Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

giovedì 18 novembre 2021

LA CROSTATA DELLA NONNA


L’inverno sta arrivando, la stagione della cioccolata calda, dei maglioni caldi, di lana, e del camino acceso ma, come disse anche Shakespeare, “Non è tutto oro quello che luccica”!

Per noi studenti sono infatti mesi in cui verifiche e interrogazioni vanno a determinare le nostre giornate, contrassegnate da grande impegno e tanto studio e quindi… come migliorare queste se non con una fragrante e deliziosa fetta di crostata?.

La crostata è una torta semplice, un dolce tradizionale della pasticceria italiana, composto da una base di pasta frolla ricoperto con confettura, crema o marmellata di frutta fresca, con l'aggiunta di sottili strisce di pasta frolla intrecciate.

Per fare una squisita crostata ci serviranno:

●       2 uova intere

●       120 gr di zucchero

●       100 gr olio di semi girasoli

●       300 gr farina 00

●       1\2 bustina di lievito

●       un barattolo di marmellata di frutta fresca (scelta a vostro piacimento)

 

Procedimento : 


Rompere entrambe le uova, senza dividere gli albumi dai tuorli, unire queste ai 120 gr di zucchero e ai 100 gr di olio, precedentemente pesati, mescolando successivamente il tutto con una frusta oppure unendo i sopracitati ingredienti all’interno di una planetaria.

Unisci dunque all’interno di una ciotola la farina con il lievito, mescolandoli poi grossolanamente, anche con una semplice forchetta, in modo da unire le due polveri uniformemente.

Successivamente unisci gradualmente, le due polveri al composto creato inizialmente, mescolando costantemente questi con la frusta, l’unione dei due composti deve avvenire gradualmente e lentamente, in modo tale da unirli  senza la formazione di eventuali grumi.

Una volta terminato il seguente procedimento il composto di pasta frolla è creato, formateci dunque una palla e avvolgetela nella pellicola trasparente alimentare. Fatela riposare in frigorifero per almeno mezz’ora. Passato il tempo, riprendetela e mettetene da parte un terzo da cui successivamente si ricaveranno le strisce decorative della crostata.

Stendete i due terzi rimanenti su carta da forno fino ad ottenere un disco non troppo sottile (3/4 mm di spessore) e di circa 30 cm di diametro. Sollevatelo con tutta la carta e deponetelo in una teglia rotonda di 24 cm di diametro e 3 cm di bordo, potete utilizzare sia una tortiera rigida di metallo sia uno stampo di silicone, che dovrete ungere molto bene con del burro.

Rivestite bene i bordi facendo sbordare eventualmente la pasta fuori dalla teglia.

Tagliate la pasta eccedente il bordo della teglia e aggiungetela a quella messa da parte in precedenza. Bucherellate la base della crostata con una forchetta e spalmate la marmellata sul disco di pasta in maniera omogenea.

Stendete quindi la pasta frolla rimasta e ricavatene, con il taglia pasta liscio o dentellato, delle strisce di circa 2 cm di larghezza. Utilizzate queste strisce di pasta frolla per rifinire il bordo esterno della crostata e per formare la classica gratella centrale. 


Cuocete la crostata alla marmellata in forno ventilato per 30 minuti a 180 °C. Una volta che si sarà ben dorata in superficie, sfornatela e fatela intiepidire prima di toglierla dalla teglia, impiattarla e aggiungere infine lo zucchero a velo.

 Ziliani Camilla

martedì 16 novembre 2021

LICEO DELLE SCIENZE UMANE

 


lunedì 15 novembre 2021

La casa di carta


Torna il gruppo di rapinatori più popolare nella storia delle serie tv e forse anche del cinema, un gruppo di personaggi che è spiaciuto abbandonare alla fine di ogni stagione, e sono state già quattro.

Per consolare i tanti "orfani" che La Casa di Carta lascerà, si è deciso di dividere anche questa quinta e ultima stagione in due tranche, entrambe da cinque episodi ciascuna (la seconda parte sarà diffusa in dicembre).

Che così subiranno una graditissima sorpresa, per poi angosciarsi molto per le sorti di un altro personaggio (ma non diciamo quale o perché); e, mano a mano che i due episodi procedono, anche per tutti gli altri (questo lo possiamo dire), che sono rimasti asserragliati dentro la Banca di Spagna per cento lunghissime ore, lontani dal loro Professore.

