Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

lunedì 11 dicembre 2017

L'evoluzione del pallone da calcio


Welcome or welcome back ragazzi e ragazze. Oggi sono qui per presentarvi un argomento che potrebbe stranirvi: l'evoluzione del pallone da calcio. 
Ebbene sì, la palla da calcio non è mai stata regolare. 
Partiamo innanzitutto dal fatto che il pallone da calcio, anche in passato, ha sempre avuto delle regole da rispettare. Le prime regole vengono istituite nel 1872: si decide che l’oggetto da calciare dovrà essere sferica, con una circonferenza di 27-28 pollici (circa 68-71 cm).
Questi principi sono ancora in vigore.

In passato c'erano due tipi di palloni: quelli realizzati con la parte del dorso - compresa tra i lombi e la coda -  della mucca, e quella realizzata dalla spalla dello stesso animale. In seguito, i palloni avevano diciotto sezioni, tutte unite tra loro, sia dentro che fuori.
A causa del materiale e del tipo di fabbricazione, i palloni risultavano molto pesanti anche perché, a contatto con l'acqua, il pallone assorbendo appunto l’acqua diventavano davvero pesanti. Tanto è vero che molti calciatori evitavano di eseguire tiri di testa. 
Un altro step dell'evoluzione della palla da calcio è il colore: all'inizio era marrone. Negli anni ‘50-'60, l'azienda Mitre inventò una vernice spray bianca e arancione per colorare i palloni. Il problema dell’assorbimento, tuttavia, restava. 
Nel 1960 arrivò un pallone totalmente sintetico che eliminava il peso dell’acqua. Nel 1960 venne prodotto il Telsar, marchiato dall’Adidas, ovvero il primo pallone ufficiale della Coppa del Mondo.
Nei primi anni della Premier League l’azienda Notre inventò il pallone Ultrimax, riuscendo così ad aumentare la velocità del pallone del 25 per cento.
Il pallone Jabulani (marchiato Adidas) dimostra – però –  che la velocità del pallone non sempre è sinonimo di qualità del gioco del calcio. Questo pallone è stato fatto con otto pannelli (invece che quattordici), collegati tra loro da una termo-saldatura e non cuciti a mano: ciò renderebbe il pallone più rotondo e ancora più preciso. Eppure, questa palla fu criticata dagli addetti ai lavori perché, secondo molti portieri, cambiava direzione sembrando quasi “telecomandato”.

Dal vecchio Mitre al nuovissimo Ordem, targato dalla Nike e siamo ai giorni nostri. Questo, costituto da dodici pannelli fusibili e saldati in un sistema involucro a tre strati, dà al pallone una forza, ma soprattutto, una traiettoria più stabile: addio, quindi, ai palloni telecomandati, grazie alle scanalature Aerea Trac, che permettono di afferrare e incanalare l’aria per produrre la traiettoria di volo più reale e consistente.



Suha Marmash 1ALSU

sabato 9 dicembre 2017

Tutorial per addobbi natalizi fai da te

Foto di Giulia Salamoni 1ALSU Fidenza Village


https://youtu.be/HyTu1RePr6w


Foto di Giulia Salamoni 1ALSU. Fidenza Village

https://youtu.be/583ChveaTJY

Foto di Giulia Salamoni 1ALSU Fidenza Village

https://youtu.be/J7JIJKK3j7I

https://youtu.be/PwTweYs2_Xg

Foto di Giulia Salamoni 1ALSU Fidenza Village
Foto di Giulia Salamoni 1ALSUFidenza Village 






venerdì 8 dicembre 2017

Sfere, Bolle, Palle e Globi...


"Penso che la tendenza a imparare dalla natura ci sia sempre stata. Dobbiamo distinguere tra copiare la natura e imparare dalla natura. 
Imparare dall'intelligenza della natura significa avere degli edifici più leggeri, meno spreco di materiali, più efficacia delle risorse energetiche e più ambienti naturali (...)
Copiare significa provare a imitare una forma senza capirne i principi e facendo uno sforzo immenso di energie e di materiali per l'imitazione"
(Chris Bosse, L'architettura delle bolle di sapone)

5BL  dimostrazione di fisica durante la mostra di Sfere, bolle, palle e globi

"L'armonia invisibile è una sfere perfetta e incontaminata. Quella visibile, invece, si deforma continuamente sotto il peso della realtà" (Eraclito)



giovedì 7 dicembre 2017

Corsa Campestre al Mattei: intervista alla Professoressa Zilli


In data 16 novembre, si è svolta l'ormai abituale Corsa Campestre, organizzata annualmente dal nostro Istituto Mattei.
In una soleggiata mattina d'autunno, hanno preso parte alla competizione 60 partecipanti.
La prova si è svolta su un percorso adiacente al Centro Sportivo di Fiorenzuola. In vista di tale evento, abbiamo intervistato la prof.ssa Zilli, presente alla Corsa Campestre.

