Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

lunedì 13 marzo 2023

DA ME O DA TE? un'amicizia lunga un amore

Bentornati cari lettori del Mattei’s Blog! ho appena aiutato due miei amici a fare un difficile trasloco… ma forse è stato più faticoso fargli capire che la loro amicizia era ben altro.

Il 10 febbraio è uscita su Netflix una nuovissima e divertente commedia in occasione di San Valentino, Da me o da te, che vede come protagonisti Ashton Kutcher e Reese Whiterspoon.
Probabilmente è uno dei film che siamo soliti guardare in occasione di questo giorno, magari in compagnia della dolce metà.

La storia di Da me o da te si presenta semplice e divertente ed è bello come alcuni attori presenti, ad esempio Reese Whiterspoon, contribuiscano con il proprio carattere alla sceneggiatura.
La particolarità della pellicola è che i due attori raramente si mostrano insieme in scena, il che è senz’altro un rischio.

La trama non è sicuramente delle più innovative visto che parliamo di un’ amicizia lunga 20 anni che cela molto di più, ma nonostante ciò riesce ad abbattere un muro che esiste tempo su questo argomento, ovvero l’amicizia tra donna e uomo: un rapporto simile può esistere, dando vita ad un legame tenero e molto puro tra i due, difficile da vedere se entriamo nell’ottica reale.

Nonostante i due siano abbastanza lontani, Debbie si trova a Los Angeles e Peter a New York, nel film sono presenti diversi dialoghi che dimostrano che anche un rapporto bello e duraturo come il loro in realtà possa nascondere alcune bugie.
Un po’ troppo lunga la dichiarazione da parte del protagonista nei confronti di Debbie, ma va bene dal momento che i due hanno messo a tacere i loro cuori per circa 20 anni prima di dichiararsi amore reciproco: questa è una cosa che ho apprezzato, in quanto è stato dato spazio all’amicizia e al vero valore che si nasconde dietro questo sentimento che molti sottovalutano.

Oltre all’amicizia, altro tema affrontato in Da me o da te è la distanza.
Sembra proprio che i due protagonisti non facciano tanto caso all’ipotetico problema e cerchino di affrontarlo allo stesso modo anche quando si troveranno a dover fare scelte importanti.
Parlando dei protagonisti e dei rispettivi attori, avete presente quando si dice: quel ruolo è perfetto per lui/per lei? Ecco, con questo film non ho fatto altro che pensare a questo tipo di domanda.

Chi conosce Ashton Kutcher o Reese Witherspoon sa che in realtà fuori dalle scene sono davvero così. Infatti i loro personaggi, Debbie e Peter, sono una loro copia.
Ashton rappresenta alla grande quel tipico ragazzo follemente innamorato ma impacciato da morire. Debbie ha invece ereditato l’essere frizzante e divertente di Reese.
Questo film riesce a divertire ed emozionare grazie ad una storia che cresce in modo naturale, dando un’importanza magnifica all’amicizia e con i due attori che sono incredibilmente spontanei nei loro ruoli.

È una storia d’amore perfetta per ogni età e ben costruita attorno ad una Los Angeles che rappresenta il simbolo dell’amore dei due protagonisti.
Da me o da te rende possibile ciò che per anni ho pensato potesse essere difficile da realizzare, ovvero una rom-comedy dove i protagonisti sono per la maggior parte del tempo lontani.
È un film davvero dolce e divertente, capace di dimostrare che in amore niente può finire davvero se quel sentimento è destinato a compiersi.
Una buona commedia romantica per iniziare in amore questo 2023!
 