Sono assediati da nemici sempre più violenti e disposti a passare sopra ogni regola pur di rifarsi delle figuracce fatte, e prendersi quella che ormai è una vera e propria rivincita personale nei confronti di chi è stato capace di beffarsi di loro più e più volte.

Ma anche dal gruppo degli ostaggi arriveranno problemi e chiunque abbia esperienza della serie non dubita che il motore sarà ciò che è diventato uno dei personaggi più detestati dal web, Arturito.

Del resto, nemmeno fra le forze dell'ordine le cose vanno lisce, perché l'ormai esaurito Colonnello Tamayo ha deciso di chiamare un uomo dei corpi speciali, l'impassibile Sagasta, ai cui ordini agisce un gruppo di fedelissimi, uno più borderline dell'altro, peggio di un Suicide Squad; gente che se ne infischia dei "danni collaterali", creando scontento fra i suoi sottoposti più legalitari.

E fra i nemici non manca l'agguerritissima inspectora Alice Sierra, ottima new enrty della quarta stagione, ben decisa a ripulire la sua reputazione. Aumentano le minacce e quindi la nostra apprensione per quelli che dovremmo vedere solamente come dei vili malviventi, dei delinquenti psicolabili, dei furbi che cercano di scavalcare il sistema, a differenza di chi si esaurisce ogni giorno di sudato lavoro.

Si ripropongono tutti gli attori che ben conosciamo dal 2017 e in un breve "a parte" della narrazione su Tokyo, compare Miguel Ángel Silvestre.

Facendo tesoro dei difetti riscontrati nella stagione precedente, questi primi due episodi ci hanno catapultato in una ripresa nettamente migliore di quella precedente, quasi priva di quegli elementi più soap che hanno indisposto qualche spettatore, ricca di emozioni vere, e speriamo si prosegua con questo ritmo, oltre che con la capacità di chiudere ogni episodio con un aggancio degno di un finale di stagione, com'era caratteristica delle serie fin dall'inizio.

In questi due primi episodi la tensione è molto alta, il castello di carte sembra stia crollando. Aspettiamo di vedere nei prossimi episodi come la situazione si rovescerà. Perché possiamo sopportare di perdere ancora qualche personaggio lungo la via che porterà alla conclusione, ma non potremmo accettare che anche nella finzione alla fine vincano i cattivi. Che non a caso sono tutto quanto rappresenta l'ordine costituito, banche, polizia, esercito.

Forse c'è stato un tempo dell'innocenza in cui li consideravamo "buoni", alleati al nostro fianco. Ma quel tempo anche nella realtà è ormai lontano, offuscato da troppe storie ambigue, da troppe palesi malefatte, da una risibile retorica.

Abbiamo tifato per i ladri contro le guardie in tanti western, in tanti polizieschi, in tanti film storici. Come potremmo smettere di farlo? Se non altro, lo faremo "per Nairobi!".

 Alla prossima recensione 

Katia Binelli 4 ALSU

Il mio voto è 9 su 10

Come sempre cari lettori del mattei’s blog se vi è piaciuta la recensione vi lascio il trailer

La casa di carta - Parte 5: Volume 1 | Trailer ufficiale | Netflix Italia




mercoledì 10 novembre 2021

Attenzione ai desideri

 

(INTRODUZIONE)

Mi sto lavando i denti, d’improvviso sento un dolore lancinante al petto, come se un paletto mi stesse trafiggendo da parte a parte.

Sento i miei battiti rallentare: mi siedo… o almeno provo a sedermi, cado per terra, sbatto la testa.

Ora è tutto chiaro, capisco solo adesso come sono arrivato fin qui. Sono i miei ultimi respiri, affannati, come i miei pensieri. Apro per l’ultima volta le palpebre e poi... buio.

“ANNE & TEO”

Suona la sveglia e apro gli occhi, mi lavo, mi vesto ed esco correndo; Anne mi aspetta al bar per una colazione veloce e poi dritti in aula.

Dopo le lezioni di oggi la accompagno a casa, lei mi chiede di restare per la cena.

“Non posso, devo studiare” rispondo, ma lei insiste “Dai Teo, solo per questa volta”.

