Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

mercoledì 4 febbraio 2026

Il sussurro del fiume



Fiume che scorre, mormorante, trascina foglie e ricordi
nella sua segreta corsa.
E Il flusso di pensieri, sottile ronzio,
gli scivola accanto, accompagnando la sua corsa
la neve, muta il paesaggio in un respiro ovattato
avvolge il paesaggio come una fredda coperta, di un bianco candido.
Le case si stringono nel bianco silenzio.
Il rumore del camino, caldo e scoppiettante,
riduce le ombre alle pareti, in danze di brace.
Il battito del cuore, inesorabile ticchettio,
accompagna il ronzare dei ricordi passati
e lì nella stanza dove tutto sembra fermarsi,
osservo il candido paesaggio che inizia a svegliarsi. 

Valentina Gessaga 5B LSU






















Rania Nssis 3C LSU

Novità per il Mattei's Blog

 

Grandi novità per la nostra redazione. Il termine di consegna per le poesie partecipanti alla terza edizione del concorso letterario “I colori delle mie emozioni” è scaduto e tante ne sono giunte al nostro indirizzo mail. Gli studenti delle scuole secondarie di primo grado si sono messi  in gioco con la loro creatività.

Un duro compito ora spetta a noi redattori  ed è quello di leggere ogni componimento con attenzione e passione per decretare  le poesie vincitrici perché, oltre al prestigio della vittoria che non fa mai male, ci sarà un riconoscimento speciale.  

Le poesie vincitrici e i testi dei finalisti meritevoli verranno pubblicati ufficialmente proprio qui sul nostro blog e sul giornalino cartaceo della scuola. Sarà un'occasione unica per trasmettere le vostre parole.

Cosa cercheremo nei vostri versi? Quando analizzeremo le vostre poesie cercheremo parole capaci di lasciare il segno, un punto di vista unico che ci faccia vedere le cose in modo nuovo e infine quel brivido che solo un testo autentico sa regalare.

Ma in questa nuova missione non saremo soli perché ci aiuteranno gli studenti del corso di scrittura creativa. Nel nostro istituto, a partire da quest’anno scolastico, è stato attivato questo corso e per capire meglio come nasce questa iniziativa abbiamo intervistato la professoressa Pisu che lo cura. Lei ci ha spiegato che, oltre alla scrittura, l'obiettivo del corso è creare una vera famiglia.

La prof. ci ha confessato qualcosa di molto profondo: anche lei impara ogni giorno dai suoi studenti. Mentre i ragazzi svolgono gli esercizi e scrivono i loro versi lei osserva e assorbe e ha affermato: "Imparo tantissimo da loro, spero sempre di cogliere la loro luce quando leggo quello che scrivono". Proprio per non perdere questa magia, tra i progetti futuri c'è l'idea di creare una raccolta di tutte le poesie, un modo per rendere concreto il lavoro fatto insieme e custodire le emozioni nate durante le lezioni.

Si può insegnare la creatività?

Secondo la prof. la risposta è no, la creatività non si insegna, si canalizza. "Tutti siamo creativi in qualche modo prendiamo come esempio il falegname che crea un'opera d'arte dal legno o il programmatore che scrive un codice. La creatività ce l'abbiamo tutti, l'importante è saperla canalizzare e poi esprimerla sulla carta". Il corso serve proprio a fornire gli strumenti necessari per dare forma a quel talento che ognuno di noi possiede. A chi ha grandi idee ma ha paura di non saperle esprimere, la prof ricorda che il blocco dello scrittore è una sfida reale. Il segreto è non forzare la Musa, così la definisce, ma farsi trovare pronti segnando ogni idea sui block-notes o sul cellulare. Lei ad esempio quando ha un'idea scrive dappertutto. Bisogna buttare giù i pensieri senza troppa razionalità: "Scrivete le prime cose che vi vengono in mente, anche senza un ordine preciso. Qualcosa di buono nascerà sempre non possiamo comandare alla Musa ma quando arriva, qualcosa di magico accade."

