Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

mercoledì 5 gennaio 2022

TRE DI VALERIE PERRINE

Siamo agli sgoccioli delle vacanze di Natale  e ho deciso di recensire l’ultimo libro di un’autrice che a me piace tanto, ma soprattutto un libro che sa di estate perché sappiamo tutti che state facendo già il countdown per la fine della scuola! 

‘Tre’ è un libro che racconta una storia. La storia di Nina, ma anche di Adrien e di Etienne che da quando si sono conosciuti alle elementari non si sono più lasciati.

Loro tre sono legati da un legame indissolubile, loro sono la triade perfetta, quasi in simbiosi; A fianco di questi tre personaggi ce n’è un quarto: una giornalista, Virginie, che, a distanza di trent’anni, ne racconta le vicende: come la vita li ha cambiati, quello che sono diventati e se sono ancora amici. Attraverso gli amori, le separazioni, i lutti e la malattia, le gioie e le delusioni, i tre affrontano la vita.

Tre personalità diverse, eppure legatissimi.

Etienne è un ragazzo affascinante e soprattutto benestante, diventerà un Don Giovanni, ma la sua storia d’amore con Clotilde condizionerà la vita dei tre amici; Adrien, invece, è un ragazzo timido e studioso che ha la passione della scrittura, infatti pubblicherà dei libri con uno pseudonimo, tra l’altro di grande successo; infine Nina ha un temperamento d’artista ma nella vita non può accadere sempre e solo ciò che ti piace, infatti un evento cambierà del tutto la sua vita. 


“Passiamo accanto a storie e persone che avrebbero potuto cambiarci la vita senza vederle a causa di un malinteso, di una copertina, di un riassunto sbagliato, di un atteggiamento prevenuto. Per fortuna certe volte la vita insiste.”

Come sempre Valerie ci stupisce con un po di mistero nei suoi romanzi, infatti il ritrovamento di un’automobile sul fondo del lago vicino al loro paesino natale con al suo interno i resti di Clotilde getta però un’ombra inquietante sulla storia. Una storia di amicizia, un legame che per l’autrice è forte tanto quanto l’amore. Eppure, saprà resistere alla prova del tempo? Al logorio delle esistenze? In un continuo flashback temporale, scorrono in maniera avvincente le storie dei protagonisti.

“Certe volte viviamo cose talmente immaginate o temute che, quando succedono, non riusciamo ad afferrarle, ne restiamo come al di fuori.”

Il romanzo di Valerie Perrine potrebbe sembrare un romanzo come tanti altri che raccontano di infanzie turbolente, di amicizia e di vite che si intrecciano, ma la cosa che rende questo libro così speciale è che la storia viene raccontata con malinconia e con tristezza, quasi guardando agli eventi con commozione e nostalgia. Valérie Perrin si conferma ancora una volta maestra nel tratteggiare personalità complesse ed esperienze in un racconto intimista che fa di vite normali dei romanzi. Un libro che certamente non deluderà chi ha già apprezzato lo stile del precedente.

Conoscevate questa scrittrice? Che ne pensate?

MARTINA SIGNORILE

lunedì 3 gennaio 2022

SOLO JAGO


Prima dell’incontro di lunedì 20 Dicembre non conoscevo Jago ma, per fortuna, la scuola mi ha dato l’opportunità di poterlo incontrare.

Jago è uno scultore, nato a Frosinone dove ha frequentato il liceo Artistico e successivamente l’Accademia delle belle arti, che non ha mai concluso a causa di problemi finanziari. Jago aveva una passione, che porta dentro tutt’ora, ed è quella di fare Arte perché è il suo modo di comunicare con gli altri ed è il suo modo di esprimersi, ma non può più andare all’Accademia quindi in un momento di sconforto, dove ha visto i suoi sogni andare in fumo, Jago ha avuto la forza di rinascere dalle sue ceneri, rincorrere il suo sogno e di perseguirlo, imparando da solo a fare la sua Arte.