La accontento, ma devo riconoscere che certe volte è davvero un po’ troppo assillante; da un lato la capisco, passiamo veramente poco tempo insieme.

Nell’ultimo periodo io e Teo stiamo insieme sempre meno, mi dice di essere impegnato, ma come può non trovare tempo per me, io sono la sua ragazza eppure sembra quasi cerchi di evitarmi in ogni modo e questo mi fa uscire di testa!

Sono nella biblioteca dell’università e alzando gli occhi dalla mia postazione, la mia attenzione cade su un libro della sezione più antica, mi avvicino e lo estraggo.

E’un gran bel tomo, ma reggendolo non è poi così pesante.                                           Lo osservo: copertina in pelle nera, rilegato con filo d’oro, ma nessuna scritta. Improvvisamente mi assale un forte vento che mi smuove i capelli, sento freddo, molto freddo, poi un lampo di luce abbagliante mi acceca, e dal libro fuoriesce uno spillo.

Una goccia di sangue cade tra le sue pagine, urlo, o almeno credo, il libro si chiude ed io cado a terra svenuta.

Quando mi risveglio sono tra gli scaffali, forse ho sognato. Lo spero.

Eccomi, mi incammino finalmente verso casa quando, un vento gelido mi stringe in un abbraccio glaciale.

“Buona sera Anne, sono pronto a servirti: la tua richiesta sarà esaudita e il prezzo è stato concordato”.

Qualcuno o qualcosa mi sta parlando ma non lo vedo: è nascosto dalle tenebre.

“Chi sei? Come fai a conoscermi? Non capisco di cosa stai parlando”.

“Io,” aggiungo con voce tremante, “non ho chiesto niente”.

“Ma davvero? eppure mi è sembrato di sentire qualcosa nei tuoi pensieri… un nome, Teo, Teo…”

“Nei miei pensieri?” adesso sì che sento freddo, è il terrore che si diffonde e raggela il mio sangue.

“Questo cellulare è per te, ragazzina, anzi per il tuo ragazzo!” ed ecco che con una risatina si avvicina e lo vedo; piccolo omino rinsecchito, la pelle scura e grinzosa, gli occhi bianchi senza pupille, i denti aguzzi.

Ho un sussulto. E’un mostro.

“Ricordi il libro in biblioteca? ecco, io vengo da lì, il sangue che hai versato è il patto con il mondo delle tenebre; ora potrai sapere ogni cosa del tuo amato, essere sempre con lui, vicino a lui, dentro di lui…Hi Hi…Hi”

“A presto!” ed ecco svanisce, risucchiato dal buio della notte.

Sono ferma, immobile, non riesco a respirare, è vero? Un incubo? Cosa ho fatto?

Sono nella mia camera e guardo rapita il cellulare donatomi. Si è vero, questo oggetto apparentemente normale ha un riflesso cangiante, bellissimo e potente; sento una frenesia inarrestabile, ne sono soggiogata.

Dopo una notte insonne, appena rivedo Teo mi avvicino e gli allungo un pacchetto dove ho messo il “mio tesoro”, il cellulare.

Ed ecco, ora in ogni istante io sono con lui ed è fantastico: vedo con i suoi occhi, sento quello che sente lui, come se fossi un prolungamento del suo essere, non voglio dormire né mangiare, desidero continuare a vivere in lui…

Teo è cambiato, come svuotato: è dimagrito parecchio in poco più di un mese, non mangia e non dorme, come me; cosa importa? Siamo sempre insieme.

La sua vita adesso è mia.

Una sera come tante, mentre cammino intenta a guardare Teo dal mio cellulare, sento il mio corpo irrigidirsi ed una folata di vento gelido raggiungermi in piena faccia, allora capisco di non essere sola.

Mi volto di scatto e vedo uscire dall’ombra un ragazzone alto ed abbronzato, con gli occhi cerulei: mi sorride ed io capisco, rabbrividendo.

“Ciao, Anne, eccoti… ci vediamo per l’ultima volta e volevo ringraziarti per essermi stata così vicina ultimamente, ma come vedi io adesso ho una nuova vita. Addio”.

