Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

sabato 3 febbraio 2024

“One Life” , una storia di grande umanità e coraggio al tempo della Shoah

Fiorenzuola, Cinema Capitol – In occasione della Giornata della Memoria, diverse classi del Polo Mattei hanno assistito alla proiezione del film “One life” di James Hawes.

Gli studenti hanno, in questo modo, avuto l’occasione di conoscere la figura di Nicholas Winton, un agente di cambio britannico, che diede il via all’operazione kindertransport. Attraverso questa iniziativa poco conosciuta, svoltasi tra il 1938 e il 1939, 669 bambini vennero portati dalla Cecoslovacchia all’Inghilterra, salvandosi così dall’imminente guerra e dalla deportazione nazista.

La narrazione si alterna tra due piani temporali: inizialmente vediamo un Nicholas Winton anziano che vive con il ricordo della sua impresa, testimoniata da una valigetta contenente un quaderno con le schede dei bambini da trasferire, e un grande dubbio: divulgare ciò che ha compiuto anni prima o rimanere un eroe silenzioso? Si passa dunque alle analessi di ciò che è accaduto negli anni ’30, in cui emergono i motivi di quel grande atto di coraggio da parte dell’uomo e dei tanti altri volontari che hanno voluto dare un futuro ai bambini ebrei cecoslovacchi.

Il film intervalla attimi forti e di grande potenza emotiva, grazie alle scene relative al passato, e momenti invece più lenti, riguardanti gli anni recenti, che, a tratti, tendono a far perdere allo spettatore il filo conduttore della proiezione. Ad ogni modo – anche attraverso queste ultime, soprattutto alla fine quando Winton incontra alcuni dei superstiti da lui condotti in Inghilterra – emerge il messaggio che il regista vuole trasmettere, ossia il coraggio civile di chi, con generosità disinteressata, non ci ha pensato un attimo di più ad aiutare le vittime di un’imminente guerra ingiusta.

Nella nostra contemporaneità la pellicola risulta tremendamente attuale giacché il mondo è costantemente infiammato da conflitti e, nel piccolo di ogni persona, è purtroppo sempre presente odio superfluo e inopportuno che ci chiude in noi stessi e nella nostra convenienza, rendendoci insensibili nei confronti di chi ci sta accanto e di chi si trova in difficoltà. Ad uno sguardo accurato e sensibile, “One life” può pertanto infondere uno stimolo a riflettere sulla possibilità che ognuno ha di operare per il progresso e la serenità della società, ricordando che qualsiasi azione svolta nel piccolo di ogni individuo può portare a una grande impresa come quella di Nicholas Winton. Risulta così un ottimo veicolo per riflettere su ciò che è stato in modo differente, non con le visioni tradizionali, piuttosto approfondendo una figura meno conosciuta ma altrettanto rilevante. Lo scopo deve essere quello di non dimenticare poiché «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre» (citazione tratta da “Se questo è un uomo”, Primo Levi).

Vittoria Aiolfi, Paola Bravo, Prabhjot Kaur Chaggar 4B LS

martedì 16 gennaio 2024

“The picture of Dorian Gray”: a teatro per imparare l'inglese


Piacenza, Teatro Politeama - Venerdì 12 gennaio 2024 alcune classi del liceo scientifico e delle scienze umane hanno assistito allo spettacolo teatrale in lingua inglese “The picture of Dorian Gray” al teatro Politeama di Piacenza.

Mettere sulla scena uno spettacolo di un’ora e mezza tratto da un libro di quasi 300 pagine è un’impresa altamente difficile, soprattutto se quel libro è la celeberrima e intricata opera di Oscar Wilde. Tuttavia, la compagnia “Palketto Stage” di Busto Arsizio, con un regista e attori madrelingua abilissimi, è riuscita a incantare il pubblico con una nuova immaginativa dell’opera gotica in chiave  moderna, pur rimanendo comunque sempre fedele al testo originale.

