Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

mercoledì 3 maggio 2023

"FACCIAMO FINTA CHE NON SIA SUCCESSO NIENTE" di Maddie Dawson

 ‘Sarete sotto pressione e litigherete per i soldi e per il sesso, per chi lava i piatti e per chi deve cambiare i pannolini, e per un sacco di altre fesserie che adesso non ti immagini neppure. Ma quando succederà, non perdere la testa e non cominciare a dare la colpa  a te, a lui, alla noia, al governo, a Dio o a qualsiasi altra cosa. E’ la vita. E supererai tutto.’

 
Annabelle e Grant sono la coppia modello: Grant è un uomo fedele, leale, rispettoso, preciso e solido nei suoi ideali; tutte le donne vorrebbero poterlo sposare. Eppure ultimamente è troppo preso dal suo lavoro: tutti i compiti da correggere, le lezioni da preparare, un libro da scrivere sulle lotte sindacali. Così impegnato da essere sempre sommerso dagli impegni, da dedicare al sesso solo il mercoledì mattina, da pretendere costantemente il silenzio e da dimenticarsi di cenare. 
Annabelle si sente terribilmente sola.
E così, trasferitasi a New York per aiutare la figlia in una gravidanza complicata, si lascia travolgere dai sentimenti e dai ricordi della sua storia passionale con Jeremiah, che dopo ventisei anni, otto mesi, due settimane e quattro giorni, non riesce ancora a dimenticare.
 
‘Ero qui distesa e ho pensato che certe cose funzionano meglio se ne parli nel cuore della notte. Forse si è più veri, non si hanno le difese alzate.’
 
Una meravigliosa storia d’amore, ricca di passione e profondità, una storia leggera e ironica, perfetta da leggere in questo periodo dell’anno, sotto le coperte mentre si sorseggia un buon tè caldo aspettando il bel tempo primaverile.
 
Voi l'avete letto? consigliatemi delle letture primaverili!
 
MARTINA SIGNORILE - 5^A LSU

venerdì 28 aprile 2023

LA CHITARRA, TRA PASSIONE E STORIA

Ben ritrovati amici del Mattei’s blog.
Come avrete potuto notare sono appassionato di musica, ma non ho mai approfondito la tematica riguardante gli strumenti.
Per cui vi spiegherò qualche caratteristica inerente la chitarra, strumento che suona da circa 4 anni, e la sua storia.

La chitarra è uno strumento dotato di diversi componenti che variano in base al modello; i principali sono le 6 corde, il manico con i tasti, le chiavi, la cassa, il ponte e anche, in alcuni casi, l’amplificatore - specialmente per le chitarre elettriche.


Si tratta di uno strumento con origini antichissime ed infatti ci sono stati modelli precursori già dai tempi degli Egizi e di altre popolazioni.
Gli Egizi hanno utilizzato una sorta di chitarra a 3 corde con cassa di risonanza di cedro levigato e accerchiata dal cuoio. Col passar dei secoli sono state aggiunte anche le altre 3 corde. Inoltre la sesta corda è stata introdotta da un personaggio della musica famosissimo, ovvero il liutaio Stradivari. Agli inizi le corde sono state fabbricate con parti di animali; poi sostituite con quelle di nylon, le corde tipiche della chitarra classica. Successivamente, sono arrivate anche le corde in acciaio e, di conseguenza, le  chitarre folk ed elettriche.

La chitarra ha come tipica accordatura Mi, Si, Sol, Re, La, Mi (il primo Mi è la nota più acuta e l’altro è quella più grave). Tutto ciò è dovuto alla chitarra spagnola, dotata di 5 corde con queste note, la sesta è stata aggiunta dopo.

Le chitarre hanno modificato i tasti: si è passati da 8 a 12 per le chitarre classiche e folk poiché le elettriche ne hanno o 22 o 24.

La chitarra è composta da legno e di quest’ultimo ce ne sono diversi tipi che la formano come il mogano, l’ebano, il palissandro e l’abete (questi sono i più utilizzati). In realtà, in passato, è stato usato solamente un tipo di legno per fabbricare i primi modelli della chitarra poiché le chitarre di oggi sono formate da più di un tipo di legno.

