domenica 19 gennaio 2020

Alle volte basta un libro


Domenico Iannacone
In un momento in cui la tv pubblica deve risolvere qualche imbarazzo culturale per via di alcune trasmissioni – anche storiche – che fanno dubitare su quando sia educativa la televisione italiana, mi sono imbattuto in una trasmissione intitolata “Cosa ci faccio io qui”. Un documentario raccontato da quelle voci che spesso – troppo spesso – non vengono ascoltate.

Domenico Iannacone, giornalista dalla sensibilità per il vero che riesce con poche domande e senza la ricerca dell’eccesso tipico della tv, racconta storie di uomini e donne distintisi per atti di coraggio o per la propria tenacia in momenti di particolare durezza ed in situazioni ostili, mostrando determinazione, forza e audacia. La trasmissione va in onda la domenica in prima serata, su Rai3 e mostra uno spaccato di vita che, un ragazzo come me, che ha tutto quello che serve per crescere nel migliore dei modi, fa fatica a comprendere. Per questo motivo ho voluto riprendere un’intervista che Iannacone ha girato per le vie di Scampia. Non è il film di Gomorra, semmai il racconto semplice e senza eccessi verbali, di quanto accade nel rione delle Vele.

"Quando ero piccolo sognavo di avere una pistola, adesso che sono grande sogno di essere un bambino."

Rileggendo queste parole, senza sapere chi le abbia scritte, molte persone tenderebbero ad attribuirle a qualche famoso attore che, rievocando i ricordi della sua infanzia, ricordi con piacere di quando da piccolo desiderava essere un cow-boy come quelli che ammirava nei film western.

In realtà, le parole sopra riportate sono state dette da Davide Cerullo, scrittore napoletano, che sicuramente non è comparabile con i più grandi letterati del passato o celebre come un attore di Hollywood, ma la sua storia merita di essere raccontata, perché la sua non è una storia come tutte le altre.

Davide, nono di quattordici figli, nasce nel quartiere di Scampia, dove vive con la madre e i fratelli, dopo l'allontanamento del padre.

Non è facile vivere a Scampia, tra condizioni di vita precarie, un tasso di analfabetismo altissimo e la criminalità organizzata che fa da padrona. Questo il piccolo Davide lo sa bene, e per questo decide di affiliarsi alla Camorra: è una decisione per lui semplice e giusta, ma che in seguito si rivelerà essere un errore fatale.

"Ancor prima di essere vittima dei nostri sbagli, eravamo vittima degli altri. Per troppi eravamo i ripetenti, i male carni, gli analfabeti, figli dei disoccupati, quelli con le scarpe bucate e il frigorifero vuoto. La nostra infanzia, un'emergenza continua, quasi fosse stampato nel nostro codice genetico il rischio. Quando eravamo semplicemente esclusi, con la morte che ci girava intorno, avevamo promosso il boss e bocciato la vita: allora, la violenza diventò uno stile di vita, la Camorra la nostra unica famiglia."

Davide entra a far parte del Clan Di Lauro, uno dei più potenti di Napoli, all'età di 10 anni: per lui, la Camorra è come una famiglia e, diventando un camorrista, si sarebbe meritato il rispetto e la paura della gente. Entrando a far parte della Camorra, Davide si sente al settimo cielo: gli viene affidata una delle piazze di spaccio più importanti di Scampia, attività che gli permetteva di vivere. A 14 anni riceve per la prima volta una pistola, che lo fa sentire come il padrone del mondo.

Ma Davide non può immaginare che sta per cominciare il periodo più brutto della sua vita.

Un giorno, mentre sta pranzando, sente la notizia dell'arresto della madre, da sempre occupata nelle faccende più umili, ma che nell'ultimo periodo si è dedicata ad attività di spaccio. Per Davide, questa è una batosta difficile da digerire, che lo porta a digiunare per un'intera settimana.

All'età di 16 anni e mezzo, Davide subisce un attentato, che ne mette a rischio la vita, ma che alla fine gli provocherà "solo" la rottura della gamba sinistra. Al suo arrivo in ospedale, alle domande su cosa gli fosse accaduto, Davide si sente in dovere di rispondere inventando una scusa, quella della rapina subita, per evitare conseguenze peggiori.

Per il ragazzo, però, non sembra bastare: verrà arrestato poco tempo dopo l'attentato subito e verrà condotto in carcere anche una seconda volta, all'età di 18 anni.

"Quando mi hanno arrestato, non mi hanno ammanettato: io, invece, volevo essere ammanettato, come i camorristi che venivano arrestati. Ma i carabinieri mi dissero che non ero nessuno, che le manette non servivano."

La vita di Davide sembra sempre più dirigersi verso la voragine, fino a toccare il fondo: tutto è destinato a volgere al peggio, per lui ora tutto è più difficile. Finché, un giorno, mentre è recluso in carcere, sotto gli occhi di Davide si presenta un libro, un banalissimo libro, un libro come tanti altri, che non ha mai avuto la possibilità di leggere: Davide ancora non sa che quel libro che tanto lo attrae è il Vangelo, il libro che gli cambierà per sempre la vita.

Il ragazzo capisce che la sua vita non è diretta su una strada a senso unico, ma che esistono tante altre strade da intraprendere: la Camorra, da questo momento in poi, sarà una parola che Davide cancellerà dal libro della sua esistenza.

"Nel carcere, tornato dall'ora d'aria, vedo sopra il mio letto il Vangelo e cominciai a sfogliarlo: negli Atti degli Apostoli trovai scritto il mio nome, "Davide", e capii che avrei potuto fare parte di qualcos'altro. Sottolineai le scritte "Davide" e decisi di strappare quelle due pagine, che ancora oggi conservo. Mi sentii libero in uno spazio dove in realtà ero prigioniero: era avvenuto il primo atto di libertà mentale."

È bastato poco a Davide per svoltare, per darci un taglio con il passato, per riconsegnarsi a sé stesso. In seguito, comincerà a leggere e ad appassionarsi di letteratura, fino a diventare un apprezzato scrittore, autore di libri noti come "Ali bruciate", "Diario di un buono a nulla", "Poesia cruda. Gli irrecuperabili non esistono".

La storia di Davide può riguardare le tantissime persone che si ritrovano quotidianamente ad affrontare problemi di vario genere che, col tempo, si fanno sempre più grandi, fino a diventare insostenibili ed è la dimostrazione che ogni singolo evento che ci accade, unito a una grande forza di volontà, possa cambiare per sempre la nostra esistenza, come è stato per Davide.

“La parola crea i ponti, le relazioni tra le persone”, e nessuno dovrebbe chiedersi cosa ci fa nel mondo.

Mattia Pellegrini, 5ALSU




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