Durante l' intervista è emerso che la passione della prof. nasce proprio tra i banchi delle medie la sua insegnante di allora le consigliò di scrivere tutti i suoi sogni a occhi aperti per renderli concreti visto che era una ragazza molto creativa e con la testa tra le nuvole. "Più leggi e più scrivi, e più scrivi e più impari a farlo", ci ha ricordato. Il suo consiglio per noi? Lasciatevi andare, esprimete ciò che sentite e, solo dopo, passate alla revisione per limare i vostri versi.

Una studentessa,  da noi  intervistata e che frequenta il corso, ci ha raccontato come la sua prospettiva sia cambiata radicalmente. Iscritta inizialmente per migliorare il rendimento scolastico, ha scoperto che scrivere è un modo divertente e libero per esprimere se stessa. Parte di questo divertimento deriva da esercizi sensoriali. "A volte facciamo dei giochi particolari, come imitare dei suoni. Lo facciamo per capire il ritmo delle parole".

Riguardo al tema del contest "I colori delle emozioni" la studentessa  ha espresso un parere molto onesto, lo ritiene un tema affascinante che permette di dare un'identità visiva a ciò che proviamo, ma allo stesso tempo è una sfida complessa. Come ogni tema importante richiede impegno per essere rispecchiato fedelmente nelle parole ma è proprio questa difficoltà a renderlo stimolante.

Lei ha imparato così ad uscire fuori dagli schemi non soffermandosi solo sulla traccia scolastica ma usandola come trampolino. "Quando scrivo sento il bisogno di immergermi completamente nelle parole per rilasciare tutte le mie emozioni all'interno di esse". Ed è qui che vediamo come il foglio diventa un luogo dove i sentimenti prendono forma e trovano il loro ritmo unico.

E per dar spazio ai lavori di questo corso al Mattei’s blog è stata aggiunta la nuova rubrica “Scrittura creativa”.

Se queste novità vi hanno incuriosito non vi resta che continuare a leggere le nostre pubblicazioni!

La Direttrice Marwa 3C LSU

 

Buen Camino

Voglia di divertirsi in compagnia di amici o parenti? Penso che “Buen camino” faccia proprio al caso vostro.

Questo è l’ultimo film in cui Luca Medici, comico noto con lo pseudonimo di Checco Zalone, che ha recitato dopo diversi anni di inattività.

In questo film veste i panni di un uomo agiato che non lavora e che adora vivere nell’ozio totale.

Infatti dimora in una villa assai lussuosa insieme alla sua compagna, una modella messicana, e passa la maggior parte del tempo a festeggiare ed a gozzovigliare con gli amici sullo yacht privato.

Ha anche una figlia di 17 anni, Cristal, che ha un carattere completamente diverso da lui e, di nascosto, ha deciso di allontanarsi per intraprendere il cammino di Santiago di Compostela.

Allarmato da questa situazione di cui è venuto a conoscenza grazie a Corina, amica di Cristal, anche lui inizia a percorrere il cammino a bordo della sua Ferrari.

Una volta raggiunta la figlia lei lo ignora completamente e lui inizia a pensare di abbandonare il percorso svolto finora.

Tuttavia, grazie alle parole di conforto della pellegrina Alma, decide di proseguire e man mano inizia a cambiare il suo carattere esuberante per entrare in contatto con la figlia.

Il punto di svolta del film avviene quando lei inciampa e si frattura un piede e questa situazione la costringe a restare in sedia a rotelle e qui Checco la aiuterà a concludere il cammino spronandola a non mollare.

Una volta giunti a Capo Finisterre, Checco si dichiara ad Alma che alla fine lo rifiuta in quanto suora.

Cristal invece viene trovata dai carabinieri perché era stata presentata una denuncia per scomparsa da Linda, ex moglie di Checco. Ma la ragazza non torna a casa. Come sui vede nella commovente scena finale, lei decide di proseguire il cammino con il padre che ormai ha cambiato la propria personalità e vuole migliorare ancor di più.

Questo film, oltre a intrattenere il pubblico, fa riflettere anche su alcune tematiche come il forte e vero rapporto tra padre e figlio e di come un’esperienza mai fatta prima possa cambiare la vita di una persona.

