Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

lunedì 9 dicembre 2019

Meeting provinciale stampa studentesca


Giovedì 28 novembre si è svolto presso il Campus Crédit Agricole di Piacenza il 30° Convegno provinciale della stampa studentesca, al quale ha partecipato anche il Mattei’s Blog.
La mattinata si è aperta con l’esposizione dei vari giornalini e blog dei numerosi Istituti presenti, a cui sono poi seguiti il video dedicato al trentennale del meeting provinciale, realizzato dalla studentessa del Respighi Alessandra Schiavo, e il toccante ricordo di Mariapia Poggi, direttrice del giornale “Liberamente” e venuta a mancare all’inizio di quest’anno, ricordata dalla studentessa del Raineri Giorgia Bosoni.
Dopo diversi interventi, tra cui quello del professore Giancarlo Schinardi, che ha sottolineato l’importanza del dialogo e del confronto, quello della direttrice di Crédit Agricole, Enrica Migliavacca e del direttore di Libertà, Pietro Visconti, orgoglioso dell’impegno dei giovani giornalisti, la parola è stata data ai rappresentanti di ogni redazione, per portare la propria testimonianza e dialogare con il direttore di Libertà. Tra i diversi interventi, sono emersi i temi del dialogo e del confronto, argomenti chiave di questo meeting.
Tra un intervento e l’altro, interessanti le domande poste al direttore di Libertà, Pietro Visconti, che nel rispondere ha sottolineato l’importanza che rivestono la comunicazione e la carta stampata.
In seguito alla breve pausa che ha diviso le due parti della mattinata, è stato il momento delle premiazioni e, successivamente, del discorso delle autorità. A rompere il ghiaccio il direttore regionale di Crédit Agricole, Davide Goldoni, che ha evidenziato l’importante ruolo svolto dalla comunicazione. Sono poi intervenuti: Jonathan Papamarenghi, assessore alla cultura del Comune di Piacenza, che ha individuato nella scrittura lo strumento per diventare cittadini consapevoli del mondo che ci circonda, Paola Galvani, consigliere provinciale con delega all’istruzione, la quale ha invitato i giovani studenti a intraprendere la strada del giornalismo e il professor Fiorenzo Zani, il quale ha riconosciuto nei giornalini scolastici il mezzo per motivare i ragazzi a scrivere.

Mattia Pellegrini 5ALSU


domenica 8 dicembre 2019

Fiorenzuola Oltre i Confini attraverso il racconto di Alessandro, volontario quasi per caso.


Fiorenzuola Oltre i Confini è una Associazione di volontariato che opera nel campo della cooperazione e della solidarietà internazionale con progetti ed interventi umanitari soprattutto in campo sociale. Particolare attenzione verso i soggetti più deboli, ovvero bambini e anziani, Fiorenzuola oltre i Confini, si propone di aiutare tutte quelle persone, di diversa nazionalità, che all’interno del territorio nazionale chiedono aiuto per le difficoltà incontrate a causa del loro stato di immigrati.
Parole d’ordine del Foic sono solidarietà e impegno.
Per conoscere meglio quest’Associazione abbiamo intervistato un volontario, Alessandro Ghisleri, 23 anni, studente all’Università di Bologna. Ragazzo solare e simpatico che ha risposto e tutte le nostre domande.