Adesso passiamo alle tecniche principali usate per suonare la chitarra.
Per le chitarre classiche e folk, bisogna prendere gli accordi con diverse forme e suonarli con una ritmica oppure arpeggiandoli (si utilizzano le dita per suonare le note una per volta come se si stesse suonando l’arpa).
Poi si possono compiere anche slide, hammer-on e pull-off. Questi tre metodi consistono nel suonare più note contemporaneamente ma in modi diversi.
Con queste tre tecniche si deve ottenere un suono continuo che non deve essere interrotto.
Invece ci sono altre tecniche ,poco utilizzate con le chitarre classiche o folk, effettuate sulla chitarra elettrica e la principale di queste è l’assolo.
 
Concludo dicendo che la chitarra agli inizi è abbastanza difficilecome strumento da imparare a scuonare, ma con l'allenamento si riescono a raggiungere grandissimi risultati.
Infatti, per quanto riguarda la mia esperienza, per i primi due/tre anni dall’inizio della mia “carriera” chitarristica ho faticato molto sia per le difficoltà che si hanno le prime volte ma soprattutto perché a casa mi esercitavo poco.
Poi ho deciso di allenarmi maggiormente e ad oggi sono migliorato tantissimo.

giovedì 27 aprile 2023

LA FOCACCIA PUGLIESE - gustosa ricetta salata

La focaccia è una di quelle tipiche ricette che amo preparare insieme alla nonna, seguendo molto attentamente i suoi preziosi consigli.
La mia famiglia ha origini pugliesi e da quando i miei parenti si sono trasferiti qui hanno voluto mantenere vivo il ricordo delle loro origini cucinando pietanze tipiche come la focaccia pugliese. E a me hanno trasmesso questa grande passione!
 
INGREDIENTI:
● 1 patata
● 200 gr di farina di grano tenero di tipo "0"
● 300 gr di semola di grano duro rimacinata
● 12 gr lievito di birra (a cubetto)
● sale q.b.
● olio extravergine d'oliva q.b. (3-4 cucchiai)
● 300 ml di acqua
● 10 pomodorini ciliegia (o anche di più se preferite la focaccia più condita)
● 1 pizzico di origano
● sale q.b.
● olio q.b.

PROCEDIMENTO:
Come prima cosa bisogna lessare la patata, togliere la buccia e schiacciarla con uno schiacciapatate. La patata è fondamentale per ottenere un impasto morbido e favorire la conservazione della focaccia.

A questo punto bisogna preparare l'impasto della focaccia.
Prendere un contenitore in cui mescolare con le mani i diversi ingredienti: la patata schiacciata, la semola, la farina, il sale, il lievito (precedentemente sciolto in acqua tiepida), l'olio extravergine d'oliva e l'acqua, quest'ultima da aggiungere lentamente fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico. Lasciare riposare la massa per circa 4 ore, avvolgendo il contenitore con una coperta o un canovaccio in modo che possa crescere restando al caldo.

Trascorse le 4 ore, si può disporre l'impasto nella teglia. Prima di farlo, inumidire con l'olio fin sopra i bordi e poi posare l'impasto all'interno della teglia, girandolo in modo da bagnare entrambi i lati; infine, stenderlo con i polpastrelli.

Farcire con pomodorini tagliati a metà e condire l'impasto spargendo sulla superficie olio, sale e origano quanto basta.
Preriscaldare il forno a 220°, inserire la teglia nel forno statico (non ventilato) e cuocere la focaccia a 200° (massimo 250°) per circa 30 minuti.
Prima di servirla e mangiarla, una volta cotta meglio farla raffreddare a temperatura ambiente (non lasciarla in forno, mi raccomando!).

La Puglia è in tavola: buon appetito!

MARTINA SIGNORILE - 5^A LSU

mercoledì 26 aprile 2023

"L’AGNESE VA A MORIRE" di Renata Viganò

In occasione del 25 Aprile, festa della Liberazione, è importante ricordare e rendere onore a chiunque abbia preso parte alla Resistenza, anche a costo di sacrificare la propria vita per liberare l’Italia dall’occupazione nazifascista. Erano persone comuni che portavano con loro armi importanti: il coraggio e il desiderio di salvaguardare la propria patria. Tra queste ci sono anche tante donne partigiane che, al pari degli uomini, hanno fortemente contribuito alla lotta. Non vengono altrettanto ricordate e non viene data loro l’importanza che meritano per ciò che hanno fatto. Tra queste donne c’è Renata Viganò, autrice del libro a tratti autobiografico “L’Agnese va a morire” in cui racconta la storia dell’Agnese, una partigiana che ha conosciuto durante la guerra.