Il palco si è animato con un'affascinante esplorazione della vanità, della moralità e delle conseguenze dei desideri incontrollati. Il palcoscenico è diventata una tela, sulla quale il ritratto di Dorian è invecchiato e decaduto, rispecchiando il deterioramento morale del personaggio. Mentre quest’ultimo era alle prese con il fascino dell'eterna giovinezza e con la ricerca del piacere senza conseguenze, il pubblico è stato trascinato in una narrazione affascinante che confondeva il confine tra bellezza e corruzione. Lo spettacolo ha poi approfondito i temi universali e attuali dell'edonismo, della dualità della natura umana e delle conseguenze inquietanti di una vita vissuta senza restrizioni morali, lasciando al pubblico un'esperienza teatrale stimolante e visivamente sbalorditiva. Questo ha sicuramente contribuito all’interessamento del pubblico durante tutto lo spettacolo, anche grazie al coinvolgimento diretto che c’è stato in alcuni momenti della rappresentazione.

Conclusa l’esibizione, c’è stato poi un momento di dialogo con gli attori dove era possibile porre loro domande sulla rappresentazione o sugli interpreti stessi. Alcune delle domande più interessanti sono state per esempio il nome della compagnia per cui gli attori lavorano, la loro nazionalità (tedesca l’attrice che interpretava Sybil Vane, olandese l’attore che recitava la parte di Lord Henry Wotton e spagnolo il giovane Dorian Gray, inglese invece l’attore che interpretava Basil Hallward); come è nata la loro passione per il teatro o, relativamente allo spettacolo in sé, con quale criterio sono state scelte le parti del libro da eliminare.  

È stata sicuramente un’esperienza interessante anche per migliorare la propria conoscenza della lingua inglese, rapportandosi con un’opera completamente in lingua.

Vittoria Aiolfi, Paola Bravo, Prabhjot Kaur Chaggar 4B LS

mercoledì 10 gennaio 2024

ISTITUTO SUPERIORE MATTEI... CHI SIAMO


 CURVATURE PER I DIVERSI INDIRIZZI, PROGETTI E INCLUSIONE E TANTO ALTRO ANCORA, PERCHE' L'ISTITUTO SUPERIORE MATTEI E' LA SCUOLA CHE VORRAI



"Ferrari" il film di Michael Mann

In “Ferrari”, il nuovo film di Michael Mann uscito nelle sale cinematografiche il 14 dicembre 2023, viene rappresentata la figura del celebre imprenditore Enzo Ferrari in un anno chiave per lui: il 1957. Lo troviamo turbato sia dal punto di vista lavorativo sia nella vita personale. Per quanto riguarda l’azienda automobilistica fondata anni prima con la moglie Laura, Ferrari deve fronteggiare la crisi di bilancio, emersa dopo che l'ex pilota ha deciso di dedicarsi prevalentemente alle corse sportive. Nella sfera privata, invece, l’uomo cerca di conciliare un doppio dualismo: il primo costituito dalla moglie, integerrima e dedita al lavoro, consapevole degli adulteri del marito, e dall'amante Lina di cui è innamorato. Il secondo, tra il lutto per la morte prematura del figlio Dino e un altro figlio illegittimo avuto da Lina Landi.

Ovviamente anche le corse automobilistiche occupano un’importanza centrale in Enzo Ferrari, il quale spinge al limite i suoi piloti, rincorrendo le vittorie, che portano incassi e quindi il risanamento economico della Ferrari. Durante la visione del film si assiste però anche alle fatali conseguenze di ciò: diversi incidenti che portano alla morte di affermati automobilisti e che mettono alla prova l’imprenditore anche davanti alla stampa e alle autorità. In particolare, emblematico è l’incidente alla Mille Miglia di quell’anno, noto come tragedia di Guidizzolo, che causa la morte di decine di civili, accorsi lungo la strada al passaggio delle automobili, oltre che del pilota Alfonso de Portago. Questa penso che sia l’unica scena che pecca, perché troppo cruda, in mezzo ad altre condotte da una regia molto buona e d’effetto.

Adam Driver riesce a impersonare bene le inquietudini di Enzo Ferrari, rappresentato in questo film non solo come il simbolo che è diventato in Italia e all’estero, grazie all’azienda che ha fondato, ma soprattutto come l’uomo, imperfetto e tormentato nonostante la sua popolarità e i suoi successi. 

Paola Bravo 4B LS





mercoledì 3 gennaio 2024

Wonka,un film per sognare

                   

Dimensione fiabesca,leggerezza,buoni sentimenti:sono questi i principali ingredienti del film “Wonka”.