Durante l’incontro di lunedì che si è tenuto al Teatro Municipale di Piacenza, Jago oltre a parlarci della sua esperienza e della sua storia, ha parlato in modo forte e diretto, a tutti i giovani, cercando di darci forza e coraggio a perseguire i nostri sogni perché dobbiamo fare ciò che ci piace, non quello che vogliono gli altri, ma quello che vogliamo noi. Jago ha avuto il sostegno dei suoi genitori ma non quello degli altri, lui voleva fare Arte e i suoi genitori hanno sempre creduto in lui mentre parenti e amici non lo hanno fatto. Vostra mamma non vi ha mai detto la celebre frase: “Non fidarti degli altri ma solo dei tuoi genitori perché solo noi ti vogliamo bene?”

Ecco a me sempre e Jago ne ha avuto la prova.

Il mondo dell’arte è un mondo bellissimo ma non ti dà una stabilità economica, proprio per questo motivo viene fortemente criticato, moltissime persone proprio per questo motivo lasciano il mondo dell’arte perché criticate dagli altri o per paura di non riuscire a vivere facendo Arte e Jago non è il solo a non aver avuto un sostegno, però lui ha avuto la forza di  non interessarsi a quello che dicevano gli altri e ha continuato a fare Arte, invece tante altre persone hanno messo da parte la loro passione e sono stati costretti a fare un lavoro di cui non sono fieri. 


Jago ci invita a fare ciò che ci piace, Jago ci dà coraggio a credere nei nostri sogni, noi dobbiamo prendere esempio proprio da lui, perché la vita è una sola e se noi la sprechiamo a fare ciò che ci conviene e ciò che non piace, è una vita sprecata.

L’artista, durante questo incontro, ha dato fiducia nei giovani, oltre a trasmetterci la sua passione, la sua voglia di vivere e la sua costante voglia di imparare.

Ci ha raccontato di un evento accaduto poco tempo fa dove dei ragazzini avevano vandalizzato una sua opera e hanno filmato l’atto di vandalismo pubblicandolo poi sui social, ovviamente l’artista ha visto il video e che cosa hanno fatto alla sua opera ma, nonostante questo, li ha invitati nel suo studio a scolpire; questi ragazzi con questo gesto voleva solo fare qualche like e attirare l’attenzione, Jago ha visto quell’episodio non come un atto di vandalismo mirato ad offenderlo, ma semplicemente dei ragazzi che volevano diventare virali sui social, ma lui è andato oltre questo atto e ha voluto sentire che cosa avevano da dire questi ragazzi dandogli fiducia. 


Molti definiscono Jago il nuovo Michelangelo, frase che non reputo pertinente perché Jago non è Michelangelo, Jago è il nuovo Jago, Jago deve diventare la parte migliore di se stesso non quella di qualcun altro; e questo è quello che dovremmo fare noi, non dobbiamo diventare la parte migliore di nessuno se non di noi stessi.

 

MARTINA SIGNORILE 4ALSU

lunedì 20 dicembre 2021

La torta di cuore

 


domenica 19 dicembre 2021

I Biscotti di Natale della nonna

Manca sempre meno a Natale, alla festa più bella che c'è, ovviamente dopo il mio compleanno... Il Natale è sempre un periodo magico, pieno di gioia e di felicità, passare del tempo con la propria famiglia, con i propri amici durante le feste è sempre bellissimo; ma anche il momento della preparazione alle feste, i regali da fare, tutti i pasti da cucinare, panettone e pandoro, le canzoni di Natale e le decorazioni in casa e per le strade dei nostri paesini.

Proprio per questo ho deciso di regalarvi qualcosa per Natale ovvero la ricetta di mia nonna per fare i biscotti di Natale più buoni in assoluto!