Ci troviamo nelle valli di Comacchio durante la Seconda Guerra Mondiale, negli otto mesi precedenti alla liberazione dell’Italia. Agnese è un’anziana lavandaia che vive con il marito Palita, comunista che, pur non potendo svolgere lavori pesanti a causa di una malattia avuta in passato, collabora con i partigiani. Dopo la deportazione e la morte dell’uomo da parte dei tedeschi, l’Agnese decide di seguire le orme del marito e di avvicinarsi agli uomini della resistenza, diventando una staffetta partigiana. Dopo l’ennesimo sopruso da parte di Kurt, un soldato tedesco, la donna lo colpisce in testa con un mitra e, credendo di averlo ucciso, decide di scappare. Inizia così la sua vita clandestina dedita alla lotta partigiana che la occupa fino agli ultimi momenti della sua esistenza.

«Capiva quelle che allora chiamava “cose da uomini”, il partito, l’amore per il partito, e che ci si potesse anche fare ammazzare per sostenere un’idea bella, nascosta, una forza istintiva, per risolvere tutti gli oscuri perché, che cominciano nei bambini e finiscono nei vecchi quando muoiono.»

Essendo stata anche l’autrice stessa una partigiana, questo romanzo è una testimonianza reale e concreta di ciò che è stata la resistenza. Vengono dunque delineate immagini vere di ciò che accaduto, raccontando, giorno dopo giorno, la lotta per la liberazione attraverso la vita quotidiana di questi partigiani fatta di fughe, fucilazioni, tradimenti, paura, vittorie e sconfitte.
L’Agnese fa parte di tutti quei combattenti che non ce l’hanno fatta a vedere il risultato del loro operato, diventando perciò il simbolo del sacrificio, della ribellione e della lotta per un ideale su cui bisogna riflettere affinché la Storia non si ripeta.
PAOLA BRAVO - 3^B LS

ZELDA: BREATH OF THE WILD

Ben ritrovati, cari lettori del Mattei’s Blog!
Siamo tornati per parlarvi di un classico che abbiamo voluto recuperare per immergerci nel suo fantastico mondo: stiamo parlando di Zelda, nello specifico The Legend of Zelda: Breath of the Wild.
 

Questo fantastico titolo Nintendo narra le vicende di un giovane eroe di nome Link, risvegliatosi in una grotta da un sonno secolare e di una principessa, Zelda, che in quest’attesa ha lottato senza sosta contro una calamità di nome Ganon che non vuole fare altro che distruggere il mondo. Una lotta tra bene e male che si ripete incessantemente e che i diversi cantastorie di Nintendo non hanno ancora smesso di farci vivere tramite gli occhi di questo giovane ragazzo alle prese con un destino che sembra già scritto.

Anche questa volta siamo riusciti a stupirci, a rivivere la stessa storia come se l’avessimo udita per la prima volta e ci siamo fatti travolgere da quel vento, maestoso e delicato.

 
La libertà narrativa, difatti, trova riscontro nella libertà offerta dalle dinamiche racchiuse nell’immenso mondo di gioco, totalmente a disposizione del giocatore. È addirittura possibile correre dritti alla fine dell’avventura, nonostante per ovvi motivi sia un’alternativa che non abbiamo minimamente preso in considerazione!
Quantificare la grandezza della mappa sarebbe come ammettere di voler trovare per forza un limite alle attività possibili, quando poi basta percorrere due sentieri e guardarsi un po’ attorno per ritrovarsi a raccogliere funghi o cercare oggetti magici sotto alle rocce in riva al fiume.
 
“The Legend of Zelda: Breath of the Wild” è l'esempio di come Nintendo abbia persone tra le sue fila in grado di trasformare i successi del passato, con i loro elementi distintivi, in capolavori del presente, e perché no, anche del futuro.
 
Come sempre vi invitiamo vivamente di provare questo fantastico gioco, se non l’avete già fatto, e a farci sapere cosa ne pensate!
 