D: Alessandro, cosa studi?
R: Geografia e Geologia dei processi territoriali.
D: Impegnativo…
Alessandro risponde con un’alzata di spalle e sorride. Parto subito con le domande sull’Associazione.
D: Cosa ti ha spinto a diventare un volontario?
R: Intanto, la curiosità. Mi sono presentato qui al Foic e ho subito sentito una sintonia con le finalità del progetto di solidarietà di Fiorenzuola Oltre i Confini. L’ambiente qui è familiare, di condivisione. Inoltre, conoscevo Luigi Danesi, il direttore di sempre, (Alessandro si rivolge in modo scherzoso all’ex presidente, come a volersi burlare bonariamente di lui. Da diversi anni a dirigere il Foic è Simona Solvi, che avevamo incontrato in un’altra occasione, sempre organizzata dallo Svep. ndr).
D: Hai subito iniziato in autonomia?
R: No, all’inizio sono stato affiancato da una tutor, Silvia Carbonari, anche lei una volontaria.
D: Quanto tempo occupi a questa attività?
R: Diciamo che in linea di massima la mattina, ma se gli obblighi universitari non mi impegnano vengo volentieri anche in altri orari. Il sabato mattina è possibile trovare Karan e Asmara.
D: Altri volontari?
R: Sì, sono anche loro volontari. Ci sono tre ragazzi stranieri, studenti-lavoratori, residenti in Italia da almeno un decennio e aiutano il Foic da diversi d'anni: chi due annualità, chi da un lustro, non ricordo con precisione.
D: Ci racconti qualche fatto particolare che ti è accaduto?
R: Spesso, quando sono al bar, incontro diverse persone straniere che ho avuto modo di conoscere in qualità di volontario: mi riconoscono e mi offrono la colazione. Questo dimostra la riconoscenza che hanno nei miei confronti e mi rende molto orgoglioso e gratificato per l'attività che sto svolgendo come volontario.
D: Nello specifico di cosa vi occupate?
R: Oltre che essere una presenza come dire, psicologica, ci occupiamo di compilare pratiche amministrative: permessi di soggiorno, rinnovi degli stessi, cittadinanza e un tempo ci occupavamo anche dei ricongiungimenti familiari, ma quello è un iter burocratico un poco più complicato.
D: Qual è, tra i numerosi eventi che organizzate, quello che ti colpisce di più?
R: Sicuramente la Festa Multietnica nel mese di settembre. Una festa che valorizza le numerose culture straniere presenti nel nostro territorio: si tratta di un evento molto sentito a Fiorenzuola, che risponde in modo positivo a questa festa: i numeri delle presenze sono sempre molto elevate.
D: Da dove provengono i cittadini stranieri che frequentano la vostra associazione?
R: Parto da una premessa: i cittadini stranieri che riceviamo al Foic non sono migranti illegali. Anzi, il 90-95 per cento di loro ha un lavoro: operai, agricoltori, altri ancora aprono ristoranti tipici dei loro paesi d'origine. Inoltre, gli stranieri che possiedono la cittadinanza e che vivono in Italia da più anni fanno da mediatori a quelli da poco arrivati e in difficoltà con la lingua.
Nel nostro comune, i cittadini extracomunitari a cui dedichiamo la nostra attenzione nella nostra associazione provengono da qualsiasi paese del mondo: sono presenti grandi quantità di individui provenienti da paesi dell'Africa Subsahariana, quali Burkina Faso, Senegal e Costa d'Avorio, dell'Africa del Nord, come Marocco, Algeria, Egitto, Tunisia. Altri stranieri provengono dall'Est Europa (Ucraina, Moldavia, Albania), dall'Oriente (India, Sri Lanka e Filippine) e anche dal Sud America (Ecuador, Perù, Cuba, Colombia, Brasile). Insomma, è un bel crogiolo.
D: Secondo te, perché gli stranieri scelgono proprio Fiorenzuola?
R: Fondamentalmente per ricongiungersi con i loro familiari, arrivati qui in passato. Poi, va detto che la nostra è una cittadina abbastanza sviluppata nel settore secondario e terziario, quindi si mostra come una sorta di “terra promessa” per la ricerca del lavoro.
D: Ti piace aiutare le persone?”
R: Sì, molto.
D: Cosa vorresti fare dopo la laurea?
R: Mi piacerebbe aprirmi una start-up finalizzata proprio sullo studio del territorio. 

Mattia Pellegrini, 5alsu

Con Fiorenzuola Oltre i Confini non esistono muri.


Se fossimo in una trasmissione sullo stile “Correva l’anno…” di Paolo Mieli, potremmo iniziare questa cronaca ricordando che Fiorenzuola oltre i Confini nasce nel 1998.

Il Foic è un’associazione di volontariato che si occupa principalmente di risolvere le problematiche che gli stranieri vivono appena giunti nel nostro Paese. Problematiche di vario genere: burocrazia come permessi di soggiorno o aggiornamenti degli stessi, cittadinanza e, talvolta, ricongiungimenti familiari.
1998, ventuno anni fa: per noi nati nel nuovo secolo, ci sembra sia trascorsa un’eternità. Eppure, appare sempre più chiaro che le problematiche riguardanti l’immigrazione, siano più forti che mai.
In questo articolo però non vogliamo raccontare storie tristi, semmai ciò che di buono si fa per aiutare le persone che hanno bisogno di un sostegno. Burocratico o sportello d’ascolto, non fa poi molta differenza se il divario linguistico non è in qualche modo colmato. Per questo, ascoltando l’intervista che Mattia, ha fatto ad Alessandro, un volontario dell’Associazione, non possiamo che essere felici di sapere che tra i volontari ci sono anche gli stranieri che oggi si sono integrati in tutto e per tutto nel nostro Paese. I mediatori culturali e linguistici sono figure professionali importanti, perché di grande aiuto per chi viene per la prima volta in Italia.

Un pomeriggio, noi del Mattei’s Blog, ci siamo recati presso la sede Foic. Volevamo conoscere questa Associazione che fa dell’impegno e della solidarietà la sua ragione di vita. È una onlus, questo significa che è un ente non lucrativo che si impegna sul sociale.
Luigi Danesi, ex presidente ma, nonostante abbia lasciato il testimone a Simona Solvi, sempre presente presso gli uffici del Foic, ci ha spiegato che un tempo gli impieghi dell’Associazione erano un po’ su tutto il territorio provinciale, poi ridotto alla sola presenza su Fiorenzuola. La Onlus vantava una partecipazione importante sul territorio: ben otto Comuni si occupavano delle problematiche degli stranieri. Oggi, solo Fiorenzuola è rimasta come roccaforte, una presenza forte che accoglie tutti coloro che chiedono aiuto.
In quell’occasione, oltre a conoscere Alessandro, il volontario intervistato da Mattia, e il già citato Luigi Danesi, c’era anche il dirigente del Liceo Gioia, Mario Magnelli, che aiutava a compilare quelle che a noi sembravano scartoffie.
“Visto che c’è – ha spiegato ironico l’ex presidente del Foic – tanto vale farlo lavorare”.
L’ambiente è accogliente e le persone sempre sorridenti.
Quando siamo arrivati abbiamo subito visto che c’era utenza di diversa nazionalità. La nostra presenza non è stata vista come inopportuna e, anche quando abbiamo chiesto il permesso di scattare qualche foto, ci hanno risposto che non c’erano problemi.
L’ufficio era reso ancora più accogliente dai souvenir che erano stati donati da chi – evidentemente – voleva ringraziare in qualche modo dell’aiuto che i volontari avevano dato loro una volta arrivati a Fiorenzuola.
È stata un’esperienza significativa osservare da vicino come lavorano i volontari del Foic. Vedere in modo diretto il loro impegno ci ha fatto capire che i muri esistono solo se li vogliamo e che la solidarietà, quella vera, va oltre i confini.