Maria Francesca Pighi, di I A Lsu


martedì 9 novembre 2021

LA CASA OLANDESE DI Ann Patchett


Conflitti, rancore, abbandono: sarò sicuramente di parte ma adoro leggere i romanzi che raccontano di famiglie complicate, con personaggi che sembrano uscire dalle pagine e ‘La casa Olandese’ è proprio uno di quei libri.

Il romanzo racconta la storia di due fratelli, Danny e Maeve, e del sentimento che li lega alla loro dimora in cui hanno trascorso la loro infanzia, una casa maestosa ma allo stesso tempo stravagante; la loro madre li abbandonò quando Danny aveva solo quattro anni e suo padre decide di risposarsi con Andrea, una donna senza scrupoli che decide di trasferirsi a Casa Olanda con le sue figlie. Da quel momento sembra che tutto vada a rotoli e l'apparente casa dei sogni comincia a dividere ogni membro della famiglia.

 “Guardiamo indietro attraverso la lente di quel che sappiamo adesso, perciò non vediamo gli altri come li vedevamo un tempo ma come li vediamo oggi, e questo significa cambiare radicalmente quello che è stato”

Il racconto si sviluppa in cinque decadi e, attraverso gli occhi di Danny, ripercorriamo il passato, scoprendo man mano gli eventi che hanno segnato la famiglia, fin da subito il vuoto lasciato dai genitori e l’importanza di associare il concetto di ‘casa’ alle persone care e non a un luogo specifico. 

Leggendo questo libro ho potuto riflettere sul vero significato di ‘casa’, o almeno, ho capito che cosa significa ‘casa’ per me; proprio in questo periodo storico, dove siamo stati costretti a stare nelle nostre case con la nostra famiglia, a convivere con la nostra vita interiore, abbiamo vissuto appieno la nostra casa, forse fin troppo, forse fino ad odiare le nostre quattro mura di casa, ed ho capito che ‘casa’ non è solo il luogo dove dormo, dove mangio e dove vivo, CASA è la mia famiglia, i miei amici, i miei adorati libri, i miei parenti più lontani che non ho potuto vedere per moltissimo tempo a causa delle restrizioni, per me casa è la scuola dove ho sempre potuto esprimermi e dove ho sempre avuto un contatto diretto con i miei compagni e con i miei insegnanti, per me casa è il mondo che sta al di fuori delle quattro mura di casa mia. Fa paura come molte cose che ci vengono private spesso sono la risoluzione a moltissimi dei nostri problemi, il contatto umano con gli altri che ci è stato privato per molto tempo e che continuano a privarcelo è l’unico rimedio all’infelicità, alla tristezza e alla solitudine.

‘La casa Olandese’ è una storia estremamente coinvolgente che affronta le mille sfaccettature dei legami familiari. Ann Patchett è capace di caratterizzare i suoi personaggi brillantemente, la psicologia di Danny e Maeve è palpabile, viva; trascina il lettore nel loro mondo ed è impossibile distogliere gli occhi dalla lettura.

E voi avete letto questo libro? Che cosa ne pensate? Qual è la vostra saga familiare preferita?

MARTINA SIGNORILE

Roberto Saviano: “Sono ancora vivo”


Nel pomeridiano di Amici del 7 novembre 2021 è stato presente come ospite Roberto Saviano che ha presentato il suo nuovo libro “Sono ancora vivo”.

Il noto scrittore partenopeo decide di raccontarsi in una chiave completamente inedita: il fumetto. Attraverso i disegni racconta quei tredici anni di processo, di scorta, di una vita ferita dalle minacce di un boss.

«Immaginate di avere 26 anni e di essere convocati in questura per sentirvi dire sei condannato a morte!»

Così Saviano ha iniziato il discorso rivolto agli allievi della scuola più conosciuta d’Italia, spiegando poi che la scelta del fumetto è dovuta all’imbarazzo di parlare di fatti così personali, perché qui non abbiamo il racconto di grandi storie mafiose, qui conosciamo Roberto Saviano al 100 per cento.

«Ma non dovevi morire 13 anni fa?»

«Se volevano ucciderti lo avrebbero già fatto!»

«Il fumetto mi ha aiutato ad esprimere il senso di colpa che commenti come questi ti fanno entrare sotto pelle!»