Ma, chi è costui? Uno stravagante re del cioccolato con  il volto pulito e l’anima candida, rese perfettamente dall’attore Timothée Chalamet.

Wonka arriva in città, con la sua valigetta contenente squisiti cioccolatini magici: possono far volare, danzare, cambiare umore...

Ricco di sogni e analfabeta, mite di cuore e sprovveduto vorrebbe vendere le sue prelibatezze a tutti e fare fortuna, confidente che basti bontà, sua e del prodotto che offre.

E così si caccerà nei guai, tra le tresche di padroni di locande senza scrupoli e abili e malvagi venditori di cioccolato che, con la complicità del capo della polizia e di un sacerdote corrotto “cioccolatizzato”, faranno di tutto per eliminarlo.

Tuttavia, grazie a un gruppo di persone truffate e oppresse (come lui), ma oneste e a qualche folletto speciale, Wonka riuscirà a far trionfare il bene.

In tal modo, uno dei proverbi ripetuto spesso dalla combriccola: “Gli avidi vincono sempre sui bisognosi”, non risulterà veritiero e il finale si proporrà come lieto.

 E il cioccolato?

Il cioccolato più buono del mondo continuerà ad essere distribuito principalmente ai bambini, ma non solo e grazie ad esso potremo tutti sognare!

                                                                              @La redazione






Riflessioni sul paesaggio artistico del 2023

 Ogni anno vengono realizzate innumerevoli nuove opere d'arte e quelle storiche vengono maggiormente messe a fuoco, poiché gli eventi nel mondo dell'arte danno loro una nuova valenza. 

L'anno 2023 si è svolto come un caleidoscopio di espressioni artistiche, in cui i creatori hanno tratto ispirazione dal mondo tecnologico, ambientale, politico e personale. 

Mentre definiamo e decifriamo le opere d'arte di quest'anno, ci troviamo immersi in un ricco arazzo intessuto di fili di innovazione, introspezione e una profonda connessione con il mondo. 

In ogni tratto di pennello, linea di codice o forma scultorea, gli artisti del 2023 ci invitano a testimoniare, contemplare e impegnarci nel dialogo in continua evoluzione dell'arte contemporanea.

 Per capire la contemporaneità, è fondamentale contemplare all’arte contemporanea poiché arte è il riflesso della realtà, anche se l’arte contemporanea viene spesso trascurata in favore di reminiscenze sulle opere passate senza attualizzazioni. 

In questa esplorazione, definiamo e decifriamo alcune delle opere e avvenimenti che hanno lasciato un segno indelebile sulla scena artistica nel corso dell'anno.

Innanzitutto, L'ultimo ritratto di Gustav Klimt è stato venduto all'asta a Londra a giugno. "Dame mit Fächer" ("Signora con ventaglio") incorpora una serie di motivi cinesi con una donna la cui identità è sconosciuta. È stato venduto da Sotheby's per 85,3 milioni di sterline a un collezionista di Hong Kong, diventando così il dipinto più costoso mai messo all'asta in Europa. 

Secondo gli storici dell'arte del Royal Collection Trust, un dipinto che è stato recentemente riscoperto nei magazzini della collezione, e che finora si sapeva essere stato attribuito erroneamente, sarebbe di Artemisia Gentileschi.

Il dipinto, raffigurante Susanna e i Vecchioni, è stato riscoperto grazie al lavoro svolto dai curatori del Royal Collection Trust, in particolare dall'ex membro dello staff e storico dell'arte Niko Munz, per rintracciare i dipinti venduti e sparsi in tutta Europa dopo l'esecuzione del re Carlo I d'Inghilterra.




La House of Ni'isjoohl Memorial Pole, che era stata esposta al Museo Nazionale della Scozia a Edimburgo dal 1930, è stata ora riportata alla sede nel Museo Nisga'a a Laxgalts'ap, a seguito di una richiesta della nazione Nisga'a, un popolo indigeno canadese che vive nel bacino del fiume Nass nella Columbia Britannica.
Il palo di 11 metri fu originariamente scolpito nel cedro rosso nel 1855 come memoriale di un guerriero Nisga'a ucciso e incorpora la tradizione del clan e motivi sacri.
Nel 1928 fu tagliato e portato via da un etnografo canadese, Marius Barbeau, e poi spedito in Scozia. La restituzione dell'asta è stata concordata e firmata in meno di un anno dal governo scozzese, creando un precedente impegnativo per altre collezioni britanniche che detengono oggetti contestati.