Pertanto, per concludere, se doveste avere voglia di passare tempo in compagnia della vostra famiglia o dei vostri amici e di divertirvi, consiglio caldamente questo film.

Francesco Maccagni 5B LSU


domenica 1 febbraio 2026

NORIMBERGA

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto, le classi dell’istituto Mattei si sono recate presso il cinema Capitol di Fiorenzuola d’Arda per la visione del film Norimberga.

Il lungometraggio, diretto da James Vanderbilt e con un cast stellare (Rami Malek, Russell Crowe, Micheal Shannon e Leo Woodall), è uscito nelle sale italiane il 18 dicembre 2025.

Il film tratta di un dramma storico ambientato nel 1945 dopo la resa del Terzo Reich che vede il processo verso i più fedeli seguaci di Hitler.

All'indomani della seconda guerra mondiale, lo psichiatra Douglas Kelley si reca, sotto richiesta dell’ambasciata Americana, a Norimberga per poter valutare la sanità mentale dei momentanei carcerati. Il più importante è Göring Hermann, colui che avrebbe dovuto prendere il posto del Führer.

Il giudice americano Dan Haywood ha avuto l'incarico di processare gli imputati nazisti.

Durante il dibattimento in aula emergono diverse testimonianze dagli imputati e viene mostrato un video dagli alleati ed è in quel momento che l’aria si fa tesa. Il cortometraggio riproduceva immagini reali provenienti dai campi di concentramento, alla visione di esso cala un silenzio che rende impossibile negare ciò che è successo.

Noi consigliamo la pellicola a tutti gli appassionati e non di film storici. Il ritmo accattivante, ti tiene infatti attaccato allo schermo facendoti immedesimare in quella situazione.

Uno dei momenti più toccanti è stato quando il sergente Triest all’inizio del film confida al dottor Kelley di aver smesso di fumare ma avrebbe ripreso solo quando sarebbe finita in modo definitivo la guerra. Dopo il processo dei nazisti il ragazzo esce all’aperto e prende una sigaretta ed un accendino ma una volta accesa rimase impassibile e la getta via. 

Il tema narrato è così forte da penetrare nel corpo e suscitare diverse emozioni, facendoti capire la gravità degli avvenimenti.

Il tema principale è quello della giustizia. La visione del film è importante per ricordare il passato.



Sveva Barbieri e Serena Bolgarani 3C LSU (testo), Rania Nssis 3C LSU (disegno)


sabato 31 gennaio 2026

Intervista ad uno studente del Mattei

Ciao a tutte e tutti!

Oggi vi propongo un'intervista sulla vita studentesca e il benessere mentale a scuola fatta ad un mio compagno di classe e amico Gabriel Donetti, frequentante una quinta del liceo delle scienze umane.

Un momento in cui la scuola ti ha fatto sentire orgoglioso di te stesso?

Probabilmente l'anno scorso quando ho esposto il documentario sulle malcontente. Mi è piaciuto il fatto che mi sia stata data questa responsabilità di esporre un progetto legato ad un tema importante che è quello dell'emancipazione femminile. Un altro momento è stato quando ho cambiato indirizzo e ho sentito che la scelta fatta era quella giusta per la classe, per le materie e per i professori. Questi due eventi in particolare sono quelli che mi suscitano più orgoglio quando penso alla scuola.

Quando ti senti più ansioso durante la settimana scolastica e cosa lo scatena?

In generale la scuola in sé mi dà ansia però un fattore che sicuramente incide su di essa sono le verifiche e le valutazioni in generale. Mi sento come se avessi il fiato sul collo però conta molto il voto in generale. Non c'è un momento nello specifico della settimana, ma c'è un periodo dell'anno in cui magari si accumulano verifiche e interrogazioni e mi sento più a disagio. Sapere di essere valutato è un po' come se fossi messo sotto una lente di ingrandimento.

In che modo vorresti che i licei affrontassero lo stress per migliorare il benessere mentale?

Credo che si potrebbe lavorare molto sulla valutazione ma anche sulla cultura in sé. Se affrontassimo le materie con un approccio diverso che possa arricchire la persona e non solo impartire delle nozioni secondo me lo stress potrebbe diminuire. Bisognerebbe potersi appassionare alla materia con un approccio che possa arricchire e portare lo studente a creare un coinvolgimento diretto con ciò che studia.