Ecco a voi la ricetta:

       Ingredienti:

500 g di farina

250 g di burro oppure olio di girasole

2 tuorli

125 g di zucchero

Mezza bustina di lievito

        Procedimento:

Prepariamo la pasta frolla, iniziamo con impastare il burro con lo zucchero e dopo averlo lavorato lo stendiamo su una spiaggia e aggiungiamo la farina, il lievito e i due tuorli a questo punto impastiamo il tutto fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo lasciatelo riposare per mezz'ora. Fatto trascorrere il tempo stendere la pasta frolla e fare le formine che più ci piacciono, io ho scelto quelle di Natale!

Per la cottura 10m in forno a 150°C ventilato.

Quando saranno pronti i nostri biscotti dovranno essere decorati, io ho fatto sciogliere del cioccolato, ho immerso il biscotto nel cioccolato e l'ho lasciato raffreddare.

Realizzare questi biscotti è davvero semplice, ma anche se dovesse risultarvi difficile ricordatevi che l’ingrediente più importante è sempre e solo l’amore e l’impegno che ci mettete nel fare tutto ciò che fate.

Inoltre ho usato questi biscotti per fare dei regali di Natale, secondo voi piaceranno?

Fatemi sapere che ne pensate di questa ricetta e soprattutto se proverete a farla a casa!

BUON NATALE CARI LETTORI

Martina signorile

 

CANTO DI NATALE di Charles Dickens


Si avvicina il mio periodo dell'anno preferito e perché non iniziare con un bel classico di Natale?

Canto di Natale, il capolavoro di Charles Dickens, è una favola che racchiude tutto l'incanto del Natale e che, come ogni grande storia, continua a far sognare grandi e piccini, generazione dopo generazione.

Credo che tutti conoscano la storia del ricco E. Scrooge e delle sua avarizia ma ripassiamo un attimo: attraverso la visita di tre spettri, il protagonista, rivivrà in una sola notte tre volte il Natale, lo spirito del passato gli farà rivivere un lontano Natale, lo spirito del presente gli farà conoscere eventi che non conosceva e lo spirito del futuro gli mostrerà le conseguenze possibili alle sua decisioni; Scrooge sarà molto cambiato alla fine del viaggio e riuscirà a trovare il suo cuore comprendendo il vero significato del Natale ma anche della vita, come la gioia di amare il prossimo senza riserve e la felicità del donare.

Chiudersi in se stessi e circondarsi di cose materiali, rende il nostro tempo vano e perso; invece amare, condividere ed aiutare il prossimo è ciò che ci rende veri e vissuti veramente.

Canto di Natale è una lettura che non manca di emozionare il lettore, è un romanzo che sa risultare speciale e prezioso ad ogni lettura, sempre attuale e ricco di insegnamenti preziosissimi. Da leggere e rileggere, non mi stanco mai di questo libro, in questi anni hanno realizzato tantissime edizioni nuove e anche moltissimi adattamenti cinematografici, la mia edizione della Marsilio editore non è delle più nuove ma mi piace tantissimo perché oltre ad esserci la traduzione in lingua italiana c'è anche lo scritto in lingua inglese.

“O fredda, fredda, rigida, temibile morte, allestisci qui il tuo altare, e addobbarlo con tutti i terrori di cui disponi: perché questo è il tuo reame! Ma all’amato, riverito e onorato capo non potrai torcere un capello per i tuoi paurosi scopi, o rendere odioso uno solo dei suoi tratti. Non conta che la mano sia pesante e cadrà quando la si lasci; non che il cuore e il pulsare del sangue siano immobili; ma che la mano fosse aperta, generosa e sincera; il cuore saldo, caloroso e tenero; e il pulsare quello di un uomo. Colpisci, ombra, colpisci! E vedrai le sue buone azioni sgorgare dalla ferita, per disseminare il mondo di vita immortale!” 


Troppo spesso i nostri pensieri sono rivolti a ciò che vorremmo, senza tuttavia apprezzare quello che già abbiamo. Ma ciò che per noi è cosa insoddisfacente, come tutta quella profusione di ricchezza materiale che agli occhi del protagonista pare non essere mai sufficiente, per altri è un grandissimo tesoro, molto più di quanto potrebbe mai sognare. E non siamo forse egoisti nel non condividere, ma soprattutto, nel non apprezzare ciò che fortunatamente abbiamo?