Nell’era digitale, gli artisti continuano a superare i confini dei mezzi tradizionali.
Dall'arte generativa alle esperienze di realtà virtuale, il 2023 mette in mostra un connubio tra tecnologia ed espressione artistica.
Gli artisti stanno sfruttando linguaggi di programmazione, realtà aumentata e piattaforme virtuali per creare esperienze coinvolgenti e stimolanti, provocando reazioni contrastanti nel mondo dell'arte. Facendo leva sulle crescenti ansie sull'ascesa dell'intelligenza artificiale, una mostra al Louisiana Museum of Modern Art di Copenaghen ha riflettuto su come possiamo sforzarci di non essere resi obsoleti dall'intelligenza artificiale, mentre Jordan Wolfson ha svelato la sua nuova inquietante performance robotica Body Sculpture (2023) al NGA di Canberra.


Più vicino a noi su questo argomento, Massimo Grimaldi ha fatto una mostra “Sul Guardare” al centro culturale polifunzionale XNL di Piacenza in cui con la sua arte digitale e la sua fotografia facilmente definibile come inquetante e terrificante esplora il significato e la rappresentazione moderna del corpo umano in un’epoca digitale e coabitata con l’Intelligenza Artificiale. 

Rimanere in sintonia con gli ultimi sviluppi nel campo dell’arte non è semplicemente un passatempo ma uno sforzo essenziale. 

Stare al passo con le notizie d’arte funge da canale per comprendere il polso della società contemporanea, fornendo informazioni su narrazioni in evoluzione, tecniche innovative e il panorama in continua evoluzione delle conversazioni culturali. 

È attraverso questo impegno continuo che gli individui coltivano un occhio esigente, un maggiore apprezzamento per la diversità di pensiero e una connessione arricchita con le narrazioni che danno forma alla nostra esperienza umana condivisa .

                                                                                                                      Chaggar Prabhjot Kaur



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sabato 30 dicembre 2023

"Io capitano",un film per parlare di emigrazione

 



Io capitano è un film di genere drammatico, diretto da Matteo Garrone.

Il film,tratta dell' emigrazione africana verso l' Europa.

"Io capitano" si sofferma sulle ragioni del viaggio,sulle motivazioni culturali del fenomeno al di là dell’aspetto economico, sull’identità e le aspirazioni degli immigrati prima di lasciare il paese d’origine.

L’interesse verso i personaggi di Seydou e Moussa s’identifica con la scelta di rendere implicito ogni ragionamento sui trafficanti o sul tema dell’accoglienza, prediligendo una prospettiva più attenta alle ragioni del viaggio e alle sue ripercussioni.

Io capitano mostra un Senegal povero, ma felice, non dilaniato da guerre, carestie e da conflitti sociali che si intreccia con la vita di due sedicenni che,nonostante questo,subiscono il richiamo e la fascinazione dei modelli culturali occidentali.

Seydou e Moussa si nutrono, infatti, di YouTube e pianificano un’esistenza da popstar nel “nuovo mondo”, dove s'immaginano a firmare autografi per i ragazzi bianchi.

Al contrario del viaggio senza scelta di tanti migranti disperati, il loro somiglia più a quei racconti di formazione in cui si parte con un po’ di ingenuità e si finisce pieni di amarezza: i sogni diventano incubi e la purezza si deforma in severa crudeltà.

Spettacolare la sequenza in cui è presentata la traversata notturna nel deserto del Sahara in cui i corpi dei migranti diventano ombre disumanizzate lasciate nelle mani dei trafficanti.

Un film che consigliamo a tutti per le infinite riflessioni a cui è riuscito a ricondurci.

                                                                                                      classe 2BLSU





Con PizzAut nutriamo l'inclusione !

Nico Acampora, ex educatore napoletano, durante il convegno all’università Cattolica di Piacenza, ha parlato alla nostra platea di studenti, di autismo.

L’autismo è un disturbo psicologico che porta un soggetto a compiere comportamenti strani e continui fin dall’infanzia.

Infatti, i neonati autistici compiono di insolito il dondolio,il rifiuto delle coccole, del contatto visivo e addirittura dei rapporti sociali.

