Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

domenica 15 novembre 2020

Il "cobalto" ha le mani sporche di sangue


 “The energy solution of the future must not be built in human rights absues.”

Serma Joshi Capo delle imprese e dei diritti umani di Amnesty International.

Cosa si cela dietro agli apparecchi tecnologici che ogni giorno utilizziamo per comunicare e muoverci?

 Il cobalto è una delle risorse più importanti per la costruzione dei dispositivi tecnologici che ogni giorno utilizziamo come ad esempio l’auto, infatti si trova nelle batterie per auto elettriche, nei telefoni, nei computer, carica batteria ecc. Ma che cos’è questo materiale, a ben diritto ritenuto tra i più importanti dato che muove il nostro mondo?

La definizione scientifica che abbiamo trovato si trova nel sito di www.lenntech.it, riporto testualmente:” Il cobalto è un elemento ferromagnetico duro di colore bianco argenteo. È un membro del gruppo VIII della tabella periodica. Come il ferro, può essere magnetizzato. Nelle sue proprietà fisiche è simile a ferro e nichel. L'elemento è chimicamente attivo e forma molti composti. Il cobalto è stabile in aria ed inalterato in acqua, ma è lentamente attaccato da acidi diluiti”.

Per chi non si intende di chimica, non è altro che un elemento che si trova nell’ambiente, più precisamente all’interno del nucleo terrestre, e come già detto, alimenta gli apparecchi elettronici, di conseguenza è uno dei materiali più richiesti dalle grandi industrie.

La mia indagine si è dunque rivota soprattutto verso uno dei Paesi che detiene più del 50% del cobalto mondiale: Il Congo. Il Congo si trova nell’Africa Centro-occidentale ed è proprio da lì che la maggior parte del minerale viene estratto. Circa il 20% del minerale viene estratto a mano, quindi tramite un’estrazione artigianale, mentre la restante parte viene prodotta in miniere industriali, che appartengono ad aziende straniere, principalmente cinesi. Queste grandi aziende però hanno cercato per tanto tempo di nascondere le brutalità che avvengono nelle miniere di estrazione, come lo sfruttamento degli operai, tra cui tantissimi bambini, ragazzi minorenni forzati a lavorare in queste miniere per le loro condizione economiche. C’è stato però un rapporto, pubblicato da Amnesty International, pubblicato il 15 novembre 2017, che ha portato alla luce le violenze dei diritti umani celate dietro al commercio del cobalto. Le aziende che sono state tirate in ballo sono tante, quelle che ricordiamo sono Apple,  Huayou Cobalt (compagnia con base in Cina) , LG Cyem, Ford. Tesla. Nello stesso rapporto si parla delle condizioni disumane dei bambini, costretti a lavorare in condizioni estremamente pericolose, senza attrezzatura di alcun tipo. In risposta al questo rapporto, aziende come Ford, IBM, Lg Cyem si sono unite per dare inizio ad un progetto blockchain per poter tracciare i rifornimenti di Cobalto dalla Repubblica democratica del Congo. Il sito LIFEGATE.it riferisce che molte famiglie hanno deciso di denunciare ciò che i propri figli hanno dovuto subire, infatti nel testo della causa giudiziaria datata 15 dicembre 2019, presa in carico da ONG per i diritti umani International Rights advocates, si afferma che queste grandi aziende (Apple, Microsoft, Tesla, Alphavet) stanno traendo consapevolmente benefico dal sistema tradizionale artigianale in Congo e lo stanno supportando in maniera sostanziale. Oltre al duro lavoro che gli operai devono svolgere, la paga che gli viene retribuita è a dir poco imbarazzante in proporzione a quanto il materiale estratto costi realmente, infatti sono pagati con 50 dollari mensili.

In conclusione, cari lettori, vi invito a tenervi informati sulle questioni mondiali, magari anche solo leggendo qualche volta il giornale potrebbe aiutarvi a rimanere informati su ciò che avviene nel mondo, così da poter essere più consapevoli sulla realtà che ci circonda, magari anche guardando il telegiornale, perché non tutte le cose belle che vediamo celano una bella storia.