D. Come è strutturata la Corsa Campestre?

R. La Corsa Campestre si è svolta nei pressi del Campo Sportivo di Fiorenzuola. Hanno partecipato in tutto 60 studenti. La prova era divisa tra allievi e allieve: per i primi, il percorso era di 2 km, mentre le allieve hanno raggiunto il traguardo dopo 1600 metri: i primi 5 classificati avranno la possibilità di partecipare alle prove provinciali.

D. Che tipo di preparazione ha fatto fare ai suoi alunni?

R. Inizialmente, ho preparato i miei alunni attraverso prove sulla resistenza, che sono culminate con il test di Cooper.
Gli studenti hanno corso gradualmente, partendo dai 5-6 minuti fino a raggiungere i 12 minuti. Con il test di Cooper, si valuta quanta distanza viene percorsa in 12 minuti dagli studenti, a cui poi segue una valutazione.

D. In vista di tale evento, come bisogna prepararsi? mi riferisco in particolare all'alimentazione.

R. Ho consigliato ai miei studenti di non bere troppi liquidi e di non eccedere con i cibi grassi, poichè la corsa si è svolta dopo l'intervallo; è bene, invece, consumare alimenti leggeri: ritengo sufficiente una dose di carboidrati.

Mattia Pellegrini 3 ALSU

martedì 5 dicembre 2017

Tutte le ricette del Mattei 's Blog



FOCACCIA RUSTICA

INGREDIENTI
300g FARINA 0
165g ACQUA
6g SALE
½ BUSTINA DI LIEVITO INSTANTANEO PER SALATI
1 CUCCHIAIO DI OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA
PREPARAZIONE
Mettere in una ciotola tutto il secco (farina, sale, lievito) e mescolare con la frusta il tutto. Dopo di che aggiungere l'olio incorporato all'acqua e mischiare bene l’insieme. Quando si ottiene una palla compatta metterla a riposare con sopra la pellicola a temperatura ambiente per 10/15 minuti. Successivamente prendere la palla e dividerla in due, stendere le due palle ottenute così d'avere 2cerchi non troppo grossi. Prendere il primo cerchio, farcirlo a piacimento (preferibilmente non con liquidi), successivamente aggiungere sopra l 'altro cerchio di pasta e poi chiudete bene i bordi. Prendere una padella, aggiungere un filo d'olio e a fuoco moderato far cuocere per 7 minuti la parte sotto e poi per altri 7 minuti mettere un coperchio sopra per far cuocere la parte superiore. Dopo altri 7 minuti girate la focaccia e aggiungete sopra un filo d’olio sale grosso e rosmarino.
Quando la focaccia è bella dorata da entrambi i lati sarà pronta per essere mangiata.

Gustatevi questa morbidissima torta
TORTA DI MELE
INGREDIENTI:
300g di farina
3 mele
250 g di zucchero
3 uova
70 g di burro
200 ml di latte
16 g di lievito per dolci
1 limone
PREPARAZIONE:
Tagliate le mele a spicchi e mettetele a marinare con poco zucchero e
limone. Montate i tuorli con lo zucchero e lasciate da parte gli albumi. Dopo
di che aggiungete la farina setacciata, il burro fuso e il latte. Mescolate
bene fino ad ottenere un composto omogeneo. Riducete i 2/3 delle mele in pezzetti e incorporatele all'impasto.
Aggiungete il lievito e gli albumi montati a neve. Versate l'impasto in una
teglia e decorate a piacimento con le mele avanzate.

Cuocete in forno statico preriscaldato a 180°per 40 minuti.