Quando svolgo dei temi o dei saggi mi trovo bene perché sento di essere libero di esprimermi nei limiti del possibile. Credo che la capacità di mettere in atto le conoscenze apprese con lo studio tenda ad alleviare lo stress perché si ha la possibilità di fornire un feedback al professore che non si limiti a riproporre quello che il docente ha spiegato, ma arricchire i contenuti con i nostri pensieri e con la nostra immaginazione in generale. Nel lato pratico non so come potrebbe cambiare la cosa, diciamo che è un concetto che oggi secondo me non c'è ancora. Per me il benessere mentale migliorerebbe in questo modo.

Descrivi come usi il tempo libero per gestire le pressioni.

Io solitamente leggo o guardo dei film o gioco ai videogiochi, però principalmente la lettura è il mezzo che sfrutto di più per staccarmi dalla realtà. La lettura per me è un grande espediente per staccare un attimo, per far riposare il cervello, per portarlo in una dimensione dove il disagio del mondo quotidiano non arriva.

Cosa cambieresti del tuo liceo se potessi decidere tutto?

Se potessi cambierai tutto e non solo nei licei. Farei una grande scuola con tanti corsi che, a partire dalle scuole superiori,  darebbe la possibilità agli studenti di scegliere quali frequentare per studiare  in base alle proprie passioni e interessi. Alla fine di questo percorso di studio, con delle prove, si conseguirebbero dei certificati attestanti appunto la partecipazione e l'acquisizione di determinate conoscenze. Mi piacerebbe una scuola libera dove uno studente può decidere di studiare elettrotecnica ma anche filosofia perché ha una passione per questa disciplina. Io mi concentrerai sulle materie che studio adesso ma toglierei quelle che apprezzo poco perché non rientrano mei miei interessi.

Ringrazio Gabriel per la disponibilità e saluto i lettori del Mattei's Blog.

Alla prossima.

Il Direttore, MOHAMED, 5BLSU


MARTY SUPREME

Giovedì 22 gennaio è uscito in tutte le sale italiane l’attesissimo film “Marty Spreme”, già distribuito nelle sale americane il 25 dicembre con ottime recensioni da parte della critica e diventando in breve tempo un vero e proprio fenomeno sui social, anche grazie all’incredibile campagna di marketing che ha ricevuto.

E’ stato candidato in ben 9 categorie agli oscar, tra cui miglior film, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale.

Il lungometraggio del regista Josh Sadie prodotto da A24 è ambientato a New York negli anni ‘50 e vede come protagonista Marty Mauser (interpretato da un eccezionale Timothée Chalamet che ha già vinto ben due premi grazie a questo ruolo), uno scaltro commesso di scarpe del negozio di suo zio.

Il suo sogno, però, non è quello di continuare quell'attività ma bensì di diventare il volto del ping pong americano.

Il film è ispirato a Marty Reisman, un giocatore di ping pong con una personalità particolarmente eccentrica.

Marty non è il solito protagonista che ci si aspetta, lui non solo si allena duramente per arrivare al successo ma imbroglia anche.

Senza scrupoli e peli sulla lingua è pronto a mettere in pericolo la sua vita e anche quella di chi ama, di sfruttare amici e parenti pur di raggiungere il suo obiettivo.

Molti suoi gesti sono immorali, guidati dal suo enorme ego. Ruba, manipola, non si preoccupa né di fare di testa sua né di quello che la gente pensa. Lui vuole solo arrivare in alto e i metodi per arrivarci non gli interessano se alla fine lo portano alla riuscita del suo obiettivo. Il suo è un personaggio difficile da amare e infatti molti lo odiano, ma altri, invece, lo amano e apprezzano il fatto che non si arrende mai.

Il film ripercorre molti temi, come quello del fallimento, dell'ambizione, dell’ ossessione e del famoso “sogno americano” a cui Marty ambisce.