Alla prossima, MARGHERITA BONETTI e LORY MITROFAN - 5^A LSU/5^A AFMI  


lunedì 24 aprile 2023

IL BENE CIRCOLARE SALVA - EMA, PESCIOLINO ROSSO

 “Quando anche un solo giovane ci dice un semplice “grazie” o “mi avete salvato la vita” e riesce a salvarsi, a cambiare idea o ripensare alla sua vita in modo positivo la nostra missione continua ad avere sempre più forza e ci sprona a portare avanti il nostro amore.” - Gianpietro Ghidini


Il 24 novembre 2013 Emanuele Ghidini, giovane sedicenne originario di Gavardo (BS), si suicidava dopo aver gridato più volte “Mi devo uccidere! Mi devo uccidere!” gettandosi da un ponte sotto gli occhi dell’amico, dopo aver assunto droghe allucinogene ad una festa alla quale era stato invitato. Il suo corpo venne
ritrovato il giorno dopo e il padre distrutto dal dolore noterà che il punto del ritrovamento era lo stesso dove anni prima un piccolo Emanuele aveva liberato il suo pesciolino rosso. 
La notte successiva papà Gianpietro sognò di salvare il figlio, e da questo sogno giunse l’ispirazione per scrivere una lunga lettera ad Emanuele, poi trasformata in un libro. Inoltre, la vocazione scaturita dal sogno lo mosse a fondare l’associazione "Ema - Pesciolino Rosso", dedicata all’aiuto e al supporto dei ragazzi in difficoltà.

Circa un mese fa, il 22 Marzo, papà Gianpietro ha portato la sua esperienza nella nostra scuola, raccontando la tragica storia della morte di Emanuele e del suo dolore, divenuto poi motore per il suo impegno dedicato al prossimo, in particolare ai giovani orfani o con problemi di tossicodipendenza, ludopatia o autolesionismo. L’incontro ha toccato il cuore di tutti i presenti, portando anche alcuni studenti reduci da storie simili a condividere le loro esperienze in un’atmosfera di conforto e solidarietà.

Credo che l’incontro con Gianpietro Ghidini sia stato uno dei più interessanti e significativi tra quelli svoltisi nel nostro Istituto, in quanto ci ha aiutato ad aprire gli occhi sulla realtà interiore dell’altro e a pensare al valore dato alla vita, che deve essere diverso dall’idea di “vita come un videogioco, dove ad ogni errore c’è
una riparazione, senza doversi assumere responsabilità” (cit. Mons. Adriano Cevolotto, vescovo di Piacenza).
Abbiamo ascoltato come il dolore può non avere l’ultima parola, perché se ci facciamo aiutare e facciamo circolare il bene è sempre possibile ricominciare!

EDOARDO DEVOTI - 3^A LS

venerdì 21 aprile 2023

"TUTTO IL TEMPO CHE VUOI" di Francesco Gungui

Franz ha 36 anni, vive la sua quotidianità e sembrerebbe andare tutto per il verso giusto: ha un lavoro come editor, una relazione stabile con Lucia da 10 anni, il progetto di ampliare la famiglia e una carriera in ascesa.
 
Finché un giorno i  pilastri della sua vita si sgretolano facendolo cadere giù.
La sua relazione stabile con Lucia finisce perché i due non riescono ad avere un figlio, il rifiuto di un futuro best seller gli fa perdere il lavoro e le varie difficoltà della vita quotidiana lo mettono in crisi.
A questo punto Franz si ritrova single e senza lavoro; dunque come si può, alla soglia di quarant’anni, reinventarsi e ricominciare tutto da capo?
 
‘Forse è questo quello che si deve fare, pensare alla vita come ad un romanzo incompleto e impreciso, una storia sulla quale vale senz’altro la pena di mettere le mani’

 
L’autore è stato in grado di raccontare con estrema semplicità e tenerezza quelli che sono i veri problemi della vita, che purtroppo non è sempre rosa e fiori, delle famiglie che non sono solo quelle del "mulino bianco" anzi richiedono impegno e a volte anche dolore, e del riscatto per la propria esistenza e la gioia per la rinascita personale. Francesco Gungui è riuscito a parlare di tutto questo in modo emozionante.
 
‘Passano le settimane e io mi impegno a essere normale, a fingere di vivere una vita serena.
Quante persone fanno come me? Tremo al pensiero di non essermi mai accorto di un altro dato statistico invisibile.
Quante persone hanno dovuto rinunciare ai proprio sogni e vivono una vita priva di sorprese, nascondersi tra gli affetti sicuri e qualche piccolo sfizio occasionale?’
 
Una lettura ironica, accattivante, intelligente e stravagante, molto romantica e passionale. Che mi ha insegnato che la vita non è mai come la si immagina, alcune volte è ancora meglio delle aspettative ed altre peggio; proprio perché non sempre è come l’avevamo immaginata bisogna reagire per essere gli editor della propria vita.
 