BUON APPETITO

Martina Cattani 1 ALSU



“Scuola Aperta”: un piccolo passo per capire dove vogliamo andare

Laboratorio di Psicologia:
"Indovina cosa si nasconde dentro il nostro cervello"

Ogni anno gli Istituti Superiori aprono le loro porte alle classi terze delle scuole medie. Un modo per far conoscere il Piano Formativo dell’Istituto e – soprattutto – per spiegare di cosa si occupano nello specifico gli indirizzi di studio.

L’Istituto Mattei consta di ben cinque indirizzi formativi: due licei (scientifico e scienze umane), il professionale, il tecnico e l’economico.

La scelta dunque è davvero vasta ma, più sono ampie le possibilità, maggiore è difficile capire cosa davvero fa al caso nostro. Per questo la “Scuola Aperta” è un strumento che nessun alunno delle scuole medie, in procinto di salpare verso gli Istituti Superiori, devono lasciarsi sfuggire.
Anche noi abbiamo partecipato allo stage.

Un’esperienza forte, che ci ha portato dove siamo oggi: in 1° A delle Scienze Umane.
Dopo aver assistito a qualche lezione e aver approfondito con le spiegazioni del Cicerone di turno, abbiamo scelto il Liceo delle Scienze Umane. Dove questo viaggio ci condurrà è un mistero ancora tutto da scoprire ma, prima o poi, sapremo dove ci stiamo dirigendo mentre cerchiamo di carpire tutto sulla percezione, sul nostro comportamento o sui processi cognitivi o ancora, sullasStoria della pedagogia.

Dunque eccoci qui, un anno dopo, a parlare di come ci sentiamo oggi vedendo i ragazzi delle medie affrontare lo stage presso la nostra classe.
Che cos'è uno stage?

Lo stage è una grandissima opportunità che viene offerta agli alunni di 3° media dalle loro scuole: si trascorre un’intera mattinata nell’istituto superiore che si pensa di scegliere, assistendo e partecipando alla lezione di una classe prima.
Laboratorio di Psicologia:
"Scopriamo come è nata la scienza che studia il comportamento umano"
Tutto chiaro?

Bene, se la vostra risposta è affermativa possiamo tornare indietro per scoprire come l’abbiamo vissuto noi questa esperienza, esattamente un anno fa.
Curiosità, timidezza, ansia, paura: tutte queste emozioni solo al vedere il grande edificio dell'istituto Mattei. Non ci ricordiamo precisamente quel giorno, ma la cosa che non dimenticheremo mai è la prima volta in cui siamo entrare e abbiamo capito che il liceo delle scienze umane era l’indirizzo giusto.

Sarà stata la scelta più opportuna?
Chissà!

Laboratorio di Psicologia:
"Conosciamo le scuole che hanno dato vita a questa scienza"

Eppure, noi sentiamo che siamo dove dobbiamo essere.
Non è mancata la paura di fare nuove amicizie.
Fortunatamente sparita…

Il timore dei professori.
Quella c’è ancora…

Ai ragazzi che vengono da noi in stage, con gli sguardi persi ma allo stesso tempo curiosi, vogliamo consigliare di seguite i loro cuori, gli ideali e i loro sogni, senza aver paura dei cambiamenti.

Laboratorio di Psicologia:
"Cos'è la Percezione? Ce lo spiega la Gestalt"