Lo stile del film è molto vivace, anche un po’ confusionario a detta di molti, ma secondo me è questo il suo bello. Non annoia mai, la narrazione è veloce, coinvolgente, ricca di colpi di scena. Non dovete farvi intimorire dal fatto che sia un film sul ping pong, perché quello è solo un pretesto usato per narrare  la vera trama.

Lo consiglio ad un pubblico maturo, viste alcune scene, ma fidatevi che se gli date una possibilità non ve ne pentirete.

Sveva Barbieri  3C LSU

Marty Supreme

giovedì 29 gennaio 2026

La Guerra dei Like

Ciao a tutti!

Oggi vi parlo de "La Guerra dei Like". Questo libro, scritto nel 2023 da Alessia Cruciani con la partecipazione dello youtuber Daniele doesn't matter, è ben scritto e commovente e ti fa immedesimare nel protagonisti che sono: Cristina e Ruggero.

Cristina è un'adolescente dolce e gentile, frequenta la  scuola media Matteotti di Milano, ama cucinare le torte e ha un grande sogno, entrare nella Scuola di Ballo La Scala.

Ruggero, amico di Cristina,  è uno studente che frequenta un'altra classe della stessa scuola, ha un grande senso dell'umorismo è simpatico ma timido.

Entrambi stanno attraversando una fase importante e difficile, l'adolescenza.

Tutto sembra andare bene finché un giorno la scuola diventa un inferno vivente per Cri e Rug (il diminutivo dei protagonisti), la loro vita viene completamente stravolta e ognuno si trova ad affrontare come può il bullismo nell'epoca dei social.

Alessia Cruciani è stata capace di creare una narrativa con suspense che ti fa rimanere incollato alle pagine, cercando di capire cosa succederà ai protagonisti e facendoti vivere le loro emozioni, come se fossi lì con loro. A volte vuoi abbracciarli, altre volte consolarli. Non faccio spoiler ma ho tenuto il fiato sospeso per il finale.

Ho iniziato il libro a settembre 2025 e l'ho finito, dopo varie pause, ad ottobre. I temi affrontati sono il bullismo, il cyberbullismo e la discriminazione attraverso i social network. Sono tematiche importanti che vengono raccontate in modo rispettoso e appropriato, senza mai scadere in frasi fatte o victim blaming ma spiegando cosa si prova in quei momenti e perché spesso le vittime subiscono in silenzio.

La Guerra dei Like è un libro molto attuale, per certi versi simile al romanzo / serie 13 - Thirteen reasons why. Rispetto al 2023 oggi il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo è peggiorato, basti pensare alla diffusione massiccia di deepfake, video e foto false ma realistiche generate con l'AI.

Alessia Cruciani non solo sensibilizza sul bullismo e sul cyberbullismo ma offre anche un messaggio positivo. Gli amici, i genitori, gli insegnanti e le personalità della rete, possono fare una grande differenza nel contrastare e prevenire questi fenomeni. 

Alla prossima recensione.

Il Direttore, MOHAMED, 5BLSU



mercoledì 28 gennaio 2026

Con-Vinciamo

Venerdì 16 gennaio 2026 le classi del triennio del polo Mattei hanno assistito e partecipato ad un incontro che si è tenuto in aula magna con due neuropsichiatri, il dottor Parisi e la dottoressa Albamonte e con un ragazzo, affetto da autismo, che ha testimoniata la sua esperienza.

Tutte le classi presenti hanno potuto, attraverso gli interventi proposti, riflettere sul tema della disabilità da un punto di vista sociale.

Il primo intervento è stato tenuto dal dottor Roberto Parisi, neuropsichiatra infantile e primario del dipartimento di salute mentale di Piacenza, che ha trattato la disabilità in qualità di esperto e professionista che è a contatto diretto con casi di ogni tipo.

Quando si parla di disabilità oggi non si pensa più solo a una malattia o a un problema della persona ma sempre più spesso si utilizza una prospettiva psico-sociale che guarda anche all’ambiente in cui l'individuo vive perché una difficoltà può diventare un vero limite solo quando esso non è accogliente o inclusivo.