E voi come avreste reagito a questa situazione? Avreste riscattato la vostra vita?
 
MARTINA SIGNORILE - 5^A LSU

giovedì 20 aprile 2023

TORTA FRITTA SENZA GLUTINE

La torta fritta è pasta fritta, a base di acqua e farina, anche se il suo nome può variare dalla provincia emiliana in cui ci si trova. E’ perfetta per accompagnare salumi e formaggi, ma anche mangiata da sola è deliziosa.

INGREDIENTI:
500g di farina senza glutine
300g di acqua frizzante
1 cucchiaio di strutto o burro
2 cucchiaini di sale
Metà bustina di lievito per impasti salati
Abbondante strutto o olio per friggere

PREPARAZIONE:
Impastare bene la farina e l’acqua frizzante.
Aggiungere lo strutto o il burro ammorbidito.
Infine aggiungere anche il sale e il lievito.
Impastare fino ad ottenere un composto omogeneo.
Con un mattarello stendere la pasta fino ad un'altezza di circa 3 mm. Tagliarla a rettangoli o triangoli con la rotella tagliapasta. Friggere nello strutto o olio girandola da entrambi i lati fino ad ottenere un colore dorato.
Aggiungere un po 'di sale e servire
calda.

VITTORIA AIOLFI - 3^B LS

martedì 18 aprile 2023

"L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE" di Milan Kundera

“Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto.
Se l’uomo può vivere una sola vita, è come se non vivesse affatto.”
 

Un titolo tanto curioso quanto calibrato, che rispecchia fino nei minimi dettagli quelle che sono le riflessioni, i sentimenti e le trame di questo libro.
 
Le storie e le vite che si vivono dentro il romanzo sono quelle di: Thomas, Tereza, Sabina e Franz.
Persone apparentemente sconosciute, ma tutte legate da un destino.
Thomas ha sempre amato due cose nella sua vita: le donne e il lavoro. Tuttavia, quando incontra Tereza, i due si innamorano e si sposano. Sarà poi difficile per la moglie accettare i piccoli vizi che il marito porta con sé.
Tereza è un’appassionata di fotografia che coronerà il suo sogno riprendendo gli attacchi che nel 1968 segneranno la sua città, Praga. Gelosa del marito, decide di incontrare una delle sue amanti, Sabina. Quest’ultima è la classica persona che vive nel momento, senza doversi preoccupare di cosa accadrà dopo. Le piace essere l’amante di Thomas, ma una volta conosciuto Franz, si innamora perdutamente di lui, tuttavia, non avendo il coraggio di stabilirsi, fuggirà abbandonandolo.
Quando, però, rimane solo, quest’ultimo protagonista, per tutta la vita inseguirà il ricordo di Sabina, senza neanche rendersi conto che i suoi continui tuffi nel passato non lo porteranno da nessuna parte, solo alla disgrazia.
 
“Sono proprio le domande per le quali non esiste risposta che segnano i limiti delle possibilità umane e tracciano i confini dell’esistenza umana.”
 

Sono i temi e l’ambiguità del libro che lasciano al lettore un senso di curiosità e insaziabilità. Infatti le continue riflessioni e provocazione che l’autore scrive, oltre a suscitare dubbi, stimolano la voglia di continuare a leggere.
Si tratta di una storia intrinseca di leggerezza e pesantezza, di equilibrio tra anima e corpo e confronti tra più punti di vista.  Scaturisce domande a cui risulta quasi impossibile rispondere: è davvero necessario scegliere tra anima e corpo? Tra leggerezza e pesantezza? Risulta realmente così fragile la nostra esistenza?
 
“Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta.
E’ per questo che l’uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.”
 
Non esistono risposte opportune a questi quesiti, tuttavia Kundera utilizza la metafora della vita così simile e al contempo diversa, per rappresentare quanto, a tratti, essa possa essere sia pesante, sia leggera.
Quello che l’autore intende scrivere non è solo un comune romanzo, ma anche una vera e propria riflessione filosofica, che porta a ragionare al di là degli schemi e delle conoscenze umane, destando pensieri quasi inconcepibili per visioni così chiuse.
 
“Un romanzo non è una confessione dell’autore, ma un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato.”
 
AGATA ILLICA MAGRINI - 2^A LSU