Mariarosaria Cipolletta 1^ALSU
Cassandra Pastori 1^ALSU
Martina Cattani 1^ALSU

Le origini dell'albero di Natale


Il Natale è alle porte e noi - della redazione - non vi vogliamo anticipare i nostri più profondi auguri di Buone Feste (c'è ancora un po' di tempo prima delle vacanze!), ma vogliamo iniziare a raccontarvi qualche curiosità della festa più calda dell'anno.
Sembra che l'albero di Natale sia nato a Tallinn, in Estonia nel 1441, quando fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, attorno al quale giovani scapoli, uomini e donne, ballavano insieme alla ricerca dell'anima gemella.
Questa usanza venne poi ripresa in Germania: una cronaca di Brema del 1570 racconta di un albero che veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. 
Anche la città di Riga (in Lettonia) è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale: vi si trova infatti una targa scritta in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato in questa città nel 1510. 
Un'altra notizia sull'uso dell'albero di Natale viene dall'Alsazia: una cronaca di Strasburgo annota nel 1605: "Per Natale i cittadini si portano in casa degli abeti ('Dannenbaumen' nel tedesco dell'epoca), li mettono nelle stanze, li ornano con rose di carta di vari colori, mele, zucchero, oggetti di similoro".
Un'antecedente dell'albero potrebbe essere l'antico rito pagano di portare in casa, prima del nuovo anno, un ramo beneaugurante. 
Nel Medioevo si diffonde la tradizione degli "Adam und Eva Spiele" (giochi di Adamo ed Eva) che prevedevano la ricostruzione nelle chiese dello scenario del paradiso in terra, proprio il 24 di dicembre, alla vigilia di Natale, con tanto di alberi di frutta, simboli dell'abbondanza e del mistero della vita. Poi, a questi alberi di frutta si preferirono sempre di più gli abeti. 
L'abete, il "Tannenbaum", ha la caratteristica "magica" di essere sempreverde che, secondo una favola, ha avuto come dono da Gesù stesso, per avergli offerto rifugio mentre era inseguito dai suoi nemici. 
Per molto tempo, la tradizione dell'albero di Natale rimase tipica delle regioni a nord delle Alpi. All'inizio, i cattolici la consideravano un uso protestante e solo nel '900 questa tradizione si diffuse anche nel mondo cattolico. 

informazioni tratte da:
http://www.viaggio-in-germania.de/albero-natale.html

Einstein... e curiosità su John Nash




Studente al primo anno di PhD a Princeton, Nash va da Einstein per spiegargli come correggere la relatività.  Nash partì da una considerazione: lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali delle galassie lontane di solito si interpreta come un effetto dell'espansione dell'universo. Così gli era venuta l'idea che si potesse invece interpretare come una perdita di energia gravitazionale della luce, più o meno come una barca che si muove nell'acqua perde energia producendo onde.
La risposta di Einstein fu:"Beh, forse è il caso che prima studi un po' di fisica". 


A Beautiful Mind è un film del 2001 diretto da Ron Howard, dedicato alla vita del matematico e premio Nobel John Forbes Nash jr., interpretato da Russell Crowe.
John Nash, matematico americano e vincitore del Premio Nobel per l'economia nel 1994, in un simposio di teoria dei giochi presso l'università di Colonia, in Germania.
Il film è liberamente ispirato all'omonima biografia di Sylvia Nasar, pubblicata in Italia col titolo Il genio dei numeri.

Il Natale: la festa più tonda dell'anno

L’albero con le sue palle colorate, i festoni, le luci, la neve, i momenti trascorsi in famiglia - magari sul divano, con una cioccolata tra le mani a guardare un film - le coperte, la stufa accesa che riscalda i cuori: questo è il Natale… un momento unico forse irripetibile, anche se si festeggia tutti gli anni.
Eppure, il Natale è proprio questo: una festa rossa, calda, cioccolatosa.

A chi non piace il Natale? 
E non solo per i doni – certo anche per quelli – perché fingere che lo scartare il regalo non ci emozioni? È sempre un momento magico quando si strappa la carta dai pacchi: curiosità, indiscrezione nel vedere cosa hanno ricevuto gli altri attorno a noi, felicità e poi tutto è già passato, l’emozione del regalo aperto è già diventata altro. Magari delusione o forse semplicemente un pensiero: “che bello stare con la mia famiglia”.

Il Natale è una festa tonda, circolare perché è perfetta proprio come le sfere e le bolle della mostra rappresentata dalla 5AL e 5BL dell’Istituto Mattei.


Il Natale – però – è anche viaggio, vacanza. Come nel film Mamma ho perso l’aereo di Chris Columbus e con un giovanissimo, anzi bambino, Macaulay Culkin.
Mamma, ho perso l’aereo è un classico, uno di quei film che è impossibile non aver visto almeno una volta nella vita.

Racconta dei signori McCallister in partenza per le vacanze di Natale con la numerosa famiglia quando si accorgono, ma solo dopo il decollo dell'aereo, di aver dimenticato a casa il più piccolo dei suoi figli. Il piccolo Kevin rimasto solo non si perde d'animo infatti, si prenderà cura della casa a modo suo, riuscendo perfino a sgominare una banda di maldestri scassinatori.

Elisa Bonetti 2°BLSU