Il mio voto è 7/10
 
Come sempre se la recensione vi ha incuriosito vi lascio il trailer:
https://youtu.be/SDal9sQP9WU
 
Alla prossima recensione!
KATIA BINELLI – 5^A LSU
 
p.s voi credete all’amicizia tra uomo e donna?

venerdì 10 marzo 2023

"L'ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO" di Victor Hugo

«Condannato a morte!
Sono cinque settimane che vivo con questo pensiero, sempre solo in sua compagnia, sempre raggelato dalla sua presenza, sempre curvo sotto il suo peso! [...] Ora sono in gabbia. Il mio corpo è rinchiuso in una cella, la mia mente imprigionata in un'idea. Un'idea orribile, cruenta, implacabile! Ho un unico pensiero, un'unica convinzione, un'unica certezza: condannato a morte!»

Nel carcere di Bicêtre è rinchiuso da sei settimane un prigioniero condannato alla pena di morte che decide, durante il suo ultimo giorno di detenzione, di scrivere le proprie riflessioni sulla sua condizione psicofisica, deteriorata dall’angoscia del pensiero costante a proposito della fine che lo attende.
Hugo scrive un’audace critica alla pena di morte che tanto disdegna, considerandola un attacco al principio universale della sacralità della vita e quindi umanamente inaccettabile.

Per lui non è possibile fermare fisicamente le azioni del boia perché costui è difeso dalla società, perciò, l'unico strumento che ha per opporsi a questa pratica e dare sfogo al proprio dissenso è la scrittura, in questo caso semplice e diretta, tanto da arrivare e colpire nel profondo l’anima di chi legge. È questo l’elemento che rende “L’ultimo giorno di un condannato” un romanzo che risulta ancora attuale nonostante sia stato pubblicato nel 1829, a due secoli di distanza da noi.

La morte è ciò che accomuna tutti gli esseri umani anche se nessuno conosce il momento e le circostanze in cui avverrà e spera, nella maggior parte dei casi, che lo colga il più tardi possibile. Il condannato invece ha la consapevolezza della sua fine e, attraverso la narrazione che avviene in prima persona, l’autore vuole far immedesimare il lettore nel protagonista entrando nella cella umida e fredda in cui è rinchiuso e nella sua mente, venendo a conoscenza dei suoi pensieri, che raggiungono un pathos sempre maggiore man mano che ci si inoltra nella lettura, con l’intento di far comprendere l’orrore della condanna e la tortura che rappresenta a livello interiore la certezza e l’avvicinarsi della fine. Per rendere ancora più facile la presa di coscienza da parte del lettore, Hugo lascia il condannato nell’anonimato non riferendo inoltre informazioni rispetto al delitto da lui commesso.

“L’ultimo giorno di un condannato” è un romanzo intenso che non lascia indifferenti, sia per il messaggio che trasmette, sia per il modo in cui lo fa, a proposito di un argomento ancora attuale purtroppo poiché la pena di morte oggi non è ancora stata abolita in tutti gli Stati del mondo.

PAOLA BRAVO - 3^B LS

giovedì 9 marzo 2023

TORTA MILLEGUSTI - la crostata si sposa con lo spumino

Ho deciso di proporre una ricetta antica, una delle poche in cui viene usato lo strutto. Le nonne usavano i prodotti semplici che avevano in casa: uova fresche, marmellata preparata durante l’estate e la farina del mulino, per poi cuocere tutto nel forno a legna. La base è una crostata arricchita sopra uno strato di “spumino”(meringa) con amaretti sbriciolati.

INGREDIENTI:

Pasta per la crostata
250g di farina
150g di zucchero
70g di burro
30g di strutto
1 uovo e 1 tuorlo
1 pizzico di sale
8g di lievito per dolci
Marmellata a piacere

Spumino
1 albume (preso dall’uovo usato per la pasta)
60g di zucchero
45g di amaretti tritati

PREPARAZIONE:

Accendere il forno ventilato a 170°.
Preparare una teglia con la carta da forno.
Impastare insieme la farina, lo zucchero, il burro, lo strutto, l’uovo e il tuorlo, un pizzico di sale e il lievito per la pasta della crostata. 
Stendere la pasta nella teglia e alzare i bordi.
Mettere la marmellata, quanto serve.
Per fare lo spumino, montare l’albume, aggiungere lo zucchero e gli amaretti tritati.
Versarlo sulla marmellata e stendere in modo che copra bene il tutto. Mettere in forno, per circa 30-40 minuti.

