Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido (Albert Einstein).

Prima di sprofondare nel grande sonno voglio ascoltare l'urlo della farfalla (Jim Morrison).

Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora (Haruki Murakami).

Non sono una donna addomesticabile (Alda Merini).

Il mondo che ti circonda è stato costruito da persone che non erano più intelligenti di te (Steve Jobs).

domenica 10 febbraio 2019

Eventi capovolti



“Eventi capovolti” è il titolo di una serie di incontri letterari che vedranno l’Istituto Mattei e il Comune di Fiorenzuola i garanti di un’idea nuova di promozione culturale. 
Parafrasando la didattica delle classi capovolte, il Mattei incoraggia la lettura attraverso eventi che vedono i ragazzi i veri protagonisti. Saranno loro a vestire i panni di presentatori, critici e giornalisti, il tutto in un ambiente scolastico, quindi protetto ma incisivo per la loro crescita.

I ragazzi, forse più quelli di oggi rispetto alle precedenti generazioni, hanno bisogno di sentirsi partecipi, attivi, di riconoscersi come esseri sociali. Un libro è un mondo di idee e connessioni, libertà e conoscenza, un libro è molto più che un mucchio di pagine da leggere. Dobbiamo solo dimostrarglielo. 

sabato 2 febbraio 2019

Dimensione TeenagER2, quando sono i giovani a fare ricerca sociale


E' stato il primo di una serie di appuntamenti quello che si è tenuto venerdì 1 febbraio presso la sala Poggioli di Bologna che vedranno le scuole della Provincia interessate alla promozione della ricerca sociale. 
Anche il nostro Istituto ha deciso di aderire con la classe 4 A delle scienze umane. 

Per ora i ragazzi dei vari Istituti superiori si sono confrontati: idee, progetti e domande non sono male come inizio di brainstorming. 

Non ci resta che attendere il prossimo step. 







martedì 29 gennaio 2019

La Libertà racconta gli eventi del Mattei

Anna Fossati sempre in prima linea 

piccole giornaliste crescono

giovedì 24 gennaio 2019

Adolescenti iperconnessi ma disconnessi



“Siamo sempre più connessi, più informati, più stimolati ma esistenzialmente sempre più soli.” 
(Tonino Cantelmi)

