Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

mercoledì 1 dicembre 2021

MALANOVA - pensieri e post della 3C LSU

Malanova
 vuol dire “colei che porta cattive notizie, disgrazie”. È il nome che le donne e gli uomini di San Marino, frazione di Taurianova, in Calabria, attribuirono, e attribuiscono tuttora, ad Annamaria Scarfò, una giovanissima ragazza calabrese, che dai 13 ai 16 anni, a partire dal 1999, subì reiterate violenze di gruppo da parte di molti uomini del paese. Si sottomise per tre anni, ma quando le imposero di portare con sé anche la sorellina più piccola, si ribellò e denunciò, dando il via al processo e alle intimidazione, che spinsero le istituzioni a metterla in regime di protezione testimoni. La storia di Anna Maria è diventata un libro scritto dalla giornalista di Repubblica, Cristina Zagaria, da cui è tratto lo spettacolo "Malanova", andato in scena al teatro Argot, per la drammaturgia di Flavia Gallo e Ture Magro e interpretato da quest'ultimo.

(https://www.recensito.net/teatro/malanova-teatro-violenza-omert%C3%A0-recensione.html)

Diamo la parola ai ragazzi della 3C liceo delle scienze umane

Questa gabbia di metallo è l’unico oggetto di scena dove l’attore ha portato sul palco la storia di una ragazzina vittima di stupri e delle dicerie del piccolo paese in cui vive.

La storia viene raccontata in un gioco di luci e ombre e prova ad estrapolare una riflessione sul modo in cui ci rapportiamo con l’altro e i suoi sentimenti.

Lo spettacolo è un punto di partenza per una riflessione più profonda sui rapporti interpersonali nella società moderna, sul modo di comportarsi, sulla figura della donna e del suo ruolo nella vita di un uomo.

Falzone Andrea, 3CLSU

Come possono semplici aste diventare una scena e formare teatro?

Una disposizione un po’ particolare di pali, posti uno accanto all’altro, può dar spazio alla fantasia, all’immaginazione e alla capacità, di ognuno di noi, di creare uno spettacolo sempre diverso ma unito da un unico filo.

Una sola gabbia è presente sul palco che, grazie al gioco di luci e alla bravura dell'attore, è riuscita a diventare una successione di luoghi indispensabili nel racconto della storia permettendoci di capirla al meglio e di rendere visibile il messaggio di denuncia, di liberazione e, anche, di comprensione dell’“oscurità”. Una via d’uscita c’è, come mostra la scena, e dice l’interprete; il compito difficile, però, tocca a noi: per prima cosa riuscire a trovarla ma soprattutto avere il coraggio di intraprenderla.

Fortunati Gaia, 3CLSU

Soltanto una gabbia.

Una gabbia di innocenza, di indifferenza, di paura, di timore, di prepotenza.

Una sola gabbia che racconta la storia di Malanova, una ragazza troppo piccola a cui toccherà sopportare un peso tanto grande.

Una ragazza coraggiosa che della sua gabbia fece la sua unica via d’uscita.

Credali Clarissa, 3CLSU


Può una gabbia essere anche una via di fuga?

“Esiste sempre una via d’uscita”, così l’attore e autore Ture Magro cerca di spiegare la sua scenografia. Così Anna, a soli 16 anni, è riuscita ad evadere dalla realtà in cui credeva di essere imprigionata. Mettere in stand-by la propria vita, per guardare tutto da un’altra prospettiva e imboccare quella strada di salvezza, per sé stessi e per gli altri. Ognuno ha la propria gabbia, è compito di ciascuno di noi individuare il sentiero della libertà.

Piccioni Lisa, 3CLSU

Una semplice gabbia che può rappresentare una storia drammatica, una gabbia che, nonostante sia aperta può intrappolare.

La storia di una ragazza che con l’inganno si è trovata all’interno di questo incubo, e ha avuto la forza di rompere questa gabbia da sola, andando contro tutti, compresa la sua famiglia. Questa è la storia di una bimba di tredici anni, questa è la storia di Annamaria, detta Malanova.