Martina Cattani, Suha Marmash, Mariarosaria Cipolletta (3ALSU)
Anna Fossati e Mattia Pellegrini (5ALSU)


mercoledì 4 dicembre 2019

Violenza sulle donne? No grazie


“Dicono che perché sono donna non posso uscire da sola la notte per strada, sono donna e mi dicono sempre di fare attenzione a dove vado e con chi esco, dicono che sono una donna e per questo non posso mangiare troppo o troppo poco e vestirmi come mi pare: gonna corta poco di buono, gonna lunga me la tiro.”

Queste sono le parole semplici che potrebbero essere dette da una ragazza qualunque in una qualunque parte del mondo.

25 Novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Sono migliaia le scarpette rosse in tante piazze, come sono migliaia i nomi delle vittime. Troppe innocenti uccise, troppe donne trattate come oggetti. Motivo di tanta violenza? L’amore.

Dell’amore si sono dette tante cose, ma non avevo mai sentito che si poteva usare come giustifica di atteggiamenti violenti.

“Ho ucciso Elisa in un momento di follia, l’amavo ma lei non ricambiava il mio sentimento”

Elisa Pomarelli, non ricambiava il sentimento di Massimo e per questo meritava di morire? Come lei molte altre donne sono state private della vita solo perché hanno detto no. Un no che andava rispettato, che andava compreso e accettato senza ma e senza se.

Violenze su violenze di cui spesso neanche sentiamo parlare, perché tanto è stata la donna a cercarsela, era lei che doveva stare attenta. Purtroppo la violenza non è solo fisica, anzi, a volta gli schiaffi sono sostituiti da insulti che, a differenza di quanto pensiamo, possono fare più male di qualsiasi tortura. Non c’è differenza tra violenza fisica e psicologica, la violenza è sempre violenza e la donna, come ogni altro essere umano, non merita maltrattamenti.

Ogni donna è una voce, un corpo e va rispettata

Cattani Martina 3^ A L.S.U.

Intervista ad Aurora Fazio

Aurora Fazio, assieme al compagno di classe Matteo Rocca, sono i vincitori dell’ultima sfida studentesca. Con la lista Scandalista hanno sbaragliato le altre due rappresentanze. Noi del Mattei’sblog abbiamo voluto incontrarli e, nonostante i mille impegni, Aurora ci ha rilasciato un’intervista.

D. Perché hai deciso di candidarti come rappresentante d’Istituto?

R. Purtroppo, ho notato che negli anni passati molti rappresentanti d’istituto, anche in consiglio, stavano in silenzio e non parlavano di temi che in realtà erano importanti per gli studenti. Per questo motivo ho deciso di candidarmi: per creare un rapporto con gli stessi studenti e i loro rappresentanti che fungono da intermediari tra gli alunni e l’Istituto, mettendo loro al centro e diventato io stessa un punto di riferimento con cui possono essere liberi di esprimersi e confrontarsi su ogni argomento scolastico ed extrascolastico.

D. Alla luce di quanto detto, quali sono i tuoi obiettivi per quest’anno scolastico?

R. Da atleta, vorrei concentrarmi sia sul lato sportivo, spesso trascurato, sia su un tema molto importante come l’ecosostenibilità. Infatti, in cantiere abbiamo progetti interessanti quali: creare tornei fra più scuole e istituire, all’interno dei vari indirizzi, i distributori d’acqua in modo tale che, acquistando le boracce, si possa ridurre il consumo di bottiglie di plastica e quindi risparmiare.

D. Ti aspetti un riscontro positivo da questa esperienza?

R. Sì, sono contenta di essere stata eletta e di avere questo ruolo, che spero di ricoprire al meglio. Sono molto ottimista e spero che vada tutto per il verso giusto: mi fido degli altri rappresentanti d’Istituto ma anche degli stessi ragazzi che sono presenti in questa scuola e vorrei che sapessero che si possono affidare a me senza nessuna vergogna per qualsiasi cosa.

Riccardo Fermi della lista Stonks ribadisce, invece, l’importanza dei diritti degli alunni in merito al prolungamento della ricreazione mattutina. La pausa scolastica è tarata – da sempre – sui dieci minuti: troppo pochi? Sufficienti a ricrearsi? Le domande sembrano davvero essere le stesse di quando andavano a scuola i nostri genitori.  