Vi ringrazio per l’attenzione e ci vediamo al prossimo articolo.

Siti consultati:

lifegate.it

Freccia del web

amnesty.org

Suha Marmash, 4ALSU

 

LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI. L’adattamento cinematografico del best seller di Paolo Giordano.

Spiazzante l’operazione, che trasforma uno dei maggiori successi editoriali degli ultimi anni in film.

Così la storia di Alice e Mattia, in tutto sono 6 gli attori che hanno interpretato i due ragazzi in età diverse: Alba Rohrwacher e Luca Marinelli nella maturità (lui ha messo su 15 chili per la parte, lei ne ha persi 10), Arianna Nastro e Vittorio Lomartire nell’adolescenza, Martina Albano e Tommaso Neri da piccoli

La loro incapacità di adattarsi al mondo, complice un’infanzia funesta, viene messa in scena.

Il regista costruisce un’estetica funzionale all’etica del racconto, e “vede” quello che il romanzo attinge dalla storia segreta di due anime.

I mostri non albergano più all’interno, ma si riversano fuori: mostruoso è il contesto, anzi horror – come musiche (c’è anche un inedito dei Goblin), luci e omaggi (da Argento a Polanski) s’incaricano di rivelare – e mostruosi sono i corpi, tagliati e sbilenchi, smagriti e imbolsiti, mai in armonia col mondo, e dal mondo offesi, disarticolati.

Il film ci ha toccate molto, infatti noi tutte guardandolo, ci siamo messe a piangere perché tratta di vari temi veramente molto importanti come l’anoressia o i problemi legati all’infanzia. La storia in sé è strutturata bene, il film è girato al meglio e fornisce perfettamente l’idea della drammaticità dei personaggi. All'inizio si fa fatica a seguire la storia per chi non ha letto il libro, perché si è molto concentrati sui personaggi e sui flashback.

È un film che consiglierei ma non a tutte le età per i contenuti pesanti, in ogni caso è magico e quando ti prende ti fa provare emozioni uniche. Da vedere magari in una piovosa sera di novembre almeno una volta nella vita.

Per chi ha trovato il film interessante vi lascio il link del trailer per chi volesse vederlo.


Selia Lassus e Katia Binelli, 3ALSU


venerdì 13 novembre 2020

TUTTI IN GIOCO


Le insegnanti Valentina Chiffi e Stefania Biancospino sono liete di informarvi che sabato 14 novembre dalle 10 alle 12 si terrà l'evento conclusivo del Progetto "Tutti in gioco", vincitore del IX concorso " Io Amo i Beni Culturali" promosso dalla Regione Emilia Romagna. Il progetto ha coinvolto le classi 3B, 4B e 5A del Liceo delle Scienze Umane ed è stato realizzato in collaborazione con i Comuni di Fiorenzuola d'Arda e Monticelli d'Ongina e con il coinvolgimento degli Istituti Comprensivi di Fiorenzuola d'Arda, Rivergaro e Monticelli d'Ongina. L'evento sarà visibile in diretta streaming sul canale youtube del nostro Istituto.

Per trovare il canale occorre andare su youtube e cercare
web tv Mattei, oppure cliccare sul link
La diretta sarà registrata e rimarrà disponibile anche nei giorni successivi.
In allegato la locandina con il programma.

                                                                Prof.sse Valentina Chiffi e Stefania Biancospino

mercoledì 11 novembre 2020

La solitudine dei numeri primi

 La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano 

Scrittore e fisico italiano, nel 2008 ha vinto il premio Strega con il suo primo romanzo  ‘La solitudine dei numeri primi’; ha scritto altri romanzi come: ‘Divorare il cielo’ ‘Il corpo umano’ e ‘Il nero e l’argento’. 