VITTORIA AIOLFI - 3^B LS

DONNE - dolcemente complicate

Prosegue la settimana dedicata alla donna con uno scatto della pianta simbolica e bellissima, la mimosa. Questo fiore è stato scelto come simbolo nel 1946, in occasione della primissima festa delle donne, dalle giovani femministe che facevano parte del Unione donne italiane: hanno scelto la mimosa  proprio perché è uno dei primi fiori che sboccia verso inizio marzo, segnando anche l’arrivo della primavera.
Simbolo della femminilità e della forza di ogni donna, la mimosa racconta anche la dolcezza e la fragilità con i suoi fiori gialli: molto delicati e morbidi al tatto, con il loro colore giallo simboleggiano speranza, positività e ottimismo.


A tutte le lettrici, una dedica musicale che sia un inno alla complessità femminile perché ogni ragazza è sensibile e determinata, vendicativa e affettuosa.
 
QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO – Fiorella Mannoia
 
Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate,
ma potrai trovarci ancora qui
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro "si".
Certe giornate amare lascia stare
anto ci potrai trovare qui
con le nostre notti bianche
ma non saremo stanche neanche quando
ti diremo ancora un altro “sì”…
 
Questa parte del brano comunica che è difficile spiegare la donna, perché è una creatura piena di sfaccettature, ma queste parole ci raccontano anche che ogni donna, nei momenti difficili, fa leva su tutto il suo coraggio e la bellezza interiore per non arrendersi mai dinanzi ad essi.
 
Un altro bellissimo inno alla donna è la canzone che John Lennon dedica alla moglie: For the other half of the sky - per l’altra metà del cielo – scrive lui a Yoko Ono, l’amore della sua vita.
 
WOMAN – John Lennon
 
Woman, I can hardly express
My mixed emotions at my thoughtlessness
After all I'm forever in your debt
 
And woman, I will try express
My inner feeling and thankfulness
For showing me the meaning of success
oooh well, well,
oooh well, well
 
Woman I know you understand
The little child inside the man,
Please remember my life is in your hands,
And woman hold me close to your heart,
However, distant don't keep us apart,
After all it is written in the stars….
 
TRADUZIONE:
Donna, faccio fatica a esprimere
Le mie emozioni contrastanti
Nei confronti della mia sventatezza
Dopotutto  ti sono sempre debitore
E, donna, cercherò di esprimere
I miei intimi sentimenti e la gratitudine
Per avermi mostrato il significato del successo
Oh, bene bene, du du du du du
Oh, bene bene, du du du du du
Donna, so che tu comprendi
Il bambino che è nell'uomo
Ti prego, ricordati che la mia vita è nelle tue mani
E donna, tienimi stretto al tuo cuore
Anche se siamo distanti, non separiamoci
Dopotutto è scritto nelle stelle
 
Di questa canzone mi hanno colpito le parole After all I’m forever in your debt - dopotutto ti sono sempre debitore – perché ogni uomo deve sempre qualcosa alla sua donna, innanzitutto il rispetto ma anche il riconoscimento di quanto sia prezioso ogni suo gesto d’amore.
 
L’ultima canzone scelta per voi è stata scritta da Zucchero Fornaciari.
 