Martina Cattani, 3ALSU
Suha Marmash, 3ALSU
Mariarosaria Cipolletta,3ALSU


lunedì 18 novembre 2019

INTERVISTA AD ALESSIA KUQI, RAPPRESENTANTE DI ISTITUTO


Le campagne elettorali non sono mai semplici, neppure quelle studentesche, lo sanno bene i candidati delle tre liste dell’Istituto Mattei: Scandalista, Imperialista e Stonks.
Dopo un’accesa, e a tratti esilarante, esibizione di quelli che sarebbero stati i futuri rappresentanti di Istituto che ha sancito la vittoria della lista Scandalista, ecco i nomi dei vincitori che per l’anno 2019/20 rappresenteranno, a livello studentesco, il nostro Istituto: Aurora Fazio e Matteo Rocca della lista vincitrice, Alessia Kuqi della Lista Imperialista e Riccardo Fermi degli Stonks.

Alessia Kuqi è stato facile intervistarla, essendo una mia compagna di classe. Ci frequentiamo dalla prima e posso dire di conoscerla bene. Solare, chiacchierina ed energetica, credo che sarà un ottimo rappresentane di Istituto, e se non dovesse essere all’altezza della situazione, avrò la possibilità ogni giorno di ricordarglielo.
Peccato non avere questo potere con i nostri politici, quelli veri, quelli che dovrebbero amministrare il nostro Paese pensando alla Res Pubblica come obiettivo fondamentale del loro credo politico.

D: Cosa significa per te essere rappresentante d’Istituto?
R: Per me essere rappresentante d’Istituto non significa possedere un titolo di cui vantarmi per farmi beffe degli altri, deve essere un motivo d’orgoglio per il ruolo che sto compiendo. A mio parere, non esiste il rappresentante perfetto, però un rappresentante con un mix di caratteristiche positive può avvicinarsi alla mia idea di perfezione “non perfetta”: un buon rappresentante è colui che sa ascoltare e dialogare con gli altri, che propone nuove idee, che ha molta creatività ma al tempo stesso propone iniziative realizzabili e concrete e che non abbia paura di dire ciò che pensa.
Per me essere rappresentante è una bella opportunità, dato che in futuro mi piacerebbe lavorare nell’ambito del diritto laureandomi in giurisprudenza: infatti, il mio intento è quello di dare voce a tutti, sia in ambito lavorativo che adesso in quello scolastico.
Inoltre, vorrei essere una figura con cui ogni studente può confrontarsi, per raccontare suoi eventuali problemi: in questo modo, potrei osservare la fiducia che ogni studente prova nei miei confronti.
Più in generale, i miei obiettivi sono quelli di migliorare la scuola e di aiutare ogni singolo studente nelle sue esigenze.
D: Cosa ti aspetti da questa esperienza?
R: Mi ero già candidata due anni fa, quando ero più piccola e avevo idee meno chiare, ma già allora volevo lasciare il segno nel mondo della scuola. Adesso, nonostante frequenti l’ultimo anno e abbia molto da studiare, ho deciso di ricandidarmi con idee più chiare e concrete, con lo scopo di migliorare la scuola e di lasciare una mia personale impronta, in modo da essere ricordata anche negli anni successivi. Mi ritengo fortunata, perché faccio parte di una grande squadra, che è pronta a supportarmi anche nelle decisioni più difficili.
Da questa esperienza mi aspetto di maturare molto a livello personale. Sono consapevole del fatto che avrò tanti impegni, ma sono una persona attiva a cui piace stare sempre occupata, perciò cercherò di dedicarmi con tutte le mie forze al ruolo di rappresentante.

Mattia Pellegrini, 5ALSU

lunedì 11 novembre 2019

VOTATE IL CARPE DIEM

Sempre più accesa la competizione tra le testate studentesche. 
Anche quest'anno il quotidiano la Libertà premia gli articoli più belli e rappresentativi. 

La pagina del Carpe Diem ha pubblicato l'editoriale del direttore del Mattei's blog, Mattia Pellegrini della 5ALSU e un articolo firmato da Chiara Rolleri sempre della quinta A delle scienze umane. 

Quindi...

VOTATE VOTATE VOTATE

GRAZIE

la Redazione

venerdì 8 novembre 2019

In corsa per la corsa campestre





In una giornata fresca e soleggiata, contro ogni previsione, 150 ragazzi e ragazze si sono cimentati nella corsa campestre presso lo stadio dell'U.S.Fiorenzuola. 
Hanno partecipato le classi della scuola media, anche loro accompagnati dai docenti di educazione fisica, e gli alunni e alunne del polo Mattei. 
Circa 80 ragazzi, tutti in tenuta ginnica e motivati a vincere o per lo meno a partecipare. Morsia, Rebecchi, Rossini e Zilli, questi i coach d'eccezione, più una rappresentanza di studentesse olandesi con il loro docente. tutti insieme hanno disputato la gara: le allieve del Mattei su percorso di 1500 mt e gli allievi del Mattei su un percorso di 2000 mt. I primi cinque di ogni gara accederanno alla fase provinciale della campestre.
Classifica allieve
1 Valentini Giulia
2 Maserati Giulia
3 Dadomo Asia 
4 Callegari Jasmine 
5 Tirelli Matilde

Classifica allievi
1 Pezza Alberto 
2 Illica Alessandro
3Freddi Alessandro
4 Hassoun Faride
5 Brusamonti Emanuele
Complimenti a tutti per l"impegno dimostrato


domenica 27 ottobre 2019

Storie di incontri im-possibili

Ci sono dei venerdì che sono solo il giorno prima del sabato, poi ce ne sono altri che invece faranno parte indelebile dei ricordi della tua vita.
Come quello che ho vissuto venerdì 25 ottobre.
L’incontro con una persona che non avrei mai pensato di conoscere è avvenuto al centro parrocchiale di Roveleto. Il secondo, quello di venerdì, di una serie di incontri serali denominati “Utopia”.

