Venerdì 16 gennaio 2026 le classi del triennio del polo Mattei hanno assistito e partecipato ad un incontro che si è tenuto in aula magna con due neuropsichiatri, il dottor Parisi e la dottoressa Albamonte e con un ragazzo, affetto da autismo, che ha testimoniata la sua esperienza.
Tutte le classi presenti hanno potuto,
attraverso gli interventi proposti, riflettere sul tema della disabilità da un
punto di vista sociale.
Il primo intervento è stato tenuto dal dottor
Roberto Parisi, neuropsichiatra infantile e primario del dipartimento di salute
mentale di Piacenza, che ha trattato la disabilità in qualità di esperto e
professionista che è a contatto diretto con casi di ogni tipo.
Quando si parla di disabilità oggi non si
pensa più solo a una malattia o a un problema della persona ma sempre più
spesso si utilizza una prospettiva psico-sociale che guarda anche all’ambiente
in cui l'individuo vive perché una difficoltà può diventare un vero limite solo
quando esso non è accogliente o inclusivo.
In questo cambiamento è centrale il concetto
di funzionamento. Non conta solo “che problema ha” una persona, ma come
funziona nella vita di tutti i giorni: cosa riesce a fare, come comunica, come
partecipa alla vita sociale. Questo ha modificato l’approccio medico
tradizionale che era molto concentrato sulla diagnosi mentre oggi essa serve
soprattutto a capire meglio la persona e a costruire percorsi terapeutici su
misura, pensati per migliorare l’autonomia e il benessere e non solo per curare
i sintomi. A tal proposito è importante anche distinguere tra comportamento
deviante e comportamento patologico: il primo indica qualcosa che non rispetta
le regole sociali senza indicare necessariamente una malattia mentre il secondo è legato a un
disturbo psicologico che crea sofferenza e rende difficile il funzionamento
quotidiano. Fare questa precisazione aiuta a evitare giudizi e stigmatizzazioni
inutili.
L’intervento successivo è stato proposto dalla dottoressa Silvia Albamonte, neuropsichiatra, che ha parlato dell’autismo e delle sue forme in relazione al contesto sociale evidenziando come esso possa presentare differenze specifiche per il soggetto che ne è affetto. L’autismo non è uguale per tutti ma comprende funzionamenti molto diversi. Le persone autistiche possono avere modalità particolari di comunicazione e relazione che influenzano i rapporti con gli altri. Tuttavia, quando l’ambiente è informato e rispettoso, molte difficoltà relazionali si riducono. Ancora una volta non è solo la persona che deve adattarsi ma anche la società.
Una testimonianza diretta è stata offerta da
Lorenzo Rizzi, un lead engineer a cui è stato diagnosticato l’autismo ad alto
funzionamento 10 anni fa. Raccontando la sua vita ha riferito delle esperienze
di rapporti sociali influenzati dalla diagnosi dell’autismo per far capire che
non deve essere una malattia o un limite fisico e mentale a fermarci negli
obiettivi che ci poniamo nella nostra vita ogni giorno.
Questo incontro è stato un’occasione di riflessione per tutti gli studenti presenti perché ha fornito indicazioni basate su studi ed esperienze dirette. E’ importante trattare tematiche legate all'inclusione perché quando ci si relaziona con persone che presentano limiti o difficoltà di vario genere è necessario saper adottare il giusto atteggiamento e approccio per non farle sentire diverse ed escluse.
Iskra Colic e Andrea Longo 5A LSU










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