A volte però basta fermarsi, fare un passo indietro e osservare, proprio come il Signor Scrooge, per capire che anche l’uomo più ricco non lo sarà mai realmente se il suo animo è povero.

“Canto di Natale” è un romanzo di rinascita, dove un vecchio avido ed egoista, illuminato dal suo stesso passato, presente e futuro, riscopre come dare un vero significato alla propria esistenza. A quel punto, che paura può fare la morte all’uomo che in vita è stato buono e generoso?

MARTINA SIGNORILE

venerdì 10 dicembre 2021

Bambina muore strangolata con la corda dell’altalena. Incidente o suicidio?


Una brutta vicenda di cronaca nera ha scosso tutto il mondo, ci permettiamo di dire che è particolarmente brutta perché la vittima è una bambina di undici anni.

Grace, questo il suo nome, è rimasta strangolata con la corda di altalena nel pomeriggio del 2 dicembre a Widnes, in Inghilterra. 

Secondo le ricostruzioni la bambina si trovava sola in un parco e durante una videochiamata con gli amici ha mostrato la corda dell’altalena sulla quale era seduta, aggiungendo una frase alquanto macabra che ha suscitato numerosi dubbi su un possibile suicidio. 

“Potrei infilarci il collo e impiccarmi”.

Queste sono state le ultime parole della bambina. 

Gli amici spaventati dalla terribile scena hanno raccontato tutto ai loro genitori facendo quindi scattare l’allarme. A trovare il corpo è stata la stessa madre. 

Quando l’ambulanza è arrivata la bambina era in arresto cardiaco e dopo vari tentativi di rianimazione è stata stabilizzata.  Si è spenta la mattina del 7 dicembre. 

La madre ha subito respinto i sospetti di un gesto suicida: “Grace era una bambina felice ed aveva appena ricevuto la pagella con ottimi voti”, ha dichiarato.

Tuttavia l’indagine ha escluso il coinvolgimento di altre persone, dunque l’ipotesi più attendibile è quella di un incidente causato da un gioco finito in tragedia.

 

Giulia Paradisi e Alice Riboni



martedì 7 dicembre 2021

La Sirenetta di Michelangelo Rossato

L'ideatore di questo bellissimo albo illustrato è Michelangelo Rossato, di cui ho già parlato precedentemente avendo letto Biancaneve, una delle favole più conosciute dai bambini ma capace ancora oggi di interessare gli adulti; oggi però parliamo di un altro libro dell'artista, che si è ispirato alla celebre fiaba di Hans Christian Andersen, ovvero la Sirenetta, che è tra le più belle storie d'amore mai scritte.

La storia che ci viene raccontata non è quella che è stata interpretata dalla Disney dove il bene e l'amore, tra due innamorati, trionfa sempre e il male viene sconfitto, ma la storia scritta da Anderson, dopo aver sofferto per amore, è dolorosa e malinconica, con un finale negativo, triste ma realistica perché la vita non è tutta rosa e fiori ma è anche dolore e sofferenza. La storia scritta da Anderson racconta di questa sirena che vive in fondo al mare con suo padre, rimasto vedovo con cinque figlie; all'età di quindici anni, secondo la tradizione, le sirene possono nuotare fino in superficie per guardare il mondo che vi è sopra il mare e così la Sirenetta arrivata in superficie ha modo di osservare una nave comandata da un bellissimo principe di cui si è subito innamorata. La principessa farebbe di tutto per lui persino rinunciare alla sua voce in cambio delle gambe per poter stare con lui sulla terra e, grazie all'aiuto della Strega del Mare, riesce a realizzare il suo desiderio, ma c'è una condizione se il principe la sposerà riceverà la sua voce in caso contrario, la Sirenetta, si trasformerà in schiuma unendosi al mare.