Nella serata in questione è stato ospitato Franco Bonisoli, ex-brigatista italiano che fece parte delle Brigate Rosse e partecipò nel 1978 alla strage di via Fani, in cui venne uccisa la scorta di Aldo Moro, per rapire così il presidente della Dc.
Indubbio il valore storico di questo appuntamento: l’Italia ha così tanti volti che per una ragazza della mia età – a volte – si fa fatica a capire perché le pagine di storia finiscono sempre col tingersi di rosso.  E la storia delle Brigate degli anni di piombo è davvero molto rossa. La testimonianza di Bonisoli è stata illuminante, non solo per sentire dalla sua voce i motivi politici che lo avevano spinto a dei gesti così estremi ma anche – e forse soprattutto – per rispondermi ad una domanda: il carcere può davvero essere un luogo di rieducazione?
A sentire il racconto dell’ex brigatista la fiamma della positività si è accesa.
Bonisoli è un uomo che ha sacrificato la sua vita per la causa e venerdì sera il fatto che questa causa potesse essere positiva o negativa, perdeva di significato.

Bonisoli nasce a Reggio Emilia da una famiglia operaia e frequenta la scuola fino all’età di 16-17 anni, quando sceglie di seguire i corsi serali, per ottenere il diploma superiore e, contemporaneamente, lavorare. Da questo momento in poi partecipa attivamente alla rivoluzione comunista, sposando le ideologie Marxiste e Leniniste, e attua effettivamente due grandi rivoluzioni nel corso della sua stessa vita: la prima, all’età di 19 anni, la decisione di far parte delle Brigate Rosse, la seconda, la sua redenzione durante la detenzione, per le azioni commesse proprio durante la sua militanza.  

“All’età di 19 anni – racconta – ho deciso di abbandonare la famiglia, cambiare identità, munirmi di documenti falsi ed entrare a far parte delle Brigate Rosse, in particolare del comitato esecutivo, che ancora contava pochi membri”.
Una scelta radicale portata dall’impeto rivoluzionario di chi voleva contribuire al cambiamento, di chi desiderava in modo utopistico un mondo senza guerre e sentiva il peso dell’ingiustizia. In particolare Bonisoli si riferisce all’esempio della grande potenza americana che attacca il Vietnam, perdendo inaspettatamente.
“Poi il percorso di dissociazione – ricorda – dopo la condanna a quattro ergastoli”.
Che lo portò non ha pentirsi, come tiene a precisare, dato che non tradì mai i suoi compagni, ma a distaccarsi da ciò che aveva compiuto anni prima e a eliminare gradualmente l’ostilità nei confronti di chi considerava “nemico”.

Ciò che mi ha colpito e coinvolto maggiormente del suo racconto riguarda il modo in cui ha esplicato il fermento rivoluzionario che lo ha portato giovanissimo a compiere una scelta di vita drastica e totalizzante, oltre che alla rivalutazione in età matura dei crimini commessi.
Tutti possiamo sbagliare, certo, ci sono sbagli molto più gravi di altri ma – anche se sono giovane – sto imparando a non emettere mai dei giudizi di valore affrettati. Franco Bonisoli mi è sembrato un uomo sincero e non mi sento di aggiungere altro. Come diceva Wittgestein, Anche per il pensiero c'è un tempo per arare e un tempo per mietere, credo di essere ancora nella fase dell’aratura riflessiva.

Chiara Rolleri 5ALSU

lunedì 14 ottobre 2019

portrait fridays for future






domenica 13 ottobre 2019

L'AMBIENTE SIAMO NOI



Forte rischio ambientale, anche a causa dell'uomo.

L'AMBIENTE SIAMO NOI

La manifestazione ha coinvolto migliaia di studenti in tutta Italia.

Venerdì 27 settembre, la classe 2*A Lsu ha partecipato alla terza manifestazione pacifica a favore dell’ambiente. Una parte dei  ragazzi a Piacenza, un'altra parte a Parma.

A Piacenza, erano presenti circa 5000 ragazzi di varie età, dai più piccoli della materna e primaria, ai più grandi dell’università. 

La manifestazione ha avuto inizio alle 9 del mattino, nei pressi del liceo Respighi, per poi proseguire fino al Corso Vittorio Emanuele, fino ad arrivare, passando per Piazza Cavalli, in via Maculani, punto di arrivo della manifestazione.

Qui abbiamo partecipato a un momento di riflessione, durante il quale ognuno ha potuto esprimere la propria opinione riguardo al cambiamento climatico.

Anche se non tutti siamo riusciti a parlare, abbiamo comunque avuto modo di esprimere i nostri pensieri, grazie ai tanti cartelloni che noi studenti abbiamo preparato per l’occasione, con frasi originali, semplici e dirette.

Ecco alcuni esempi:

“Ci avete rotto i polmoni”,

“Stop talking, let’s doing!”,

“There is no PLANet B”.