DONNE – Zucchero
 
Donne
In cerca di guai
Donne a un telefono che non suona mai
Donne
In mezzo a una via
Donne allo sbando senza compagnia
Negli occhi hanno dei consigli
E tanta voglia di avventure
E se hanno fatto molti sbagli
Sono piene di paure
 
Le vedi camminare insieme
Nella pioggia o sotto il sole
Dentro pomeriggi opachi
Senza gioia né dolore
 
Donne
Pianeti dispersi
Per tutti gli uomini così diversi
Donne
Amiche di sempre
Donne alla moda, donne contro corrente
 
Negli occhi hanno gli aeroplani
Per volare ad alta quota
Dove si respira l'aria
E la vita non è vuota
 
Le vedi camminare insieme
Nella pioggia o sotto il sole
Dentro pomeriggi opachi
Senza gioia ne dolore…
 
Queste parole spiegano che le donne sanno essere solidali e aiutarsi a vicenda, che le loro giornate non sono mai uguali ma sempre piene di avventure originali, che le donne hanno tanti desideri e li portano nella loro quotidianità sognando ad occhi aperti!
 
A tutte le donne, siete uniche!
 
Fotografia: ISKRA COLIC – 2^A LSU
Commento musicale e testi: FRANCESCO MACCAGNI – 2^B LSU

martedì 7 marzo 2023

"LO SGUARDO DI MEDUSA" di Natalie Haynes

‘Vi vedo. Vedo tutte le creature che gli uomini chiamano mostri.
E vedo gli uomini che usano quella parola. 
Ovviamente sono gli stessi che si definiscono eroi.’
 

Voi conoscete la storia di Medusa?
Medusa, fanciulla bella e indifesa, è l’unica figlia mortale delle due divinità marine Forco e Ceto, cresciuta insieme alle due sorelle Steno ed Euriale, le uniche ad averla sempre amata e protetta.
 
Le gorgoni sono delle creature leggendarie, dall’aspetto mostruoso, con zanne affilate, artigli, serpenti al posto dei capelli e un paio d’ali. Medusa possiede solo le ali come elemento ‘mostruoso’, fino a quando Poseidone se ne invaghisce e la violenta nel tempio di Atene. La dea, furiosa per la profanazione del suo tempio, decide di vendicarsi trasformando Medusa in un mostro dai capelli a forma di serpenti e fa sì che chiunque la guardi si trasformi in pietra.
 
Vittima. Mostro. Divinità. Medusa è tutto questo e molto di più.
Medusa è una delle tante dee, donne o mortali che sono state dipinte come mostri, sempre all’ombra degli uomini e poi schiacciate dal patriarcato che le ha trasformate in simboli di terrore. La sua storia ci deve insegnare a non etichettare le persone come ‘mostri’ senza prima aver analizzato la situazione, infatti Medusa è solo un animo innocente vittima dei peccati altrui.
 
‘Nel mito Medusa non era inizialmente donna divina e terribile, 
ma nata bellissima è vittima dello stupro di Poseidone, e di una mentalità che, 
allora come oggi, trasforma troppo spesso le vittime in mostri.’
 
Non avevo ancora letto nulla di questa autrice ma penso che dovrò recuperare qualche suo libro perché questo l’ho davvero adorato! Natalie Haynes con la sua prosa diretta, ironica e tagliente decostruisce il mito di Medusa restituendole il ruolo che le è stato sottratto nel corso dei secoli.
 
Qual’è il personaggio mitologico che preferite? Io adoro ‘Circe’ con la sua forza, con la sua intraprendenza e con la sua magia riesce a vincere su tutto, ma non sull’amore.
 
MARTINA SIGNORILE - 5^A LSU

lunedì 6 marzo 2023

THE GIRLS' POWER - YI OKSEON (이옥선 )

Cari lettori del Mattei’s Blog, 
siamo tornate con la rubrica _The Girls’ power_ e oggi voglio parlarvi di una storia che mi ha veramente colpita! 


Recentemente ho letto una bellissima graphic novel dal titolo “Le Malerbe”, scritta da Kim Keum Suk, autrice sud-coreana. 
Questo toccante racconto parla di un’atroce parte della storia coreana e giapponese: la vicenda delle cosiddette “comfort women” coreane.