Da questa frase dello psichiatra Cantelmi emerge che gli adolescenti siano sempre più isolati per colpa dei social network e della possibilità di giocare online senza la presenza fisica dell’altro.
Partendo da questa affermazione ho fatto una ricerca in siti specializzati sul tema delle nuove dipendenze, tra cui quella da Internet, di cui sembrano soffrire molti ragazzi della mia età, senza però rendersene conto.
 Molti adolescenti abusano infatti dell’utilizzo dei social network trascorrendo dalle sette alle tredici ore extrascolastiche collegati in rete, comprese anche le ore notturne. Secondo un’indagine dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza,  questo fenomeno è chiamato Vamping. Sei adolescenti su dieci dichiarano di restare svegli fino all’alba per chattare e giocare online.
Tra i ragazzi è ormai diffusa la Nomofobia (no mobile fobia), ovvero la paura di rimanere senza connessione. Chi tra di noi non ha mai chiesto, arrivando in un posto nuovo “C’è il WiFi?” senza neppure guardare dove siamo e cosa abbiamo intorno?
Passiamo ore e ore chattando, postando foto e guardando video, con un impatto forte sulla nostra vita e sulla nostra autostima; come dimostrano alcuni studi, la nostra autostima è condizionata, ormai, dal numero di like e di follower che abbiamo sui nostri social network.
È diventata una vera e propria dipendenza quella del controllo compulsivo dei like (like addiction), dell’ossessivo paragone con gli amici e il continuo monitoraggio delle pagine o dei profili di amici o “rivali” che non fanno altro che aumentare sentimenti di invidia e rabbia che spesso sfociano in hate speech, ovvero messaggi che colpiscono in modo negativo ciò che viene pubblicato, influenzando l’umore e l’autostima della persona offesa. 
Tra i ragazzi è diffusa la moda di farsi tra i tre e gli otto selfie al giorno, anche in situazioni intime, che vengono pubblicati e quindi condivisi con il mondo di internet.
Quando pubblichiamo una foto, questa non è più di nostra proprietà, ma chiunque può salvarla, “screenshottarla” e condividerla. Non possiamo controllare ciò che avviene dopo, e capita spesso che questo materiale venga utilizzato da persone non sempre in buona fede: basti pensare a tutti i servizi dei media che parlano di pedopornografia che utilizza immagini pubblicate troppo ingenuamente pensando che “resta tutto tra di noi” oppure le foto pubblicate che vengono girate nelle chat di whatsapp al solo scopo di prendere in giro e umiliare qualcuno.
Sono d’accordo con lo psichiatra Gustavo Pietropolli Charmet quando sostiene, nel saggio L’insostenibile bisogno di ammirazione, che “la diffusione della moda dei selfie rappresenta una protesi alla fragilità dell’autostima e racconta della paura di non essere visto, e quindi di essere dimenticato”.
Anche i sociologi, oltre agli psicologi e psichiatri, si sono occupati del tema delle relazioni nel mondo virtuale.
Secondo il sociologo Giudo Martinotti i gruppi all’interno dei social network sono delle “piccole società” che permettono di creare o di rinsaldare legami di amicizia e di appartenenza. Una visione meno positiva è quella di Zygmunt Bauman che vede il cyberspazio come luogo che elimina le sfide e le difficoltà del costruire e mantenere un’amicizia, togliendole però la bellezza della condivisione.
A mio avviso è proprio così, perché l’amicizia è fatta anche di contatto, di sguardi, di scambi e di gesti.
Anche io uso molto i social (Facebook, Instagram e YouTube) ma facendo queste ricerche per il blog, ho capito che vanno utilizzati senza perdere il controllo e la consapevolezza di cosa potrebbe succedere ai contenuti condivisi.
Penso sia importante, prima di pubblicare qualcosa, spinti dalla noia, dalla rabbia, dalla voglia di attirare attenzione, fermarsi e riflettere su dove tutto ciò potrebbe finire e le ripercussioni sulla nostra vita. 

Anna Fossati, 4ALSU

Ma come ti vesti? La moda vista dai ragazzi di oggi.


Siamo nel vivo della settimana della moda…

Milano è la capitale della moda italiana, ma i milanesi non sono gli unici che vogliono sapere come – l’industria modaiola – indirizza i giovani e i meno giovani: pantaloni a zampa di elefante o stretti nelle caviglie? Scarpe a punta o rotonde. Dilemmi, dubbi esistenziali. O forse no!

Ci siamo chieste cosa pensano i nostri coetanei riguardo questo argomento. Abbiamo dunque selezionato alcune classi di varie sezioni, età e indirizzi, ponendo loro dei quesiti.

Indovinate cosa è emerso…

“Sei mai stato giudicato per il tuo abbigliamento?”
“Hai mai giudicato a tua volta altre persone?”.
Queste sono solo alcune delle domande poste.

Le risposte, ovviamente, sono state differenti e qualche volta pure contraddittorie tra loro. Perché i giovani pensano di essere immuni ai pregiudizi e poi si scopre che non è proprio così.

La maggior parte dei ragazzi ha sostenuto che, per quanto una persona non debba essere etichettata per il suo modo di vestirsi, anche loro in certe occasioni sono stati i primi a puntare il dito.  Successivamente abbiamo chiesto ai nostri intervistati se una molestia potesse essere ‘giustificata’ con la frase tipica “con il vestito che indossava era provocante, se l’è cercata!”. A rispondere nel modo più interessante è stato un ragazzo della 2^ Ipsia che ci ha riportato le seguenti parole: “Purtroppo l’ignoranza esiste e gli altri ne abusano per giustificare le loro azioni. Una ragazza non cerca le molestie né una con il vestito corto né una con il maglione a collo alto”.  

Parole sante!