Inoltre, essi iniziano a parlare più tardi a differenza dei coetanei e provano grande agitazione in caso di cambiamenti, come nuovi alimenti o giocattoli.

Questo disturbo è parecchio diffuso in Italia; la stima dei bambini autistici è pari a 500000-600000.

Talvolta viene raramente portato rispetto a questi soggetti e, in particolar modo, nell’ambito lavorativo.

Qui si inserisce l’insolita iniziativa di Nico Acampora,fondatore di “PizzAut”.

Nico ha preparato questo progetto grazie ad un’esperienza diretta con l’autismo.

Infatti, dopo aver visto il secondogenito autistico Leo, nato nel 2010, preparare una pizza per la famiglia, ha creduto che questa attività potesse essere d’aiuto a tutti gli autistici.

“Pizzaut” non è una semplice pizzeria nella quale sono coinvolti 35 giovani di età compresa tra i 20 ed i 25 anni, bensì un grande esempio di inclusione sociale, altro argomento trattato durante il convegno.

L’inclusione dal punto di vista sociale indica la percezione dell'appartenenza all’interno di gruppi od istituzioni e ha come obiettivo da raggiungere l’eliminazione delle discriminazioni prodotte da diversi fattori proprio come le disabilità .

Per Nico è impensabile che gli autistici non possano lavorare o studiare a causa del loro disturbo o che non possano avere la loro autonomia nel mondo lavorativo.

I dipendenti del ristorante hanno subito grazie a Nico un grande cambiamento in positivo:alcuni sono passati dal non rivolgere la parola a nessuno ad abbracciare tutti i clienti.

Successivamente Nico ha creato anche il “PizzAutobus” ovvero un insieme di food truck gestiti da 5 dipendenti autistici; il suo intento è quello di espandere ad ogni provincia un furgoncino per permettere a circa 500 autistici di trovare lavoro.

Queste attività potrebbero essere proposte, secondo me, anche agli studenti nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro.

Affiancate allo studio, esse potrebbero diventare ottime tecniche di apprendimento.

In primo luogo esse potrebbero equivalere alle prime esperienze lavorative di uno studente il quale potrebbe capire cosa vuol dire avere buoni rapporti con i propri colleghi e,di conseguenza, imparare a rispettarli ed accettarli così come sono.

                                                                                                  Francesco 3BLSU


giovedì 28 dicembre 2023

Visita alla sede Editoriale di Libertà

Venerdì scorso con la mia classe sono andato a Piacenza alla sede del quotidiano “Libertà”. Abbiamo viaggiato in treno e a piedi abbiamo raggiunto la redazione di questo giornale, che è abbastanza vicino alla stazione.

Lì ci ha accolti un giornalista che ci ha fatto visitare la redazione. Ogni giornalista ha la sua postazione e il proprio computer per poter scrivere le notizie, che verranno pubblicate il giorno successivo.

Mi ha incuriosito capire come si fa ogni giorno a trovare sempre qualcosa su cui scrivere, anche se non succede nulla di speciale e avrei voluto saperne di più.

Bisogna essere proprio bravi per trovare lo spunto per scrivere un articolo.

La parte più interessante della visita, però, è stata lo studio televisivo, da cui viene trasmesso il tg locale.

La stanza non è molto grande, ma dietro la scrivania c’è un enorme green screen e di fronte una tv, dove si vede ciò che viene trasmesso.

Io mi sono divertito ad improvvisarmi giornalista televisivo e ho parlato di un aggiornamento sulla morte di Giulia Cecchettin. Quella mattina sul giornale c’era la notizia dell’audio che la ragazza aveva inviato alle amiche, io ho fatto finta di essere un giornalista e ne ho parlato.

Penso che il lavoro di giornalista sia molto impegnativo, perché richiede tante ore di lavoro e per questo non vorrei farlo.

Mi piacerebbe invece lavorare in uno studio televisivo per il montaggio dei video, perchè si userebbero strumenti tecnologici, che a me piacciono tanto.

Prima di tornare a Fiorenzuola, poiché c’era ancora un po’ di tempo prima di prendere il treno, con un mio compagno di classe, sono andato al McDonald e ho gustato un buon Crispy McBacon, delle patatine e ho bevuto la coca-cola.

E’ stata proprio una bella giornata!

. Marco 2BLSU