Alice e Mattia sono due adolescenti, apparentemente sembrano dei semplici ragazzi tuttavia nel profondo nascondono entrambi delle cicatrici con cui dovranno convivere per il resto della loro vita, entrambi infatti sono stati colpiti da un evento traumatico che gli ha cambiato  la vita per sempre: Alice nel momento in cui è stata coinvolta in un incidente sciistico e Mattia quando ha deciso di abbandonare sua sorella, affetta da una grave disturbo di autismo,  al parco da sola. 


Questi due ragazzi, entrambi alla ricerca della salvezza, si incrociano e dal loro primo sguardo nasce un’amicizia con alla base un sentimento più profondo, un sentimento che non verrà mai coltivato perché fra loro c’è sempre qualcosa che li tiene lontani, ma saranno sempre legati da un filo elastico e invisibile che non si spezzerà mai.  Alice e Mattia sono come i primi gemelli, uniti dallo stesso passato ma lontani dal presente perché qualcosa impedisce loro di avvicinarsi.

Un romanzo che tratta di argomenti forti, che cambia la vita non solo ai protagonisti del libro ma anche al lettore che, perso nella scrittura strepitosa dell’autore, si immedesima nei personaggi cercando di far fronte su ciò che sta accadendo. Una lettura che ti prende fin dal primo capitolo ,che ti travolge i pensieri e che non ti fa staccare gli occhi dal testo; inutile dire che questo libro mi è piaciuto, mi ha colpito la storia che non tratta solo della vita di questi due ragazzi, ma soprattutto dei problemi che in questa società ci accomunano sempre di più come l’anoressia, i litigi e le incomprensioni da parte dei nostri genitori, il bullismo e tanti altri.  Un libro che colpisce a pieno il cuore del lettore. 

Martina, 3ALSU

Voto: ⭐⭐⭐⭐

Stile:⭐⭐⭐⭐⭐

Contenuto:⭐⭐⭐⭐

Piacevolezza:⭐⭐⭐⭐


“La solitudine dei numeri primi“ è la storia in parallelo di un ragazzo e una ragazza apparentemente diversi ma profondamente uguali, uniti da un dolore che li ha segnati per sempre, con cui dovranno convivere per tutta la loro vita. In questo libro l’autore con una sensibilità unica nel suo genere descrive stati d’animo interiori molto spesso difficili da comprendere e intuire, tratta argomenti molto delicati ma nonostante questo riesce a valorizzare ogni singola tematica come: l’anoressia, l’ambizione dei padri, il tema dell’handicap, l’autolesionismo e l’accettazione di un lutto. Complessivamente questo libro mi è piaciuto molto, l’ho letto tutto d’un fiato in un solo giorno, è una lettura che prende il lettore che ad ogni pagina vuole scoprire sempre di più, approfondire ogni singolo aspetto di questa storia così inaspettatamente complessa che si concluderà poi in un modo altrettanto inaspettato.

Camilla, 3ALSU

Voto: ⭐⭐⭐⭐

Stile:⭐⭐⭐⭐⭐

Contenuto:⭐⭐⭐⭐

                                                                              Piacevolezza:⭐⭐⭐⭐⭐

 

                               Leggi anche tu #Lasolitudinedeinumeriprimi


 

FOLIGNO E IL MOSTRO A CACCIA DI BAMBINI


Cattedrale di San Feliciano

F
oligno è un comune italiano situato in Umbria, nella provincia di Perugia; viene denominato il “centro del mondo”, in quanto cuore della nostra penisola e dell’intera Europa, al tempo considerata centro del mondo. Gli abitanti di Foligno sono i “cuccugnai”, ovvero le “civette”; tre sono le spiegazioni di questo appellativo: secondo la prima, le monete d’oro coniate dalla zecca di Foligno erano chiamate “occhi di civetta”; si narra inoltre che gli abitanti di Foligno, al tempo, erano esperti nella caccia, in particolare di civette; ma la spiegazione che più ha portato a questa denominazione è che, fino al XV secolo, secondo la tradizione, durante le feste di Pentecoste veniva fatta scendere dal campanile della cattedrale di Foligno una colomba di cartapesta, somigliante più ad una civetta che ad una colomba. Oggi i cuccugnai si riuniscono nelle ampie piazze del centro di Foligno, come piazza della Repubblica, che accoglie la fastosa Cattedrale di San Feliciano, temporaneamente chiusa in seguito al terremoto avvenuto nel 2016. Caratteristici sono i palazzi storici, tra cui il Palazzo Comunale e il Palazzo Trinci, che accoglie la rinomata Pinacoteca civica di Foligno; particolari sono inoltre le strette e suggestive vie, dove, fino a qualche anno fa, si aggirava il conosciuto “mostro di Foligno”. 