 

Levardi Greta, 3CLSU


Ancor prima dell'inizio dello spettacolo, un particolare scenico attira la nostra curiosità: una gabbia a pianta quadrangolare è presente sul palco iscrivendo uno spazio quasi claustrofobico che allude al senso di isolamento provato dalla protagonista, vittima non solo delle ripetute violenze ma anche del cinismo del suo piccolo paesino. Tuttavia, la gabbia si presenta aperta di fronte al pubblico rappresentando, attraverso questo particolare, il senso di riscatto provato dalla ragazza che riesce ad affrontare la sua condizione rendendosi libera.

Frigeri Aleksandar, 3CLSU


Sul palco un’unica gabbia: alta, con una sola apertura davanti, come un’entrata e lì dentro è come se si celasse l’intera storia, la gabbia è ogni luogo della storia, dal paesino alla chiesa, dalla rosticceria al tribunale.

Un unico attore che interpreta tutti i protagonisti della vicenda.

La storia di Annamaria è toccante, terribile, il racconto ti trascina nei pensieri più disturbanti e intimi della protagonista. Una narrazione che ti fa immaginare e riflettere, e che si ferma prima di ciò che è così crudo, da essere indicibile.

Un racconto che si collega al profondo tema dell’affettività e dell’amore, insegnandoci a rispettare sempre l’altro e i suoi tempi.

Salierno Elisa, 3CLSU


Una gabbia aperta solo da un lato, una prigione interiore dalla quale con coraggio è possibile uscire, a volte un confessionale, a volte il retro di una chiesa, a volte la piazza di un paesino, il tutto illuminato da una luce che fa riflettere e ci trasmette ogni aspetto di questa cruda realtà…

Così lo spettacolo Malanova cerca di raccontarci la triste storia di Annamaria, una bambina come tante con il diritto di vivere un’adolescenza normale, la quale però ha dovuto fare i conti con la violenza di questo mondo crudele. Una violenza che si insinua piano piano nella sua vita e che apparentemente sembra non rivelare la crudeltà di cui è ricolma. Una violenza che cresce, che distrugge e che devasta l’anima di Annamaria. Una violenza che tante donne in questo mondo hanno sentito sulla propria pelle. Una violenza che tante donne giorno dopo giorno sentono alle proprie spalle. Annamaria con il suo coraggio ha stretto in un abbraccio di speranza molte di queste donne. Ma il dolore della violenza potrà mai essere guarito da un abbraccio?

Tahoun Jasmine, 3CLSU


La scenografia unica e semplice di una gabbia permette alla mente di liberarsi dalle catene dei pregiudizi concedendo all'intera immaginazione di entrare in scena potendo ricreare i vari personaggi e luoghi della vicenda.
Le luci caratterizzano la psicologia di ogni individuo facendo intendere fin dall'inizio le loro intenzioni future.


Un'opera introspettiva e terapeutica sul comportamento disumano della violenza di genere e sulla ricerca di una giustizia distruttrice di un modo di vivere errato e codardo di alcuni individui.

Zalaffi Mattia 3CLSU 

giovedì 25 novembre 2021

Scarpette rosse: il rosso deve diventare il colore dell’amore

Come ogni 25 novembre il nostro blog, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, vi propone un articolo su questa tematica.

Oggi voglio raccontarvi la storia di Juana Cecilia Hazana Loayza uccisa in modo atroce in un parchetto di Reggio Emilia, assassinata da un uomo la cui madre fu vittima stessa di femminicidio.

Mirko Genco che ha visto la madre vittima di quella stessa violenza, non ci ha pensato due volte e ha spento un’altra vita innocente.

Dietro al delitto vi è sempre e solo la stessa scusa: l’ho fatto per amore era lei che non ricambiava. La colpa era di lei che non lo amava, era colpa sua come era colpa di Elisa uccisa da Massimo ormai tre anni fa e come era colpa di Vanessa assassinata questo agosto. Sempre e solo colpa della vittima, una vita strappata troppo presto, una donna che invece di vedere sul suo viso carezze e baci prendeva schiaffi e pugni, giustificati da un amore malato e possessivo. La violenza è atroce a prescindere, ma quella verso le donne è proprio ripugnante, botte pugni e violenza giustificati con amore, ma questo non è amore è solo possesso.