 “Insieme al principe trascorse ore felici a ballare, a passeggiare. Eppure, come le aveva detto la strega, a ogni passo le sembrava di camminare su spade affilate. Ma continuava a sorridere e pensava: ‘Chissà quanto sarò più felice quando avrò un’anima anch’io!’.  Il principe però non aveva ancora detto di amarla”.

Questa interpretazione di Michelangelo Rossato, pur essendo estremamente fedele alla storia originale, fa emergere l'estremo coraggio e la determinazione della protagonista.

Una fiaba che fa riflettere su come, pur di raggiungere la felicità, sia necessario compiere diversi sacrifici che siamo disposti a fare per amore oppure per una realizzazione personale. E soprattutto, ci racconta di come trovare la serenità anche in un finale apparentemente triste.

E voi conoscevate la vera storia della Sirenetta?

MARTINA SIGNORILE 4A LSU

LOVEHARD


Bentornati cari lettori del Mattei visto che a casa mia il 15 di Agosto si fa l’albero non posso che cominciare a recensire i nuovi film di Natale di quest’anno.

In Love Hard vediamo Nina Dobrev alle prese con l’amore e il Natale, gli ingredienti perfetti per immergersi nella magia del periodo prefestivo.

Natalie è una donna alle prese con una vita amorosa a dir poco disastrosa: i suoi appuntamenti, dettati da una app di incontri, finiscono sempre con enormi delusioni, le stesse che alimentano la sua seguitissima rubrica online.

Le sue (dis)avventure, raccontate sul suo blog, sono molto apprezzate, tanto da averle garantito un lavoro presso un’agenzia di stampa. Ma Natalie vorrebbe davvero trovare l’amore, e lo sta cercando con tutte le sue forze, ma nessun uomo sembra essere quello perfetto.

Poi, come tutte le belle cose, succede qualcosa di inaspettato: Natalie trova un ragazzo che sembra davvero interessante, sia fuori che dentro. Josh, questo il suo nome, vive dall’altra parte dell’America ed è il ragazzo ideale: bello, gentile, dolce e acculturato, ama le stesse cose di Natalie e ha il suo stesso senso dell’umorismo.

Natalie decide così di fare una sorpresa al ragazzo e volare fin da lui per Natale, presentandosi a casa sua senza dirgli niente.

Come appariva ovvio sin dall’inizio della relazione, Josh si rivela un’altra persona rispetto a quella delle foto: l’affascinante ragazzo dell’app di incontri è in realtà Tag Abbott, mentre il vero Josh ha usato il volto di Tag per avere più successo con le donne.

Natalie, furiosa, se ne va in un bar poco distante per passare la serata, e lì scopre che Tag esiste davvero e abita nella stessa città di Josh. Raggiunta da quest’ultimo, i due decidono di unire le forze per ottenere ciò che vogliono: Josh aiuterà Natalie a fare colpo su Tag, suo vecchio compagno di scuola, mentre la ragazza dovrà fingere di essere la fidanzata di Josh con la famiglia del ragazzo, almeno fino a Natale.

Josh è infatti il tipico numero due, un ragazzo anonimo che non ha mai conseguito particolari successi e poco considerato dalla sua stessa famiglia.

Al contrario di suo fratello Owen, bello, sposato e pieno di qualità, Josh non ha chissà quali doti. Natalie è la sua occasione perfetta per essere finalmente apprezzato e considerato dai suoi genitori.

Le premesse per il classico film romantico di Natale ci sono tutte, e infatti Love Hard si comporta come tale. Tra una gag e l’altra si consuma la storia che ci siamo immaginati fin dai primi minuti del film, resa in questo caso più appetibile e frizzante dal buon cast da cui è formata la pellicola.

A fianco a situazioni viste e riviste ci sono momenti più originali, in grado di strappare un sorriso vero e a volte persino emozionare.

Tra battute più riuscite e altre di cui proprio non sentivamo il bisogno, il film è decisamente riuscito nel suo intento: farci passare un paio d’ore in leggerezza, portando un po’ della magia del Natale di cui si sente già l’odore nell’aria.