Ma facciamo un passo indietro. Era il 6 ottobre 1992 quando venne denunciata la scomparsa di Simone Allegretti, un bambino di quattro anni e mezzo. Durante le indagini, in una cabina telefonica, venne trovato un messaggio scritto in stampatello, che diceva: “Aiuto! Aiutatemi per favore. Il 4 ottobre ho commesso un omicidio. Sono pentito ora, anche se so che non mi fermerò qui. Il corpo di Simone si trova vicino la strada che collega Casale e Scopoli. P.s.: Non cercate le impronte sul foglio, non sono stupido fino a questo punto. Ho usato dei guanti. Saluti, al prossimo omicidio, IL MOSTRO.”

Fu proprio grazie a questo biglietto che nei pressi di una discarica tra Casale e Scopoli le forze dell'ordine quello stesso giorno trovarono il corpo nudo del piccolo Simone.

L’anno dopo, 7 agosto 1993, un secondo omicidio che sparse angoscia e panico tra i cuccugnai: Lorenzo Paolucci, tredici anni. Questa volta però l'assassino non riuscì a nascondersi perché sul luogo del delitto trovarono gocce di sangue che condussero dritto dritto alla sua abitazione. Tale “mostro” a caccia di bambini, che tanta angoscia e terrore aveva sparso tra gli abitati, venne trovato e arrestato: si trattava di Luigi Chiatti, un ragazzo di ventidue anni, geometra di professione.

Palazzo Comunale
Non servirono mai duri e lunghi interrogatori perché l'assassino confessò immediatamente tutto in tribunale. Chiatti infatti raccontò di aver sentito dentro di sé la necessità di trovare un contatto fisico con i bambini: c'era qualcosa che lo spingeva a ciò, man mano che aumentava la sua solitudine. Proprio per questo motivo aveva concentrato la sua attenzione "alla ricerca di bambini con i quali poter stare" ed è così che in quei due tragici giorni, prendendo la sua Y10 andò in giro per le strade di Foligno, incontrò i bambini, che liberi giocavano nei prati delle campagne, e dopo aver scambiato due chiacchiere li portò nella sua abitazione. Pensando però al grave reato che aveva appena compiuto sequestrando i bambini, gli rimaneva un'unica strada: ucciderli e abbandonare i loro corpi. 

Accadde proprio così con il piccolo Simone e con il povero Lorenzo.

Chiatti dopo aver scontato trent’anni nel carcere di Prato, nel 2015 è stato trasferito presso la Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) di Capoterra, in Sardegna. Oggi a Foligno non rimane più quella paura che colpì quel tragico periodo, ma resta comunque il ricordo di tali avvenimenti la cui storia è divenuta conosciuta in tutta Italia. 

Piazza della Repubblica

  ILARIA PIERANGELI , 3ALSU


Lockdown: una parola dalle mille probabilità e mille imprevisti


Si è riscoperto il piacere di mangiare insieme, di scrivere lasciando libera l’immaginazione, di leggere volando con la fantasia. Qualcuno ha imparato una nuova lingua, chi ha capito di amare, chi ha smesso di scendere a patti con l’ignoranza e chi è diventato dottore per aiutare chi domani avrà bisogno di cure. 

Pensiamoci bene, quante volte diamo una connotazione negativa a varie situazioni senza analizzare tutti gli aspetti?