Abbiamo mostrato successivamente la foto della stessa modella ‘prima’ e ‘dopo’ l’essere una top model, ovvero prima formosa poi più magra. La maggior parte ha votato per la ragazza del “prima” anche se alcuni hanno preferito quella più esile. Entrambe le due posizioni hanno però specificato che preferirebbero una via di mezzo perché – a detta di una ragazza della 4^ ragioneria – “Il giusto sarebbe meglio, perché entrambe le due foto proposte sono agli eccessi e sappiamo che gli eccessi non portano mai a nulla di buono”.

Per la serie il troppo stroppia, meglio la medietà aristotelica.  

Alcuni ragazzi hanno espresso l’opinione secondo cui la nostra società è basata sul finto perbenismo e che alla fine chi decide cos’è bello e cosa no, non siamo noi ma gli influencer, ma ci adeguiamo senza neppure troppe critiche.  

Mostrando la foto di una modella curvy abbiamo chiesto se la ritenessero adeguata per il mondo della moda, alcuni alunni hanno espresso con tutta sincerità che era solo un’ipocrisia: le modelle per antonomasia sono magre, anzi magrissime e la moda non ha compiti sociali come comunicare il messaggio che essere troppo magre non è sano, semmai vendere un prodotto. La moda è un business, mica uno sportello d’ascolto.

Ci è venuta dunque una domanda: le modelle sono oggetti come lo è l’ovetto Kinder o delle persone?

Forse nel mondo della moda ciò che conta è solo la sorpresa, il resto è un vuoto a perdere.

Ciò che ci ha notevolmente colpito è una delle risposte date da molti ragazzi. Alla domanda “qual è il tuo fisico ideale?” la risposta è sempre stata “normale” “nel giusto.”.

Ma che significa effettivamente essere nella norma, nel giusto?

La risposta è: ciò che tutti ritengono tale.

Conformismo… questo sconosciuto. Ovviamente solo a parole ma non nei gesti quotidiani.

Media e social sono i veri padroni della conoscenza del bene e del male.
Se in Tv si propongono donne formose, il giusto sarà la donna stile anni ’50. Se invece ci bombarda con fisici anoressici, le cose cambiano.

Ci dispiace ammetterlo, ma i ragazzi tendono ad essere – quasi tutti –  dei conformisti e a modellarsi secondo il pensiero dell’industria culturale.

Magari essere un poco diversi ci fa sentire troppo diversi?

Alessia Cipriano, Alessia kuqi, Valentina Negri, Sara Verbini, Martina Strippoli, Laura Bersani (4ALSU)


mercoledì 23 gennaio 2019

LA DESOLAZIONE UMANA

Anche nel momento più cupo della storia umana si può trovare un barlume di speranza,raccontata nel capolavoro di Spielberg Schindler's list.

A scuola impariamo non solo a conoscere i vari avvenimenti storici che hanno portato all'ascesa del nazismo e alla promulgazione delle leggi razziali, ma apprendiamo anche a vedere le cose dal lato umano, guardando filmati e leggendo testimonianze di uomini che avevano visto, anche solo da lontano, cosa stava accadendo nella società del tempo.