In questo cambiamento è centrale il concetto di funzionamento. Non conta solo “che problema ha” una persona, ma come funziona nella vita di tutti i giorni: cosa riesce a fare, come comunica, come partecipa alla vita sociale. Questo ha modificato l’approccio medico tradizionale che era molto concentrato sulla diagnosi mentre oggi essa serve soprattutto a capire meglio la persona e a costruire percorsi terapeutici su misura, pensati per migliorare l’autonomia e il benessere e non solo per curare i sintomi. A tal proposito è importante anche distinguere tra comportamento deviante e comportamento patologico: il primo indica qualcosa che non rispetta le regole sociali senza indicare necessariamente  una malattia mentre il secondo è legato a un disturbo psicologico che crea sofferenza e rende difficile il funzionamento quotidiano. Fare questa precisazione aiuta a evitare giudizi e stigmatizzazioni inutili.

L’intervento successivo è stato proposto dalla dottoressa Silvia Albamonte, neuropsichiatra, che ha parlato dell’autismo e delle sue forme in relazione al contesto sociale evidenziando come esso possa presentare differenze specifiche per il soggetto che ne è affetto.   L’autismo non è uguale per tutti ma comprende funzionamenti molto diversi. Le persone autistiche possono avere modalità particolari di comunicazione e relazione che influenzano i rapporti con gli altri. Tuttavia, quando l’ambiente è informato e rispettoso, molte difficoltà relazionali si riducono. Ancora una volta non è solo la persona che deve adattarsi ma anche la società.

Una testimonianza diretta è stata offerta da Lorenzo Rizzi, un lead engineer a cui è stato diagnosticato l’autismo ad alto funzionamento 10 anni fa. Raccontando la sua vita ha riferito delle esperienze di rapporti sociali influenzati dalla diagnosi dell’autismo per far capire che non deve essere una malattia o un limite fisico e mentale a fermarci negli obiettivi che ci poniamo nella nostra vita ogni giorno.

Questo incontro è stato un’occasione di riflessione per tutti gli studenti presenti perché  ha fornito indicazioni basate su studi ed esperienze dirette. E’ importante trattare tematiche legate all'inclusione perché quando ci si relaziona con persone che presentano limiti o difficoltà di vario genere è necessario saper adottare il giusto atteggiamento e approccio per non farle sentire diverse ed escluse.