Pensando al Lockdown, descritto da molti come uno dei periodi più brutti della storia dell’umanità, siamo sicuri che ci abbia lasciato solo brutti ricordi?

Ovviamente si cerca di trovare il positivo in una situazione angosciante. Per molti la chiusura totale è stata difficile sia economicamente che psicologicamente eppure, io penso che quei tre mesi ci abbiamo fatto riflettere molto e dato anche tante opportunità. Siamo una generazione, e anche una società, basata sulla tecnologia, il telefono ormai è tutto il nostro mondo: amicizie, amori, interessi, contatti sono tutti racchiusi in quel piccolo apparecchio elettronico e ormai sono rare le volte dove ci fermiamo a pensare per un attimo e ad osservare quello che ci sta intorno. Siamo sempre troppo di fretta per soffermarci sui piccoli gesti quotidiani, sempre troppo presi dal resto per capire quanto ci concentriamo sulla superficialità delle cose.

Quei tre mesi ci hanno fatto fermare, ci ha fatto scoprire quanto stare insieme sia importante, quanto dedicarsi a qualcosa che non sia internet ci faccia stare bene. In questa quarantena abbiamo riscoperto noi stessi, i nostri valori e le nostre passioni, abbiamo capito che con una penna in mano siamo noi i padroni del destino, che con qualche colore possiamo esprimere ogni emozione e che un libro può scavarci nell’anima.

Quindi come vedete il periodo buio alla fine per alcuni di noi nascondeva dentro una piccola luce, tanti piccoli benefici che poi sono diventati quell'ancora di salvezza che ci ha aiutati ad andare avanti.

Guardiamo le situazioni da entrambi i lati della medaglia, perché uno dei due potrebbe riservarci grandi sorprese!

Al prossimo articolo 😁

Martina Cattani 4^A L. S. U.

mercoledì 4 novembre 2020

TI HO TROVATO TRA LE STELLE

 

Ti ho trovato tra le stelle  di Francesca Zappia è un libro young adult ricco di mille e coloratissime sfaccettature, capace di farti emozionare e riflettere allo stesso tempo, riuscendo così a farti provare le emozioni e gli stati d’animo provati dai personaggi, ma soprattutto dalla protagonista del libro Eliza Mirk. Eliza non è una ragazza come la maggior parte delle sue coetanee, i suoi principali interessi non sono la moda e i trucchi ma le fanfiction; lei stessa ne ha crea una ‘Mare di mostri’ una storia in cui rifugiarsi, un fumetto letto ed adorato dal popolo del web, supportato da un grande e attivissimo Fandom, oltre che da un merchandising capace di dare ad Eliza la possibilità di potersi pagare da sola le future rette universitarie. Agli occhi del popolo del web Mare di Mostri e la sua creatrice, Lady Constellation, sono famosissimi, tuttavia nella vita reale la vera identità di Eliza Mirka resta anonima, nascondendo così a tutti chi si cela dietro alla celeberrima autrice Lady Constellation.

Eliza non ha amici in carne ed ossa, ma un gran numero di sostenitori sul web, fino a quando, con l’arrivo di un nuovo ragazzo, il mondo del web e quello della vita reale entreranno in collisione. Wallace, il nuovo compagno di scuola, è un ragazzo dal passato drammatico e dal carattere estremamente solitario proprio come Eliza, grazie a lui, lei riuscirà ad aprirsi al mondo esterno, a scoprire la bellezza della vita e tutto ciò che si cela dietro ad uno schermo, tutto ciò che ha sempre criticato senza conoscere realmente.

 “Ti ho trovato tra le stelle” è un libro frizzante ed estremamente attuale sia per quanto riguarda le tematiche trattate, ovvero il mondo dei social e delle interazioni via web, sia per la tipologia di scrittura attuata dall’autrice Francesca Zappia. Un libro che racconta in modo chiaro i problemi che noi adolescenti affrontiamo, come il primo amore, il nostro rapporto con i social e la scuola.