Perché da 13 anni Saviano è posto quotidianamente a giudizi come quelli sopra citati, lui costretto a vivere sotto scorta è visto quasi come un criminale che sfrutta un servizio dello stato perché 13 anni fa un boss lo ha minacciato in tribunale, da un boss che alla fine – per i suoi detrattori – non gli ha fatto niente.

Non gli ha fatto niente, ma Saviano non può semplicemente andare a buttare la spazzatura; non gli ha fatto niente, ma da 13 anni la sua vita è sotto scorta; non gli ha fatto niente, ma lui deve programmare i suoi impegni settimane prima; non gli ha fatto niente, ma lo ha segnato a vita. Lo ha segnato a vita perché questa per Roberto Saviano è la più grande ferita della sua vita e raccontarla non è stato facile. Davanti a un pubblico che canta sempre, Saviano è riuscito a zittire tutti raccontando una storia personale, ma che alla fine tocca tutti.

Cattani Martina 5^A L.S.U.

domenica 31 ottobre 2021

OGNI MATTINA A JENIN di SUSAN ABULHAW


“Ogni mattina a Jenin” è un romanzo storico scritto da Susan Abulhaw, scrittrice palestinese e attivista per i diritti umani.

1948, intere generazioni di palestinesi sono costrette a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di sfollati “senza patria”.

Mediante una narrazione frizzante, estremamente drammatica e con un pizzico di tristezza, Amal, protagonista del romanzo, nipote del patriarca della famiglia Abuleja,  narra l’abbandono, suo e di tutta la sua famiglia, dalla propria casa, dal proprio paese, per il campo profughi di Jenin, città palestinese nella Cisgiordania settentrionale;  intrecciando la storia della sua famiglia, simbolo di tutte le famiglie palestinesi dell’epoca, alle vicende storiche riguardanti la Palestina del 1948, attraverso il racconto di una guerra tragica che ha portato la fine si uno stato e l’inizio di un altro.

“Guardo la vita stillare dallo squarcio di proiettile di un “esempio” di sedici anni e mi stupisco di cose normalmente innocue come le parole possano diventare crudeli e spietate per rispondere alla sete di potere, a dispetto della ragione o della storia.” 


Il campo profughi di Jenin fu fondato nel 1953 dalla Giordania per ospitare i palestinesi sfollati fuggiti o espulsi durante la guerra del 1948, durante questo sfondo di guerra e disperazione Amal accompagnerà il lettore in un viaggio drammatico fatti di grandi tragedie come quella riguardante i fratelli della stessa, separati da bambini per poi ritrovarsi a combattere militarmente su fronti opposti.

Amal nell’opera racconta la sua storia, a storia della sua ’infanzia, della sua adolescenza, le sue prime esperienze, i suoi momenti di gioia e tristezza, il matrimonio, la maternità e, infine, il bisogno di condividere tutto quello che ha vissuto con la persona più importante della sua vita: sua figlia.

 

“La guerra era diventata grande come il mare e tutti i suoi pesci. Il dolore nel mio cuore era vasto come l’universo e tutti i suoi pianeti.”

“Ogni mattina a Jenin” è un romanzo di estrema attualità che costringe il lettore ad affrontare uno dei conflitti armati più complessi dei giorni nostri.

La narrazione è frizzante, con incredibili colpi di scena e inaspettati flashback temporali, il linguaggio è semplice, conciso ma d’effetto, i personaggi sono descritti in maniera approfondita sia fisicamente che psicologicamente, ad emergere durante la narrazione dell’opera sono però le emozioni che ogni personaggio, sia di importanza primaria che secondaria, prova, esprime o reprime.

Un libro semplice, una lettura non troppo impegnativa ma dai grandi insegnamenti morali. 


 “Nel tentativo di procedere con passo sicuro in una vita che vacillava d'incertezza, imparai a venire a patti con il presente recidendo inconsapevolmente i legami d'affetto del passato. Essendo cresciuta in un panorama di sogni improvvisati e astratti desideri patriottici, tutto mi sembrava transitorio. Non si poteva fare affidamento su niente, né sui genitori, né sui fratelli o le sorelle, né sulla propria terra.”

 Ziliani Camilla

martedì 26 ottobre 2021

HALLOWEEN O SAMHAIN? DI MANUEL


 

giovedì 14 ottobre 2021

il Policlinico disegno di Manuel