L’obiettivo principale della manifestazione era quello di sensibilizzare le nuove generazioni sulle tematiche e sui problemi ambientali e soprattutto far capire a tutti che il tempo che abbiamo per salvare il nostro pianeta è sempre più limitato.

Perciò, il consiglio che tutti noi vogliamo dare é di smettere di aspettare, smettere di essere indifferenti e iniziare ad agire da subito, dalle piccole cose!

Perché il mondo è anche Tuo.

Anna Solari 2Alsu

Studenti come CittadinanzATTIVA


Studenti  come CittadinanzATTIVA

Quando si può dire con orgoglio: NOI C’ERAVAMO…..

Cronistoria di una giornata memorabile

27 settembre 2019: terza manifestazione per la sostenibilità ambientale in tutto il mondo promossa dalla ragazzina Greta Thunberg

La giovane ambientalista, recentemente salita alla ribalta delle cronache internazionali, ha dato il La a un  movimento intitolato “Friday For Future”,  in cui  i  ragazzi di tutto il mondo sono stati invitati a scendere nelle piazze del loro paese e per manifestare a difesa del pianeta e risvegliare le coscienze sopite dimolti Governi.

Anche la nostra classe ,2 A Lsu, ha voluto essere presente con un’affluenza davvero massiccia: chi a Piacenza, chi a Parma, dove si è registrata la presenza di circa 10.000 persone,  per lo più ragazzi,  insieme a bambini, guidati da insegnanti e genitori, contagiati dall’entusiasmo dei figli .

La manifestazione ha avuto inizio alle 10 da Barriera Bixio ed è stata guidata da un gruppo di ragazzi di età intorno ai 20 anni , armati di un megafono ed un grande striscione, che si sono poi diretti fino in centro.

A seguire un seating durante il quale i ragazzi si sono seduti a terra al centro di una rotonda gridando in coro a pieni polmoni: “Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città”, ciò ha comportato disagio agli automobilisti che, anche se inizialmente un po’infastiditi, hanno poi compreso il valore della protesta.

 L’atmosfera era allegra e esprimeva il sogno di molti studenti, desiderosi di partecipare attivamente alle future sfide ambientali, ognuno nel suo piccolo gridava ad alta voce slogan, orgoglioso di far parte di un movimento che possa far attecchire le radici di un albero robusto  e, un domani, di una foresta rigogliosa.


Gaia Marchi 2ALSU

domenica 29 settembre 2019

FRIDAY FOR FUTURE


Venerdì 27 settembre 2019 si è tenuta la manifestazione internazionale contro il cambiamento climatico. Questa manifestazione è meglio conosciuta come Friday for Future ed è stata promossa da Greta Thunberg.

Ma andiamo per gradi: cos’è questo così detto “Friday for Future”? Com’è nato? Con quale scopo? E perché?

Il Friday for Future è una manifestazione alla quale partecipano giovani, giovanissimi e adulti con lo scopo di attirare l’attenzione pubblica e dei comuni/governi, sull’inevitabile cambiamento climatico.  Questa manifestazione è stata introdotta da Greta Thunberg, una ragazzina di 16 anni che da anni sciopera per cercare di cambiare il mondo.

“Mi avete rubato l’infanzia” “Al posto di preoccuparvi veramente, pensate solo ai soldi e a raccontare fiabe sull’eterno sviluppo economico. Come osate? Ci state deludendo. Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no.”

Parole dure quelle di Greta contro l’ONU: il suo intervento, tuttavia, è stato decisivo per molte persone che stanno aprendo gli occhi su quello che sta succedendo al mondo, alla nostra casa, al nostro unico pianeta. 


Durante la manifestazione del 27 settembre 2019, molti dei cartelloni avevano come slogan “There is no planet B”, il che è vero: se i governi non agiranno al più presto non ci sarà nessun altro pianeta capace di ospitarci. Noi stiamo distruggendo la nostra casa, noi siamo solo gli ospiti della terra non i proprietari. Dobbiamo iniziare a dare peso a ciò che sta avvenendo, non abbiamo più tempo, non possiamo pretendere che siano i posteri a salvare il mondo perché, a quanto ne sappiamo, non ci saranno posteri per questa terra se non si agirà. Ma la cosa peggiore è il menefreghismo internazionale: molte persone non sono d’accordo su ciò che dice Greta, addirittura le danno della malata. “How dare you?”, come direbbe Greta. Cosa c’è di più importante se non il pianeta che ci ospita? Non ci siamo evoluti per far finire il nostro mondo in questo modo. 


Non siamo tenuti ad essere dei supereroi, ma nel nostro piccolo possiamo compiere piccole azioni affinché il nostro mondo sia più pulito. Ad esempio, durante le manifestazioni, il panorama che spesso ci ritroviamo sono strade piene di volantini o buste di plastica volanti: non andate a queste proteste solo per saltare giorni di scuola e lezioni importanti per la nostra formazione culturale, saltiamo lezioni per impararne una e per aver coscienza di ciò che si pensa o si fa.  



Mariarosaria Cipolletta 3ALSU

Suha Marmash 3ALSU

sabato 13 luglio 2019

Pride Month


Giugno viene chiamato anche Pride Month, perché è il mese in cui si organizzano Gay Pride in molte città Italiane.

I  Pride Month hanno lo scopo di celebrare la libertà e l’amore e vi hanno partecipato in molti, sia persone che fanno parte nel mondo arcobaleno sia coloro che hanno soltanto voluto celebrare l’amore, non in porta in quale forma o colore.