Inizialmente ho avuto molta difficoltà a leggere questo libro in quanto  distante dai generi letterari alla quale solitamente io mi dedico, tuttavia con il procedere della lettura ho iniziato ad apprezzarlo sempre di più, coinvolgendomi a tal punto da  immedesimarmi gradualmente nella protagonista; con la sua semplicità e la sua spensieratezza questo libro regala una di quelle letture che conquistano, da leggere tutte d’un fiato!

Rivolgendosi principalmente ad un pubblico di teenager e ai lettori accaniti di John Green, mi sento di consigliarlo a quest’ultimi in modo che colgano in questo libro l’incoraggiamento giusto per tuffarsi in quel mare  che è la vita e superare le proprie paure proprio come Eliza.     

                           Leggi anche tu #tihotrovatofralestelle       

 -Camilla Ziliani e Signorile Martina- 3ALSU


lunedì 26 ottobre 2020

DIECI PICCOLI INDIANI

 

Di Agatha Christie, scrittrice e drammaturga britannica, è considerata una delle scrittrici più influenti e prolifiche del XX secolo nonché giallista di fama mondiale.

Otto persone (Vera Claythorne, il capitano Philip Lombard, il giudice Lawrence Wargrave, il dottor Edward Armstrong, William Blore, Emily Brent, il generale John Macarthur e il giovane Anthony Marston) totalmente estranee l’una dall’altra,ricevono un invito per soggiornare in una grandissima Villa a Soldier,  un'isola denominata "Nigger Island" per la sua forma di testa di negro, senza conoscere l’ospite,chi per necessità lavorative e chi per curiosità, accettano l’invito; approdati sull’isola ad aspettarli non ci sarà il proprietario della casa ma una filastrocca appesa in ogni stanza della casa e una voce inquietante che li incrimina di aver commesso degli omicidi. E da questo momento in poi la loro avventura sull’isola sarà un vero  I N C U B O !!

Pronti a salpare sulla nave dei bellissimi gialli di Agatha Christie? Andiamo subito a leggere la filastrocca che ci accompagnerà per tutto il corso della narrazione di

 “Dieci piccoli indiani” !

 “ Dieci poveri negretti

se ne andarono a mangiar:

uno fece indigestione,

solo nove ne restar.

Nove poveri negretti

fino a notte alta vegliar:

uno cadde addormentato,

otto soli ne restar.

Otto poveri negretti

se ne vanno a passeggiar:

uno, ahimè, è rimasto indietro,

solo sette ne restar.

Sette poveri negretti

legna andarono a spaccar:

un di lor s’infranse a mezzo,

e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti

giocan con un alvear:

da una vespa uno fu punto,

solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti

un giudizio han da sbrigar:

un lo ferma il tribunale,

quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti

salpan verso l’alto mar:

uno un granchio se lo prende,

e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti

allo zoo vollero andar:

uno l’orso ne abbrancò,

e due soli ne restar.

I due poveri negretti

stanno al sole per un po’:

un si fuse come cera

e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto

in un bosco se ne andò:

ad un pino s'impiccò,

e nessuno ne restò.”

 Ma cosa ne pensiamo noi del Mattei’s blog di questo romanzo giallo? 

Andiamo a scoprirlo subito!


Dieci piccoli indiani è il primo libro che leggo di Agatha Christie e sono soddisfatta e stupita da questa lettura; non amo il genere thriller e i romanzi gialli,ma questo mi ha affascinato e conquistato fin da subito. Un genio nel creare intrecci e mistero che si insinuano nella mente del lettore senza mai rendere la lettura noiosa, ma sempre dinamica.