Le “comfort women” furono donne e bambine, coreane e cinesi, che durante gli anni del secondo conflitto mondiale furono costrette ad abusi dall’esercito conquistatore giapponese.
In particolare il libro che ho letto narra della vicenda di Yi Okseon che all’età di quattordici anni venne rapita dalla sua famiglia e portata in una casa di conforto in Cina per servire i soldati giapponesi qualora essi ne avessero bisogno. 

Yi Okseon, conosciuta adesso come “nonna Okseon” vive, insieme ad altre donne con una vicenda analoga alla sua, in una “house of sharing” nella provincia di Gwangju in Corea del Sud. 

La sua storia mi ha emozionata e colpita profondamente non tanto per la sua triste vicenda ma per la sua grandissima determinazione. 
Questa grandiosa nonnina di ormai 96 anni, infatti, è dal 2015 che ogni mercoledì scende in piazza, indipendentemente dal rigido freddo o dal caldo afoso, insieme ad altre donne, per protestare. Per cosa? Beh il governo giapponese, ad oggi, non ha ancora voluto riconoscere questi atroci fatti e soprattutto non ha ancora posto definitive scuse. 

“Combatteremo senza arrenderci affinché il governo giapponese 
non porgerà le dovute scuse e non corrisponderà la giusta indennità” 
Yi Okseon

Spero che questa storia abbia incuriosito anche voi e vi consiglio davvero tanto di leggere questo toccante libro. 

Alla prossima,
MARGHERITA BONETTI - 5^A LSU

domenica 5 marzo 2023

LA LEGGE DI LIDIA POËT - l'avvocatessa rivoluzionaria

Cari lettori del Mattei’s blog, la vostra amata Katia è stata appena processata e grazie al cielo è stata assolta! E tutto grazie alla mia avvocatessa…


Lidia Poet è stata una rivoluzionaria, un’avvocatessa tenace e dedita alla sua professione e ai suoi clienti prima ancora che il termine  - avvocatessa - avesse ragione di esistere.

Lidia è vissuta nella Torino di fine ‘800, ed è lei la protagonista della nuova serie Netflix in sei episodi La legge di Lidia Poet.
Questa serie si i presenta al pubblico come un legal drama in costume, composto da episodi dalla durata di 40 minuti ciascuno, incentrati sulla vita e le vicende della prima donna in Italia ad entrare nell’Ordine degli Avvocati, interpretata dalla talentuosa Matilda De Angelis, attrice italiana conosciuta ed apprezzata anche oltre Oceano.

Accanto alla giovane attrice troviamo: Eduardo Scarpetta nei panni del giornalista Jacopo Barberis e Pier Luigi Pasino in quelli del fratello di Lidia, Enrico Poët. Sara Lazzaro e Sinéad Thornhill  vestono rispettivamente i panni di Teresa Barberis, moglie di Enrico e Marianna Poët, la loro figlia e infine, Dario Aita interpreta Andrea Caracciolo.

Alla fine del 1800 una sentenza della Corte d’Appello di Torino dichiara illegittima l’iscrizione di Lidia Poët all’albo degli avvocati, impedendole così di esercitare la professione solo perché donna.
Senza soldi ma piena di orgoglio, Lidia trova un lavoro presso lo studio legale del fratello Enrico, mentre prepara il ricorso per ribaltare le conclusioni della Corte.

È questa la trama da cui La legge di Lidia Poët, prende vita e si sviluppa cercando di raccontare in modo accattivante la storia di una donna realmente esistita che si è battuta per poter esercitare la professione d’avvocato in un mondo pervaso da leggi non scritte e retaggi culturali che glielo impedivano.
Lidia Poët è stata una rivoluzionaria, una donna che ha aperto le porte a molte altre verso una realtà che sembrava lontanissima, se non impossibile da raggiungere. 