Così abbiamo spento la TV col cuore un po’ più leggero e il sorriso più disteso, nonostante non ci fossimo trovati di fronte a un capolavoro.

 Love Hard riesce nell’intento di farci sorridere senza annoiare, pur rimanendo su binari già percorsi, cliché di genere e una morale scontata e banale. Ma in tutta onestà, nessuno si aspettava nulla di diverso.
Gran parte del merito per la riuscita del film va anche al cast: ognuno è perfetto e credibile nel proprio ruolo.

Menzione d’onore va alla nonna della famiglia Lin: le sue scene sono senza dubbio le più divertenti del film, senza mai ricadere nel trash in cui si rischia spesso di finire con questo tipo di personaggi.

Love Hard è uno di quei film obbligatori sotto le feste

Il mio voto è 7 su 10

Katia Binelli

Come sempre se la recensione vi ha incuriosito vi lascio il trailer da guardare

https://youtu.be/3boMRfx6cjE

mercoledì 1 dicembre 2021

MALANOVA - pensieri e post della 3C LSU

Malanova
 vuol dire “colei che porta cattive notizie, disgrazie”. È il nome che le donne e gli uomini di San Marino, frazione di Taurianova, in Calabria, attribuirono, e attribuiscono tuttora, ad Annamaria Scarfò, una giovanissima ragazza calabrese, che dai 13 ai 16 anni, a partire dal 1999, subì reiterate violenze di gruppo da parte di molti uomini del paese. Si sottomise per tre anni, ma quando le imposero di portare con sé anche la sorellina più piccola, si ribellò e denunciò, dando il via al processo e alle intimidazione, che spinsero le istituzioni a metterla in regime di protezione testimoni. La storia di Anna Maria è diventata un libro scritto dalla giornalista di Repubblica, Cristina Zagaria, da cui è tratto lo spettacolo "Malanova", andato in scena al teatro Argot, per la drammaturgia di Flavia Gallo e Ture Magro e interpretato da quest'ultimo.

(https://www.recensito.net/teatro/malanova-teatro-violenza-omert%C3%A0-recensione.html)

Diamo la parola ai ragazzi della 3C liceo delle scienze umane

Questa gabbia di metallo è l’unico oggetto di scena dove l’attore ha portato sul palco la storia di una ragazzina vittima di stupri e delle dicerie del piccolo paese in cui vive.

La storia viene raccontata in un gioco di luci e ombre e prova ad estrapolare una riflessione sul modo in cui ci rapportiamo con l’altro e i suoi sentimenti.

Lo spettacolo è un punto di partenza per una riflessione più profonda sui rapporti interpersonali nella società moderna, sul modo di comportarsi, sulla figura della donna e del suo ruolo nella vita di un uomo.

Falzone Andrea, 3CLSU

Come possono semplici aste diventare una scena e formare teatro?

Una disposizione un po’ particolare di pali, posti uno accanto all’altro, può dar spazio alla fantasia, all’immaginazione e alla capacità, di ognuno di noi, di creare uno spettacolo sempre diverso ma unito da un unico filo.

Una sola gabbia è presente sul palco che, grazie al gioco di luci e alla bravura dell'attore, è riuscita a diventare una successione di luoghi indispensabili nel racconto della storia permettendoci di capirla al meglio e di rendere visibile il messaggio di denuncia, di liberazione e, anche, di comprensione dell’“oscurità”. Una via d’uscita c’è, come mostra la scena, e dice l’interprete; il compito difficile, però, tocca a noi: per prima cosa riuscire a trovarla ma soprattutto avere il coraggio di intraprenderla.

Fortunati Gaia, 3CLSU

Soltanto una gabbia.

Una gabbia di innocenza, di indifferenza, di paura, di timore, di prepotenza.

Una sola gabbia che racconta la storia di Malanova, una ragazza troppo piccola a cui toccherà sopportare un peso tanto grande.

Una ragazza coraggiosa che della sua gabbia fece la sua unica via d’uscita.

Credali Clarissa, 3CLSU


Può una gabbia essere anche una via di fuga?