Dopo venticinque anni dalla sua uscita nelle sale, Schindler’s list rimane uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, in grado di raccontare la storia di Oskar Schindler e della sua famosa lista.
Un film in bianco nero ambientato in uno dei periodi più tragici della storia umana, la persona di Oskar Schindler, l’imprenditore tedesco che salva più di 1200 ebrei dai forni crematori di Hitler assumendoli nella sua azienda alle proprie dipendenze, sembra essere una nota di colore in mezzo a tanto grigio. Come la bambina dal cappotto rosso, unica luce in tanto buio.
Il fotogramma della bambinetta avvolta in un cappottino rosso durante lo sgombero del ghetto di Varsavia da parte dei nazisti non sembra essere una casualità. Molti critici cinematografici si sono interrogati sul significato metaforico di quell'unico tocco di colore. La speranza che non muore? La vita che non si lascia abbattere dalla nera morte? In realtà ognuno di noi potrebbe dare la risposta che ritiene più opportuna a seconda della propria sensibilità.
Il modo indelebile in cui quella piccola adorabile vittima innocente resta impressa in mente al suo eroico protagonista, quando la rivede con indosso la mantellina scarlatta, lui la vede mentre trasporta in una carriola un carico di cadaveri: ed è quello il momento in cui Schindler decide di non restare più passivo di fronte alla tragedia che si consuma davanti ai suoi occhi. Un puntino rosso brillante, nell'uniforme color notte di un capolavoro di Steven Spielberg.
I bambini, le donne e gli anziani venivano eliminati subito mentre gli uomini più forti venivano sfruttati fino alla morte. Carne da macello, rifiuti umani senza più dignità né sembianze umane. Ecco come erano ridotti gli ebrei e con loro anche gli altri considerati “non puri”.
Tutti noi abbiamo il diritto di vivere  bene in questo mondo senza sentirci inferiori o sottomessi e di conseguenza abbiamo il dovere di rispettarci a vicenda.
È  stato istituito il giorno della “memoria” per far sì che non si spenga il ricordo di ciò che è accaduto  e fare in modo che questi episodi non si ripetano mai più. Infatti, anche se non sembra, pure ai nostri giorni ci sono persone dalla mentalità chiusa che discriminano e trattano male il “diverso”: questa è la mentalità che va eliminata dalla nostra società per un mondo più civile e sopratutto migliore.

Alessio Barbieri 4BLSU

“Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta,mal'infezione serpeggia.”  PRIMO  LEVI.  

Proviamo a testare la nostra conoscenza sull'argomento? 

Cosa si indica col termine Shoah?
Inizio modulo
·        Il Fascismo
·         Il Nazista
·         Lo sterminio degli ebrei

Su cosa si basava l'ideologia tedesca?


Sulla presunta superiorità genetica della razza ariana 

Sulla presunta inferiorità genetica della razza ariana 
Sulla presunta superiorità genetica degli ebrei         
Da dove deriva la parola Olocausto?
Inizio modulo
·         del tedesco olokaustos, "bruciato interamente"
·         dal latino olokaustos, "bruciato interamente"
·         dal greco olokaustos, "bruciato interamente"

Cosa significa il termine shoah?
Inizio modulo
·         catastrofe
·         inferiorità
·         superiorità

Quali erano le reali motivazioni dell'olocausto?
·         ragioni economiche
·         ragioni razziali
·         ragioni politiche

Quando ci fu la "notte dei cristalli" in Germania? 


9-10 Novembre 1931 

9-10 Novembre 1941       
9-10 Novembre 1938
Quando vennero formate le SS?
Inizio modulo
·         Nel 1939
·         Nel 1930
·         Nel 1925



1(c)2(a)3(3)4(1)5(1)6(3)7(3).



martedì 22 gennaio 2019

LO SPORT IN 7 NOTE


La musica e lo sport sono due tra le attività che più coinvolgono gli individui nella loro routine quotidiana. La voglia di mettersi in gioco, di divertirsi e le storie di campioni che hanno dato tutto per la propria disciplina sono alcuni tra i temi più ricorrenti della canzone d’autore e dei generi più moderni.

LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE ’68 scritta e cantata da Francesco De Gregori nel 1982: “Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. De Gregori racconta di un bambino che sostiene un provino in una squadra di calcio: la paura di non farcela che ha inizialmente lasceranno il posto alla felicità di sentire le proprie gambe che rincorrono un pallone, per dimostrare tutto il suo talento. Nel ritornello, il cantautore esalta i valori che un calciatore deve dimostrare nel campo di gioco, ovvero il sacrificio, l’umiltà e l’impegno, fondamentali per il prosieguo della propria carriera.