Matilda De Angelis la riporta in vita in una versione romanzata, e questa è sicuramente la carta vincente per avvicinare la sua storia al pubblico: infatti il suo personaggio è sicuramente una donna coraggiosa e controcorrente ma, nella finzione cinematografica sfodera anche inaspettate doti investigative alla Sherlock Holmes, ci mostra le sue passioni e il suo desiderio di voler vivere libera ogni aspetto della sua vita, compreso quello della seduzione.
Una rappresentazione dai toni così moderni e sfacciati può risultare in contrasto con il contesto storico ma è funzionale per coinvolgere il giovane pubblico.

La struttura narrativa de La legge di Lidia Poët è semplice: la serie si sviluppa come un classico giallo con un caso da risolvere per ogni episodio. Ci viene mostrato il personaggio di Lidia destreggiarsi tra aule di tribunale e interrogatori, mantenendo viva l’attenzione e la curiosità anche grazie alle bellissime location (la serie è stata interamente girata a Torino).
Ci troviamo, quindi, dinanzi ad un light procedural in costume dalle sfumature rosa, che con la sua semplicità intrattiene nel modo giusto riuscendo anche ad amalgamare dignitosamente la trama orizzontale a quella verticale.

Il mio voto è 8/10
 
Come sempre se la recensione vi ha incuriosito vi lascio il link del trailer: https://youtu.be/VCttxLaikW0
 
Alla prossima recensione! 
KATIA BINELLI - 5^A LSU

sabato 4 marzo 2023

"IL CARDELLINO" di Donna Tartt

 “Quando ero ancora ad Amsterdam, 
per la prima volta dopo anni sognai mia madre”


Theo Decker aveva solo dodici anni quando perse la madre in un attentato; quel giorno doveva recarsi assieme a lei a scuola per un colloquio con il preside riguardo il suo andamento scolastico alquanto precario. Nonostante l’udienza fosse imminente non potevano non visitare, anche solo per pochi minuti, la nuova mostra allestita nel Museum of Modern Art, così si diressero lì per ciò che doveva essere una breve escursione. Madre e figlio si ritrovano davanti ad un dipinto: "Il cardellino". La rappresentazione olio su tela di un fragile uccellino con una catena legata alla zampetta, che osserva inerme lo spettatore.

“Secondo me questo è il dipinto più straordinario della mostra. Fabritius ci rivela qualcosa che lui per primo ha scoperto, qualcosa che nessun altro pittore ha saputo cogliere: la gente muore e questo è un dato di fatto, ma il modo in cui perdiamo le cose è insensato e terribile.”

Proprio in quel museo avrà luogo un’esplosione che porterà Theo a perdere la madre; prima che fossero arrivati i soccorsi il ragazzo andò incontro a momenti di disperazione con il fumo nei polmoni e un ammasso informe di detriti e sangue intorno. Si accorse però che non era solo, steso accanto a lui, ansimante, vi era un uomo anziano che stava cercando di dirgli qualcosa. “Non puoi lasciarlo qui. Portalo via!” - gli strinse la mano e volse il suo sguardo verso l’oggetto in questione, il dipinto di Fabricius, il preferito di sua madre. Senza essere in grado di ragionare seguì quell’ordine e uscì dall’edificio per salvarsi. La vita di Theo da quel momento non fu più la stessa, dall’esperienza familiare fallimentare con il padre a Las Vegas alla sua inaspettata passione per l’antiquariato, iniziò a crescere e incanalarsi in una serie di vie tortuose che lo portarono a perdersi tra l’oscurità della vita. 

L'assenza dell’unica figura di riferimento che aveva lo rese instabile facendolo diventare un giovane uomo insoddisfatto e privo di scopo. L’unico suo interesse era alimentato da un oggetto avvolto da innumerevoli strati di carta e scotch e confinato in un deposito, nonostante tutti quegli anni non aveva mai restituito "Il cardellino" al museo, da una parte per il timore delle conseguenze per tale furto e dall’altra a causa del legame affettivo che aveva sviluppato per esso. 