Quello che mi ha colpito della storia di Juana Cecilia è proprio il fatto che la madre dell’assassino fosse stata vittima a sua volta, per questo lui doveva proteggere e trattare con vero amore la donna che amava, in onore anche a sua madre, ma invece per lui questo non era importante, la cosa fondamentale, come per tutti gli altri uomini che usano la violenza, è che la donna sia sotto il loro possesso perché: “O sei mia o non sei di nessun altro.”

In questa giornata dove tante scarpette rosse saranno esposte nelle piazze, stringiamoci attorno a queste vittime, facciamo sentire la loro voce in modo tale che il rosso di quelle scarpette arrivi a simboleggiare l’amore e non il loro sangue. 

La violenza non è mai amore, la violenza è violenza ed è inaccettabile che questa continui a perseguitare vittime innocenti.

“E scegli una strada diversa e ricorda che l'amore non è violenza, ricorda di disobbedire e ricorda che è vietato morire, vietato morire”.

Vi lascio con questi versi di una delle più celebri canzoni di Ermal Meta, bisogna imparare a ribellarsi alla violenza perché ogni sorriso è sacro, perché la donna merita libertà, perché quelle scarpette rosse possano tornare a vivere nel grido di chi ce l’ha fatta a scappare.

Cattani Martina 5^A L.S.U.

martedì 23 novembre 2021

Milano Games Week


La mitica avventura di due poveri nerd di Fiorenzuola è iniziata alle 6:32 del mattino del 13 novembre al freddo, ma carichi per il viaggio. 

Direzione: Milano! 

Una volta arrivati nella grande città la tensione si faceva palpabile e finalmente, dopo un’ora di mezzi pubblici vari, arriviamo in fiera e… finalmente si aprono le porte del mondo nerd per antonomasia: il Cartoomics e la Milano Games Week.

Grazie al biglietto, preso con molto anticipo, riusciamo a saltare la fila che probabilmente era lunga qualche chilometro. 


L’interno della fiera sembrava incredibile, moltissimi stand di qualsiasi tipo: manga, gadget tema anime, esports, videogiochi su diverse piattaforme, PlayStation, Xbox, switch, pc., cibo (tanto cibo), spettacoli e molto altro. 

Per la prima volta nella nostra vita abbiamo assistito ad una partita di e-sport di persona. Un’esperienza quasi surreale: i telecronisti, le luci e la musica davano un’atmosfera di suspense ed esaltazione unica, per non parlare di tutte le persone in cosplay che sembravano appena uscite da una qualche realtà parallela, dalle innumerevoli Nezuko, ai Deku, agli svariatissimi personaggi di Genshin Impact fino a Star Wars. 


Lo spettacolo della “Umbrella Italian Division” ha reso il finale della giornata indimenticabile. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando si tratta di un’associazione che da anni si occupa di inscenare spettacoli nelle più importanti realtà nazionali dedicate al comics&games, tramite attori professionisti, effetti speciali e strumenti da teatro mettono in scena spettacoli ispirati alla saga di Resident evil.



Esperienza fantastica, consigliata per i nerd di tutto il Mattei e oltre! 

Margherita e Lorenzo




lunedì 22 novembre 2021

C’ERA DUE VOLTE Di Franck Thilliez

 


Avendo già letto due suoi romanzi non potevo perdermi il suo nuovo libro! Per puro caso ho conosciuto questo scrittore che ha la capacità di far diventare una lettura un vero e proprio mistero dove, tu, lettore, devi risolvere un caso di polizia molto intrigato e contorto.

Un uomo si addormenta nel 2008 e si sveglia nel 2020. In mezzo, una figlia scomparsa, il cadavere di una donna, una pioggia di uccelli morti, una amnesia che ha cancellato 12 anni di ricordi. C'era una volta, così iniziano le favole, ma qui C'era due volte perché Gabriel Moscato deve ricominciare tutto da capo, gli tocca ricominciare una vita e un'indagine che è tutto fuorché una favola.

