Quando la grande poesia parla al presente: il Paradiso di Dante conquista gli studenti del “Mattei”
Novanta minuti di intensa immersione nella bellezza teologica e letteraria
della terza Cantica, guidati dalla passione del giovane studioso Boris
Borlenghi.
Il tempo, quando incontra la vera
bellezza, sembra sospendersi: è questa la sensazione che ha unito le classi
terze e quarte dell’Istituto “Mattei”, accompagnate dai docenti Marina
Montanari e Filippo Lovatin, e riunite, grazie all’organizzazione di Franco
Marchetti, lo scorso 28 aprile nell’Aula Magna della scuola, alla presenza
della Dirigente dott.ssa Rita Montesissa e della vicesindaca Paola Pizzelli.
Davanti a loro, una sfida culturale non comune: un viaggio di più di un’ora nei
territori più rarefatti e luminosi dell’universo dantesco, guidati dalla
freschezza intellettuale di Boris Borlenghi. Il giovane studioso ha presentato
la propria tesi di laurea dal titolo emblematico: «Come del sole stella
mattutina. San Bernardo nei Canti XXXI e XXXII del Paradiso dantesco»,
dedicata a padre Efrem Tedla, scomparso nel 2018, il quale è stato suo mentore
e lo ha affiancato nella sua crescita umana e culturale, facendogli scoprire e
amare Dante Alighieri. L’incontro non si è configurato come una rigida lezione
accademica, bensì come un dialogo vivo, un’architettura narrativa sapientemente
ritmata. Il fulcro dell’evento è stato la recitazione di alcuni tra i passi più
suggestivi dei due Canti, affidata alla voce vibrante di due bravi lettori: la
giovane Zelda Bobille e Thomas Emiliani. La parola dantesca, prima recitata e
poi minuziosamente decodificata, è stata preceduta e seguita dall’inquadramento
storico-letterario e dal commento critico di Borlenghi, capace di restituire
densità teorica e calore umano a versi altrimenti complessi.
La figura di San Bernardo: misticismo e Luce
Al centro dell'analisi di
Borlenghi si è stagliata la figura monumentale di San Bernardo di Chiaravalle.
Nel momento cruciale del viaggio ultraterreno, quando Virgilio prima e Beatrice
poi si congedano da Dante, è proprio Bernardo a farsi guida del Poeta verso
l'ultimo, supremo traguardo: la visione di Dio. Il relatore ha magistralmente
tratteggiato il profilo storico del Santo, colonna portante dell’ordine
cistercense, quel movimento monastico che nel XII secolo, dal monastero di
Clairvaux, rinnovò profondamente la spiritualità europea attraverso il ritorno
a una rigida ascesi e al lavoro manuale, ma soprattutto attraverso una mistica
dell'amore e della contemplazione affettiva. Bernardo non è per Dante un freddo
logico della teologia, ma il «dottor mellifluo», colui che ha fatto
dell’ardore contemplativo e del suo amore a Maria la propria ragione di vita; è
l'incarnazione dell'amore puro, la "stella mattutina" che annuncia la
vicinanza del Sole divino e della Luce eterna. Il Santo, inoltre, è compatrono
di Fiorenzuola, e la sua festa viene celebrata il 20 agosto con una processione
che parte dalla Città con meta finale a Chiaravalle della Colomba, dove il
giovane laureato Boris lavora come volontario presso la comunità monastica.
Il cuore dei Canti e la preghiera alla Vergine
L’attenzione degli studenti è
stata catturata dalla struttura dei Canti XXXI e XXXII, dove l’Empireo si
rivela nella forma della “candida rosa” dei beati: Borlenghi ha mostrato come
San Bernardo prepari l’anima di Dante all'atto finale della conoscenza mistica;
e per farlo, il Santo non si affida alla speculazione intellettuale, ma si
rivolge alla via del cuore e della Grazia, che ha il suo culmine nella Vergine
Maria. È stato un momento di palpabile commozione in Aula Magna quando
l'analisi si è posata sulla celeberrima preghiera d'apertura del Canto XXXIII, mirabilmente
anticipata nei presupposti teologici del Canto XXXII: «Vergine Madre, figlia
del tuo figlio...». Una poesia che si fa teologia incarnata, dove gli
ossimori specchiano il mistero dell'Incarnazione e dove Bernardo si fa
intercessore per l’umanità intera, tormentata e rappresentata dallo smarrimento
e dal riscatto di Dante.
La certezza di una intramontabile modernità
L’esito dell’incontro è stato
straordinariamente positivo: l’attenzione partecipe delle classi ha dimostrato
come la distanza temporale possa essere annullata quando la spiegazione è
sorretta da rigore filologico e autentico entusiasmo. Al termine della lectio,
dopo un lungo e scrosciante applauso che ha suggellato i ringraziamenti finali,
gli studenti hanno lasciato l’Aula Magna con una consapevolezza profonda e
rinnovata: la grande poesia di Dante non è un monumento polveroso del passato,
ma un organismo vivo. I suoi versi possiedono ancora oggi una sconcertante
modernità, una capacità intatta di interrogare la coscienza giovanile, offrendo
parole appassionate per dire il desiderio di infinito, lo smarrimento
dell'anima e la perenne ricerca della verità.








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