UNA VITA DA MEDIANO di Ligabue del 1999. Chi non conosce questa famosa canzone del grande Liga? Nel brano viene esaltata la figura del mediano, come Gabriele Oriali, calciatore dell’Inter e della Nazionale degli anni ’70 e ‘80 che colmava la poca tecnica con la grinta e la voglia di non mollare mai. Il mediano, infatti, è colui che nella vita di tutti i giorni pensa prima al bene degli altri, è altruista e soprattutto per lui la vittoria non è mai individuale, ma il successo è sempre di tutta la squadra. Una metafora di vita davvero bella.

CHE ABBIA VINTO O NO di Emis Killa ft. Antonella Lo Coco del 2014: “Non pensare a loro, tu vivi. Anche se i potenti fanno squadra coi cattivi.  Ancora non ti hanno battuto, niente è perduto. Quindi credici fino all'ultimo minuto”. Il calcio insegna anche nella vita ad affrontare le ingiustizie, a non arrendersi mai: non esiste una fine fin quando “c’è un secondo tempo da giocare”. Questa canzone insegna ad essere protagonisti della propria vita, nella quale non dobbiamo solo esultare per le vittorie ottenute, ma anche rimboccarci le maniche dopo le sconfitte e crederci sempre fino in fondo. “Ancora non ti hanno battuto, niente è perduto; quindi credici fino all’ultimo minuto”.

LA PRIMA DI CAMPIONATO di Luvanor ft.Willie Peyote del 2017 è una canzone dedicata a tutti gli amanti del calcio, sottolinea l’importanza dell’avvio del campionato per i tifosi più sfegatati che ogni domenica aspettano solo il fischio d’inizio.

GIMONDI E IL CANNIBALE di Enrico Ruggeri del 2000 è un brano dedicato a due leggende del ciclismo, l’italiano Felice Gimondi e il belga Eddy Merckx, detto “Il cannibale”, legati da una forte rivalità ma allo stesso tempo da una grande amicizia. “Scivolano vite e due destini persi nel sole. L’orologio prende il tempo e il tempo batte per noi. Non c’è più chi perde o vince quando il tempo non vuole.
Quando la strada sale non ti voltare; sai che ci sarò”.

PEDALA di Frankie Hi-Rng Mc del 2014 parte da un semplice movimento come una pedalata in bici per raccontare come nella vita bisogna rialzarsi da ogni caduta, credere nel proprio obiettivo e continuare a pedalare più forte. Questa canzone è stata infatti utilizzata come sigla ufficiale del Giro d’Italia dal 2014 al 2016.

LEGGENDA ORA SEI RE di Loris Shaba del 2017, è una canzone dedicata a tutti coloro che hanno reso grandi i loro sport grazie ai valori, alla voglia di vincere e alla capacità di reagire dopo ogni sconfitta. In particolare, questo brano è dedicato a Marco Simoncelli, il pilota di motociclismo italiano morto il 23 ottobre 2011 durante il Gran Premio della Malesia. Ho dedicato questa canzoneSimoncelli, perché il suo modo giocoso e solare di vivere mi ha affascinato e rapito. Mi ha fatto capire che se guardi attentamente all’interno di ogni persona, puoi trovare tante cose inaspettate e meravigliose. Ringrazio i miei genitori che hanno sempre creduto in me e Marco, che mi ha aiutato a non sentirmi solo”.

Mattia Pellegrini e Mattia Cipullo 4ALSU

Ed ora, buon ascolto!




domenica 20 gennaio 2019

Lasciami volare papà


Ringrazia ogni giorno, Aiuta e ama gli altri, Preparati, Perdona.
Se le parole bastassero per lenire il dolore, allora questo RAPP sarebbe la canzone che tutti vorremo cantare. Ma forse le parole non bastano per superare il dolore più grande che un genitore può provare: la morte di un figlio.
“Lasciami volare papà”, scritto a quattro mani da Giampietro Ghidini, padre di Emanuele e fondatore dell’associazione Ema Pesciolino Rosso, e Marcello Riccioni che negli ultimi anni ha deciso di esplorare il mondo dei giovani, focalizzandosi sui disagi che questi vivono all’interno della società, è molto più che un libro, è un vademecum in cui gli autori danno dei consigli ai genitori e ai figli su come migliorare il loro rapporto.

