mercoledì 1 dicembre 2021

MALANOVA - pensieri e post della 3C LSU

Malanova
 vuol dire “colei che porta cattive notizie, disgrazie”. È il nome che le donne e gli uomini di San Marino, frazione di Taurianova, in Calabria, attribuirono, e attribuiscono tuttora, ad Annamaria Scarfò, una giovanissima ragazza calabrese, che dai 13 ai 16 anni, a partire dal 1999, subì reiterate violenze di gruppo da parte di molti uomini del paese. Si sottomise per tre anni, ma quando le imposero di portare con sé anche la sorellina più piccola, si ribellò e denunciò, dando il via al processo e alle intimidazione, che spinsero le istituzioni a metterla in regime di protezione testimoni. La storia di Anna Maria è diventata un libro scritto dalla giornalista di Repubblica, Cristina Zagaria, da cui è tratto lo spettacolo "Malanova", andato in scena al teatro Argot, per la drammaturgia di Flavia Gallo e Ture Magro e interpretato da quest'ultimo.

(https://www.recensito.net/teatro/malanova-teatro-violenza-omert%C3%A0-recensione.html)

Diamo la parola ai ragazzi della 3C liceo delle scienze umane

Questa gabbia di metallo è l’unico oggetto di scena dove l’attore ha portato sul palco la storia di una ragazzina vittima di stupri e delle dicerie del piccolo paese in cui vive.

La storia viene raccontata in un gioco di luci e ombre e prova ad estrapolare una riflessione sul modo in cui ci rapportiamo con l’altro e i suoi sentimenti.

Lo spettacolo è un punto di partenza per una riflessione più profonda sui rapporti interpersonali nella società moderna, sul modo di comportarsi, sulla figura della donna e del suo ruolo nella vita di un uomo.

Falzone Andrea, 3CLSU

Come possono semplici aste diventare una scena e formare teatro?

Una disposizione un po’ particolare di pali, posti uno accanto all’altro, può dar spazio alla fantasia, all’immaginazione e alla capacità, di ognuno di noi, di creare uno spettacolo sempre diverso ma unito da un unico filo.

Una sola gabbia è presente sul palco che, grazie al gioco di luci e alla bravura dell'attore, è riuscita a diventare una successione di luoghi indispensabili nel racconto della storia permettendoci di capirla al meglio e di rendere visibile il messaggio di denuncia, di liberazione e, anche, di comprensione dell’“oscurità”. Una via d’uscita c’è, come mostra la scena, e dice l’interprete; il compito difficile, però, tocca a noi: per prima cosa riuscire a trovarla ma soprattutto avere il coraggio di intraprenderla.

Fortunati Gaia, 3CLSU

Soltanto una gabbia.

Una gabbia di innocenza, di indifferenza, di paura, di timore, di prepotenza.

Una sola gabbia che racconta la storia di Malanova, una ragazza troppo piccola a cui toccherà sopportare un peso tanto grande.

Una ragazza coraggiosa che della sua gabbia fece la sua unica via d’uscita.

Credali Clarissa, 3CLSU


Può una gabbia essere anche una via di fuga?

“Esiste sempre una via d’uscita”, così l’attore e autore Ture Magro cerca di spiegare la sua scenografia. Così Anna, a soli 16 anni, è riuscita ad evadere dalla realtà in cui credeva di essere imprigionata. Mettere in stand-by la propria vita, per guardare tutto da un’altra prospettiva e imboccare quella strada di salvezza, per sé stessi e per gli altri. Ognuno ha la propria gabbia, è compito di ciascuno di noi individuare il sentiero della libertà.

Piccioni Lisa, 3CLSU

Una semplice gabbia che può rappresentare una storia drammatica, una gabbia che, nonostante sia aperta può intrappolare.

La storia di una ragazza che con l’inganno si è trovata all’interno di questo incubo, e ha avuto la forza di rompere questa gabbia da sola, andando contro tutti, compresa la sua famiglia. Questa è la storia di una bimba di tredici anni, questa è la storia di Annamaria, detta Malanova.

 

Levardi Greta, 3CLSU


Ancor prima dell'inizio dello spettacolo, un particolare scenico attira la nostra curiosità: una gabbia a pianta quadrangolare è presente sul palco iscrivendo uno spazio quasi claustrofobico che allude al senso di isolamento provato dalla protagonista, vittima non solo delle ripetute violenze ma anche del cinismo del suo piccolo paesino. Tuttavia, la gabbia si presenta aperta di fronte al pubblico rappresentando, attraverso questo particolare, il senso di riscatto provato dalla ragazza che riesce ad affrontare la sua condizione rendendosi libera.

Frigeri Aleksandar, 3CLSU


Sul palco un’unica gabbia: alta, con una sola apertura davanti, come un’entrata e lì dentro è come se si celasse l’intera storia, la gabbia è ogni luogo della storia, dal paesino alla chiesa, dalla rosticceria al tribunale.

Un unico attore che interpreta tutti i protagonisti della vicenda.

La storia di Annamaria è toccante, terribile, il racconto ti trascina nei pensieri più disturbanti e intimi della protagonista. Una narrazione che ti fa immaginare e riflettere, e che si ferma prima di ciò che è così crudo, da essere indicibile.

Un racconto che si collega al profondo tema dell’affettività e dell’amore, insegnandoci a rispettare sempre l’altro e i suoi tempi.

Salierno Elisa, 3CLSU


Una gabbia aperta solo da un lato, una prigione interiore dalla quale con coraggio è possibile uscire, a volte un confessionale, a volte il retro di una chiesa, a volte la piazza di un paesino, il tutto illuminato da una luce che fa riflettere e ci trasmette ogni aspetto di questa cruda realtà…

Così lo spettacolo Malanova cerca di raccontarci la triste storia di Annamaria, una bambina come tante con il diritto di vivere un’adolescenza normale, la quale però ha dovuto fare i conti con la violenza di questo mondo crudele. Una violenza che si insinua piano piano nella sua vita e che apparentemente sembra non rivelare la crudeltà di cui è ricolma. Una violenza che cresce, che distrugge e che devasta l’anima di Annamaria. Una violenza che tante donne in questo mondo hanno sentito sulla propria pelle. Una violenza che tante donne giorno dopo giorno sentono alle proprie spalle. Annamaria con il suo coraggio ha stretto in un abbraccio di speranza molte di queste donne. Ma il dolore della violenza potrà mai essere guarito da un abbraccio?

Tahoun Jasmine, 3CLSU


La scenografia unica e semplice di una gabbia permette alla mente di liberarsi dalle catene dei pregiudizi concedendo all'intera immaginazione di entrare in scena potendo ricreare i vari personaggi e luoghi della vicenda.
Le luci caratterizzano la psicologia di ogni individuo facendo intendere fin dall'inizio le loro intenzioni future.


Un'opera introspettiva e terapeutica sul comportamento disumano della violenza di genere e sulla ricerca di una giustizia distruttrice di un modo di vivere errato e codardo di alcuni individui.

Zalaffi Mattia 3CLSU 

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