'C'era due volte' è un thriller ben congegnato, in cui ogni tassello è perfettamente incastrato in un puzzle terribile e malefico, dove i tempi principali come l'amnesia, la malattia mentale e il lutto si concentrano in una caccia fatta di enigmi, manoscritti e arte. Proprio così l'arte che all'interno di questo libro gioca un ruolo sporco, un'arte oscura e violenta che nasconde la verità.

Franck Thilliez gioca con noi e con i suoi personaggi, costruendo una storia cupa e raggelante, come i paesaggi e la pioggia incessante della piccola cittadina francese in cui è ambientata la storia. Ammettiamolo, Franck Thilliez, è un genio. E' credibile e sfuggente allo stesso tempo, è capace di creare una costruzione narrativa mai vista prima; se avete amato la complessità morbosa del Manoscritto non potrete che impazzire per questo romanzo: palindromi, enigmi, giochi mentali sono all'ordine del giorno. Quello che leggerete, o meglio dire che vivrete sulla vostra pelle, è una manipolazione mentale in piena regola, non ci sconti o vie di fuga per nessuno.

'Cera due volte' è sicuramente tra i migliori thriller letti quest'anno soprattutto perché l'autore è riuscito a sorprendermi e a disorientarmi alla fine di ogni capitolo con la voglia di leggere ancora e ancora. Vi consiglio fortemente di leggere prima di questo libro 'Il Manoscritto' perché le storie sono collegate e inoltre molti passaggi possono essere capiti solo dopo aver letto anche 'Il Manoscritto'.

Avete mai letto qualcosa di Franck Thilliez? Io me ne sono follemente innamorata vorrei poter leggere tutto di questo autore!

 Martina Signorile, 4A lsu

 

L’ho uccisa per quella foto al pub


La vittima è  Juana Cecilia Hazana Loayza, 34 anni di origine peruviana ; uccisa dal marito Mirko Genco di 24 anni residente nella città di Parma.

Il corpo di Cecilia è stato trovato in un parco a Reggio Emilia la mattina di sabato 20  novembre; sul collo sono presenti ferite che sono provocate da un’arma, probabilmente da un coltello. Il colpevole è Mirko Genco, ventiquattrenne di Parma ed ex compagno della vittima. Questo aveva dei precedenti per stalking sempre nei confronti della donna ed è stato liberato il 4 novembre dopo 2 anni di reclusione. Secondo le ricostruzioni l’uomo ha commesso il delitto venerdì 19 dopo aver visto una foto postata su Instagram da Cecilia che, quella sera, si stava divertendo in un locale a Reggio Emilia; l’ex compagno da Parma si è recato immediatamente sul posto e ha imposto alla donna di seguirlo. La vittima, per rassicurare gli amici rimasti nel pub ha mandato loro un messaggio dove affermava di star bene: furono i suoi ultimi attimi di vita. L’aggressione è avvenuta in un parco non molto distante dal locale. Ad avvertire la polizia è stata una passante che la mattina dopo ha notato il corpo a ridosso di una recinzione che delimita il confine tra il parco e un condominio. Genco, che da mesi perseguitava la vittima, è stato immediatamente interrogato e ha confessato di averla soffocata e accoltellata. Inoltre, ha confessato che la foto al pub è stato il motivo dello scatto d’ira e della voglia di punirla. 

Juana Cecilia Loayza lascia il figlio di un anno e mezzo avuto con un altro recente ex compagno.

Giulia Paradisi e Alice Riboni, 4Alsu


venerdì 19 novembre 2021

NEWS ENTRY DEL MATTEI'SBLOG

 


Ciao a tutti! Siamo Alice e Giulia della 4A liceo delle scienze umane,

ci siamo inserite da poco nel Mattei’s Blog per proporvi un nuovo tipo di rubrica giornalistica alla quale lavoreremo insieme. 