Libro scorrevole e coinvolgente, che ti tiene attaccato alle pagine, infatti l’ho letto in meno di una settimana.    -Martina-


Il libro “ Dieci piccoli indiani” è un classico del genere giallo, la trama è insuperabile, avvincente e ricca di colpi di scena, i dialoghi sono brevi e concisi e ognuno dei personaggi, seppur molteplici, è caratterizzato da una peculiarità che lo distingue dal resto del gruppo. Ho adorato il modo in cui per tutto il corso della narrazione il lettore investa il ruolo di investigatore sospettando che tutti i personaggi possano essere colpevoli. Il vero colpo di scena di questa pellicola è la soluzione finale solo apparentemente assurda ma che tuttavia, alla fine del libro si rivela essere coerente con i fatti accaduti, unendo tutti i pezzi del puzzle, di quel puzzle che per tutto il corso del libro il lettore ha cercato di ricostruire senza successo e si rivela poi essere più facile di quanto pensato. Vi consiglio questo libro? Assolutamente si! Lo consiglio a tutti, indipendentemente dall’età, questo è un libro così avvincente da far breccia nel cuore di ogni elettore amante e non del genere giallo.  - Camilla -

Leggi anche tu #diecipiccoliindiani 

Camilla Ziliani e Martina Signorile 3ALSU


sabato 17 ottobre 2020

Un passo verso la normalità


 “Torneremo ad essere quelli di sempre, torneremo ad abbracciarci, a ridere e a stare insieme?”

 Quante volte abbiamo sentito queste parole durante il lockdown e quante volte abbiamo sperato che tutto ciò sarebbe stato possibile, nonostante la paura che il suono delle sirene non sarebbe mai cessato e che questa pandemia avrebbe vinto su tutti noi.

E invece ora, ad ottobre 2020, noi studenti italiani siamo tornati, da esattamente un mese, su quei banchi che tanto abbiamo bramato. Pensando solo ad un anno fa molti di noi alla notizia di più di tre mesi lontani da scuola avrebbe fatto salti di gioia alti due metri e invece durante il periodo di Dad, dove l’unico contatto con i compagni era lo schermo di un computer e le ore di lezione erano sostituite da lunghi audio da ascoltare, abbiamo capito che quella struttura tanto odiata, definita da alcuni addirittura un carcere, era la cosa che più ci mancava e più desideravamo.

Sentendo anche il parere di altri ragazzi il problema più grande di quel periodo così buio è stato gestire l’ansia, ma non solo delle interrogazioni o delle verifiche, ma anche quella di non poter tornare alla quotidianità che tanto ci apparteneva, ridere durante l’intervallo e correre per i corridoi pur di non arrivare in ritardo.

Ci chiedevamo, quando tutto questo sarà possibile?

E finalmente è arrivata la tanto attesa conferma: dal 15 settembre si è tornati sui banchi, ma guardiamo anche l’altro lato della medaglia, con la felicità sono sopraggiunte in molti di noi nuove paure, come quella di contrarre il virus e attaccarlo ai membri più deboli della propria famiglia, tant’è che ancora oggi ad un mese di distanza dall’apertura una dell’ipotesi poste nel nuovo DPCM era quella di tornare alla Dad per paura di innalzare ancora di più la curva dei contagi. Nonostante ciò si resiste e la proposta è stata ritirata grazie al piccolo contributo quotidiano di ciascuno di noi.

Anche io ho avuto varie perplessità e per questo ho voluto aspettare un mese prima di scrivere questo articolo sul ritorno a scuola: ne avevamo sentite parecchie dai divisori tra gli studenti a banchi a rotelle, quindi immaginare cosa ci saremo trovati davanti varcata quella soglia era alquanto difficile. Ci si aspettava una scuola piena di ansia e paura, ma in realtà abbiamo trovato tanta tranquillità e voglia di ripartire.

Ho deciso di pubblicare questo articolo solo ora, perché volevo avere le idee chiare per riuscire ad esprimere al meglio quello che è il pensiero di molti studenti italiani su questo rientro e spero di averlo fatto al meglio.

Non so ancora come andrà a finire questo anno scolastico, ma so che se ognuno di noi ci metterà il proprio contributo, tutto andrà per il meglio.

Vi aspetto in un prossimo articolo! Buon anno scolastico.

Cattani Martina, 4ALSU