portato rispetto a questi soggetti e, in particolar modo, nell’ambito lavorativo.

Qui si inserisce l’insolita iniziativa di Nico Acampora,fondatore di “PizzAut”.

Nico ha preparato questo progetto grazie ad un’esperienza diretta con l’autismo.

Infatti, dopo aver visto il secondogenito autistico Leo, nato nel 2010, preparare una pizza per la famiglia, ha creduto che questa attività potesse essere d’aiuto a tutti gli autistici.

Pizzaut” non è una semplice pizzeria nella quale sono coinvolti 35 giovani di età compresa tra i 20 ed i 25 anni, bensì un grande esempio di inclusione sociale, altro argomento trattato durante il convegno.

L’inclusione dal punto di vista sociale indica la percezione dell'appartenenza all’interno di gruppi od istituzioni e ha come obiettivo da raggiungere l’eliminazione delle discriminazioni prodotte da diversi fattori proprio come le disabilità .

Per Nico è impensabile che gli autistici non possano lavorare o studiare a causa del loro disturbo o che non possano avere la loro autonomia nel mondo lavorativo.

I dipendenti del ristorante hanno subito grazie a Nico un grande cambiamento in positivo:alcuni sono passati dal non rivolgere la parola a nessuno ad abbracciare tutti i clienti.

Successivamente Nico ha creato anche il “PizzAutobus” ovvero un insieme di food truck gestiti da 5 dipendenti autistici; il suo intento è quello di espandere ad ogni provincia un furgoncino per permettere a circa 500 autistici di trovare lavoro.

Queste attività potrebbero essere proposte, secondo me, anche agli studenti nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro.

Affiancate allo studio, esse potrebbero diventare ottime tecniche di apprendimento.

In primo luogo esse potrebbero equivalere alle prime esperienze lavorative di uno studente il quale potrebbe capire cosa vuol dire avere buoni rapporti con i propri colleghi e,di conseguenza, imparare a rispettarli ed accettarli così come sono.

                                                                                                  Francesco 3BLSU