Parleremo di fatti attuali di cronaca e in particolare ci soffermeremo su quella nera (tutte le notizie su omicidi, femminicidi, violenze e abusi sessuali) , rosa (avvenimenti che possono suscitare simpatia, come fidanzamenti, matrimoni e nascite...) e sportiva (avvenimenti riguardanti lo sport, come gli esiti degli incontri e lo svolgersi di un torneo).

Concludiamo la nostra presentazione dicendo che è importante incrementare i canali trasmettitori di attualità , perché crediamo che al giorno d’oggi siano pochi i mezzi tramite i quali tali notizie arrivano a noi giovani. 

Vi salutiamo augurandoci che quello che vi porteremo vi piacerà. 

A presto!!!!!


giovedì 18 novembre 2021

LA CROSTATA DELLA NONNA


L’inverno sta arrivando, la stagione della cioccolata calda, dei maglioni caldi, di lana, e del camino acceso ma, come disse anche Shakespeare, “Non è tutto oro quello che luccica”!

Per noi studenti sono infatti mesi in cui verifiche e interrogazioni vanno a determinare le nostre giornate, contrassegnate da grande impegno e tanto studio e quindi… come migliorare queste se non con una fragrante e deliziosa fetta di crostata?.

La crostata è una torta semplice, un dolce tradizionale della pasticceria italiana, composto da una base di pasta frolla ricoperto con confettura, crema o marmellata di frutta fresca, con l'aggiunta di sottili strisce di pasta frolla intrecciate.

Per fare una squisita crostata ci serviranno:

●       2 uova intere

●       120 gr di zucchero

●       100 gr olio di semi girasoli

●       300 gr farina 00

●       1\2 bustina di lievito

●       un barattolo di marmellata di frutta fresca (scelta a vostro piacimento)

 

Procedimento : 


Rompere entrambe le uova, senza dividere gli albumi dai tuorli, unire queste ai 120 gr di zucchero e ai 100 gr di olio, precedentemente pesati, mescolando successivamente il tutto con una frusta oppure unendo i sopracitati ingredienti all’interno di una planetaria.

Unisci dunque all’interno di una ciotola la farina con il lievito, mescolandoli poi grossolanamente, anche con una semplice forchetta, in modo da unire le due polveri uniformemente.

Successivamente unisci gradualmente, le due polveri al composto creato inizialmente, mescolando costantemente questi con la frusta, l’unione dei due composti deve avvenire gradualmente e lentamente, in modo tale da unirli  senza la formazione di eventuali grumi.

Una volta terminato il seguente procedimento il composto di pasta frolla è creato, formateci dunque una palla e avvolgetela nella pellicola trasparente alimentare. Fatela riposare in frigorifero per almeno mezz’ora. Passato il tempo, riprendetela e mettetene da parte un terzo da cui successivamente si ricaveranno le strisce decorative della crostata.

Stendete i due terzi rimanenti su carta da forno fino ad ottenere un disco non troppo sottile (3/4 mm di spessore) e di circa 30 cm di diametro. Sollevatelo con tutta la carta e deponetelo in una teglia rotonda di 24 cm di diametro e 3 cm di bordo, potete utilizzare sia una tortiera rigida di metallo sia uno stampo di silicone, che dovrete ungere molto bene con del burro.

Rivestite bene i bordi facendo sbordare eventualmente la pasta fuori dalla teglia.

Tagliate la pasta eccedente il bordo della teglia e aggiungetela a quella messa da parte in precedenza. Bucherellate la base della crostata con una forchetta e spalmate la marmellata sul disco di pasta in maniera omogenea.

Stendete quindi la pasta frolla rimasta e ricavatene, con il taglia pasta liscio o dentellato, delle strisce di circa 2 cm di larghezza. Utilizzate queste strisce di pasta frolla per rifinire il bordo esterno della crostata e per formare la classica gratella centrale. 


Cuocete la crostata alla marmellata in forno ventilato per 30 minuti a 180 °C. Una volta che si sarà ben dorata in superficie, sfornatela e fatela intiepidire prima di toglierla dalla teglia, impiattarla e aggiungere infine lo zucchero a velo.