Donna Tartt scrive una storia di perdita, confusione e sregolatezza, dove i personaggi sono in equilibrio precario a causa  del dolore che la vita ha inflitto loro. Alcuni si rifugiano nei soldi facili, altri nelle sostanze stupefacenti, annebbiando la mente e sperando di poter dimenticare.
 
Il cardellino è un libro con una trama lunga e lineare, nonostante io abbia impiegato numerosi giorni per la lettura del romanzo le sue descrizioni mi sono rimaste impresse nella memoria; la narrazione risulta scorrevole e le vicende quotidiane in cui il protagonista è coinvolto sono rese accattivanti, difatti sebbene venga raccontata una storia straziante il dolce fluire delle parole diventa quasi uno strumento di consolazione. 

L’aspetto che mi ha conquistato in modo particolare è stata la forte presa di coscienza del protagonista causata dal possedimento del quadro, il quale si rivela essere la sua ultima speranza; in quell’immagine rivede infatti tutta la sua vita, soprattutto il punto in cui ha iniziato il suo declino inesorabile ed è tale visione che lo porta finalmente ad accettare la vita che aveva vissuto e stava vivendo e tentare di risollevarsi.

Consiglio questo libro a coloro che non si fanno intimidire dal numero di pagine di un romanzo e per chi è pronto ad avventurarsi per le strade affollate di New York, città dove le vicende prendono piede per la maggior parte della narrazione, ricca di opportunità e di innovazione ma anche di musei e oggetti d'antiquariato e, saranno questi ultimi a creare un legame indissolubile tra romanzo e lettore.

ARIANNA ZILIANI - 2^A LS

giovedì 2 marzo 2023

TORTA MIMOSA

Questa torta si ispira dal fiore della donna: la mimosa. Il dolce può essere preparato in molti modi e con diversi gusti. Ho deciso di ricreare la ricetta che si avvicina di più a quella classica, unendo ananas alla crema.


INGREDIENTI:
Pan di Spagna
5 uova
200g zucchero
200g farina 00
8g lievito per dolci
Crema
500ml latte
1 scorza di limone
2 uova
4 cucchiai di zucchero
4 cucchiai di farina 00
200ml panna già zuccherata
Bagna e farcitura
350g ~ ananas sciroppato
Acqua unita al succo dove era presente l’ananas

PREPARAZIONE:
Accendere il forno ventilato a 170/160°.
Imburrare e infarinare una teglia di circa 25cm di diametro.

Pan di Spagna:
Rompere le uova in una ciotola e frullare.
Aggiungere lo zucchero e mescolare fino ad avere un composto omogeneo.
Unire la farina e il lievito poco alla volta.
Infornare per circa 35 minuti.
Quando sarà pronto tirare fuori e lasciare raffreddare.

Crema:
Scaldare il latte in un pentolino unendo la scorza di limone tritandola finemente.
In un altro pentolino mettere uova, zucchero e farina e mescolare bene per avere un composto omogeneo.
A questo ultimo aggiungere il latte e farlo addensare sul fornello a fuoco (per non far bruciare il fondo continuare a mescolare fino ad avere la consistenza desiderata).

Preparazione per assemblarla:
Tagliare il pan di Spagna in 3 parti, prendere lo strato centrale e rimuovere i bordi.
Tagliarlo in cubetti (saranno i fiori della mimosa).
Prendere una ciotola e montare la panna.
Aggiungere la crema raffreddata.
Prendere l’ananas e tagliarlo a pezzettini piccoli per aggiungerli alla crema.

Assemblamento:
Usare il succo di ananas allungato con acqua per bagnare la parte inferiore del pan di Spagna.
Stendere uno strato di crema sulla base.
Posizionare la parte superiore del pan di Spagna capovolto e bagnarlo. Ricoprire la torta con la crema.
Infine posizionare
i cubetti tagliati dal pan di Spagna su tutta la superficie. Se non la si vuole mangiare subito metterla in frigo per evitare che si rovini.

VITTORIA AIOLFI - 3^B LS