“Esiste sempre una via d’uscita”, così l’attore e autore Ture Magro cerca di spiegare la sua scenografia. Così Anna, a soli 16 anni, è riuscita ad evadere dalla realtà in cui credeva di essere imprigionata. Mettere in stand-by la propria vita, per guardare tutto da un’altra prospettiva e imboccare quella strada di salvezza, per sé stessi e per gli altri. Ognuno ha la propria gabbia, è compito di ciascuno di noi individuare il sentiero della libertà.

Piccioni Lisa, 3CLSU

Una semplice gabbia che può rappresentare una storia drammatica, una gabbia che, nonostante sia aperta può intrappolare.

La storia di una ragazza che con l’inganno si è trovata all’interno di questo incubo, e ha avuto la forza di rompere questa gabbia da sola, andando contro tutti, compresa la sua famiglia. Questa è la storia di una bimba di tredici anni, questa è la storia di Annamaria, detta Malanova.

 

Levardi Greta, 3CLSU


Ancor prima dell'inizio dello spettacolo, un particolare scenico attira la nostra curiosità: una gabbia a pianta quadrangolare è presente sul palco iscrivendo uno spazio quasi claustrofobico che allude al senso di isolamento provato dalla protagonista, vittima non solo delle ripetute violenze ma anche del cinismo del suo piccolo paesino. Tuttavia, la gabbia si presenta aperta di fronte al pubblico rappresentando, attraverso questo particolare, il senso di riscatto provato dalla ragazza che riesce ad affrontare la sua condizione rendendosi libera.

Frigeri Aleksandar, 3CLSU


Sul palco un’unica gabbia: alta, con una sola apertura davanti, come un’entrata e lì dentro è come se si celasse l’intera storia, la gabbia è ogni luogo della storia, dal paesino alla chiesa, dalla rosticceria al tribunale.

Un unico attore che interpreta tutti i protagonisti della vicenda.

La storia di Annamaria è toccante, terribile, il racconto ti trascina nei pensieri più disturbanti e intimi della protagonista. Una narrazione che ti fa immaginare e riflettere, e che si ferma prima di ciò che è così crudo, da essere indicibile.

Un racconto che si collega al profondo tema dell’affettività e dell’amore, insegnandoci a rispettare sempre l’altro e i suoi tempi.

Salierno Elisa, 3CLSU


Una gabbia aperta solo da un lato, una prigione interiore dalla quale con coraggio è possibile uscire, a volte un confessionale, a volte il retro di una chiesa, a volte la piazza di un paesino, il tutto illuminato da una luce che fa riflettere e ci trasmette ogni aspetto di questa cruda realtà…

Così lo spettacolo Malanova cerca di raccontarci la triste storia di Annamaria, una bambina come tante con il diritto di vivere un’adolescenza normale, la quale però ha dovuto fare i conti con la violenza di questo mondo crudele. Una violenza che si insinua piano piano nella sua vita e che apparentemente sembra non rivelare la crudeltà di cui è ricolma. Una violenza che cresce, che distrugge e che devasta l’anima di Annamaria. Una violenza che tante donne in questo mondo hanno sentito sulla propria pelle. Una violenza che tante donne giorno dopo giorno sentono alle proprie spalle. Annamaria con il suo coraggio ha stretto in un abbraccio di speranza molte di queste donne. Ma il dolore della violenza potrà mai essere guarito da un abbraccio?

Tahoun Jasmine, 3CLSU


La scenografia unica e semplice di una gabbia permette alla mente di liberarsi dalle catene dei pregiudizi concedendo all'intera immaginazione di entrare in scena potendo ricreare i vari personaggi e luoghi della vicenda.
Le luci caratterizzano la psicologia di ogni individuo facendo intendere fin dall'inizio le loro intenzioni future.


Un'opera introspettiva e terapeutica sul comportamento disumano della violenza di genere e sulla ricerca di una giustizia distruttrice di un modo di vivere errato e codardo di alcuni individui.

Zalaffi Mattia 3CLSU