 Ziliani Camilla

martedì 16 novembre 2021

LICEO DELLE SCIENZE UMANE

 


lunedì 15 novembre 2021

La casa di carta


Torna il gruppo di rapinatori più popolare nella storia delle serie tv e forse anche del cinema, un gruppo di personaggi che è spiaciuto abbandonare alla fine di ogni stagione, e sono state già quattro.

Per consolare i tanti "orfani" che La Casa di Carta lascerà, si è deciso di dividere anche questa quinta e ultima stagione in due tranche, entrambe da cinque episodi ciascuna (la seconda parte sarà diffusa in dicembre).

Che così subiranno una graditissima sorpresa, per poi angosciarsi molto per le sorti di un altro personaggio (ma non diciamo quale o perché); e, mano a mano che i due episodi procedono, anche per tutti gli altri (questo lo possiamo dire), che sono rimasti asserragliati dentro la Banca di Spagna per cento lunghissime ore, lontani dal loro Professore.

Sono assediati da nemici sempre più violenti e disposti a passare sopra ogni regola pur di rifarsi delle figuracce fatte, e prendersi quella che ormai è una vera e propria rivincita personale nei confronti di chi è stato capace di beffarsi di loro più e più volte.

Ma anche dal gruppo degli ostaggi arriveranno problemi e chiunque abbia esperienza della serie non dubita che il motore sarà ciò che è diventato uno dei personaggi più detestati dal web, Arturito.

Del resto, nemmeno fra le forze dell'ordine le cose vanno lisce, perché l'ormai esaurito Colonnello Tamayo ha deciso di chiamare un uomo dei corpi speciali, l'impassibile Sagasta, ai cui ordini agisce un gruppo di fedelissimi, uno più borderline dell'altro, peggio di un Suicide Squad; gente che se ne infischia dei "danni collaterali", creando scontento fra i suoi sottoposti più legalitari.

E fra i nemici non manca l'agguerritissima inspectora Alice Sierra, ottima new enrty della quarta stagione, ben decisa a ripulire la sua reputazione. Aumentano le minacce e quindi la nostra apprensione per quelli che dovremmo vedere solamente come dei vili malviventi, dei delinquenti psicolabili, dei furbi che cercano di scavalcare il sistema, a differenza di chi si esaurisce ogni giorno di sudato lavoro.

Si ripropongono tutti gli attori che ben conosciamo dal 2017 e in un breve "a parte" della narrazione su Tokyo, compare Miguel Ángel Silvestre.

Facendo tesoro dei difetti riscontrati nella stagione precedente, questi primi due episodi ci hanno catapultato in una ripresa nettamente migliore di quella precedente, quasi priva di quegli elementi più soap che hanno indisposto qualche spettatore, ricca di emozioni vere, e speriamo si prosegua con questo ritmo, oltre che con la capacità di chiudere ogni episodio con un aggancio degno di un finale di stagione, com'era caratteristica delle serie fin dall'inizio.

In questi due primi episodi la tensione è molto alta, il castello di carte sembra stia crollando. Aspettiamo di vedere nei prossimi episodi come la situazione si rovescerà. Perché possiamo sopportare di perdere ancora qualche personaggio lungo la via che porterà alla conclusione, ma non potremmo accettare che anche nella finzione alla fine vincano i cattivi. Che non a caso sono tutto quanto rappresenta l'ordine costituito, banche, polizia, esercito.

Forse c'è stato un tempo dell'innocenza in cui li consideravamo "buoni", alleati al nostro fianco. Ma quel tempo anche nella realtà è ormai lontano, offuscato da troppe storie ambigue, da troppe palesi malefatte, da una risibile retorica.

Abbiamo tifato per i ladri contro le guardie in tanti western, in tanti polizieschi, in tanti film storici. Come potremmo smettere di farlo? Se non altro, lo faremo "per Nairobi!".

 Alla prossima recensione 

Katia Binelli 4 ALSU

Il mio voto è 9 su 10

Come sempre cari lettori del mattei’s blog se vi è piaciuta la recensione vi lascio il trailer

La casa di carta - Parte 5: Volume 1 | Trailer ufficiale | Netflix Italia