“Farò in modo di guardarti negli occhi perché un genitore deve saper andare oltre le parole”. Quasi una verità tautologica, eppure – come spesso accade con ciò che diamo per scontato – una dimenticanza quotidiana. L’essere umano è fatto così: in perenne sotto assedio dal divertissement pascaliano, distratto dalle cose fintamente importanti. Il papà di Emanuele, mercoledì 16 gennaio, presso l’Istituto superiore “Mattei” di Fiorenzuola, ha ricordato ai presenti in aula magna, che ciò che davvero conta sono gli affetti. Lo ha detto prima la mattina, davanti a studenti commossi e trascinati dalla sua forte dialettica – forte perché non è facile raccontare il dolore, raccontare il ricordo che brucerà sulla propria anima per tutta la vita -, poi la sera, la sala ancora gremita di gente, questa volta i genitori. Anche loro toccati, forse turbati perché “il non ci ascoltate mai” dei figli con quel dolce sottofondo musicale che modulava le parole di papà Ghidini, era urlato troppo forte per non essere ascoltato.
Una serata ricca di emozioni, difficile non commuoversi davanti alla tragedia di un padre che parla di amore, di perdono. Una ricerca della felicità non edonistica, semmai ricca di esperienze.
Il perdono… su questa parola si è riflettuto molto. Saper perdonare è lo zoccolo duro di ognuno di noi. Perdonare gli altri è difficile, ma ancora di più perdonare se stessi.
Giampietro Ghidini ha dovuto destrutturarsi per ristrutturarsi e trovare la pace con se stesso. Ricostruisce una parte di sé tutte le volte che racconta di Emanuele, salvando in questo modo, tutti gli Emanuele che rischiano di annegare dentro i loro disagi.

Mattei’blog    

martedì 15 gennaio 2019

LA MATITA PARLANTE



Lunedì 14 gennaio, noi della 2ALSU insieme alla 2BLSU e alle classi prime e terze delle Scienze Umane, ci siamo recate in aula magna per assistere ad un incontro con la fondazione “La matita parlante”.
Quest’associazione nasce a Piacenza, con lo scopo di dare un’opportunità ai ragazzi affetti da autismo. Inizialmente abbiamo ascoltato una breve introduzione sull’autismo in generale, i ragazzi hanno raccontato le loro esperienze e le loro passioni: è stato affascinante vedere come chi viene etichettato in malo modo dalla società, nasconda dentro di sé un grandissimo potenziale.
Alla fine dell’evento i ragazzi ci hanno presentato alcuni progetti che svolgono all’interno dell’associazione e dopo varie domande si sono congedati, rinnovando l’invito al prossimo anno.

Martina Cattani, 2ALSU

giovedì 10 gennaio 2019

LASCIAMI VOLARE

CHI È IL PESCIOLINOROSSO

Un’associazione nata a supporto dei giovani

E' una Fondazione che ha come scopo principale il sostegno dei giovani nella forma di divulgazione e sostegno di attività di sviluppo e crescita.
In questi anni il PesciolinoRosso è diventata una community di migliaia di persone, in crescita costante, dove genitori e giovani si scambiano idee, pensieri e condividono riflessioni su temi come l’adolescenza, il futuro, la scuola e ovviamente il rapporto tra genitori e figli.

Il Mattei ospita la rappresentazione teatrale 

 Lasciami Volare

Una rappresentazione, ispirata alla storia di Emanuele,  un'opera che viene portata in tour nelle città italiane in spettacoli serali e matineé nelle scuole

Grazie all’impatto e al coinvolgimento che il teatro riesce a comunicare viene raccontata la  storia del Pesciolino Rosso in modo straordinario ed emozionante.

NON MANCATE 

IL 16 GENNAIO 
ALLE ORE 9 PER GLI STUDENTI
ALLE ORE 20.30 APERTA AL PUBBLICO. 

AULA CONNI
ISTITUTO MATTEI