Ma perché proprio giugno? Non si tratta sicuramente di un mese a caso: l’origine della scelta di questa mese è legata ai moti di Stonewall, ossia i violenti scontri tra gruppi omosessuali e la polizia avvenuti nel giugno del 1969 a New York. Il primo degli scontri venne registrato il 27 giugno, con le autorità che irruppero nel Stonewall Inn, bar gay situato in Christopher Street nel Greenwich Village, quartiere del distretto di Manhattan. Questi scontri andarono avanti fino al 29 giugno 1969 e spinsero la comunità LGBT a scegliere giugno come simbolo della nascita del movimento di liberazione gay in tutto il mondo.

Il simbolo dei moti di Stonewall è la donna transessuale Sylvia Rivera, la prima a cominciare la protesta gettando una bottiglia contro un poliziotto.

In Italia la prima manifestazione di omosessuali ebbe luogo il 5 aprile 1972 a Sanremo, per protesta contro il "Congresso internazionale sulle devianze sessuali" e il primo Gay Pride nazionale si svolse nel 1994 a Roma, dopo un accordo tra Arcigay (un'associazione di promozione sociale costituitasi a Palermo il 9 dicembre 1980, che tutela i diritti LGBT in Italia) e il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Tra gli organizzatori vi troviamo Imma Battaglia e Vladimir Luxuria.

Vediamo ora delle date importanti:

Manifestazioni nazionali

  • 2 luglio 1994 - Roma
  • 2 luglio 1995 - Bologna - Verona
  • 30 giugno 1996 - Napoli
  • 28 giugno 1997 - Roma - Venezia
  • 26 giugno 1998 - Roma
  • 29 giugno 1999 - Roma - Como
  • 8 luglio 2000 - Roma (World Pride)

Pride nazionali

Un solo Pride nazionale assegnato di anno in anno a una città diversa

  • 9 giugno 2001 - Milano
  • 6 giugno 2002 - Padova
  • 6 giugno 2003 - Bari
  • 19 giugno 2004 - Grosseto
  • 8 giugno 2005 - Milano
  • 17 giugno 2006 - Torino
  • 16 giugno 2007- Roma
  • 28 giugno 2008 - Bologna
  • 13 giugno 2009 - Genova
  • 26 giugno 2010 - Napoli
  • 11 giugno 2011 - Roma (Europride)
  • 9 giugno 2012 - Bologna
  • 22 giugno 2013 - Palermo

Onda Pride

A partire dal 2013, anno in cui il Pride nazionale fu assegnato a Palermo, si sperimenta, su un’idea partita da Napoli, una nuova organizzazione delle manifestazioni, creando una cooperazione tra tutti i Pride del territorio nazionale chiamata "Onda Pride". Quell'anno fu organizzata a Napoli, Bologna, Catania, Cagliari e Milano e dal 2014 non è più stata designata un'unica città per il Pride nazionale.

  • 2014 - Milano, Palermo, Catania, Napoli, Lecce, Roma, Bologna, Perugia, Venezia, Torino, Alghero, Siracusa, Reggio Calabria
  • 2015 - Verona, Pavia, Roma, Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari, Genova, Perugia, Catania, Reggio Calabria, Benevento, Napoli, Foggia
  • 2016 - Napoli, Varese, Catania, Roma, Milano, Taranto, Pavia, Caserta, Torino, Treviso, Bologna, Siracusa, Firenze, Perugia, Gallipoli, Genova, Latina, Rimini, Palermo, Cagliari, Tropea
  • 2017 - Pavia, Varese, Palermo, Arezzo, Milano, Udine, Cosenza, Reggio Emilia, Siracusa, Bologna, Roma, Rimini, Sassari, Potenza, Catania, Genova, Napoli, Brescia, Latina, Bari, Gallipoli, Torino, Alba

  • 2018 - Avellino, Bergamo, Campobasso, Salerno, Novara, Roma, Trento, Pavia, Torino, Caserta, Varese, Mantova, Siracusa, Genova, Bologna, Catania, Barletta, Milano, Palermo, Perugia, Pompei, Padova, Siena, Napoli, Ostia, Rimini, Cagliari
  • 2019 - Alessandria, Ancona, Asti, Avellino, Bergamo, Bologna, Brescia, Brindisi, Cagliari, Campobasso, Catania, Frosinone, Gallipoli, Genova, Latina, Lecce, Messina, Milano, Modena, Monza, Napoli, Novara, Ostia, Padova, Palermo, Pavia, Perugia, Pisa, Rimini, Roma, Salerno, Siracusa, Sorrento, Taranto, Torino, Trieste, Varese, Vercelli, Verona, Vicenza

Magari a guardarle così possono essere solo delle date poco importanti, prese e ricopiate su una pagina word per poi essere pubblicate in un blog: sbagliato. Seppur queste sono solo date, tutto il retroscena che c’è dietro è immenso. Ci sono voluti anni per arrivare a questo punto, anni in cui delle persone, solo perché di orientamento sessuale non conforme alla cultura di genere, veniva picchiata. Persone che hanno trovato la forza di reagire ed andare contro il proprio dolore.