Iskra Colic e Andrea Longo 5A LSU

domenica 25 gennaio 2026

COPPA D’AFRICA

La coppa d’Africa è nata nel 1957 in Sudan, si gioca ogni due anni e fino ad ora ci sono state ben 35 edizioni. 
La nazionale ad aver vinto piú volte il trofeo è l’Egitto con ben 7 titoli, seguito dal Camerun con 5 titoli, il Ghana con 4, la Costa d’Avorio con 3, l’Algeria/il Senegal/la RD del Congo ne hanno 2 a testa mentre Etiopia, Marocco, Repubblica del Congo, Sudafrica, Sudan, Tunisia e Zambia ne hanno uno ciascuno.
L'ultima edizione si è svolta in Marocco proprio in questo periodo ed è stata ricca di momenti incredibili, epici ma anche drammatici soprattutto per il Marocco.
La finale é sicuramente stata la partita più emozionante di tutte ma si è resa anche  protagonista di scandali e proteste a dir poco assurde.
Domenica 18 gennaio alle ore 20 italiane, Senegal e Marocco si sono sfidate.
Seppur nei primi 90 minuti non ci siano state azioni clamorose ed il risultato sia rimasto sullo 0-0, nei minuti di recupero è successo di tutto.
Al 93’ il Senegal segna ma il gol viene annullato per via di un fallo causato in precedenza, creando i primi problemi.
Al 95’ il senegalese Diouf commette fallo su Brahim Diaz e l'arbitro concede un rigore al Marocco che poteva tranquillamente cambiare le sorti della partita.
Il Senegal, però, non ci sta e così decide di protestare ritirandosi negli spogliatoi chiamati dal loro allenatore Thiaw e rimangono lì fino al 111’, quando Mané, il capitano della nazionale, richiama tutti i suoi compagni in campo dicendo di continuare a giocare.
Quando la calma è stata ristabilita, Diaz si posiziona sul dischetto, attimi di tensione si creano sia in tutto lo stadio che in tutto il mondo. Il giocatore marocchino ha una responsabilità enorme, potrebbe portare la coppa d’Africa al suo popolo dopo 50 anni.
Calcia ma lo fa male. Un cucchiaio che finisce semplicemente tra le mani di Mendy. In questo preciso momento iniziano le vere e proprie proteste, tra chi dice che ha sbagliato di proposito  perchè è stato pagato, chi invece lo difende e sostiene che non lo ha fatto intenzionalmente.
La finale intanto continua ed iniziano i tempi supplementari e al 94’ c'è il gol segnato dal centrocampista senegale Gueye che poi porterà alla vittoria la sua squadra.
Sono seguite altre azioni da gol ma al fischio finale dell’arbitro è il Senegal ad aggiudicarsi la 35esima edizione della Coppa d'Africa, vincendo la competizione per la seconda volta nella sua storia, dopo quella del 2021.
Alla fine della partita Brahim Diaz, in lacrime, ritira la scarpa d'oro che viene data al capocannoniere del torneo.
Uno degli aspetti più surreali  di questo mondiale è stata la "guerra degli asciugamani". Durante tutto il torneo, i portieri avversari del Marocco hanno dovuto difendere fisicamente i propri asciugamani dai raccattapalle e dai membri dello staff locale. Il motivo? Il timore che non solo contenessero appunti sui rigoristi  ma potessero essere legati a magia nera e riti scaramantici. Infatti il portiere è stato accusato di aver fatto un vero e proprio "shur" al capitano marocchino e all' intera squadra del Marocco. 
In finale inoltre la tensione è esplosa quando la panchina del Senegal è quasi venuta alle mani con gli steward per proteggere "l'amuleto" di Edouard Mendy, trasformando l'area di rigore in un campo di battaglia prima ancora del fischio d'inizio.
Ma non è mancata anche una tragedia: un poliziotto è stato ucciso negli scontri. Durante i disordini scoppiati nei pressi dello stadio poco prima della finale, la situazione è sfuggita al controllo. Negli scontri tra tifosi e forze dell'ordine, un giovane poliziotto marocchino ha perso la vita. Mentre in campo si lottava per la coppa, fuori si consumava il dramma.
Questo evento ha cambiato radicalmente l'atmosfera della finale. Il clima di festa è stato rimpiazzato da una tensione elettrica e dal timore che la vittoria del Senegal potesse incendiare ulteriormente le strade, già scosse dal lutto.
Al 98esimo minuto della finale, il mistero si è fatto politico. Dopo il rientro in campo del Senegal e il rigore parato a Diaz, per le strade di Casablanca e sui forum internazionali ha iniziato a circolare una teoria da brividi: l’errore del calciatore sarebbe stato ordinato dal re. 
Lo scandalo ha varcato i confini nazionali, trasformandosi in una crisi diplomatica. Se in Marocco 18 tifosi senegalesi sono stati arrestati e messi sotto processo per i disordini allo stadio, la risposta non si è fatta attendere.
In Senegal, la tensione è  scoppiata: decine di tifosi marocchini residenti o in viaggio a Dakar sono stati "tenuti in ostaggio". Le cronache parlano di cittadini marocchini prelevati o bloccati dalle autorità locali con accuse  senza  fondamento usati come pedine di scambio per forzare il rilascio dei sostenitori senegalesi detenuti a Rabat. Una situazione di stallo pericolosa che vede civili innocenti pagare il prezzo di una finale di calcio degenerata in guerra politica.
Il Senegal ha vinto ma la festa potrebbe durare poco. Le sorti della nazionale sono ora appese ai tribunali della CAF e della FIFA con squalifiche esemplari. Per l'abbandono del campo, il Senegal rischia multe da 100 milioni e la squalifica  per i prossimi Mondiali. Si parla di una possibile ritorsione diplomatica che potrebbe ostacolare il Senegal nelle future assegnazioni di eventi sportivi.

Sveva Barbieri e Marwa Moussafir 3C LSU (articolo), Rania Nssis 3C LSU(disegni)