Nessuno può togliere la liberà a qualcun’altro, nessuno può dirti cosa fare e cosa non fare ma soprattutto, nessuno può dirti chi essere.

Ragazzi e ragazzi muoiono o si suicidano per colpa di tutte le persone che credono che amare qualcuno dello stesso sesso sia sbagliato, innaturale. Ma cos’è la natura? Seguire il mio istinto, o rinchiudermi in casa per paura di essere malmenato? È più naturale amare una persona o picchiare due ragazze lesbiche solo perché si stavano baciando come è accaduto qualche mese fa in Inghilterra?

“Non è importante chi si ama ma come si ama”.

Ed è così che voglio concludere questo articolo, con una citazione di Sharon Gless nei panni di Debbie Novotny in una delle serie tv più clamorose e a tema LGBT del 2000: Queer as Folk.

Il Gay Pride, letteralmente orgoglio gay, non solo conserva i moti di Stonewall del 1969, con i quali viene celebrato il primo Pride, ma ti fa sentire orgoglioso di ciò che sei così tanto da riuscire a manifestarlo senza avere paura; perché amore non è paura, amore sono quei sorrisi d’intesa, quel prendersi la mano e non lasciarla mai, quegli abbracci che ti riempiono il cuore e il confessarsi cose che solo una coppia può custodire. Noi non siamo poi così diversi gli uni dagli altri perché, al di là di tutto, ciò che si ama è ciò che ci fa stare bene, solo che si ha paura della realtà che ci circonda, che sta cambiando e che ci propone nuove aspettative di vita che possono, magari, renderci felici ugualmente se solo lo si accetta e si guardare oltre.

Perché non è una moda. Non è strano. Non è diverso.

Mariarosaria Cipolletta 2ALSU

martedì 25 giugno 2019

Liceo delle Scienze Umane: esame di Stato 2.0


Cinque anni fa nasceva il Liceo delle Scienze Umane all’Istituto Mattei di Fiorenzuola.

Oggi le diciotto ragazze della 5ALSU sono cresciute, delle piccole donne che si apprestano a mettere la loro impronta nel mondo da adulte.

Fare da apripista non è mai facile: prima quinta che si diploma con un esame di Stato per molti versi rivoluzionario ma, dopo quest’anno, anche il Liceo delle Scienze Umane del Mattei è diventato “grande”.

lunedì 10 giugno 2019

Londra: una coppia picchiata perché omosessuale.


dalla pagina pubblica di fb di Melania
“L’omofobia è la paura dell’omosessualità, sia come timore ossessivo di essere o scoprirsi omosessuale, sia come atteggiamento di condanna dell’omosessualità.” 
Questa è la definizione che il dizionario Treccani dà della parola “omofobia”. 

Insomma, una gran brutta malattia. Un morbo che spesso ci si accorge di avere solo quando incontriamo persone dello stesso sesso che si tengono per mano o che – molto più genericamente – si amano. 

Secondo la Risoluzione del Parlamento Europeo sull’omofobia in Europa del 2006 “l’omofobia – cito testualmente –  si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all’obiezione di coscienza”. 

Quante volte abbiamo sentito persone iniziare discorsi con: “io non sono razzista ma… oppure, niente contro gli omosessuali ma…” 

Un “ma” che rende tutto molto chiaro prima ancora di iniziare il discorso. 
Forse dovremmo smettere di fingere di essere qualcosa che non si è e iniziare a riflettere su ciò che realmente siamo. 
Chissà che – magari – ci si rende conto che gli altri non sono poi così diversi da noi. 
Chissà – magari – non accadrebbero più fatti di cronaca come quello accaduto nella “civilissima” Londra. La metropoli inglese che fa del multiculturalismo e della tolleranza verso il “diverso” la sua bandiera. 

Melania Geymonat e la sua compagna Chris, entrambe ventenni, stavano rientrando a casa di notte a bordo di un double decker bus, quando sono state violentemente importunate da degli adolescenti. 
Il fatto è avvenuto tra il 29 e il 30 maggio scorso. 
“Hanno cominciato a comportarsi come dei teppisti, - racconta Melania - chiedendo che ci baciassimo in modo che potessero divertirsi mentre ci guardavano, hanno cominciato a chiamarci “lesbiche e vari insulti. Eravamo solo noi e loro nell'autobus”. 
Melania e Chris, picchiate a sangue e derubate da un gruppo di ragazzi tra i 15 e i 18 anni. Quattro sono stati arrestati, gli altri potrebbero avere le ore contate. 

L’episodio ha scosso l’opinione pubblica inglese, a cominciare dal sindaco di Londra, Sadiq Khan, che in un post dice: “I crimini d'odio contro le persone Lgbt non saranno tollerati a Londra. La polizia sta indagando”. 
Un altro intervento è quello della premier Theresa May che definisce l’aggressione ripugnante: “Nessuno dovrebbe dover nascondere chi è veramente o chi ama e dobbiamo lavorare insieme per sradicare l'inaccettabile violenza contro la comunità Lgbt”. 

Nessuno dovrebbe essere giudicato per le preferenze sessuali. 
Nessuno dovrebbe ritenere lecito giudicare gli altri dalle preferenze sessuali. 
Nessuno dovrebbe … eppure c’è ancora qualcuno che crede di poterlo fare e di essere pure divertente. 

Suha Marmash, 2ALSU